Riforma Legge Aree Protette: WWF, riaprire confronto con fronte Associazioni per salvare Parchi

SE LA CAMERA NON CAMBIERA’ TESTO RIFORMA SU ALCUNI PUNTI ESSENZIALI POTREMO DIRE ADDIO AI PARCHI ‘NAZIONALI’

“Chiediamo che, nell’aggiornare la Legge 394/91, vera e propria “Piccola Costituzione delle Aree Protette”, si riapra il confronto nel merito con il fronte delle Associazioni e si abbia come obiettivo il mantenimento dell’importante ruolo e funzione di Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, puntando sulle competenze e sull’innovazione, così come si fece con l’approvazione della legge 394: se lo Stato rinuncia alle sue competenze in tema di conservazione della natura rischiamo di tornare indietro di vent’anni nelle politiche di gestione della natura”Lo ha detto la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi nel corso dell’audizione delle Associazioni ambientaliste alla Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati.

Dal patrimonio naturale del Paese non solo dipende la bellezza del nostro paesaggio e la ricchezza della nostra biodiversità ma anche il benessere economico e sociale delle future generazioni: ricordiamo che la Costituzione, in modo chiaro e inequivocabile, attribuisce allo Stato doveri e obblighi, precisi e irrinunciabili, per la conservazione della natura e la tutela degli ecosistemi – continua la Bianchi nel suo intervento -. Nel testo licenziato dal Senato non ci sono solo articoli da rivedere ma anche questioni fondamentali non affrontate come l’insufficienza delle risorse che comportano pericolose compensazioni come il ricorso alle royalties o la questione delle Riserve Naturali dello Stato, le piante organiche insufficienti”.

Il testo del Senato non solo ha sollevato fortissime preoccupazioni da parte di personalità della cultura e del mondo scientifico ma ha spinto tutte le principali Associazioni ambientaliste a predisporre e sottoscrivere il documento unitario ‘Aree protette, tesoro italiano’, chiedendo un radicale ripensamento dell’impostazione della riforma – spiega la presidente de WWF -. Nel tentativo di rendere più snella la Legge sulle Aree naturali protette, il Senato ha, di fatto, indebolito la portata ‘nazionale’ dei Parchi, accentuando l’influenza di interessi locali e logiche estranee alla corretta gestione del comune patrimonio naturale del Paese. Gravi passi indietro sono stati fatti per quanto riguarda la governance degli Enti Parco di cui viene stravolta completamente l’originaria funzione di raccordo e sintesi tra interessi locali e nazionali, tra conservazione e promozione del territorio”.

“Se la Camera non cambierà radicalmente il testo approvato dal Senato, riavviando un proficuo confronto sui problemi, sulle possibili soluzioni e sulla visione per il futuro, il nostro Paese corre il rischio di fare grandi passi indietro in questo campo finendo oltretutto per avere Parchi solo nominalmente “nazionali” e Aree Marine Protette in mano ai soli Enti locali. Le Aree Marine protette devono diventare dei veri e propri Parchi Marini: è inconcepibile che mentre nel mondo si istituiscono Parchi marini straordinari l’Italia continui politiche di retroguardia nella tutela del suo patrimonio marino – conclude Donatella Bianchi -. La tutela dell’ambiente è il presupposto stesso del nostro futuro e sul mantenimento del capitale naturale si basa ogni prospettiva di benessere: le aree naturali protette costituiscono al tempo stesso uno strumento di conservazione e un banco di prova per lo sviluppo sostenibile”.

I punti critici evidenziati dal WWF rispetto al testo approvato al Senato e su cui si chiede di intervenire (come le Associazioni ambientaliste avevano già sollecitato al Senato) sono 1– la governance dei parchi con la mancanza di competenze specifiche per la gestione, la conservazione e la valorizzazione dei beni naturali e ambientali previste per la nomina del presidente e del direttore del parco e il difficile equilibrio nei Consigli direttivi con l’ingresso nella componente riservata allo stato di rappresentanti del mondo agricolo e la scomparsa della componente scientifica; 2-le Aree Marine Protette per le quali, nonostante insistano sull’ambito demaniale ‘per eccellenza’, il mare, non è previsto nessun ruolo nella gestione per lo Stato. Inoltre i loro Enti di gestione vengono trattati come enti di serie B; preoccupa il totale silenzio sul potenziamento della sorveglianza e delle dotazioni organiche dei Parchi drammaticamente insufficienti rispetto agli importanti compiti di difesa e valorizzazione di un patrimonio indisponibile dello Stato; 3-le Riserve Naturali dello Stato che anche quando sono comprese all’interno dei Parchi Nazionali restano in capo al ministero delle Politiche agricole, con una evidente contraddizione gestionale; 4– la gestione della fauna; 5-il Piano del Parco, l’utilizzo dei loghi/marchi del Parco che deve essere omogeneo; 6le royalties che devono confluire in un apposito fondo gestito dal ministero dell’Ambiente, dedicato ad attività di conservazione; 7-il silenzio assenso previsto dall’articolo 12 del testo approvato dal Senato è un punto di estrema delicatezza che rischia di essere sottovalutato visto che come richiamano le considerazioni, più volte ribadite, della Corte di Giustizia Europea l’interesse all’ambiente sia di tale importanza da richiedere sempre un’espressa valutazione da parte delle autorità che dia conto dell’istruttoria svolta; infine, 8– l’istituzione del Parco del Delta del Po rispetto per il quale non era necessario una ulteriore previsione normativa (visto che la legge 394/91 escludeva esplicitamente la possibilità di due parchi nazionali e prevedeva, dopo il 31 dicembre 1993, l’istituzione di un Parco Nazionale). Visto che quel termine è da tempo scaduto si proceda subito all’istituzione di un Parco Nazionale.

Roma, 11 gennaio 2017

Ufficio Stampa WWF Italia

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Il coordinamento dei pendolari della linea ferroviaria Roma-Napoli scrive alle Istituzioni

COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI E COMITATI PENDOLARI

DELLA  LINEA ROMA-NAPOLI  (VIA FORMIA)

 Al Presidente della Regione Lazio

Nicola Zingaretti

Al Presidente della Regione Campania

Vincenzo De Luca

All’Assessore Politiche del Territorio e Mobilità della Regione Lazio

Michele Civita

 Al Presidente IV Commissione Trasporti della Regione Campania

Luca Cascane

Al Sindaci dei Comuni interessati

REGIONE LAZIO (MINTURNO, CASTELFORTE, S.COSMA, SPIGNO, FONDI, M.S.BIAGIO, LENOLA, CAMPODIMELE, SPERLONGA, TERRACINA, PRIVERNO, SEZZE, MAENZA, PONTINIA, ROCCASECCA DEI VOLSCI)

REGIONE CAMPANIA (BENEVENTO, CASERTA, CANCELLO e ARNONE, CAPUA, CARINOLA, FALCIANO, MONDRAGONE, SESSA AURUNCA, SPARANISE, VILLA LITERNO)

 

OGGETTO: Orario treni.Tavolo di confronto interregionale. Invito alla partecipazione.

SCRIVENTI

Sono scriventi della presente lettera i seguenti Comitati ed Associazioni della linea Roma­ Napoli: Sezze-Priverno-Terracina-Monte San Biagio-Fondi-Minturno- Comitati civici Sessa Aurunca- Comitato Falciano-Mondragone-Villa Literno-Associazione pendolari Sannio­ Terra di lavoro-Comitati pendolari Terra di Mezzo. Detti Comitati hanno costituito il Coordinamento dei Comitati della linea Roma-Napoli -a cui di seguito si fa riferimento- i cui referenti, sottoscrittori nelle veci di tutti i singoli comitati, sono indicati in calce alla presente.

LE  ASPETTATIVE  E LE CRITICITÀ  DEL NUOVO ORARIO

A un mese dall’entrata in vigore del nuovo assetto orario della linea Napoli-Roma, i comitati dei pendolari -questa volta nelle vesti del neo costituito Coordinamento- tornano a sollecitare l’attenzione delle autorità della Regione Lazio e Campania sulla situazione del trasporto regionale della linea.

Sottolineiamo, certi di trovare in questo piena consonanza con codeste istituzioni Regionali, l’importanza dei collegamenti ferroviari e in particolare di questa linea: si tratta di una linea molto frequentata, strategica per l’economia del Lazio meridionale e del nord della Campania, per la vitalità e la vivibilità dei nostri territori (dove è molto sentita la necessità di spostamento per motivi di lavoro), per il loro sviluppo turistico e culturale e per garantire alle nostre popolazioni pieno accesso a strutture essenziali come quelle sanitarie e universitarie.

La linea ferroviaria è in grado di garantire tutto questo solamente se i collegamenti sono frequenti, agevoli e pensati per connettere in modo capillare tutti i centri di questa regione densamente abitata.

Sono proprio queste condizioni che ci sembrano non essere soddisfatte dal nuovo assetto entrato  in vigore  I’11 dicembre 2016.

Le difficoltà create da tale assetto erano state previste dagli scriventi e fatte presenti nei tavoli di incontro istituzionali che però essendo stati indetti in una fase tardiva troppo prossima all’entrata in vigore dell’orario, non hanno reso possibile apportare i correttivi suggeriti, il che ha significato far applicare l’orario affidandosi unicamente allo bontà della sua progettazione.

Purtroppo già dai primi giorni di attivazione i limiti del sistema sono venuti allo scoperto creando problematiche di mobilità notevolmente superiori a quelle che eventualmente si potevano ravvedere nel vecchio orario. Ne sono da esempio le rotture di carico, la cancellazione dei collegamenti diretti con talune stazioni dove salgono o scendono tanti lavoratori (vedi Pomezia e Torricola), la riduzione del numero di collegamenti per molte stazioni intermedie della linea, cancellazioni di treni in alcuni orari nonostante fossero frequentati.

Paradossalmente  tutto  questo  accade  nonostante  le  Regioni -nella  buona  volontà  di favorire la mobilità su ferro- avessero investito più soldi in questo trasporto e si hanno più treni (come numero complessivo) circolanti sulla linea.

ISTITUZIONE DEL TAVOLO DI CONFRONTO INTERREGIONALE  DEL GIORNO  14 GENNAIO

Per trovare risoluzione ai problemi avanzati, lo scrivente Coordinamento invita le SS.LL. (o loro delegati) al tavolo di confronto che si terrà sabato 14 gennaio alle ore 10.30 a Minturno presso il liceo scientifico “Alberti” a cui, con la presente, sono invitati a partecipare i Sindaci delle amministrazioni locali, alcuni dei quali già coinvolti nelle dinamiche dei precedenti confronti, nonché i rappresentanti dei comitati costituenti il Coordinamento. Oltremodo importante si reputa, su Vostro invito, la presenza di Trenitalia (nelle rappresentanze delle due Direzioni di Lazio e Campania) e di RFI.

LE RICHIESTE DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI: RITORNO AL VECCHIO  ORARIO

Lo scrivente coordinamento ha provveduto, nel corso di una assemblea con tutti i comitati di cui alla presente nota, ad individuare delle proposte condivise per la risoluzione delle problematiche del trasporto sulla linea FL.7; tali proposte che saranno meglio illustrate in occasione nell’incontro del giorno 14, sono di seguito anticipate in sintesi, al fine di consentire alle SS.LL. di rendere più proficuo l’incontro su tal merito:

  1. Ritorno al  vecchio  orario  nei  tempi  tecnici  strettamente   necessari  allo  scopo (auspicabile entro febbraio 2017).

 

ASPETTATIVE

IL Coordinamento dei comitati valuta la qualità dei servizi pubblici e tra questi il trasporto pubblico locale come un importante indice per la vivibilità dei luoghi e un criterio sul quale si misura la civiltà nonché il progresso di una società; pertanto si auspica che le Regioni, avendo nella loro funzione la difesa e lo sviluppo in questo senso del territorio, apprezzino questo lavoro svolto e si rapportino con serenità e disponibilità con questa nascente organizzazione, anche in considerazione del fatto che questa azione costituisce concreto esempio di partecipazione democratica dei cittadini alle scelte amministrative su questione di immediato impatto per la collettività.

 

                           (seguono firme dei responsabili)

9 gennaio 2017

Coordinamento dei Comitati linea Roma-Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Orario treni. Tavolo diconfronto interregionale. Invito alla partecipazione”

 

 

 

 

 

 

 

 

Ridateci il vecchio orario ferroviario, appello dei pendolari della linea Roma-Napoli

COMUNICATO STAMPA DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI PENDOLARI DELLA LINEA ROMA-NAPOLI

NASCE IL COMITATO DI RAPPRESENTANZA INTERREGIONALE UNICO.

I disagi che ogni giorno il nuovo orario crea alla mobilità dei pendolari della linea Roma-Napoli non potevano essere più affrontati dai singoli comitati con una ottica di tutela entro i limiti regionali, per questo i comitati pendolari di Minturno, Monte San Biagio, Terracina, Priverno, Sezze Romano facenti parte della regione Lazio, e i comitati  di Sessa Aurunca (comitati civici e pendolari), Falciano-Mondragone-Villa Literno, Associazione pendolari Sannio-Terra di lavoro, Comitati pendolari Terra di Mezzo, appartenenti alla regione Campania, si sono riuniti della giornata di ieri a Minturno. Ne è nata una intesa di coordinamento e condivisione sulle scelte, imminenti e future, interessanti il trasporto sulla linea, con l’obiettivo di salvaguardare il diritto alla mobilità a tutte le decine di migliaia di pendolari che ogni giorno viaggiano sulla linea, evitando quella suddivisione del trasporto regionale per località/tipo di offerta, vero fallimento del modello proposto.

In sede di riunione è stato ribadito che la linea Roma-Napoli è vitale per l’economia del Lazio meridionale e della Campania, oltre che per la vitalità e la vivibilità dei territori, per il loro sviluppo turistico e culturale oltre che per garantire alle popolazioni pieno accesso a strutture essenziali come quelle sanitarie e universitarie.

La linea ferroviaria è però in grado di garantire tutto questo solamente se i collegamenti sono frequenti, agevoli e pensati per connettere in modo capillare tutti i centri di queste regioni densamente abitate.

Sono proprio queste condizioni che ci sembrano non essere soddisfatte dal nuovo assetto entrato in vigore l’11 dicembre 2016. Le difficoltà create dal nuovo modello orario furono previste dagli scriventi comitati e rappresentate nei tavoli istituzionali ma senza ascolto: oggi l’esperienza fatta nel corso di questo primo mese di applicazione dell’orario, dimostra che tali perplessità erano più che fondate.

RITORNO DEL VECCHIO ORARIO.
Sulla base di questi elementi, il coordinamento dei comitati all’unanimità,  ha RIBADITO quanto espresso in precedenti interlocuzioni con Regione Lazio e Trenitalia : l’unico modo per uscire da subito dalla situazione attuale  è ritornare al vecchio orario con l’obiettivo di realizzarlo entro e non oltre febbraio.

Infatti, pur lodando il lavoro e gli investimenti messi in campo dalle rispettive regioni, nonché la volontà di dialogo con le rappresentanze dei pendolari mostrata in questi ultimi giorni, il tutto nel tentativo di risolvere le varie criticità emerse, è evidente che esse possono solamente tamponare talune situazioni ma non possono migliorare il collegamento generale della linea, che resta l’ obiettivo principale.

Il Coordinamento dei comitati ha altresì individuato alcuni piccole migliorie che si potrebbero apportare al vecchio orario già al momento della sua reintroduzione; nella considerazione che il vecchio orario aveva un costo di gestione inferiore, e che anche con le poche varianti suggerite, comunque rimarrebbe tale.

ISTITUZIONE DI UN TAVOLO ISTITUZIONALE DI CONFRONTO INTERREGIONALE.
È apparso evidente che per realizzare tutto ciò occorre realizzare un tavolo di confronto istituzionale tra i responsabili politici e tecnici delle due Regioni : le due Direzioni regionali di Trenitalia, RFI, le istituzioni locali già coinvolte nelle dinamiche del confronto, e il coordinamento dei comitati.
Per snellire le procedure organizzative a carico delle amministrazioni, il coordinamento dei comitati ha predisposto la convocazione alle dette organizzazioni per sabato 14 con luogo Minturno, punto di unione e non di confine del trasporto sulla linea.

ASPETTATIVE.
IL Coordinamento dei comitati valuta la qualità dei servizi pubblici e tra questi il trasporto pubblico locale, come un importante indice di vivibilità e un criterio sul quale si misura la civiltà e l’avanzamento di una società, per cui auspicano che le Regioni, avendo nella loro funzione, la difesa e lo sviluppo in questo senso del nostro territorio, apprezzino questo lavoro svolto e si rapportino con serenità e disponibilità con questa nascente organizzazione, anche in visione del valore di una democratica partecipazione delle popolazioni alle scelte su questioni di loro immediato interesse.


A Terracina i cittadini hanno un ulteriore motivo per non essere contenti, da 52 mesi non arriva più il treno in città.

Meno rifiuti e costi più bassi per i cittadini con la tariffa puntuale.

Insistiamo, a Terracina la raccolta differenziata dei rifiuti ha bisogno di controlli sulla qualità dei materiali e dell’introduzione della tariffa incentivante.

La raccolta differenziata porta a porta collegata alla tariffa puntuale (paghi per quello che getti) è la pratica migliore nella gestione dei rifiuti urbani perché risolve un serio problema ambientale e riduce i costi a carico delle famiglie.

La tariffa puntuale è attiva da sempre per il gas, l’acqua e l’elettricità. Le famiglie pagano una parte fissa a copertura degli impianti e dei contatori e una parte variabile dipendente dai consumi; per risparmiare i cittadini controllano i consumi. Così, per i rifiuti la parte variabile calcolata sulla quantità conferita di indifferenziato stimolerà gli utenti a ridurre la produzione dei rifiuti e nel contempo a separarli con metodo raggiungendo l’obiettivo di contenere l’entità della bolletta.

Tutto ciò avviene già da un paio di decenni in molti comuni italiani e in tante aree della Comunità europea.

L’ESPER (Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti) ha pubblicato recentemente uno studio sull’applicazione della tariffa puntuale in campo europeo. Sul sito esper.it si legge

La tariffazione incentivante, o puntuale, è senza dubbio il metodo più equo e trasparente con cui tariffare il servizio di raccolta rifiuti e permette importanti ottimizzazioni del servizio, aumentando quantità e qualità della raccolta differenziata e creando possibilità di risparmi, sia per il soggetto gestore che per l’utente finale, ossia il cittadino.

L’affermazione precedente, per quanto possa sembrare un vuoto slogan commerciale, nasce dall’esperienza diretta dei Comuni Italiani che hanno imboccato la via della misurazione effettiva dei rifiuti indifferenziati prodotti dai cittadini e quindi della tariffazione puntuale. Ponte nelle Alpi, Capannori, Trento, Parma, l’intero territorio del Consorzio Priula (TV) e del Consorzio Chierese (TO) sono solo alcuni degli esempi.

Con lo studio “10 percorsi europei virtuosi verso la tariffazione incentivante” ESPER ha voluto indagare cosa succede oltre confine. Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera: in gran parte del Vecchio Continente sono implementate forme di tariffazione incentivante. ESPER le ha studiate ed analizzate, inserendole in un unico studio che prende la forma di un vero vademecum europeo sulla tariffazione puntuale.

 

copertina_studio_paytScorrere le pagine della ricerca (esper_tp_2016_web_rid-1) è un buon esercizio per gli amministratori pubblici, per i responsabili dell’azienda che gestisce i rifiuti e per tutti i cittadini.

 

 

 

Oltretutto siamo un comune a Rifiuti Zero secondo una delibera approvata tempo fa.

 

 

Il WWF è stato vent’anni fa tra i promotori dell’obiettivo Rifiuti Zero dandone però successivamente una interpretazione scientificamente corretta di Riciclo Totale. Per questo insistiamo sulla differenziata spinta e sulla tariffa incentivante in modo da mandare al riciclo più materia possibile.

 

Questo è lo schema del Riciclo Totale

 

Occorre ricordare che la Regione Lazio ha approvato una norma che impone a tutti i comuni il passaggio alla tariffa puntuale?

 

Presentato oggi a Roma il Rapporto rifiuti 2016

Stamani l’ISPRA ha presentato il nuovo Rapporto rifiuti urbani con i dati relativi al 2015.

 

Continua il calo della produzione dei rifiuti urbani che non si può spiegare in questo ultimo anno solo con considerazioni economiche come le spese delle famiglie italiane perché alcuni fattori economici sono in controtendenza. Ci sono altri fattori che agiscono sulla produzione dei rifiuti urbani e tra questi il Rapporto cita, ad esempio:

 

  • la diffusione di sistemi di raccolta domiciliare e/o di tariffazione puntuale che possono concorrere, tra  le altre cose, ad una riduzione di conferimenti impropri;
  • la riduzione della quota relativa ai rifiuti assimilati, a seguito di gestione diretta da parte dei privati, soprattutto nel caso di tipologie economicamente remunerative;
  • le azioni di riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte a seguito di specifiche misure di prevenzione.

 

 

 

La raccolta differenziata cresce ancora anche se continua la diversità di comportamento nelle tre macro aree. (Non tutto il materiale differenziato, però, si avvia al riciclo a causa delle impurità presenti in esso)

 

 

 

 

 

La raccolta differenziata regione per regione presenta questo quadro.

 

 

 

 

 Occorre monitorare la raccolta differenziata per aumentarne le quantità raccolte curandone nel contempo la qualità.

 

 

Il Rapporto presenta anche un’analisi dei costi della gestione dei rifiuti tirando fuori una media in campo nazionale.

 

A poco più di un mese dalla scomparsa ricordato alla Rimembranza Emilio Selvaggi

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In una giornata di sole e alla presenza di tante persone stamani alla Rimembranza è stato ricordato Emilio Selvaggi.

 

 

 

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E’ stato un incontro tra amici senza formalismi e con molta umanità dove molti hanno potuto raccontare un episodio, un aneddoto, una battuta da cui riappariva vivo Emilio con la sua saggezza e il suo spirito ironico.

 

 

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Ha cominciato il Prefetto Reppucci che ha raccontato la conoscenza di Emilio fatta nella commissione edilizia che da commissario prefettizio volle senza rappresentanti politici ma espressione delle associazioni e degli ordini tecnici. Ha riferito l’insistenza di Emilio su tanti temi ambientali a partire dalla Fossata all’epoca oggetto di appropriazione da parte di un privato.

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Catia Mosa ha letto il gustoso episodio della bandiera dei vietcong sul pisco montano raccontato da Emilio sul libro Niente da dichiarare curato da Giovanni Iudicone.

 

 

 

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Elisabeth, la moglie di Emilio, ha ricostruito gli anni giovanili della loro conoscenza quando per aver vinto il concorso della Giornata Europea della scuola Emilio fece un viaggio premio in Olanda ospite della sua famiglia. Quindi ha raccontato gli anni vissuti a San Felice dove fondarono la sezione WWF per poi ripetere l’operazione a Terracina quando vennero ad abitare in una cooperativa.

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Carlo Cappelli ha allietato i presenti recitando tra le altre alcune poesie in dialetto con storie vere aventi Emilio come protagonista.

 

 

 

Poi, man mano, Luciano Feragnoli, Luigi Di Mauro, Carlo Sante, Nello Leonardi, Alberto Alberti del Gruppo dei Dodici hanno riferito episodi vissuti con Emilio.

Sono intervenute anche la figlia Elisabeth e la nipote Namite.

 

Quasi a rappresentare tutti gli studenti che hanno avuto Emilio come insegnante Emanuela dell’Aquila ha riferito di avere raccolto il suo messaggio e che ora lo sta mettendo in pratica diventata a sua volta insegnante. Stesso discorso è stato fatto da Marco Marazzi che ha inviato da Milano dove lavora da anni una mail con le parole  Tanti gli insegnamenti che ho ricevuto ma ne ricordo uno su tutti: “lascia ogni posto dove sei stato meglio di come l’hai trovato”. Me lo disse una volta in classe quando avevo 13 anni ed e’ un imperativo morale che conservo ancora oggi dopo 34 anni.

 

Al termine della mattinata un aperitivo con moscato e dolcetti locali offerti da Luciano Feragnoli e pizzette messe a disposizione dal forno Il Fornaretto di Enzo Pannozzo hanno assecondato le ultime conversazioni sulla terrazza assolata.

 

 

Oggi a Fondi il Gruppo dei Dodici ha inaugurato il Centro Studi e Informazioni sulla via Francigena dedicando l’aula didattica a Emilio Selvaggi

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Il Gruppo dei Dodici ha aperto un Centro importantissimo per lo sviluppo della via Francigena lungo l’Appia, un cammino ormai giunto al suo decimo anno di frequentazione da parte di numerosi viandanti.

 

 

Il CENTRO, situato nel mezzo del percorso francigeno, è destinato a raccogliere largo interesse ed è aperto a tutti quelli che operano per lo sviluppo della Via. E’ situato a Fondi in via Cesare Augusto, n.10.

Secondo il Gruppo dei Dodici il “CENTRO STUDI E INFORMAZIONI” di FONDI dovrebbe

1) Essere in grado di dare tutte le informazioni relative alla Via Francigena tra Roma a Benevento. Il CENTRO raccoglierà informazioni di ogni tipo e da molte fonti riguardanti alloggi, percorsi, servizi disponibili (es. trasporto bagagli), informazioni per assistenza sanitaria, sicurezza, trasporti, indirizzi di enti e persone specifici delle località, informazioni varie (come cibo per celiaci), orari di trasporti, eventi lungo il percorso, informazioni turistiche varie, ecc.

2) Fungere da polo di attrazione di varie associazioni di camminatori. Se i loro programmi di cammini saranno disponibili, si potrà comunicarli a chi programma di venire nel nostro territorio, in modo che possa scegliere quello più conveniente.

3) Fornire un centro dove vengano chiarite le possibilità di supporto economico da parte delle Istituzioni, Comuni, Regioni, Europa. Si potranno invitare persone esperte a spiegare le possibilità, i bandi e le modalità di accesso ai finanziamenti.

4) Stimolare iniziative comuni sia con altre associazioni (facendole interagire fra loro) sia con altri Enti.

5) Stimolare iniziative culturali, come musica del pellegrinaggio, incontri letterari, racconti di pellegrini di passaggio, biblioteca di pubblicazioni specifiche, ecc.

6) Fornire un luogo d’incontro per operatori economici con iniziative di potenziale interesse del pellegrinaggio.

7) Creare opportunità di lavoro connesse con la Via Francigena.

8) Fornire alloggio occasionale a pellegrini in difficoltà.

Giusta decisione la dedica dell’aula didattica a Emilio Selvaggi, uno dei Dodici fin dall’inizio, e sostenitore del recupero delle tradizioni popolari.

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Momenti della cerimonia di apertura del Centro e della intitolazione dell’aula didattica a Emilio Selvaggi.

Pesticidi in agricoltura, si muove qualcosa?

Sabato 17 Dicembre 2016, alle ore 16,30, a Roma in Via di S. Bonaventura, presso Convento di S. Sebastiano al Palatino, verrà presentato il libro “La Civiltà dell’Orto” di Gian Carlo Cappello.

E’ un saggio sull’agricoltura naturale, quella senza l’utilizzo di sostanze chimiche e mezzi meccanici di lavorazione in alternativa all’agricoltura intensiva, e che introduce anche l’orticoltura sociale. Gli orti urbani erano la norma nella civiltà preindustriale e ora vengono ripresi non solo per un recupero di metodi naturali di produzione ma anche, e coi tempi che corrono soprattutto, per ricostruire connettività sociale tra gli individui.

E’ in corso una ripresa di interesse da parte dell’opinione pubblica nei confronti dei rischi sanitari derivanti dall’uso della chimica in agricoltura e ciò è provato anche dalle decine di migliaia di aderenti al gruppo fb NO PESTICIDI.

Queste posizioni di un ritorno a coltivazioni in cui il ciclo naturale non venga manomesso non sono più patrimonio soltanto dei soliti ambientalisti, ma stanno diventando patrimonio di una fetta crescente di popolazione e hanno avuto una forte giustificazione da parte di un tribunale  che ha condannato un’azienda che irrorava un vigneto in prossimità di un’abitazione costretta a ricevere abbondanti effluvi tossici.

Il tribunale di Pistoia nell’agosto del 2014 sentenziò che l’immissione dei prodotti antiparassitari nella proprietà del confinante con il vigneto “comportava un evidente rischio per la salute di quest’ultimo quale conseguenza dell’inalazione o del contatto con sostanza tossiche. Dette immissioni devono considerarsi intollerabili, prescindendosi dalla valutazione della priorità di un determinato uso, stante la prevalenza – sulla base dei principi costituzionali – del diritto alla tutela della salute rispetto alle esigenze della produzione.”

pesticidi_elicotteroIn precedenza in Italia c’era stato il contrasto dei cittadini veneti residenti nell’area del prosecco contro l’uso degli elicotteri nell’irrorazione dei fitofarmaci sui vigneti.

 

I cittadini sostenuti da un europarlamentare della zona ne fecero una battaglia decisa ottenendo la condizione che gli elicotteri non potessero agire entro i 50 metri dalle strade e dalle abitazioni. Clamoroso fu il caso di un pranzo in trattoria finito sotto una nuvola di pesticidi.

Il Veneto secondo i dati ISPRA 2012 è al primo posto con i suoi 10,6 kg per ettaro di principi attivi e subito dopo il Trentino con 10,2 kg per ettaro di superficie agricola. Sono le due Regioni che lottano per ottenere la maglia nera in questa classifica assurda. Nel Trentino, poi, in alcuni casi si può irrorare fino a 5 metri dalle abitazioni!

Il WWF sulla questione è stato sempre vigile e qui su questo blog sono apparsi post sul tema fin dal 2012, l’anno dell’apertura.

Guarda un pò, i pesticidi inducono il cancro (solo in Francia?)

Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. Il WWF chiede il divieto d’uso al 2020

A proposito di pesticidi in agricoltura, come stiamo in provincia di Latina?

A primavera privati e Istituzioni fanno a gara a chi presenta l’erba più gialla.

Insetticidi in aree antropizzate, i rischi per l’uomo in un convegno del C.N.R. a Roma il 7 marzo

24 e 25 giugno: si discute la Politica Agricola Comune (PAC) della UE, prenderà la strada della sostenibilità ambientale ed economica?

Salviamo l’agricoltura, scriviamo al Parlamento europeo.

Troppa chimica in agricoltura; dobbiamo rinunciare al prosecco?

A Terracina si sta muovendo qualcosa, ci auguriamo che la questione venga presa nella giusta valutazione che è quella della salute pubblica e non si scada nella solita contrapposizione tra parti politiche. L’obiettivo deve essere un regolamento comunale che abbia al centro la tutela della salute dei cittadini e degli operatori agricoli.

 

È il treno Terracina-Fossanova che provoca frane dalle montagne?

Monte Cucca e le propaggini di Monte Leano da cui sono cadute frane sulle zone sottostanti risentono del passaggio del treno alle loro pendici. Le vibrazioni dalle rotaie si trasmettono al terreno e da qui alle montagne causando con microterremoti frane e smottamenti.

Eliminando il treno le montagne si stabilizzeranno definitivamente rendendo sicure la strada Frosinone-mare, le vie pedemontane, le abitazioni, le coltivazioni, l’acquedotto,….

Così avremo la pista ciclabile Terracina-Fossanova sul rilevato della ex-ferrovia, il parco dell’Appia antica nella Valle ormai libera dai binari e come corollario una grande stazione a Monte san Biagio o a Priverno, a scelta.

Fuori dal paradosso, quanto sopra si dovrebbe dedurre dalle richieste di soppressione della linea avanzate da qualche cittadino senza alcun cenno o con poca enfasi sulla messa in sicurezza delle montagne.

Alcune proposte sono interessanti e con qualche correttivo condivisibili ma hanno come postulato la messa in sicurezza del territorio senza la quale nessuna persona responsabile potrebbe sostenerle.

Fatto ciò, eliminati cioè ogni pericolo, in attesa della realizzazione dei sogni con al centro il grande scalo e prima dello smantellamento della linea, farebbe scandalo o apparirebbe contro il progresso sostituire il piccolo tratto deformato di binario e riattivare la linea? E far viaggiare su di essa un treno navetta leggera in modo da eliminare il collegamento su gomma verso Monte san Biagio e Priverno?

E’ sempre meglio un collegamento su ferro, che è stabile, sicuro, integrato ormai da più di centoventi anni con l’ambiente ed il territorio, che contribuisca a decongestionare il traffico, i parcheggi, l’aria e a far rilassare i viaggiatori ed i pendolari, e non rispondere alle logiche dell’ottimizzazione e dei profitti che stanno  producendo la fine dei pubblici servizi ed un aumento generalizzato dei costi di tutto il sistema e non solo di Trenitalia.

In attesa della megastazione di comprensorio auspicata da qualcuno, inoltre, vogliamo parlare dello stato in cui versano quelle di Monte san Biagio e Priverno dove in alcune ore della giornata si accalcano centinaia di persone?

La stazione di Monte San Biagio, quella più vicina a Terracina, si raggiunge in circa 10 minuti, è strutturalmente insicura (sul binario tre e quattro in prossimità della scala del sovrappasso la famosa linea gialla, che non si deve superare, tocca quasi il bordo della scala stessa; dato l’esiguo spazio  dal binario di transito  su cui passano soprattutto treni che non si fermano i viaggiatori se non sono molto attenti rischiano tutti i giorni di essere agganciati dai treni).  Il sovrappasso è molto alto  e quando piove non essendo coperto può essere scivoloso, gli ascensori sembrano fuori uso. Manca un servizio di toilette, aperto, una vera e propria sala d’aspetto, quella attuale d’inverno è fredda e ventilata ed inoltre non ci sono pensiline. La biglietteria è chiusa. L’attraversamento dell’Appia può essere pericoloso ed i bus del Cotral di passaggio in direzione di Terracina fermano lontano.

Con il nuovo orario sono stati eliminati nove treni al giorno  da Napoli e da Roma, altro che le fermate degli intercity che qualcuno prometteva durante le ultime elezioni comunali!

La stazione di Priverno che è molto più lontana di quella di Monte san Biagio e ci vuole più del doppio del tempo per raggiungerla, è al servizio di un grosso bacino di utenza, nei momenti di punta è molto affollata, e spesso è difficile viaggiare seduti, soprattutto da quando alcuni treni non partono più dalla stessa ed arrivano quasi pieni da Formia. Non è dotata di pensiline e quando piove non c’è posto per ripararsi soprattutto nelle ore di punta. La sala d’aspetto è insufficiente, fredda e ventilata, manca un servizio di toilette aperto al pubblico e la biglietteria è chiusa. Il servizio di collegamento è assicurato da una corsa Cotral per gli studenti e dai bus navetta della ditta Cialone.

Questi sono i problemi e gli ostacoli che tutti i giorni dal settembre del 2012, da quando cioè manca il nostro treno, devono affrontare e superare i pendolari ed i viaggiatori di Terracina oltre ai disorientati turisti diretti verso la nostra città, prima di salire sul treno o quando ne scendono.

 

L’Italia del riciclo, bene i rifiuti speciali un pò meno quelli urbani

Oggi a Roma la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e FISE UNIRE (Unione Nazionale Imprese REcupero) hanno presentato il Rapporto L’Italia del riciclo 2016 .

Dal Rapporto si ricava che le aziende italiane hanno raggiunto livelli altissimi di riciclaggio dei rifiuti, il 72%, ponendo il nostro Paese tra i più virtuosi in Europa sulla strada dell’economia circolare.

 

Per i rifiuti urbani invece non siamo al top essendoci attestati al 43% anche se per gli imballaggi abbiamo raggiunto il 67% dell’immesso in commercio.

In complesso, da oltre 15 milioni di tonnellate di rifiuti di carta, vetro, plastica, legno e organico abbiamo prodotto 10,6 milioni di tonnellate di materie prime seconde.

Durante gli interventi i relatori hanno posto l’attenzione sulla maggiore importanza dell’avvio al riciclaggio rispetto alla raccolta differenziata che senza una buona comunicazione ai cittadini e senza controlli da parte dell’azienda cui è affidato il servizio non garantisce una buona qualità dei materiali. Non a caso già a partire dal 2014 il MUD (Modello Unico di Dichiarazione ambientale), una sorta di dichiarazione dei redditi riferita ai rifiuti prodotti da una comunità, contiene una sezione dove registrare le quantità di materiali riciclati.

Questo impone una riflessione seria sul controllo della raccolta differenziata affinché i materiali contengano meno impurità possibile. Uno dei relatori, il presidente di Fise Assoambiente, Roberto Sancinelli, ha dichiarato che dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani occorre togliere in media il 30% per gli scarti di lavorazione e per i rifiuti prodotti dallo stesso riciclaggio.

Il Rapporto può essere scaricato dal sito della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.