Un milione di tonnellate di cemento-amianto nel Lazio. Ne bonifichiamo 15 mila all’anno. Ci vorranno 60 anni per liberarcene!

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Oggi a Roma si è tenuto presso l’Istituto Superiore di Sanità il convegno  “Il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto: situazione italiana”.

Sono stati presentati dati allarmanti sulle quantità di materiali contenenti amianto non ancora raccolti e messi in sicurezza; la stima si aggira intorno a 30 milioni di tonnellate.

Oltretutto ci sono intere Regioni (tra cui il Lazio) che non hanno nemmeno le discariche adatte.

A vent’anni dall’approvazione della legge 257 che mise fuori produzione e fuori commercio l’amianto, ancora non ci siamo attrezzati per uscire dall’incubo del mesotelioma, il tumore associato soprattutto all’esposizione all’amianto.

Pochi comuni e qualche provincia si sono attivati per affrontare con determinazione questo problema!

Nella sessione poster del convegno è stata illustrata l’iniziativa della provincia di Modena che in tre anni ha bonificato 794 siti di civili abitazioni (circa 300 tonnellate di cemento-amianto) con una procedura incentivante a costi quasi nulli per i cittadini.

A Terracina si dorme nonostante la presenza di tonnellate di cemento-amianto presente sul territorio tra coperture di capannoni e abitazioni, tettoie, tubi e contenitori!

Tutte le relazioni del convegno tra breve saranno scaricabili dal sito www.iss.it/amianto

Il riciclo nell’anno della crisi, luci e ombre dell’Italia del riciclo

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Oggi a Roma è stato presentato il Rapporto “L’Italia del riciclo 2013” che ha registrato come la crisi economica nel 2012 abbia attaccato anche il settore del riciclo.

E’ il quarto anno che la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e la FISE UNIRE  (Federazione Italiana Imprese Recupero) presentano il quadro nazionale delle attività di recupero dei materiali presenti nei rifiuti.

In sintesi, ecco come si sono comportati i diversi settori nel 2012:

  • CARTA    cala la raccolta differenziata, crescono riciclo ed export
  • VETRO     il 71% degli imballaggi in vetro avviati a riciclo
  • PLASTICA  cresce il riciclo. Raccolta differenziata: primato al Veneto, fanalino di coda la Calabria
  • LEGNO     in calo raccolta (-14%) e recupero (-2%)
  • ALLUMINIO  la raccolta di imballaggi in alluminio cresce del 10%
  • ACCIAIO      cala l’immesso al consumo, ma cresce il riciclo degli imballaggi
  • RAEE       dalla Direttiva RAEE 2 nuove sfide al sistema di gestione dei rifiuti tecnologici
  • PILE e ACCUMULATORI    obiettivo di raccolta raggiunto
  • OLI MINERALI ESAUSTI   l’89% viene rigenerato
  • OLI GRASSI VEGETALI e ANIMALI   crescono raccolta e riciclo (+2%)
  • FRAZIONE ORGANICA e FANGHI   confermato primo settore di recupero materiale dei Rifiuti Urbani in Italia
  • RIFIUTI INERTI DA COSTRUZIONE e DEMOLIZIONE   recupero di rifiuti speciali C&D al 65%
  • TESSILE   raccolta differenziata vicina a quota 100mila tonnellate annue
  • VEICOLI FUORI USO   tasso di reimpiego e riciclo prossimo all’obiettivo 2015; non decolla invece il recupero energetico
  • GOMMA   la raccolta effettiva (293.800 ton) supera gli obiettivi di legge

“L’industria del riciclo rifiuti, nonostante l’impatto della crisi dei mercati internazionali e dei consumi, continua a crescere (nel 2012 +2% vs 2011 nel tasso di riciclo imballaggi) e  a sostenere settori industriali (siderurgia, tessile, mobili, carta, vetro) strategici per il nostro Paese. Occorre però promuovere il riciclo dei rifiuti attraverso misure omogenee sull’intero territorio nazionale e ridurre significativamente l’attuale percentuale di smaltimento in discarica (43% dei rifiuti urbani), adeguando il quadro normativo a quanto previsto in sede europea (Direttiva quadro 98/2008/CE) con la reale applicazione della priorità del riciclo di materia rispetto ad altre forme di gestione.”  E’ il commento degli organizzatori.

Cibo in spazzatura, spreco di natura

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Sprechi alimentari: un’emergenza etica, economica ma anche ambientale

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1.226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2e e il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono. La responsabilità è dei consumatori, che spendono in media 316 € euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato, ma anche di un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola.

Nei paesi ricchi la maggior quota di sprechi – oltre il 40% dello spreco totale – si concretizza a livello della distribuzione e soprattutto dei consumi ossia quando il cibo è ancora perfettamente consumabile, mentre nei paesi in via di sviluppo le perdite e gli sprechi maggiori si concretizzano a livello agricolo e di prima trasformazione, soprattutto a causa dell’inadeguatezze strutturale della filiera.

Nei vari passaggi che vanno dalla produzione al consumo, lo spreco arriva fino al 50% del cibo: pari a circa 179 kg pro capite come media europea, senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesce rigettate in mare. Il tutto, mentre ancora 79 milioni di persone in Europa vivono al di sotto della soglia di povertà, con un 15% dei cittadini che percepisce un reddito inferiore al 60% del reddito medio del paese di residenza.

Nell’industria, parte delle perdite è strettamente correlata alla natura del prodotto e risulta necessaria per esempio per trasformare la derrata da agricola ad alimentare. In altri casi invece, lo spreco è connesso all’attività gestionale dell’impresa che vanno dall’organizzazione della produzione e/o commercializzazione all’attività di marketing: si generano sprechi quando il packaging risulta difettato o danneggiato, per cambi di immagine, lancio di nuovi prodotti, prossimità della data di scadenza, residui di promozioni, etc. È stato stimato come il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora utilmente recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana.

La ricetta consiste nel migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili, aiuta a ridurre il costo del cibo e ne aumenta la possibilità di accesso. Ciò determinerebbe una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, sia in termini ambientali e sociali.

Connessi agli sprechi alimentari ci sono sprechi “diretti” della filiera (industria alimentare e grande distribuzione organizzata) e “indiretti” (fertilizzanti, fitosanitari, energia, acqua).

 Lo spreco alimentare ha conseguenze non solo etiche, economiche, sociali ma anche sanitarie e ambientali, dal momento che le enormi quantità di cibo non consumato contribuiscono fortemente al riscaldamento globale e alle carenze idriche.

Per ogni kg di cibo si emettono in media 4,5 chilogrammi di CO2 : ne consegue che le 89 milioni di tonnellate di cibo sprecate in Europa producono 170 milioni di tonnellate di CO2eq l’anno. Oltre alla CO2 in quanto la decomposizione dei rifiuti alimentari produce metano, gas a effetto serra 21 volte più potente del biossido di carbonio.

Oltre alla CO2, enormi quantità d’acqua sono necessarie a produrre il cibo che mangiamo ogni giorno. In particolare, la produzione di carne necessita di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Per ottenere un chilo di mele sono necessari 820 litri, per un kg di mais 1.220 litri di acqua, per un chilo di riso 2.500 litri, per un chilo di pollo 4.300 litri, per un chilo di maiale 5.990 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua.

A determinare numeri così elevati sono le 3 componenti dell’utilizzo idrico individuate dal calcolo dell’impronta idrica: l’acqua piovana, l’acqua di falda e l’acqua che torna inquinata all’ambiente.

elicotteroProseccoNel caso della carne, oltre al consumo diretto d’acqua per esempio per dissetare gli animali, bisogna considerare quanta acqua è servita per far crescere soia, foraggio e cereali e per il resto della filiera incluso il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di deiezioni prodotte e i fertilizzanti e pesticidi che inquinano fortemente le risorse idriche.

 

fruits_and_vegetables_volunteering_at_organic_farms-300x225Per risparmiare davvero acqua è fondamentale diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

 

Ridurre gli sprechi di prodotti commestibili consentirebbe un più efficiente utilizzo dei terreni, una migliore gestione delle risorse idriche oltre a ricadute benefiche su tutto il comparto agricolo a livello mondiale.

Per saperne di più è possibile scaricare dal sito del WWF Italia il report

QUANTA NATURA SPRECHIAMO? Le pressioni ambientali degli sprechi alimentari in Italia

http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/report_quanta_natura_sprechiamo_ottobre_2013.pdf

 

Giovedì 5 dicembre, presentazione del rapporto “L’Italia del Riciclo 2013”

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Oltre la raccolta differenziata, è il riciclo l’obiettivo virtuoso

Giovedì 5 dicembre si terrà la presentazione del Rapporto “L’Italia del Riciclo 2013”, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Fise Unire.

L’appuntamento è a Roma, nella sala delle Conferenze, in piazza Montecitorio 113/A (Ore 10-13.30)

 

Download del Programma

La partecipazione è gratuita.

Per partecipare all’evento è necessario eseguire la procedura di registrazione online, inserendo i propri dati al seguente link:

Registrazione Online (link)

Si succedono le audizioni in Commissione Ambiente a Terracina ma l’area di Morelle resta zona calda

Comunicato stampa

Salta la commissione Ambiente sulla proposta dell’impianto di compostaggio. Cosa vogliono farci?

Ieri è saltata la commissione Ambiente che doveva ratificare l’ordine del giorno proposto da Wwf Litorale Pontino, Il Sestante e Ascom, per far diventare il sito di Morelle un impianto di compostaggio di nuova generazione in grado di produrre compost di qualità. Una decisione che va anche nella direzione di accelerare quel processo virtuoso che ogni Comune dovrebbe fare, ovvero la raccolta differenziata. Un cambio di marcia che è soprattutto culturale e rappresenta l’elemento di crescita civile di una popolazione.

Per questo avevamo spinto affinché la nostra proposta prendesse anche una via istituzionale e coinvolgesse la classe politica della città. E così andammo in commissione Ambiente per ben due volte a spiegare la nostra soluzione per Morelle e l’idea che abbiamo sul ciclo dei rifiuti di cui l’impianto rimane un elemento essenziale. Ne uscimmo con la chiara percezione di aver trasmesso un quadro esaustivo e completo ai membri della commissione tant’è che decisero di mettere nero su bianco la nostra proposta per ratificarla alla prossima commissione utile. Quella di ieri appunto, nella quale ci aspettavamo una presa d’atto prima di far arrivare l’ordine del giorno in consiglio comunale.

E invece è saltata perché abbiamo saputo dai membri della stessa commissione che l’ordine del giorno doveva essere preparato dall’ingegnere comunale Alfredo Sperlonga e non più dagli uffici di segreteria della stessa commissione come era stato deciso. E visto che il documento ancora non era pronto la commissione non si è più tenuta. Insomma la nostra proposta non solo non c’era più ma a questo punto ci chiediamo quale documento l’amministrazione stia preparando.

Ci chiediamo che intenzioni ha il sindaco Nicola Procaccini e la sua maggioranza sul sito di Morelle, ad oggi ricordiamo utilizzato solo in parte dagli operai dell’attuale azienda che gestisce il mega appalto dei rifiuti sul quale abbiamo sempre detto essere contrari. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

I REGALI INUTILI SONO IN VIA D’ESTINZIONE! L’appello del WWF Italia.

 

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NATALE 2013

WWF: “I REGALI INUTILI SONO IN VIA D’ESTINZIONE!”

www.wwf.it/natale

 

 

 Cari amici/che ,

Quest’anno  i regali inutili sono in via d’estinzione!

Da più di cinquant’anni il WWF è all’azione in tutto il mondo per salvare specie e ambienti straordinari oggi drammaticamente in pericolo a causa del cambiamento climatico, della distruzione degli habitat o della mano diretta dell’uomo. Nel 2050 potrebbe sopravvivere solo il 25% degli orsi polari presenti oggi nella banchisa artica, in tutto il mondo restano solo 3200 tigri (meno 97% dall’inizio del secolo scorso), la maggior parte delle popolazioni di gorilla potrebbe sparire in soli 10 anni. In Italia l’orso bruno, simbolo dei nostri Parchi, conta appena 100 individui tra Alpi e Appennini e ogni anno oltre 100 lupi, su un totale di 800-1000, finiscono nei lacci dei bracconieri, impallinati o vittima di bocconi avvelenati. Per fermare tutto questo servono risorse e aiuti concreti.

Il  WWF ti chiede per questo Natale un gesto  che aiuti il Pianeta e le specie a rischio estinzione da adottare, perché nonostante la crisi il Natale resta il momento per sognare, e il sogno di un pianeta più vivo si può ancora realizzare, anche attraverso regali che sostengono la tutela della natura o pratici eco-consigli per ridurre l’impronta ecologica delle nostre feste!!!

Quest’anno avrete la possibilità di mettere sotto l’albero i celebri pandini di cartapesta che negli ultimi anni hanno animato i più importanti eventi WWF facendo innamorare grandi, piccoli e anche tante celebrities.

Da oggi tutti potranno sceglierli come regalo “esemplare”, in edizione limitata e numerata1600 come gli ultimi 1600 panda rimasti in natura – a fronte di una donazione su www.wwf.it/natale per supportare i progetti WWF sul campo.

E dal 3 dicembre i panda andranno all’asta su EBAY con una serie speciale personalizzata, dipinta, firmata da personaggi come Raphael Gualazzi, che per l’occasione ha girato uno speciale video (http://bit.ly/Video_Gualazzi) con i pandini all’Oasi WWF di Vanzago, Aldo Giovanni e Giacomo, Dario Vergassola e Licia Colò, il fumettista Bevilacqua con il suo “a panda piace… panda!”, la tennista Flavia Pennetta, Giorgia, i Negrita, Massimiliano Rosolino e Natalia Titova, Francesco Facchinetti, la coppia di comici Nuzzo e Di Biase, i ragazzi delle scuole d’arte e tanti altri che hanno sposato la campagna Natale del WWF!

Per saperne di più su tutte le iniziative WWF per il Natale visita il sito alla pagina  www.wwf.it/natale.

 Quest’anno scegli di fare un dono che aiuti la natura!

“Prevenire è meglio che curare”, i materiali tossici a Terracina sono alla luce del sole

Se è difficile individuare i materiali pericolosi per la salute sotterrati è molto più agevole censire e bonificare quelli che sono sotto gli occhi di tutti.
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Sul territorio del comune di Terracina gravano tonnellate di cemento-amianto utilizzato nella costruzione delle coperture di abitazioni e di capannoni, delle tettoie di pensiline, dei tubi dei fumaioli,…quello sparso colpevolmente dai cittadini è soltanto una minima parte dell’esistente.

Il WWF LP ha effettuato un campionamento di tale materiale girando per le strade della città e delle zone periferiche e il 17 ottobre u.s. ha pubblicato i dati con il post  https://wwflitoralepontino.wordpress.com/2013/10/17/il-cemento-amianto-presente-nel-territorio-del-comune-di-terracina-cosa-fare/.

Il giorno dopo l’associazione ha chiesto un incontro all’Amministrazione comunale senza ricevere finora risposta.

Nuovo orario ferroviario, altri disagi per i terracinesi?

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Si avvicina il 10 dicembre, giorno in cui in Regione si terrà la conferenza dei servizi per l’avvio dei lavori di messa in sicurezza della linea Terracina-Fossanova dopo la caduta della frana sui binari, ma si avvicina anche il 15 dicembre quando l’orario estivo dei treni sarà sostituito da quello invernale.

 

Come ad ogni passaggio dall’orario estivo a quello invernale e viceversa anche in questi giorni a Terracina in attesa della data fatidica ci sono segnali di sofferenza per le voci allarmistiche che si stanno accumulando in città.

Si parla di treni soppressi, di spostamenti di orario insostenibili, di eliminazione della navetta verso Fossanova, della scomparsa di Terracina dall’orario nazionale e così via.

Girano anche delle bozze di orario che non aiutano a dare serenità e tranquillità ai numerosi pendolari e a tutti i cittadini.

Occorre che l’amministrazione comunale si faccia carico di questi forse inutili patemi d’animo e comunichi ufficialmente cosa sta avvenendo in merito al nuovo orario delle Ferrovie dello Stato, cercando di intervenire in tempo se si stesse approntando un ulteriore aggravio dei disagi per chi usa il mezzo ferroviario.

 

 

Legge di stabilità, ritorno al passato

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Un oltraggio al buonsenso e al futuro del Paese: questo il giudizio del WWF Italia sul comma 99 del maxi-emendamento al DDL Stabilità, approvato al Senato, che prevede il capacity payment  anticipato per le centrali termoelettriche a spese delle rinnovabili.

 
Il comma va cancellato, senza se e senza ma. Sarebbe un vero e proprio ‘ritorno al passato’, una indebita regalia a favore delle fonti fossili, pagata dalle fonti del futuro”, commenta Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Ricordiamo che l’Unione Europea sta elaborando una strategia comune sul capacity payment, che dovrebbe  in ogni caso favorire, non già minare, la transizione verso le fonti rinnovabili. Non solo il provvedimento è stato anticipato nel 2012, senza aspettare l’Europa con un colpo di mano in Parlamento, ma ora si vuole che entri in vigore subito (e non nel 2017 come già previsto). E’ di tutta evidenza che questo si configura come un indebito e inefficiente sussidio ai combustibili fossili, oltretutto a fondo perduto, e un grave danno per le rinnovabili. Come al solito si proclama la volontà di lasciare ‘ decidere al mercato ’ solo per le fonti del futuro, mentre i poteri forti trovano sempre qualche ‘manina’ che li aiuta a ripagare investimenti che si sono ampiamente dimostrati ciechi e sbagliati. Le rinnovabili stanno crescendo in tutto il mondo, mentre la produzione di energia con i combustibili fossili rappresenta una delle maggiori fonti  di emissione di anidride carbonica, quindi un rischio per il clima.  La politica italiana si dimostra sensibile ai poteri forti e incapace di pensare e attuare un vero piano di transizione verso l’economia a basso tasso di carbonio.

Tutto il contrario di quanto è accaduto in Germania in queste ore, laddove la transizione energetica e la conferma di ambiziosi target di riduzione delle emissioni è al centro dell’accordo di coalizione tra CDU e SPD, e si prevede di studiare un ‘meccanismo di capacità’ solo nel medio periodo e nell’ambito della concertazione europea. Per affrontare il futuro anche in Italia, serve un piano di graduale dismissione delle centrali tradizionali a combustibili fossili (a cominciare dalle più inquinanti per il clima e per la salute, quelle a carbone e a olio combustibile), accanto a un vero impulso per la nuova generazione rinnovabile e per l’efficienza energetica, incluso l’adeguamento delle reti di trasmissione e distribuzione. Tutto il resto è politica fossile, non trasparente negli obiettivi e onerosa per i consumatori i quali vedono ancora una volta l’Autorità dell’Energia in un ruolo improprio: questo pone una pressante questione di ruolo e architettura istituzionale, perché lascia indifesi gli interessi presenti e futuri degli utenti a favore di quelli degli operatori tradizionali”.

Il WWF ricorda che per incentivare le istituzioni finanziarie e i governi del mondo ad agire immediatamente investendo nell’energia rinnovabile e nell’efficienza energetica tutti possiamo fare qualcosa facendo sentire la propria voce, firmando la petizione globale WWF per chiedere di finanziare il futuro delle rinnovabili e non il passato delle energie fossili.

Dopo il fallimento dei negoziati ONU sul clima di Varsavia serve un cambio radicale alla COP20 a Lima

wwwcop19_2_oxfam_8340Alla chiusura dei negoziati sul clima ONU di Varsavia, Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, che ha seguito i lavori in loco, commenta:
“La minaccia del cambiamento climatico ci impone una scelta chiara: un futuro in cui eventi naturali distruttivi come il tifone Haiyan saranno la norma, o un futuro alimentato a energie rinnovabili e basato su un paradigma di risparmio e uso efficiente delle risorse e dell’energia

“La mancanza di un senso di urgenza mostrata dai governi in questo processo è stata nauseante.
350Ed è per questo che abbiamo lasciato i negoziati di Varsavia prima della loro chiusura.
I negoziatori avrebbero dovuto usare il vertice di Varsavia per fare un grosso e fondamentale passo avanti verso un’azione globale e giusta contro il cambiamento climatico. Non è successo. E questo mette a serio rischio i negoziati verso il raggiungimento di un accordo globale nel 2015. Una performance simile anche l’anno prossimo sarebbe disastrosa, non solo per il progresso dei negoziati, ma soprattutto per tutte le comunità vulnerabili e per il mondo naturale da cui tutti noi dipendiamo.”

“Le industrie più inquinanti hanno imposto una lunga ombra su questi negoziati e i governi hanno messo i propri interessi davanti a quelli della comunità globale di cittadini. Tutto questo deve cambiare: non c’è nessun modo per arrivare a un forte accordo globale nel 2015 finché i governi non rifletteranno le preoccupazioni delle persone e non gli interessi dell’industria dei fossili. Accordare agli interessi dei combustibili fossili così tanta influenza sui negoziati è del tutto inaccettabile. Questa dinamica deve cambiare se i governi vogliono convincere i loro cittadini che stanno facendo tutto il possibile per affrontare il cambiamento climatico.”

“I negoziatori a Varsavia non avevano dai loro Governi il mandato di portarci verso un futuro migliore. Si sono mostrati impreparati a negoziare in buona fede, anche su questioni che colpisono le popolazioni più vulnerabili. Il governo giapponese ha ritrattato i suoi precedenti impegni per tagliare le emissioni, e il nuovo governo australiano si sta muovendo per annacquare la legislazione Nazionale sul clima, con l’apprezzamento del governo canadese.”

“La questione delle emissioni di CO2 dalla perdita di foreste sarà cruciale per i negoziati di Lima l’anno prossimo e i negoziatori hanno una solida base di lavoro nella cornice e negli accordi positivi raggiunti a Varsavia almeno su questo tema. In particolare, i negoziati di Lima dovranno
affrontare la questione dei finanziamenti all’azione contro la perdita di foreste.”

“Entro l’inizio del prossimo negoziato a Lima, abbiamo urgente bisogno di volontà politica, impegni reali, e un chiaro percorso verso un accordo complessivo e giusto a Parigi nel 2015, dove un nuovo accordo globale sul cambiamento climatico dovrà essere approvato. I Capi di Stato e di Governo dovranno arrivare al Summit dei leader ONU, convocato dal Segretario Generale per il prossimo settembre, con nuovi impegni che corrispondano alle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico; dovranno anche impegnarsi direttamente nel percorso del processo negoziale, soprattutto a Lima e in Perù, se si rivelerà necessario, senza per questo duplicare il lavoro dei ministri e dei negoziatori”.

“A Varsavia, il WWF si è unito a un ampio fronte di organizzazioni della società civile, movimenti sociali e sindacati per dire ‘Quando è troppo è troppo’. Ci impegneremo a mobilitare i nostri membri e sostenitori per fare pressione sui governi perché intraprendano azioni più concrete contro il cambiamento climatico. E lavoreremo per costruire un legame diretto tra gli esiti della ‘Social COP’ in Venezuela e le COP in Perù e in Francia.”

Alla chiusura della COP19, ci uniamo ai nostri colleghi della società civile facendo le seguenti richieste ai prossimi presidenti dei negoziati, Perù e Francia:
– Passi concreti per raggiungere la giusta ambizione prima del 2020 e un accordo equo nel 2015
– Rifiutare le industrie sporche come sponsor dei negoziati sul clima
– Garantire il diritto alla libertà di espressione e partecipazione attiva da parte delle organizzazioni della società civile ai negoziati sul clima.