Dopo l’Italia del Riciclo pubblicato anche il Rapporto Nazionale del Riutilizzo

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L’Occhio del Riciclone ha reso pubblico il terzo Rapporto Nazionale del Riutilizzo 2012

Il riutilizzo è uno dei passi essenziali per una gestione corretta dei rifiuti e nello stesso tempo uno dei cardini di una società avviata sulla strada di una certa sobrietà nei consumi per risparmiare risorse per le future generazioni.

Un capitolo del Rapporto

“I NUMERI DEL RIUSO

Non esistono ancora dati quantitativi che abbiano la rilevanza statistica per essere proiettati su una scala nazionale, però dal 2004 a oggi Occhio del Riciclone ha potuto esaminare i flussi merceologici di 22 centri di raccolta di 21 comuni del centro e del nord Italia. In alcuni di essi é stato possibile testare strumenti di valutazione del peso e del volume delle merci riusabili. In tutti i casi osservati alle merci riusabili é stato attribuito un valore al dettaglio, e per ogni località é stato stimato il potenziale commerciale di un impianto di preparazione al riutilizzo.

La stima del peso si fonda sulla rilevazione del peso di un paniere di beni rappresentativo di ciascuna delle 32 sottocategorie merceologiche adottate da Occhio del Riciclone, mentre il sistema di stima del volume si fonda sull’attribuzione diretta oggetto per oggetto di 5 differenti classi di ingombro, e in base all’osservazione di campioni statisticamente rilevanti. Il valore al dettaglio delle merci é stato misurato sui prezzi della piazza locale ed é stato attribuito a ogni singolo oggetto osservato, considerando nel computo finale esclusivamente le merci riusabili il cui valore di mercato giustifica le operazioni di selezione, igienizzazione, stoccaggio, eventuale riparazione e distribuzione all’ingrosso (con l’eccezione di alcune frazioni specifiche per le quali si é reputato preferibile ipotizzare la vendita al dettaglio).

I Comuni di Anguillara e Ciampino (Provincia di Roma) hanno rispettivamente 16.000 e 36.000 residenti e dispongono di un centro di raccolta ciascuno. Il loro potenziale di riutilizzo é pari al 46% e al 56% dei conferimenti e a 230.000 euro e 367.000 euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2007).

Nei sei centri di raccolta della città di Roma (“isole ecologiche”) le elaborazioni mostrano un potenziale di riutilizzo pari al 63% dei conferimenti, ovvero a 5.104 tonnellate e 13 milioni e mezzo di euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2005). Roma ha 2.700.000 residenti.

I due centri di raccolta monitorati a Udine, città di circa 100.000 abitanti, hanno mostrato un potenziale annuo di riutilizzo pari al 53,5 % dei conferimenti, ovvero a 638 tonnellate e circa un milione e mezzo di valore al dettaglio (rilevazioni del 2010).

I 5 centri di raccolta del Circondario Empolese Valdelsa, i cui 11 Comuni totalizzano circa 170.000 abitanti, mostrano un potenziale di riutilizzo pari a 878 tonnellate, 22.541 metri cubi e 1.658.000 euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2011).

I 7 centri di raccolta gestiti dalla Cooperativa Insieme nella Provincia di Vicenza (che totalizza circa 680.000 abitanti ma dispone di un numero maggiore di centri di raccolta comunali) hanno un potenziale di riutilizzo pari a 1.730 tonnellate, 32.000 metri cubi e 2.800.000 euro di valore al dettaglio; il 42% di questo potenziale é espresso dalla sola Ricicleria Ovest di Vicenza (rilevazioni del 2011). Se nessuno dei beni riusabili conferiti nelle riciclerie di Insieme fosse riutilizzato (ma in realtà la Cooperativa riesce a riusarne una quantità considerevole), questa frazione impiegherebbe solo 15 anni a riempire, senza compattazione, l’ampliamento di 500.000 metri cubi previsto per la discarica locale di Grumolo delle Abbadesse (meno del suo tempo di ammortamento fiscale). Il volume annuale dei beni riusabili in buono e medio stato conferiti nelle riciclerie gestite dalla Cooperativa Insieme é pari al volume di quattro piscine olimpioniche della profondità di 6 metri.

É doveroso segnalare anche la ricerca compiuta dalla società SCS a Ivrea. L’analisi compiuta a Ivrea, citata da Guido Viale nel libro “La Civiltà del Riuso” (Laterza, 2010) non può fornire percentuali di effettiva riusabilità né stime di valore, ma si riferisce a un campione di oggetti frutto di un tempo di osservazione molto ampio. Gli oggetti riusabili catalogati dalla SCS nel corso di un anno di osservazione presso 6 ecocentri sono 10.150. “La categoria generale che compare con maggior frequenza è quella dei Raee (3.544 conferimenti), seguita da oggetti di legno, prevalentemente mobili (2.808), da altri ingombranti, soprattutto imbottiture (2.052), e da oggetti genericamente in ferro (1.207).

Ma le merci riusabili presenti nel flusso dei Rifiuti Urbani non sono solo quelle conferite nei centri di raccolta. La maggior parte degli oggetti di piccole e medie dimensioni é infatti conferito presso i cassonetti stradali o nel contenitore del secco indifferenziato dove vige il sistema porta a porta; dove c’é il porta a porta, naturalmente, si registra un incremento dei conferimenti nei centri di raccolta degli oggetti di medie dimensioni o grandi dimensioni rispetto ai sistemi di raccolta stradale dove spesso vengono posizionati impropriamente al lato dei cassonetti o al loro interno. In un accurato lavoro di rilevazione compiuto nel 2008 con i rovistatori di cassonetto della città di Roma, Occhio del Riciclone ha potuto dimostrare l’esistenza, nei cassonetti della Capitale, di almeno 33 milioni di oggetti ogni anno del valore di almeno un euro ciascuno.

La rilevazione fatta sui centri di raccolta e i cassonetti stradali di Roma indica che la frazione riusabile, in termini di peso, ammonta a non meno del 3% del totale dei rifiuti urbani includendo gli assimilati, e ben si adatta alle stime compiute in altri paesi europei secondo le quali il potenziale di riuso dei rifiuti urbani si assesterebbe tra il 5% e il 10% della produzione totale a seconda dei regimi di assimilazione, e che la produzione domestica annuale di riutilizzabile di un individuo europeo medio si aggiri attorno ai 52 kg.

Facendo una proiezione di massima su scala nazionale del valore al dettaglio minimo delle merci riusabili conferite nei Rifiuti Urbani della città di Roma, risulta che in Italia le merci riusabili conferite tra rifiuti hanno un valore non inferiore al miliardo di euro.

……….

Spostando l’attenzione dalle merci riusabili conferite tra i rifiuti a quelle che attualmente già vengono distribuite dal settore dell’usato italiano, occorre innanzitutto prendere atto che ancora non esistono dati esaurienti e complessivi. Secondo le stime compiute dal Comitato Scientifico della Rete ONU il settore dell’usato italiano conta almeno 50.000 operatori e 80.000 persone impiegate. Tale stima é in apparente contraddizione con i dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, che per il 2011 registra 3405 imprese dell’usato senza però considerare alcuni segmenti e in particolare l’ambulantato che, in termini di impiego, rappresenta la parte preponderante del settore. Gli ambulanti dell’usato regolari sono omologati a tabelle merceologiche più generali, mentre quelli irregolari e gli hobbisti sono al di fuori di qualsiasi registro.

Il settore dell’usato evita il conferimento in discarica di ingentissimi volumi di potenziali rifiuti: farne una stima è alquanto problematico, per la scarsità di dati disponibili.

Una stima informale tra i principali attori del settore, fatta all’interno della Rete Onu, concorda che si può parlare di almeno due milioni di metri cubi annui di merci sottratte al conferimento tra i rifiuti e di almeno due miliardi di euro di vendite finali.

Se il settore dell’usato scomparisse da un giorno all’altro le discariche italiane riceverebbero uno tsunami di rifiuti aggiuntivo rispetto ai già molto alti volumi di indifferenziato che già devono sopportare.”

L’intero rapporto si trova qui.

Il dopo Doha non entusiasma per l’inerzia dei governi ma l’UE è preoccupata

            Dati osservati e previsioni giustificano le preoccupazioni                             dell’Unione Europea

 A novembre scorso l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha reso pubblico uno studio sulle conseguenze del cambiamento climatico sul nostro continente che questa mappa sintetizza in maniera eloquente.

climatechangeEU

 

I pericoli che corre l’Europa vanno dallo scioglimento dei ghiacciai all’innalzamento del livello dei mari, dalla desertificazione di vaste zone alla modifica dell’agricoltura,…

Pesanti saranno le conseguenze sulla salute umana e sull’economia dei vari Stati.

Qui una sintesi dello studio.

 

Concluso l’incontro internazionale di Doha sul cambiamento climatico: il mondo è pronto, i suoi leader no!

COP18_MANIFESTAZIONEWWF_400

In un anno in cui gli impatti del cambiamento climatico hanno colpito milioni di persone sia nei paesi ricchi che nei paesi poveri, i negoziatori a Doha hanno fallito nel raggiungere perfino il minimo delle aspettative ai negoziati sul clima.

Ma un ampio gruppo di organizzazioni della società civile si è impegnato a continuare la lotta per un accordo globale entro il 2015, non appena rientrati dai negoziati. 

“Alcuni paesi sviluppati hanno bloccato i negoziati facendo passi indietro rispetto ai loro impegni precedenti e rifiutandosi di prenderne di nuovi. E la cosa peggiore è che era solo una manciata di paesi – come la Polonia, la Russia, il Canada, gli USA e il Giappone” ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima Energia del WWF Italia che ha seguito i negoziati a Doha.

 

  “Ciò che ci dice la scienza,  e ciò che milioni di persone hanno sperimentato quest’anno, è che lottare contro il cambiamento climatico è ora estremamente urgente. Ogni anno è fondamentale e ogni anno in cui i governi non agiscono fa aumentare i rischi per noi tutti.” “La cartina di tornasole di questi negoziati erano: effettivi tagli delle emissioni, impegni finanziari concreti e reali contro il cambiamento climatico e la base per un nuovo accordo globale sia ambizioso che equo entro il 2015.  Invece abbiamo avuto un accordo vergognosamente debole, talmente lontano dalla  scienza che dovrebbe sollevare questioni etiche in chi ne è responsabile.”

Ma la speranza non è per nulla finita. Le comunità e le persone colpite dal cambiamento climatico vogliono sicurezza, disponibilità di cibo e acqua, energia pulita, si oppongono a progetti “sporchi” come il carbone a livello globale, e chiedono un cambiamento reale. 
Qui a Doha, per la prima volta nella storia, le persone hanno marciato per chiedere una vera leadership per affrontare il cambiamento climatico – continua Midulla del WWF Italia.

“Il passo avanti più  significativo a Doha è stato quanto accaduto fuori dai negoziati.
Movimenti sociali, organizzazioni sindacali e società civile hanno unito le proprie forze contro la mancanza di ambizione e urgenza portata al tavolo dai governi. Torneremo a casa e lavoreremo insieme per garantire che i governi agiscano con la velocità e la forza che la crisi climatica richiede. E questo include un accordo equo, ambizioso e vincolante nel 2015.”

 

Nettuno e Terracina, città così simili eppure così diverse per la gestione dei rifiuti urbani

ALLUMINIO

 

 

Nettuno avvia la raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti urbani, un confronto con Terracina

Lunedì 10 dicembre 2012, nella vicina città di Nettuno è partita la raccolta differenziata dei rifiuti con il metodo del porta a porta, inizialmente per circa 25.000 abitanti e successivamente esteso a tutta la popolazione. La città è stata divisa in quattro zone, il Borgo e le aree A, B e C. Nettuno ha una popolazione di circa 47.500 abitanti di poco superiore ai 44.500 di Terracina e un flusso turistico, soprattutto estivo, probabilmente della stessa entità di quello della nostra città; ciò permette di fare un confronto nella gestione dei rifiuti tra queste due realtà laziali molto simili.

L’amministrazione comunale di Nettuno ha chiuso il bando per i servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani differenziati con modalità porta a porta, servizi di nettezza urbana e connessi a fine 2011.

Chi volesse approfondire trova tutto alla pagina

Da una lettura rapida del capitolato si ricava un’impressione di coerenza fra le diverse parti e di aderenza alle nuove normative che spingono verso la società del riciclo.

Vi si legge, infatti, l’organizzazione del servizio dovrà essere funzionale alla massima differenziazione all’origine dei rifiuti riutilizzabili o riciclabili, con l’obiettivo di ridurre il quantitativo di rifiuti urbani da smaltire mediante conferimento in discarica.

Le caratteristiche dell’appalto:

Importo a base di gara complessivo stimato (IVA di legge e ribasso d’asta esclusi) 25.759.316,00 €

Durata e termine: Anni cinque, eventualmente prorogabile ai termini di legge e come descritto all’art 7 del C.S.A.

Modalità di finanziamento: I servizi oggetto dell’appalto sono finanziati mediante fondi propri dell’Ente appaltante, con cofinanziamento della Provincia di Roma ai sensi della DGP. 1645/48 del 21.12.2005.

 Non sfuggirà a nessuno a questo punto il ruolo incentivante della Provincia che è venuto del tutto a mancare nel caso pontino, dove per alcuni anni l’amministrazione provinciale ha distribuito a pioggia milioni di euro senza condizionarne l’erogazione a risultati positivi, né per quanto noto, attraverso un criterio oggettivo di valutazione dei progetti.

Di fronte ad una percentuale di raccolta differenziata molto bassa (3,4 % nel 2008, passata a sotto il 10% nel 2010) ed inferiore alla media provinciale (15,6%), mentre la produzione complessiva pro capite è in linea con il dato generale (529,6 Kg/ab*anno nel 2008), l’amministrazione comunale pone nell’art.4 del capitolato obiettivi consistenti.

ART . 4 OBIETTIVI

L’Amministrazione è impegnata nel raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, nello specifico :

a) ridurre le quantità di rifiuti da avviare a smaltimento;

b) migliorare la qualità dei rifiuti da avviare a recupero;

c) ridurre le discariche abusive e l’abbandono dei rifiuti;

d) raccogliere in modo differenziato le seguenti percentuali minime di rifiuti urbani:

d).1 almeno il 50% entro il 31/12/2012;

d).2 almeno il 55% entro il 31/12/2013;

d).3 almeno il 65% entro il 31/12/2014 e per gli anni successivi di vigenza dell’appalto fatti salvi

ulteriori obiettivi fissati dalla normativa futura;

Scende anche nel dettaglio imponendo:

In riferimento all’attivazione del servizio di raccolta domiciliare dei rifiuti nel Comune di Nettuno, si dovrà rispettare e/o migliorare la tempistica riportata nell’elaborato che prevede l’attivazione del servizio in due step di ca 25.000 abitanti/cad. 

Alla conclusione del primo mese di raccolta differenziata si presume di arrivare ad una percentuale di rifiuti differenziato del 30%.

Al secondo mese di raccolta differenziata si presume di confermare la percentuale di rifiuti differenziati pari al 40% .

Alla conclusione del terzo mese  si presume che la percentuale di rifiuti differenziati sia del 50%.

L’amministrazione non lascia dubbi sulla proprietà dei rifiuti urbani e si riserva il diritto di indicare, giustamente, gli impianti cui la ditta vincitrice dovrà conferire i materiali.

ART. 31 PROPRIETA’ DEI RIFIUTI E TASSA O TARIFFA

I rifiuti oggetto del presente appalto conferiti al servizio di raccolta ordinario (rifiuti urbani e rifiuti speciali assimilabili) sono di proprietà dell’amministrazione comunale e sono prelevati dalla ditta appaltatrice e conferiti all’impianto di smaltimento / trattamento e/o recupero finale che la stessa amministrazione indicherà nel rispetto della legislazione vigente.

Rimane pertanto a carico dell’amministrazione appaltante l’onere economico relativo agli oneri di smaltimento finale e trattamento dei rifiuti.

Il provento derivante dalla tassa (o tariffa) comunale per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti solidi urbani è di pertinenza del comune ed è riscosso dello stesso, analogamente rimangono di competenza comunale i benefici provenienti dalla raccolta differenziata.

Interessante la capillarità delle disposizioni che non lasciano adito a fraintendimenti di sorta come nell’art. 39 dove si parla della  Raccolta domiciliare e predisposizione raccolta differenziata presso gli edifici pubblici, scuole, stazione fs, parchi comunali, cimitero civile, spiagge pubbliche e private, campeggi.

In conclusione, il capitolato della gara d’appalto per il servizio di gestione dei rifiuti del comune di Nettuno appare abbastanza coerente con la normativa; per i costi occorre considerare che restano fuori della base d’asta la comunicazione e il conferimento negli impianti di smaltimento/recupero, fermo restando che i costi del trasporto fino a 200 km dalla città saranno coperti dall’azienda vincitrice.

Proviamo a compilare una scheda per i costi totali, senza considerare i proventi derivanti dal conferimento dei materiali differenziati e il contributo della Provincia di Roma. Inoltre, non contabilizzeremo la riduzione dei rifiuti nel corso degli anni del contratto.

Quindi, 47.500 abitanti che conferiscono ciascuno 530 kg all’anno producono nei dodici mesi 25.175 tonnellate di rifiuti.

Nel primo anno di applicazione andranno in discarica la metà, 12.587,5 ton e, poiché ipotizziamo che nella composizione del cassonetto il 30% sia costituito di organico, in un impianto di compostaggio 3776.25 ton. Supponendo che il conferimento in discarica costi 120€/ton e nell’impianto di compostaggio 100€/ton, i costi saranno per la prima 1.510.000€ e per il secondo 377.625€. A questi valori aggiungiamo un costo indicativo di 100.000€ per la comunicazione e 5.151.863 € per la base d’asta ottenendo per il primo anno un totale di 7.139.988.

Ecco una tabella per la durata dell’appalto che serve a ricavare il valore del costo totale dei servizi messi a gara dal Comune di Nettuno a parità di condizioni con quelle del Comune di Terracina e, quindi, permettere un confronto omogeneo.

Anno

% RacDiff

Discarica (ton)

Costi Disca.

(120€/ton)

Compost. (ton)

Costi Compost. (100€/ton)

Comuni-

cazione (€)

Base d’asta

Costi Totali

Primo

50

12.587,5

1.510.500

3.776,25

377625

100.000

5151863

7.139988

Secondo

55

11.328,75

1.359.450

4.153,9

415390

5151863

6.926.703

Terzo

65

8.811,25

1.057350

4.909,13

490913

5151863

6.700.126

Quarto

65

8.811,25

1.057.350

4.909,13

490913

5151863

6.700.126

Quinto

65

8.811,25

1.057.350

4.909.13

490913

5151863

6.700.126

Assumendo delle condizioni cautelative, non considerando cioè la possibile riduzione della produzione dei rifiuti nel corso dell’appalto, il fatto che le percentuali di rd potrebbero essere più alte di quelle indicate e i contributi del CONAI e della Provincia di Roma, il costo medio per anno è stimabile in € 6.833.414 che diviso per 47.500, il numero degli abitanti di Nettuno, si ottiene 144 €/ab*anno.

Lo stesso parametro fornisce per Terracina 183 €/ab*anno(8.140.000/44.500)

 Sembra, pertanto, che il valore del servizio nella nostra città sia stato sovrastimato rispetto a una valutazione di mercato. Questo sicuramente avrà il vantaggio di offrire alle aziende partecipanti al bando un incentivo  remunerativo e, quindi, potrebbe attirare anche società solide (situazione non scontata viste le difficoltà in cui versa il Comune di Terracina); altrettanto sicuramente, però, comporterà un onere a carico dei cittadini più elevato di quanto sarebbe stato con una valutazione più attenta.

“Wild Law – I Diritti della natura”, un libro di Cormac Cullinan presentato a Roma nella sede del WWF Lazio

Panda

 

 

Il WWF Italia ONG Onlus Sezione regionale Lazio e la Biblioteca Pier Lorenzo Florio sono lieti di invitarvi alla presentazione del libro

“Wild Law – I Diritti della natura”

dell’Avv. Cormac Cullinan

mercoledì 12 dicembre 2012, alle 18.00, presso la Biblioteca Pierlorenzo Florio, nella sede del WWF  Lazio,

Sala Panda, Via Po 25/C, Roma

 

Saranno presenti all’evento anche il Presidente Nazionale del WWF Italia Avv. Stefano Leoni , nonché il Direttore Scientifico Gianfranco Bologna.

L’autore Cormac Cullinan sarà in collegamento da Cape Town in Sud Africa. E’ avvocato esperto di governance e scrittore. Tiene conferenze in tutto il mondo ha lavorato sui diritti ambientali di varie nazioni africane, europee, nord e sudamericane. Nel 2008 è stato inserito nel volume “Planet Savers” che include i racconti di 301 grandi ambientalisti della storia.

Nel 2010 è stato tra i principali artefici della stesura della dichiarazione universale dei diritti della Madre Terra presentata all’Assemblea generale dell’ONU. Oggi è riconosciuto anche dai governi come un interlocutore chiave per il lavoro sui cambiamenti giuridici necessari per affrontare le emergenze ambientali.

Locandina Sezione Lazio pdf

Con la raccolta differenziata la gestione dei rifiuti costa meno, è quanto mostra il Rapporto “Italia del Riciclo 2012” presentato oggi a Roma

locand

 

 

 

La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e la FISE-UNIRE (Unione Nazionale Imprese Recupero) hanno presentato stamani a Roma il Rapporto Italia del Riciclo 2012.

 

 

 

 

<<In Italia solo il 33% dei rifiuti urbani viene recuperato, rispetto alla media europea del 42%; dopo di noi solo il Portogallo (19%) e la Grecia (18%).

Quasi la metà dei rifiuti prodotti (il 49%) finisce in discarica, ben 15 milioni di tonnellate ogni anno, mentre in Europa viene mediamente conferito in discarica il 30% dei rifiuti. Nel Mezzogiorno, se possibile, la situazione è ancora più negativa con quasi tutte le Regioni che superano ampiamente il 60%, fino alla percentuale record del 93% registrata in Sicilia. Sono queste le principali elaborazioni su dati di fonte europea (gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2010, ma da allora il trend è rimasto costante) riportate nello studio annuale “L’Italia del Riciclo”, il Rapporto promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti. …Uno dei motivi principali di questa situazione è la bassa tassazione sullo smaltimento in discarica (15 euro a tonnellate in Italia contro le 40 in Germania). Occorre dare effettiva priorità al riciclo, così come obbliga a fare la direttiva europea 98/2008 CE, ricorrendo anche agli incentivi economici o fiscali in quelle filiere, per esempio quella delle plastiche miste, dove il riciclo si trovi in condizioni di svantaggio rispetto al recupero energetico”-afferma Edo Ronchi.

Lo studio quest’anno presenta proprio in apertura un benchmark internazionale sul tema della gestione dei rifiuti che evidenzia come ancora molta strada resti da fare per raggiungere le medie europee di recupero e conferimento in discarica dei rifiuti. E’ ancora ampio il divario che ci separa dai Paesi che presentano migliori performance nel recupero di materia dai rifiuti urbani, come Austria (70%), Germania e Belgio (62%), Paesi Bassi (61%), Svezia (50%) e Danimarca (42%). Questi sei Paesi europei, oltre a un elevato tasso di riciclo e a una quota significativa di recupero energetico mostrano anche un altro dato in comune: smaltiscono in discarica tra lo 0 e il 3% dei rifiuti. In Italia, invece, sono ben 9 le Regioni che si affidano alla discarica per smaltire oltre il 60% dei propri rifiuti (Liguria, Umbria, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) e diventano 10, con la Campania, se si aggiungono a questi rifiuti quelli inviati fuori Regione o all’estero. Il Lazio, con oltre 2,5 milioni di tonnellate, è la Regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità di rifiuti urbani, pari al 74% di quelli prodotti. La sola provincia di Roma porta in discarica quasi 1,9 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno, di cui oltre 1,3 milioni solo nel comune di Roma.

Le cattive notizie per il nostro Paese non si fermano qui: secondo il Rapporto recuperiamo sotto forma di materia solo il 20% dei rifiuti (escluso il compostaggio), contro una media europea del 26%; anche il compostaggio e il recupero energetico si mantengono sotto la media del “vecchio continente”, rispettivamente al 13% (in Europa al 16%) e al 18% (29% in Europa).

In questo scenario critico, nel 2011 l’industria italiana del riciclo degli imballaggi si è mantenuta su buoni livelli sia per quantitativi, pari a 7,5 milioni di tonnellate (+2% sul 2010, quando erano 7.346), sia per tasso di riciclo, stabile al 64%: crescono carta (+3%), plastica (+4%) e vetro (+7%), in calo acciaio (-1%), alluminio (-13%) e legno (-5%). >>

Un intero capitolo del rapporto è dedicato all’Italia e all’Unione Europea con una valutazione comparata della gestione dei rifiuti.

EU15

Molto interessante il capitolo dell’analisi dei costi di gestione dei rifiuti urbani in Italia dove si sfata l’ultima leggenda, quella riguardante i costi alti della raccolta differenziata.

Dall’analisi dei dati relativi a circa 5.000 comuni (più di un semplice campione) salta agli occhi che i costi totali di gestione sono più bassi nelle Regioni dove più alto è il tasso della raccolta differenziata.

I costi totali comprendono i costi di gestione dell’indifferenziato, i costi di gestione del differenziato (decurtati dei contributi CONAI), i costi di spazzamento e lavaggio, i costi amministrativi della riscossione e i costi d’uso del capitale.

Ecco la situazione delle otto Regioni più grandi d’Italia dove la popolazione supera i 4 milioni di abitanti.

Piemonte Lombardia Veneto E.Romagna Lazio Campania Puglia Sicilia
%RD 49.3 47.4 56.7 45.6 17.8 33.4 13.7 7.3
€/ab/anno 141.69 124.51 124.72 139.90 196.82 151.78 132.12 150.77
€cent/kg 27.88 24.65 25.88 21.23 31.94 34.28 24.21 29.83

Le performances negative delle Regioni con gli alti costi potrebbero derivare anche da inefficienze del sistema di gestione dei rifiuti.

Sono stati riportati nel rapporto anche i costi per macroaree di una gestione diretta dei rifiuti.

NORD CENTRO SUD ITALIA
Costi Totali €/ab/anno 131.39 176.06 143.32 143.26
€cent/kg 24.86 28.11 29.17 26.58
Costi Totali (gestione diretta) €/ab/anno 85.03 102.19 107.87 94.09
€cent/kg 16.09 16.32 21.96 17.46

il Rapporto è scaricabile dal sito www.associazione-unire.org e dal sito www.fondazionesvilupposostenibile.org

La vera grande opera sostenuta dalle sei associazioni italiane più rappresentative

6ASSOCIAZIONI

CARTA D’INTENTI

La messa in sicurezza ambientale dell’Italia.
Le ragioni per un impegno comune delle maggiori associazioni ambientaliste italiane

Come è riemerso drammaticamente dopo il recente terremoto in Emilia, la messa in sicurezza dell’Italia rimane una emergenzA prioritaria del Paese.

Non è più possibile violentare la natura, sperperare soldi, perdere altre vite umane, far vivere milioni di persone in condizioni di insicurezza.

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha stimato siano necessari circa 40 miliardi di euro per attuare un’adeguata azione di prevenzione e realizzare gli interventi di messa in sicurezza del Paese esclusivamente in relazione al rischio idrogeologico. Ma lo stanziamento dei fondi avviene a rilento e ancora oggi gli interventi di prevenzione fanno fatica ad essere attuati su tutto il territorio nazionale. Intanto però il conto delle emergenze continua a salire. Se consideriamo il rischio idrogeologico, solo nell’arco temporale dalle emergenze dalla colata di acqua e fango che ha travolto nell’ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea, in provincia di Messina, agli eventi in Lunigiana, nella provincia di La Spezia e Genova dell’autunno 2011 sino agli eventi disastrosi si questi giorni di nuovo in Liguria e per la prima volta in Maremma, si è arrivati ad una spesa di circa 816 milioni di euro, ovvero 1 milione di euro spesi ogni giorno, solo per gli interventi di prima gestione dell’emergenza. Mentre ammontano a oltre 13,2 miliardi di euro, come comunicato a fine luglio dalla Protezione Civile, i danni registrati nelle aree colpite dal terremoto in Emilia del 20 e 29 maggio 2012. La messa in sicurezza e la cura del territorio si conferma una improrogabile riforma sociale, culturale ed economica del Paese – una necessità ampiamente riconosciuta e condivisa dall’opinione pubblica italiana – che dovrà necessariamente affrontare anche l’irrisolto problema delle bonifiche dei siti contaminati.

Per le nostre associazioni ambientaliste, forti dell’appoggio dell’opinione pubblica, è perciò importate e necessario rimettere questo tema all’attenzione delle forze sociali e politiche, del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali.

La più grande opera pubblica di cui ha veramente bisogno l’Italia.

Le associazioni ambientaliste italiane da anni si battono affinché la cura dell’Italia, la sua messa in sicurezza, sia considerata la vera, più grande opera pubblica a garanzia del futuro del Paese. Un grande progetto di sviluppo e di crescita, una formidabile opportunità in termini di occupazione, di ricerca, di coinvolgimento soprattutto delle piccole e medie imprese attive su tutto il territorio nazionale. E’ sicuramente questo il più importante e prioritario investimento pubblico nel nostro Paese, perché con la messa in sicurezza del territorio, sia quello naturale che quello urbanizzato e produttivo, si darebbe anche la migliore risposta alla necessità di un rilancio economico e occupazionale dell’Italia. Solo così si avrebbe sicuramente un intervento diffuso sul territorio, ad alta intensità occupazionale, oltre che ad elevata qualificazione professionale. Un grande investimento pubblico che, manutenendo e salvaguardando il territorio, finalmente rilanci la nostra asfittica economia e rimetta in moto le migliori energie del Paese, in particolare quelle giovanili.

Necessario e urgente è un intervento e un impegno da parte del Governo, delle Regioni e degli Enti Locali: – per portare a sicurezza e rendere meno vulnerabile il patrimonio edilizio pubblico e privato oltre che il nostro prezioso patrimonio storico-artistico;
– per ridare equilibrio e sostenibilità al fragile assetto idrogeologico del territorio, anche impedendo ulteriore cementificazione in tutte le aree a rischio di dissesto, a partire da una nuova politica della montagna ispirata ad una rigorosa azione di conservazione e prevenzione;
– per impedire ulteriore, invasivo consumo del suolo;
– per salvaguardare il nostro paesaggio, i beni storici e monumentali e quanto ancora rimasto di unico e irriproducibile nel territorio montano, nelle campagne e lungo le coste italiane;
– per una manutenzione costante volta a salvaguardare e proteggere il territorio dai rischi di dissesto, frane e inondazioni anche nei contesti urbani.

Quello che si chiede alle pubbliche amministrazioni è di passare dall’incuria alla cura del territorio, dalla speculazione selvaggia alla pianificazione sostenibile, dalla edilizia costruttiva alla edilizia di recupero e manutenzione, dall’intervento di emergenza e a posteriori alla pratica della prevenzione.

Le motivazioni evocate sono più che sufficienti per affermare che ci sono ragionevoli speranze che le sei associazioni presenti all’incontro possano lavorare assieme attorno ad una piattaforma su una tematica definita, quale la messa in sicurezza del Paese.
Un percorso da fare assieme
Sei associazioni ambientaliste: Club Alpino Italiano, Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF Italia, si impegnano in un percorso comune finalizzato a sensibilizzare i cittadini su questi temi e al confronto con le istituzioni per avere risposte concrete.

Chiediamo innanzitutto che sia costruito uno strumento di relazione, confronto e coordinamento istituzionale, un tavolo di lavoro su questi temi, che sia formalmente riconosciuto, con cui le nostre associazioni e gli altri soggetti interessati possano confrontarsi con le istituzioni di governo e dove le nostre proposte possano essere ascoltate e assunte.

Vogliamo far crescere la sensibilità e l’attenzione verso questa emergenza con iniziative pubbliche nel nostro Paese dove illustrare le ragioni per la messa in sicurezza e la cura dell’Italia.

Club Alpino Italiano – Fondo Ambiente Italiano – Italia Nostra
Legambiente – Touring Club Italiano – WWF Italia

La fisica della sobrietà, un libro di Gian Vittorio Pallottino presentato dal WWF Litorale Romano

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Il WWF Litorale Romano presenta il libro “La fisica della sobrietà” di Gian Vittorio Pallottino

 Possiamo continuare nella crescita dei consumi di beni materiali e di energia che ha caratterizzato gli ultimi decenni? La risposta è no. Per una lunga serie di valide ragioni, che vanno dal rispetto per l’ambiente e per le generazioni future alla futilità inappagante di questa insostenibile corsa verso lo spreco. La verità è che si può vivere benissimo consumando meno, anche molto meno. E infatti l’idea che «ne basta la metà» è il filo rosso che attraversa tutta l’opera. Le modalità e i mezzi di cui disponiamo per ridurre gli sprechi di energia e non solo ci vengono insegnati dalla fisica, nei suoi termini più semplici ed elementari, quando la applichiamo alle situazioni quotidiane della vita comune, per cercare di capire come funzionano gli oggetti e i dispositivi che ci circondano: si va dal riscaldamento delle case all’illuminazione degli ambienti, dai modi di cucinare  all’impiego dell’automobile e alla gestione dei rifiuti. È possibile innescare un sistema virtuoso di nuove abitudini, avvalendosi delle innovazioni che ci offre una sana applicazione dei ritrovati della scienza, ma anche con qualche balzo nel passato, nel recupero di comportamenti di sobrietà quasi perduti ma non del tutto dimenticati.

Gian Vittorio Pallottino illustrerà gli argomenti del libro presso la Lega Navale di Ostia, venerdì 7 dicembre, alle ore 18.

L’indirizzo è Lungomare Duilio, n.36 (vicino alla stazione metro Castel Fusano)

Per info e prenotazioni:

WWF Litorale Romano

e-mail:  wwflitoraleromano@gmail.com

Un Natale sostenibile? Secondo il WWF si può, ecco il dec-albero

HI_257785_300x169 Anche quest’anno il WWF ha fatto il suo tradizionale “dec-albero”: dieci consigli pratici per ridurre l’impronta ecologica del proprio Natale, tradizionalmente la festa più “ad alto consumo” dell’anno

1. Albero locale o artificiale di riciclo. Per avere un albero sostenibile il Wwf consiglia di rinunciare all’acquisto del classico abete coltivato apposta per la festività. Esistono in commercio alberi artificiali realizzati con materiale riciclato (cartone, plastica). Una soluzione è anche quella di addobbare i nostri alberi tipici, anche gli stessi che abbiamo in terrazzo o in giardino. Nel caso non si riuscisse a fare a meno di un abete tradizionale, è importante controllare che sia certificato, ovvero prodotto in vivai specializzati per i periodi natalizi. Poi, naturalmente, va tenuto e tenerlo rigorosamente lontano da fonti di calore, meglio se in balcone o in giardino. Dopo le feste possiamo sempre piantarlo in un giardino o in parco pubblico in città. Sono molte le iniziative che ogni anno sensibilizzano i consumatori al recupero degli alberi al termine delle feste. Tra queste quella di Ikea, che collabora attivamente con il Wwf: per ogni albero restituito, 3 euro andranno ai progetti dell’associazione.

2. Luminarie a basso consumo. Il Wwf, infatti, ricorda che illuminare case e strade 24 ore al giorno comporta un inutile aumento dei consumi elettrici e delle emissioni. Meglio utilizzare lampadine a basso consumo o a led, che consumano fino a un decimo delle normali lampadine, e accenderle solo in momenti particolari.

3. Stoviglie all’antica. Per il cenone andrebbero vietati tassativamente piatti, bicchieri e posate usa e getta. Magari quando si lavano si può pensare a quanto abbiamo inquinato meno.

4. Niente foi gras, caviale o aragoste. Per il cenone è meglio scegliere ricette tradizionali a base di ingredienti a chilometri zero e di stagione, riducendo così le emissioni di CO2 nei trasporti su ruota guadagnando in gusto e freschezza dei prodotti. Evitiamo magari prodotti come il patè de foi gras, che comporta enormi sofferenze agli animali, i datteri di mare (specie protetta  e la cui raccolta mette a rischio le scogliere marine), le aragoste sull’orlo dell’estinzione. Il caviale è ricavato da diverse specie di storioni, molte delle quali sono già commercialmente estinte in molte aree del pianeta: fondamentale scegliere caviale “certificato” o da acquacoltura e invitate il rivenditore a fare lo stesso. Per orientarsi in pescheria si può scaricare la guida ‘Sai che pesci pigliare?‘.

5. Più prodotti locali e di stagione, poca carne. Per il cenone il Wwf consiglia di scegliere ricette tradizionali a base di ingredienti di stagione e locali.

6. Vacanze responsabili che aiutano la biodiversità. Per molti le festività sono una buona occasione per ritagliare qualche giorno di vacanza fuori casa. Il consiglio del Dec-albero è di scegliere mete italiane o comunque raggiungibili in treno, invece di località esotiche e lontane; si eviteranno consistenti emissioni di CO2 e magari, si scopre qualche angolo del nostro Paese che forse ci sfugge.

7. Regali, niente specie esotiche o prodotti derivati, alimentano il commercio illegale;

8. Shopping in bici o con mezzi pubblici, muniti di sporte riutilizzabili.

9. Regalare elettrodomestici e apparecchi tecnologici solo se ‘efficienti’. Se si sceglie di regalare apparecchi come televisori, computer o stereo, è importante preferire quelli che possono essere spenti completamente, invece di rimanere in standby, e che comunque abbiano standard elevati di efficienza energetica.

10. Sì a prodotti biologici, del commercio equo e solidale e a basso impatto ambientale e sociale.

Se volete fare un regalo fuori dagli schemi, allora si  può scegliere di adottare – naturalmente a distanza – un gorilla, specie simbolo della campagna Wwf ‘Green Heart of Africa’ per salvare il Cuore verde dell’Africa. Oppure aiutare le ‘nostre’ specie alpine, come l’orso bruno o il lupo, al centro della Campagna Wwf Alpi, uno dei luoghi più selvaggi d’Europa dove 30.000 specie animali e 13.000 specie vegetali devono convivere con centinaia di migliaia di residenti e turisti che ogni anno la frequentano, non sempre in modo sostenibile. Oppure ancora si possono adottare gli elefanti, decimati dal bracconaggio per il commercio illegale dell’avorio. Novità 2012 il trio felino, triplo regalo per adottare insieme un leone, una tigre e un ghepardo, ma ci sono anche delfini, foche, orsi polari, oranghi e panda. Adottando una specie si possono ricevere certificati di adozione, peluche delle specie adottate, planisferi da completare con gli adesivi degli animali ma anche shopper Wwf, screensaver e firme digitali personalizzate. Questo e molto altro si può scoprire con l’App ‘Wwf Adoption’ per iPhone e Android.

Concessioni delle spiagge fino al 2045?

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Con l’approvazione di questa norma, si darebbe il via libera a procedura d’infrazione dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia.

 

“Un inciucio bipartisan che potrebbe far slittare le concessioni degli stabilimenti balneari di altri 30 anni, dal 2015 al 2045, in piena violazione degli obblighi comunitari fissati dalla cosiddetta Direttiva Bolkestein sulla concorrenza”.
Così il WWF Italia commenta l’emendamento proposto, in commissione Industria al Senato, dai relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd), al provvedimento che converte in legge il D.l. Sviluppo che propone di prorogare le concessioni demaniali fino al 2045.

“Il rischio di prolungare di altri 30 anni il termine di scadenza delle concessioni, fissato attualmente al 31 dicembre 2015, diventerebbe realtà se la settimana prossima l’Aula del Senato dovesse confermare l’emendamento. E, poiché il provvedimento dovrà essere convertito entro il prossimo 17 dicembre, pena il suo decadimento, il passaggio alla Camera non permetterà ulteriori modifiche che poi comporterebbero un nuovo passaggio al Senato reso impossibile dai tempi”.

“I senatori Vicari (Pdl) e  Bubbico (Pd), promotori della norma ‘salva-concessioni’, hanno fatto finta di dimenticare che questa legislatura aveva già visto tentativi analoghi, tutti falliti proprio perché, in palese violazione degli obblighi comunitari, avrebbero comportato automaticamente l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia producendo l’obbligo di ritirare il provvedimento. Falliti anche i tentativi di aggirare la direttiva, come nel caso del  Decreto Sviluppo 2011 (n.70 30 maggio 2011),  con cui si prevedeva una norma che introduceva un diritto di superficie in favore dei titolari delle concessioni demaniali : anche tale norma non è mai stata varata proprio  per  contrasti sia con l’ordinamento giuridico italiano che, soprattutto, con la cosiddetta direttiva Bolkestein (direttiva 2006/123/CE, relativa ai “servizi del mercato interno”), recepita in Italia con il decreto legislativo n. 59 del 26 marzo 2010”.

“C’è dunque una classe politica che continua ad illudere le migliaia d’imprenditori balneari che potranno trovare le proprie garanzie solo all’interno del quadro comunitario. In questo senso il WWF ritiene che per salvaguardare le imprese familiari ed il loro legame con il territorio, occorre individuare una forma di applicazione della Direttiva Bolkestein dove l’elemento  di valutazione, ai fini dell’assegnazione di un area demaniale, non può essere la sola offerta economica,  ma la scelta di un progetto di gestione indirizzato ispirato a criteri di sostenibilità, salvaguardia, promozione territoriale, qualità dei servizi, legame dell’impresa col territorio”.

“Una soluzione potrà essere dunque trovata solo vedendo con realismo il profilo giuridico della questione e comprendendo, soprattutto da parte dei gestori degli stabilimenti,  che le concessioni ultradecennali, che di fatto trasformano i beni demaniali in beni di proprietà degli assegnatari, non sono previste neppure dal nostro ordinamento. Se il Parlamento dovesse insistere sulla strada sbagliata, assunta dalla Commissione industria di Palazzo Madama, sarebbe inevitabile l’azione dell’Unione Europea e la conseguente penosa retromarcia che poi l’Italia dovrebbe fare dopo l’ennesima falsa promessa fatta dalla politica senza che questa possa essere mantenuta”.

Secondo il dossier WWF Italia  “Spiagge d’Italia: bene comune, affari per pochi” – un viaggio lungo le rive di 15 regioni costiere grazie all’aiuto dei volontari WWF – sui nostri litorali ci sono 12mila stabilimenti balneari (erano 5368 nel 2001), uno ogni 350 metri, per un totale di almeno 18.000.000 metri quadri e 900 km occupati – ovvero quasi un quarto della costa idonea alla balneazione (lo sono 4.000 km sugli 8.000 km di coste italiane). Un giro di affari che interessa 30.000 aziende e circa 600.000 operatori (indotto compreso), con canoni spesso irrisori rispetto ai reali profitti delle strutture attuali (un tempo valevano per l’affitto di sdraio e ombrelloni, ora per ‘cittadelle permanenti’ di servizi commerciali, piscine, negozi…), favorito da un’applicazione normativa sulle aree demaniali che ha travalicato lo spirito della legge.