Il prefabbricato di via delle Arene a Terracina è diventato una bomba ecologica

Lo smantellamento dell’edificio scolastico prefabbricato di via delle Arene sta suscitando viva preoccupazione tra i genitori dei piccoli frequentatori della confinante scuola dell’infanzia e elementare “Giovanni Paolo II”.

Lo stato di abbandono in cui versano alcune parti dell’edificio giustifica tali preoccupazioni e rende inspiegabile il ritardo con cui l’amministrazione pubblica sta intervenendo.

I danni alla struttura appaiono in tutta la loro gravità negli spazi interni dove dalle fessurazioni del tetto e delle pareti entra l’acqua piovana creando a terra piccole pozze d’acqua.

E’ appena il caso di ricordare che il suo prolungato mantenimento, oltre a tutti i gravi rischi insiti in una struttura contenente amianto, ha anche impedito di realizzare l’accesso alla nuova scuola “Giovanni Paolo II” dalla parte di via Cambellotti, accesso attualmente praticato dalla parte di via Badino che nelle ore di ingresso e di uscita è molto frequentata. Si vengono a creare intasamenti e situazioni di oggettivo pericolo per i piccoli frequentatori e i loro genitori.

Resta, altresì, inspiegabile l’insistenza delle numerose associazioni ospitate nei locali a rimanervi oltre ogni logica; una permanenza che forse è stata una concausa del ritardo dello smantellamento.

L’amianto è un materiale altamente pericoloso e un eventuale approfondimento sul tema può farsi tra le pagine del sito ASSOAMIANTO

In particolare vi si trovano le tecniche d’intervento per i materiali contenenti amianto e la normativa regionale del Lazio Delibera Giunta Regionale 10/11/1998, n. 5892: Piano regionale di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica al fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.

Per evitare eventuali rischi oltre a quelli già corsi in tutti questi anni dai residenti nel quartiere e dai piccoli scolari a causa della convivenza con un edificio pieno di amianto e dalla dubbia manutenzione, sarebbe opportuno spostare l’intervento che sta per realizzarsi in tempi in cui la scuola non sia frequentata e che inoltre sia realizzato in modo da garantire anche la popolazione residente nelle adiacenze da ricadute di polveri pericolose.

Quando la buona volontà non basta: il porta a porta nel centro storico di Terracina

Sta finendo la prima settimana di applicazione del nuovo sistema di raccolta dei rifiuti urbani in una zona limitata di Terracina.

E’ troppo presto per dare un giudizio motivato, dobbiamo far crescere l’esperienza in corso.

Per evitare, però, una situazione irrecuperabile con sacchetti sparsi per terra e/o migrazione dei rifiuti da un quartiere all’altro occorre correggere in corso d’opera eventuali disfunzioni derivanti da una comunicazione affrettata, passaggi saltati degli operatori, ritardi nel ritiro dei materiali, orari non concordati con i cittadini, resistenza di alcuni di questi ad accettare il nuovo sistema….

I cassonetti stradali dovranno essere portati via prima possibile anche per convincere i renitenti che il sistema di raccolta dei rifiuti è veramente cambiato.

Le strade pontine si tingono di giallo

I bordi delle strade pontine si stanno ingiallendo, non è l’effetto del caldo sole primaverile ma la conseguenza di un uso ormai radicato di erbicidi che ogni anno chi ha in gestione le nostre strade ritiene unico mezzo per stroncare lo sviluppo di erbe.

Un tempo veniva usato un prodotto chimico agrario contenente intorno al 30% di glisofato.

Da Wikipedia:  “Il glifosato è spesso erroneamente associato alla categoria dei cosiddetti prodotti “seccatutto”, cioè a quei principi attivi non selettivi (risultano tossici per tutte le piante) come i dipiridilici, assorbiti per via fogliare. In realtà il glifosato, a differenza di altri prodotti, viene assorbito per via fogliare, ma successivamente traslocato in ogni altra posizione della pianta per via prevalentemente floematica. Questo gli conferisce la caratteristica di fondamentale importanza di essere in grado di devitalizzare anche gli organi di conservazione ipogea delle erbe infestanti, come rizomifittoni carnosi ecc., che in nessun altro modo potrebbero essere devitalizzati.

L’assorbimento del prodotto avviene in 5-6 ore, e il disseccamento della vegetazione è visibile in genere dopo 10-12 giorni”.

Dalle avvertenze presenti sulle confezioni di questo erbicida si deduce la sua pericolosità nel maneggiarlo.

Una volta raggiunto l’obiettivo di essiccare le erbe spontanee diventa innocuo per gli essere viventi? Non lascia residui? E se il ciglio della strada prendesse fuoco (avviene spesso d’estate), si libererebbero nell’aria elementi pericolosi per l’uomo?

Non sappiamo se quest’anno sia stato usato lo stesso erbicida o un altro prodotto, certo è che percorrendo la Pontina da Terracina a Latina si viaggia in mezzo a campi di un verde intenso, orlati da due nastri ininterrotti di erbe gialle che ricoprono i cigli stradali. La sola vista è impressionante, specialmente quando si passa accanto alla recinzione del Parco Nazionale del Circeo, nemmeno questa risparmiata dalla lunga pennellata di giallo.

Dal punto di vista ambientale se proprio si deve intervenire per evitare il rischio di incendi o altro lungo le strade, sarebbe meglio il taglio, ma più avanti nella stagione, quando la vegetazione erbacea annuale ha svolto il suo ciclo vitale ed è ormai in fase di senescenza.

Rinnovabili, Wwf : gli incentivi vanno mantenuti e modulati per decarbonizzare l’Italia

Roma, 2 apr. – (Adnkronos)


”Gli incentivi per le rinnovabili vanno mantenuti e modulati sull’esigenza di tagliare le emissioni di Co2 e di sviluppare l’economia del futuro, cioè la ‘Green Economy’, in Italia, non certo sulla necessità di tappare le falle di un sistema energetico distorto basato sui combustibili fossili”.

Questo l’appello del Wwf Italia che interviene di nuovo nel dibattito aperto sul V Conto energia, in fase di definizione da parte del governo.

Il presidente dell’Enel, Andrea Colombo, ha dichiarato che ‘lo sviluppo delle rinnovabili, unito alla stagnazione della domanda, sta rendendo difficile la copertura dei costi di produzione degli impianti convenzionali, mettendone a rischio la possibilità di rimanere in esercizio’.

“Peccato che queste parole non fossero un mea culpa dell’Enel e di molte altre utility per non aver saputo vedere dove sta andando il mondo, investendo in modo sbagliato”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile policy clima ed energia del Wwf Italia. Anche dal punto di vista occupazionale i settori dell’efficienza energetica e delle rinnovabili rappresentano il futuro: in Germania oggi operano nel settore delle rinnovabili ben 340 mila addetti, mentre i lavoratori del carbone (base tradizionale dell’economia e della produzione energetica tedesca) sono ridotti a circa 50 mila.

”Quello del peso sulla bolletta è un falso problema – conclude il Wwf – Gli Italiani, che pagano ancora le compensazioni per il nucleare chiuso 25 anni fa e le accise sulla benzina per la guerra di Abissinia del 1935 non vogliono certo vedere cadere proprio gli investimenti sul futuro. L’importante è favorire un vero sviluppo industriale legato alla Green Economy e modulare gli incentivi in modo da garantire le migliori tecnologie e gli impianti che rappresentino un vero vantaggio economico e ambientale”.

Ora della Terra: un successo !

Ora della Terra: un successo !

Si è conclusa l’Ora della Terra del WWF, la “maratona” globale per il pianeta che il 31 marzo, alle 20.30 locali in tutti i fusi orari, ha coinvolto la cifra mai raggiunta di 150 Paesi e oltre 6500 città in tutto il mondo, spegnendo in un’ondata di consapevolezza e attivazione contro i cambiamenti climatici e per un futuro sostenibile, i più bei monumenti e luoghi simbolo di tutto il pianeta, oltre a edifici pubblici, uffici, negozi e abitazioni private. Anche grazie a te è stato un successo.

In tutto il mondo hanno parteciparto 2 miliardi di persone. Guarda il video ufficiale  ( http://wwf.it/oradellaterra/) di quello che è successo a Roma e le immagini (http://wwf.it/oradellaterra/foto.aspx) dall’Italia e nel mondo.

Nella provincia di Latina hanno aderito i comuni di Sezze, Terracina, Ventotene oltre a quello del capoluogo; ma anche numerosi cittadini da soli o mobilitati dalle loro associazioni hanno organizzato piccole ma significative iniziative.

WWF: “LAZIO SOTTOSCACCO CON UN PIANO INADEGUATO E INVESTIMENTI COSTOSI SU DISCARICHE E INCENERITORI”

RIFIUTI

 

Nel Lazio l’ecotassa tra le più basse d’Europa, per un introito di 42 mln euro l’anno.  In discarica e negli inceneritori l’85% dei rifiuti prodotti, pari  2 mln e 800mila tonnellate annue

 

L’appello al Ministro Clini: parta dal caso Lazio per rivedere le politiche di gestione dei rifiuti nel nostro Paese, puntando su meccanismi di sostegno e disincentivazione fiscale ed economica

 

In coda: in 5 punti le proposte del WWF per uscire da un’emergenza voluta e il caso Napoli

 

Da almeno quindici anni nella Regione Lazio sembra non si possa avere altra scelta che quella di investire su impiantisca da combustione e realizzazione di discariche.

Un sistema che secondo la ricostruzione presentata oggi dal WWF, sulla base dei dati estratti da diverse fonti, si rivela significativamente costoso e con un risultato in termini di benefici ambientali ed economici addirittura dannoso.

Da un confronto con gli altri stati europei in Italia i disincentivi fiscali sullo smaltimento sono molto bassi e non riescono a disincentivare tale pratica. Anche per questi motivi si continuano a programmare nuovi impianti di trattamento termico e discariche. Per quanto riguarda il Lazio l’ammontare dell’ecotassa è ferma ai valori del 1997, ciò fa si che nella nostra regione vengano smaltiti circa l’85% dei rifiuti prodotti pari a 2 milioni e 800 mila di tonnellate annue .

Questo quadro è aggravato dal fatto che i cosiddetti impianti di termovalorizzazione beneficiano di appositi incentivi, mentre per quelli di riciclaggio non vi è alcuna previsione di sostegni finanziari diretti o indiretti.

Il WWF ritiene che il costo dell’ecotassa dovrebbe essere aumentato, al fine di disincentivare smaltimento ed incenerimento, vincolando inoltre  la destinazione dell’ammontare realizzato al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio.

Solo così si riuscirà a invertire la rotta verso il recupero dei materiali, verso cioè la Società del riciclaggio a cui l’Europa ci chiama.

Sottrarre le incentivazioni per l’impiantisca da combustione, destinandoli alla raccolta differenziata darà modo di programmare la progressiva uscita dalla dipendenza delle discariche e degli inceneritori, contribuendo, inoltre, all’abbassamento dei costi del sistema in generale e soprattutto sulle tariffe applicate ai cittadini.

“A pochi mesi dalla approvazione del Piano Regionale sui Rifiuti, –– dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio – pubblicato lo scorso 14 marzo, insomma,  si ha già la convinzione che lo stesso non solo non possa portare quei benefici legati alla corretta pianificazione, prevista dalla gerarchia dei rifiuti comunitaria, ma addirittura ad una sicura condanna da parte della Comunità Europea avendo lo stesso di fatto puntato sulla realizzazione degli impianti per la produzione di CDR e sulla combustione dello stesso. Si aprano immediatamente i siti di compostaggio senza i quali è impensabile prevedere l’avvio di una serie puntuale raccolta differenziata porta a porta.

Convertire gli attuali TMB in siti di compostaggio potrebbe essere una scelta di facile realizzazione nel breve termine. A Roma, per esempio, abbiamo solo l’impianto di Maccarese che riceve il 35% dell’organico raccolto nella Capitale, destinando al Nord il rimanente, con enormi costi gestionali che erroneamente vengono imputati al sistema porta a porta”, conclude Ranieri.

“Siamo molto interessati alle azioni che assumerà il Ministro Clini . Infatti potrebbe partire dal caso del Lazio per rivedere le politiche di gestione dei rifiuti nel nostro Paese. Spetta allo Stato introdurre meccanismi di sostegno e di disincentivazione fiscale ed economica, che sono il migliore strumento a disposizione delle Amministrazioni per cambiare i modelli di gestione. Come è successo in altri stati europei, potrebbe avvenire anche nel nostro Paese. – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia – Lo studio, che presentiamo oggi, sfata molti miti, a cominciare da quello che una maggiore raccolta differenziata costa di più. Infatti, i costi unitari di gestione dei rifiuti sono più alto dove è più basso il livello di differenziazione. Inoltre, dimostra come nel Lazio esistono già oggi risorse sufficienti per sostenere la raccolta porta a porta, la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti. E’ dunque solo una questione di volontà.”

In conclusione il WWF chiede alle Amministrazioni di agire subito secondo le cinque priorità per far uscire questa regione dalle finte logiche emergenziali.

LE PROPOSTE WWF: 5 PUNTI PER USCIRE DA UN’EMERGENZA VOLUTA. Cinque i punti di immediata applicazione che farebbero uscire la regione da questa situazione di emergenza voluta.

1. Si deve immediatamente attivare un programma di prevenzione con precisi obiettivi e relative scadenze.

2. Si deve raggiungere il 65% di raccolta differenziata spinta utilizzando il sistema porta a porta.

3. Si deve sostenere l’attività di riciclaggio attraverso il finanziamento di impianti di compostaggio, ma soprattutto curarne l’effettiva loro realizzazione;

4. Si deve aumentare l’ecotassa,  per disincentivare il trattamento termico e lo smaltimento.

5. Vincolare l’ecotassa al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio.

‘PORTA A PORTA’ A NAPOLI: ALTO GRADIMENTO IN 6 QUARTIERI. Uscire dall’emergenza rifiuti con la raccolta differenziata ‘porta a porta’ è possibile. Lo dimostra proprio l’esperienza di sei quartieri di Napoli (Bagnoli, Colli Aminei, Rione Alto, Ponticelli, Chiaiano e San Giovanni a Teduccio), premiata dal WWF Italia come una delle 9 buone pratiche italiane nell’ambito del concorso “ City Challenge – Reinventiamo le città”, lanciato in occasione di Earth Hour 2012 (31 marzo). Ma a promuovere il ‘porta a porta’ a Napoli, realizzato dal WWF Ricerche e Progetti, sono stati innanzitutto i cittadini, come testimoniano i risultati dell’indagine del Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, volta a misurare la soddisfazione dei circa 150mila cittadini coinvolti e condotta su un campione di 602 intervistati , tra il 20 dicembre 2011 e il 23 gennaio 2012, secondo la quale il 77,8% degli intervistati è rimasto complessivamente soddisfatto del servizio: l’ 8% in più dell’anno scorso. Il dato più eclatante riguarda la ritrovata fiducia dei cittadini in Asia e nel Comune di Napoli: salita dal 29,3% del 2010 al 47,3%. Venti punti in più.

Ulteriori documenti, distribuiti oggi in conferenza stampa su cd, possono essere richiesti all’ufficio stampa del WWF

 

Roma, 28 marzo 2011

Raccolta differenziata:Regione Puglia commissaria Comuni pigri, quando si muoverà la Regione Lazio?

Non sono riusciti a varcare la soglia del 15% della raccolta differenziata

20 marzo 2012

(ANSA) – BARI, 20 MAR – Su proposta dell’assessore all’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro la giunta regionale pugliese ha adottato un provvedimento di nomina di commissari ad acta per 46 comuni pugliesi che non riescono a varcare la soglia del 15% in materia di raccolta differenziata dei rifiuti e che  non hanno presentato proposte relative ad interventi per il potenziamento dei servizi dedicati a valersi sui fondi PO Fesr 2007-2013. Lo ha reso noto lo stesso assessore regionale al termine della riunione odierna della giunta regionale.

”Nel 2010, con delibera di giunta nr. 2989, – sottolinea Nicastro – avevamo messo a disposizione dei comuni non capoluogo 23milioni di euro per dare uno stimolo forte ai sistemi di raccolta nell’ottica di una differenziata spinta, all’interno di una serie di iniziative volte a migliorare il dato regionale”. ”Con successivi provvedimenti – spiega ancora Nicastro – abbiamo piu’ volte riaperto i termini, registrando tuttavia l’inerzia di alcuni comuni che non sono riusciti ad attingere alle risorse per concorrere proficuamente agli obiettivi regionali. Nonostante, l’esempio di nuove realtà virtuose come Rutigliano e San Severo, abbiano confermato che il risultato sia possibile e a portata di mano”.

”Il provvedimento di oggi – sottolinea Nicastro – e’ un ulteriore tentativo, parallelamente ad una ulteriore deroga dei tempi per l’accesso ai fondi, di responsabilizzare gli enti locali, di avviare con loro una interlocuzione diretta individuando nei vertici delle loro strutture tecniche l’interfaccia per gli uffici regionali”.

31 marzo 2012 Torna l’Ora della Terra

31 marzo 2012 alle ore 20.30 torna l’Ora della Terra, il più grande evento globale del WWF.

Il mondo si spegne per un’ora: città, monumenti, singole abitazioni.

Un gesto simbolico contro i cambiamenti climatici ma anche l’impegno, concreto, di ognuno per la sostenibilità ambientale.

In provincia di Latina hanno aderito finora i Comuni di Latina,  Sezze, Terracina e Ventotene.

Il capoluogo spegnerà le luci di Piazza del Popolo, il comune lepino spegnerà le luci di Piazza del Duomo, la cittadina tirrenica lascerà al buio per un’ora il tempio di Monte sant’Angelo e l’isola del sole spegnerà le luci del centro storico.

RIFIUTI NEL LAZIO La sentenza di Palazzo Spada è allarmante

Un’altra discarica e un altro inceneritore in più

C’è chi pensa “sia solo un caso” che proprio a valle dell’incontro voluto dal Ministro Clini sulla situazione laziale dei rifiuti spunti a sorpresa la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato che riforma la sentenza del TAR Lazio con cui erano state accolte le istanze del WWF, dei cittadini, dei comitati, dei comuni limitrofi in relazione alla richiesta di dichiarare illegittime le autorizzazioni per la realizzazione dell’impianto di gassificazione di Albano con annessa discarica.

Ricordiamo che il parere sulla valutazione d’impatto ambientale rilasciato ai termini di legge era risultato negativo, avendo accolto la Regione Lazio, tra le altre, anche le osservazioni proposte dalla nostra associazione.

In seguito per converso secondo un iter processuale che a tutt’oggi riteniamo forzato l’impianto ricevette il parere favorevole: una fortuna per i proponenti quantificabile in ben cinquecento milioni di euro, tanto quanto chiese il Coema, società proponente, come risarcimento alla Regione Lazio a seguito del parere negativo assunto, salvo poi ottenerne la conversione in positivo.

Il Coema all’epoca formato da Pontina Ambiente, Ama e Acea si proponeva come la possibile sintesi politica per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti, cioè quel meccanismo basato su discariche e inceneritori vocato evidentemente per convenienza imprenditoriale verso la combustione di carta e plastica con alto potere calorifico, quelle stesse materie che dovrebbero essere indirizzate alla filiera per il recupero attraverso il riuso, riciclo e riutilizzo.

“Un allarmante precedente giurisprudenziale – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio – quello sancito da Palazzo Spada, che vede qualificare un legittimo provvedimento finale di rigetto ‘quale privo del carattere della definitività dovendo valere, nella sostanza, come preavviso di rigetto’. Da oggi in poi ogni parere di valutazione di impatto ambientale potrà avere quella aleatorietà che certo non garantirà un giudizio sereno in merito ai reali effetti sull’ambiente di un determinato impianto. Siamo preoccupati in riferimento al quadro complessivo sulla discussione della gestione dei rifiuti, per la forzata ostinazione a perseverare in direzioni sbagliate e contrarie a qualsiasi principio comunitario ma soprattutto di buon senso, in spregio a quello che è il volere della collettività, che ben conosce il valore della conservazione dell’ambiente e la garanzia che esso rappresenta per la salute e la qualità della vita. Usiamo quei cinquecento milioni di euro per aprire subito siti di compostaggio, per avviare la raccolta differenziata spinta, per incentivare le filiere e le imprese ad esse collegate, introduciamo la cauzione sugli imballaggi. Alla fine di tutto ciò a cosa potrà mai servire un inceneritore?”.

Roma, 23 marzo 2012