Da Terracina a Barbiana: emozioni tra natura, impegno sociale e spiritualità

Giovedì 29 agosto il parco della RIMEMBRANZA ha ospitato Paolo Landi, un ex allievo di don Milani che ha presentato il suo libro “La repubblica di Barbiana”.

Il racconto di Landi degli anni trascorsi con il Priore, dei sacrifici quotidiani all’interno di una natura ostile e la rievocazione di un ambiente affettivo dove l’ultimo era al centro degli interessi di tutti, hanno affascinato oltre ogni dire alcuni nostri concittadini già influenzati, anche professionalmente, dal messaggio che alla fine degli anni 60 arrivava da Barbiana.

Così, dopo un mese, nel fine settimana del 28/29 settembre, un gruppo di amici e soci del WWF di Terracina ha partecipato al Cammino di don Milani, una iniziativa promossa da Viviana Ballini, figlia di Maresco, un ex allievo del Priore quando ancora operava nella chiesa di san Donato di Calenzano.

Sono stati due giorni di cammino per congiungere idealmente Calenzano e Barbiana, i luoghi che hanno visto l’azione educatrice di don Milani per sette anni nella prima città e per tredici nella seconda Parrocchia dove si è conclusa la sua esistenza.

 

Abbiamo camminato nel Parco culturale di Monte Giovi attraversando boschi di faggi e castagni dove la geologia, la botanica e l’architettura dei luoghi sono stati lo scenario in cui hanno operato i giovani partigiani toscani della resistenza al nazifascismo e il don Milani della scuola di Barbiana.

 

Il sabato la nostra comitiva, prima di partire, ha incontrato nella Chiesa di San Donato a Calenzano alcuni ex allievi di don Milani che, dopo aver raccontato l’impegno e il modo di agire del Priore, hanno illustrato come ancora oggi, attraverso una Fondazione, si continua a operare organizzando nella modernissima Biblioteca di Calenzano corsi di integrazione scolastica per ragazzi in difficoltà, incontri e dibattiti sulla figura e gli insegnamenti di don Milani.

 

 

(I camminatori e gli ex allievi a San Donato di Calenzano)

 

 

 

 

A fine giornata abbiamo fatto tappa in quota, in un agriturismo della zona di Prati Nuovi, e qui abbiamo trovato ad attenderci alcuni ex allievi della scuola di Barbiana che hanno voluto ricordare i tanti momenti vissuti nella scuola.

 

 

 

 

Mileno e Fiorella seduti attorno al tavolo ci hanno incantato con le loro parole. Ricordi semplici, di gesti affettuosi, di parole a volte severe, di attenzioni paterne, di un insegnamento a 360 gradi, fatto soprattutto di esempio, di coerenza, di Cura. I CARE. Il motto di don Lorenzo, prendersi cura, preoccuparsi degli altri, capire le cause, le motivazioni, sciogliere i nodi e soprattutto ridare la parola a chi non ce l’ha per renderlo libero.

Una scuola intesa in senso integrale, che non puntava a riempirli soltanto di nozioni ma che li ha preparati ad essere “cittadini sovrani” sottraendoli ad un futuro oscuro di accettazione della realtà e di egoismo individuale.

Fiorella sembra ancora la bambina delle foto, gli stessi lineamenti, lo stesso sorriso aperto. “Quella sono io” si è riconosciuta con gli occhi lucidi di commozione ed è stato bello vederla commuoversi durante la visione del documentario che avevamo portato da Terracina, in cui si ascoltava don Lorenzo parlare e si vedevano i bambini e le bambine intorno al tavolo fare merenda e i bambini più grandi tuffarsi nella piscina, costruita da loro, dopo aver studiato e realizzato un sistema di purificazione e filtraggio dell’acqua.

 

 

(Il gruppo su Monte Giovi prima della discesa verso Barbiana)

 

 

 

 

Il giorno dopo è cominciata la discesa verso Barbiana, passando per i grandi marroneti, una volta fonte di sostentamento per le famiglie sparse sulla montagna e ora quasi tutti abbandonati. Lungo il sentiero il gruppo ha sostato presso il monumento ai giovani partigiani toscani che su Monte Giovi agirono per la riconquista della libertà dalla barbarie del nazifascismo.

 

Dopo l’ultimo tratto di Cammino, quando da lontano abbiamo iniziato a intravedere la Canonica e la sagoma del campanile della Chiesa circondati dai cipressi, ci siamo sentiti pervasi da una sensazione di dolcezza e di familiarità.

 

Come poi verrà detto da Sandra, la figlia di Michele, uno dei bambini della scuola, Barbiana era un non luogo, senza case, a parte la Canonica, senza una comunità, senza un’identità, un luogo di infinito dolore. E di miseria, tanta miseria. Don Lorenzo Milani ha fatto il miracolo di creare una comunità con uno spirito critico, che come il lievito madre si è diffusa e allargata, generando consapevolezza, appartenenza e dignità.

E a Barbiana tutti nell’aula della scuola intorno ai tre tavoli, sparpagliati alla rinfusa, come allora. Ad ascoltare. A fare domande. A sentire i racconti dei viaggi all’estero per imparare le lingue, uno dei punti cardine degli insegnamenti di don Milani, dormendo negli ostelli della gioventù “così conoscerete gente nuova e potrete parlare e fare amicizia” e tornando in Italia in autostop, sempre per lo stesso motivo.

Sparpagliati come semi per il mondo. Per poi tornare e germogliare con nuove conoscenze, nuovi saperi, nuove esperienze. Tirando fuori ognuno le proprie predisposizioni, i propri talenti. “Vi vorrei tutti sindacalisti – diceva don Milani – ma dovrete fare quello che vi riesce meglio.” E così è stato. Anche se è proprio la politica, con i suoi meccanismi interni, ma soprattutto la Costituzione, uno dei punti di partenza degli insegnamenti di don Milani ai suoi bambini e bambine.

Ed è stato proprio nella piccola aula di Barbiana, lì seduti intorno a quei tavoli di legno, gli stessi di allora, guardando gli alberi dalla finestra e gli oggetti costruiti dai bambini, l’astrolabio, il sistema solare, le cartine, i grafici colorati, le foto in bianco e nero, i libri catalogati sugli scaffali, le rastrelliere per le cartelle, le sedie di ferro saldate dai ragazzi, tutto esattamente come allora, che abbiamo sentito viva e non solo come un’eco lontana la presenza di don Milani, che sicuramente sorrideva contento, perché noi eravamo lì a continuare il suo lavoro: I CARE

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L’Appia Day 2019 fa rivivere il latino, iniziativa del Gruppo dei Dodici in sette Comuni da Terracina a Castelforte

Il Centro Studi Via Francigena di Fondi gestito dal Gruppo dei Dodici ha preso l’iniziativa di animare la giornata celebrativa dell’Appia Day fuori Roma inserendovi letture di testi latini lungo il percorso da Terracina a Castelforte.

In un comunicato del Gruppo si legge

L’Appia Day 2019 fa rivivere la lingua latina

Un’occasione per avvicinare i giovani allo studio del latino

La Via Appia Antica voluta dal censore Appio Claudio nel 312 avanti Cristo è un patrimonio in primo luogo d’Italia e poi di tutta l’umanità.

Da quattro anni si tiene la sua festa da Roma fino in Puglia. Uno dei suoi tratti più belli scorre nel sud del Lazio da Terracina al confine con la Campania, che molti chiamano la “Costiera degli Ausoni e Aurunci”.

Fra le meraviglie di questo tratto è una serie di bellissimi resti di monumenti romani antichi in ogni cittadina, che si susseguono come perle di una collana: un’antica piazza e teatro a Terracina, la tomba di un imperatore a Monte san Biagio, un bellissimo tratto di strada romana a Fondi e Itri, la tomba di Cicerone a Formia, il mausoleo di Planco, generale di Giulio Cesare a Gaeta, le rovine di un’intera città romana a Minturno e i resti della villa romana di un filosofo a Castelforte.

L’Appia Day è l’occasione di fare rivivere questi antichi monumenti. Tra l’11 e il 19 maggio si  faranno sentire prima in latino e poi in italiano brani della  letteratura dei maggiori autori latini in qualche modo connessi con ciascun  monumento e cioè fra altri di Seneca, Marziale, Tito Livio, Cicerone, Giulio Cesare, Plotino, fino a San Gregorio.

Si creerà così un’atmosfera che attrarrà gli ascoltatori,  ma specialmente i giovani, che potranno apprezzare il grande valore che ha la civiltà antica alla base della cultura del giorno d’oggi.

 

Tutte le iniziative che si svolgeranno nell’occasione sono presenti sul sito dell’Appia Day  http://www.appiaday.it/programma-2019-fuori-roma/

Calorosa accoglienza alla Rimembranza dei camminatori guidati dal Gruppo dei Dodici

Come previsto il gruppo dei viandanti (tedeschi, norvegesi e americani) sulla via Francigena del sud è stato accolto a Piazza Palatina da camminatori locali che li hanno accompagnati fino alla Rimembranza.

Lungo la strada hanno incontrato Francesco Ciccone e Angelo Giuliani, i musici viatores, che con la loro musica di ispirazione medievale li hanno sollecitato a danzare.

 

Quasi in corteo al seguito dei musici i camminatori hanno raggiunto la Rimembranza.

 

Al parco una tavola imbandita con i tipici prodotti gastronomici terracinesi, favette, ciambelle di magro e vino moscato, già solo con la vista ha fatto dimenticare la fatica della lunga camminata.

 

Qui, mentre i musici continuavano la loro esibizione con una lezione sugli strumenti antichi utilizzati, i camminatori apprezzavano il ristoro offerto dal gruppo pontino del WWF Litorale laziale.

 

 

Il saluto dell’amministrazione comunale è stato portato dall’assessore Barbara Cerilli. Francesco Ciccone ha tradotto in inglese le parole dell’assessore.

 

Simpatico e straordinario l’incontro con una viandante, socia WWF di Washington D.C., che ha voluto farsi fotografare con i soci terracinesi e sulla terrazza tenendo avanti la bandiera del panda.

 

 

 

 

Nuovo arrivo di camminatori alla Rimembranza

Sono ormai oltre dieci anni che gruppi di camminatori sulla via Francigena del sud (direttrice Appia) vengono accolti alla Rimembranza sede di tappa voluta dal Gruppo dei Dodici.

Il simbolo della tappa è una mattonella presente all’ingresso del parco che riproduce un graffito con la scritta Quis ut Deus?  lasciato da un pellegrino a Porta San Sebastiano a Roma proprio quasi all’inizio della via Appia.

 

Il Gruppo pontino del WWF Litorale laziale, presente a Terracina da oltre trentanni, ha sempre organizzato camminate per conoscere il territorio e gli è venuto naturale aderire ad un progetto che diffonde il movimento lento riprendendo una tradizione medievale.

 

Così, Emilio Selvaggi accettò subito di far parte dei fondatori del Gruppo dei Dodici che attualmente comprende tra i soci alcuni amici del WWF di Terracina. Questi in tempi recenti hanno voluto lasciare un segno utile ai camminatori con un murale disegnato da un giovane writer terracinese lungo l’Appia superiore.

Dopo la bella esperienza con i camminatori norvegesi di venerdì 12 aprile ecco quindi arrivare alla Rimembranza un altro gruppo di viandanti questa volta guidati dai Dodici.

Sono americani, tedeschi e norvegesi partiti ieri da Teano e arriveranno a Terracina martedì 23 aprile.

Saranno accolti alla Rimembranza oltre che da cittadini e soci WWF da rappresentanti dell’Amministrazione comunale; l’assessore alla Cultura, Barbara Cerilli, si sta impegnando a rilanciare questi incontri utili a diffondere la conoscenza del ricco patrimonio culturale della nostra città.

Intanto, alle 15 partirà dalla Rimembranza un gruppo di camminatori che andrà incontro ai viandanti fino oltre Piazza Palatina; chi vuole potrà aggregarsi liberamente.

 

All’arrivo al parco un ristoro rinfrancherà tutti i camminatori mentre ascolteranno musiche medievali eseguite dal violinista Francesco Ciccone che accompagnò per un tratto Paolo Rumiz, quando percorse tutta l’Appia da Roma a Brindisi facendo tappa a Terracina.

L’artista che suona violino, viella e ribeca nell’occasione sarà accompagnato dalle percussioni e dai tamburi a cornice di Angelo “Cignale” Giuliani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra la Norvegia e la città di Terracina c’è più di un’amicizia

Venerdì 12 aprile arriverà a Terracina un gruppo di 22 camminatori norvegesi desiderosi di conoscere il tracciato dell’Appia antica da Roma fino a Sessa Aurunca e i monumenti di rilevanza storica, artistica e archeologica sparsi lungo il percorso.

Il cammino è stato organizzato da Else L’Orange che ha chiesto la collaborazione dell’Archeoclub per la conoscenza del centro storico della nostra città e dell’Appia che l’attraversa e del WWF per la guida dei camminatori da Terracina fino a Sessa Aurunca.

Il gruppo arriverà dai castelli romani a bordo di piccoli mezzi alle ore 17 e si fermerà per un breve saluto nel parco della Rimembranza che sta per essere riaperto al pubblico, anche se parzialmente, dopo l’evento catastrofico del 29 ottobre. Subito dopo il gruppo inizierà la visita guidata del centro storico e dell’Appia superiore a cura di Lavio Grossi dell’Archeoclub prima di trasferirsi in un albergo cittadino. L’indomani i camminatori si muoveranno verso Piazza Palatina per raggiungere Fondi accompagnati da Oreste Polito indicato dal WWF, uno degli autori della guida della Via Francigena del sud lungo l’Appia Francigena-Strata peregrinorum.

Questo passaggio di un gruppo così nutrito di norvegesi casualmente viene dopo lo scambio culturale avvenuto in tempi recenti fra Terracina e il Paese scandinavo con la presentazione della guida (in lingua italiana e norvegese) della nostra città.

Il WWF ha chiesto al sindaco Nicola Procaccini e all’assessore alla Cultura Barbara Cerilli di essere presenti alla Rimembranza nel momento dell’accoglienza dei camminatori e i due amministratori hanno garantito la loro partecipazione. L’assessore Cerilli intende offrire al gruppo norvegese un piccolo ristoro con prodotti locali all’arrivo alla Rimembranza.

Uno dei camminatori, Einar Erlingsen, ha inviato una nota come presentazione del gruppo.

Tra i camminatori del gruppo c’e un protagonista se così si può dire, Eivind Luthen, storico delle religioni. Più di vent’anni fa ha ridato vita al movimento dei pellegrini in Norvegia, fermo dai tempi della riforma del 1536. Un’ispirazione venuta dopo una visita a Santiago de Compostela, che in quel periodo stava riportando a nuova vita anche le proprie tradizioni legate alle vie pellegrine .
Luthen ha fondato la comunità di Pellegrini “St, jacob” in Norvegia, e ha preso l’iniziativa per ripristinare l’antico cammino da Oslo al Duomo di Nidaros, a Trondheim, sepolcro del Re Santo Olav. Altri itinerari di pellegrinaggio si sono aggiunti, oggi si può attraversare l’Europa in ogni direzione su nuove strade e nuovi sentieri segnati .

In questi giorni sia Einar che Eivind partecipano a un seminario in occasione della marcatura di un nuovo percorso pellegrino da Oslo a Larvik, che verrà inaugurato entro l’anno. Ci si imbarca nella cittadina di Larvik per Hirtshals in Danimarca, dove si potrà proseguire per sentieri segnati, attraversando l’Europa verso sud.

Il loro avvicinamento al movimento dei pellegrini risale a vent’anni fa, quando Odd Meyer (uno del gruppo) e Einar, di impulso hanno partecipato al cammino da Royken a Toensberg, (Toensberg è la città di provenienza del gruppo ) con la guida di Eivind. Si celebravano gli 800 anni della Chiesa locale di Sem. Poi anche Karin, la moglie di Einar si è appassionata e insieme sono diventati promotori di un pellegrinaggio successivo da Le PUY in Francia in direzione Spagna e Santiago. In compagnia di una dozzina di amici, camminando 7/8 giorni l’anno, riprendendo dove avevano lasciato l’anno precedente hanno impiegato 7 anni per arrivare a Santiago. Molti di coloro che facevano parte del gruppo iniziale partecipano ancora.

Negli anni a seguire hanno camminato in Norvegia, Portogallo e gli ultimi quattro anni in Italia, con arrivo a Roma l’anno scorso.

Centinaia di persone oggi hanno camminato da Maenza e da Priverno fino a Fossanova nella festa della via Francigena del sud

Grande partecipazione alla camminata organizzata dal Gruppo dei Dodici nell’ambito della terza festa della via Francigena del sud.

Due gruppi di camminatori/pellegrini si sono mossi da Maenza e da Priverno dopo aver visitato il castello della prima e chiese e museo della seconda città. Incontratisi a metà strada hanno proseguito insieme fino all’abazia di Fossanova.

 

Il baculum, il bordone del pellegrino, è stato affidato come capo del gruppo all’Assessora regionale al Turismo e alle Pari opportunità, Lorenza Bonaccorsi

 

Durante il cammino le centinaia di persone si sono imbattute in ricostruzioni di scene medievali curate dall’Associazione Accademia Medioevo di Lanuvio

e sono state affrontate da minacciosi briganti sonninesi dell’Associazione Brigante Antonio Gasbarrone

All’arrivo i camminatori sono stati accolti all’interno del refettorio dove oltre ad assistere a brevi funzioni religiose hanno potuto ascoltare il coro Euphonia.

L’intensa giornata si è conclusa nel pomeriggio con la conferenza La Via Francigena del sud, cammino culturale europeo cui hanno partecipato diversi amministratori locali e i presidenti della Compagnia del Lepini e dell’Associzione Europea delle Vie Francigene.

Cultura, ispirazione spirituale, turismo sostenibile, accoglienza e la necessità di un collaborazione stretta, senza supponenze e diffidenze, tra amministratori, associazioni e abitanti dei luoghi attraversati dalla Via sono in sintesi i temi affrontati nel corso degli interventi.

Nell’invitare a parlare il rappresentante del WWF il coordinatore della conferenza, Gerardo Venezia, ha ricordato Emilio Selvaggi come uno dei fondatori del Gruppo dei Dodici.

Le conclusioni sono state lasciate all’Assessora Bonaccorsi che ha fatto il punto sulle leggi sul turismo e ha riferito che la legge regionale sui cammini può essere finalmente resa operativa.

 

Nel corso della mattinata i rappresentanti delle associazioni hanno avuto l’opportunità di affrontare in maniera informale con gli amministratori le diverse questioni locali irrisolte, dalla scarsa ricettività a costi contenuti nelle sedi di tappa alla messa in sicurezza di qualche tratto di percorso.

Veramente tante le associazioni presenti e non solo delle province laziali coinvolte, Latina e Frosinone, ma anche provenienti dalla Campania e dalla Puglia.


 

 

 

Nonostante le difficoltà burocratiche e il disinteresse di alcune amministrazioni la via Francigena del sud (direttrice Appia) sta prendendo quota

Occorre essere grati al Gruppo dei Dodici (tra i fondatori ricordiamo Emilio Selvaggi e Albero Alberti) se la Via Francigena lungo l’Appia si sta inserendo di diritto tra i grandi cammini europei.

 

Più di dieci anni fa, nell’indifferenza di tanti, un gruppo di persone forti della conoscenza della storia dei luoghi e dei percorsi tradizionali prossimi o sovrapposti al tracciato dell’Appia antica inventarono una via, la via francigena del sud-direttrice Appia.

 

Nel corso degli anni hanno accompagnato comitive di camminatori italiani e stranieri che riportavano alle loro case il ricordo di panorami straordinari, di opere artistiche e architettoniche mirabili, di una natura sempre splendida e di prodotti enogastronomici molto apprezzati  (la tappa di Terracina si concludeva alla Rimembranza dove i volontari del WWF accoglievano i camminatori con moscato e ciambelle di magro e, nella stagione, con la classica favetta).

 

 

 

Nel passare tra i resti antichi i camminatori, ora come allora, sono coscienti di trovarsi immersi nella Storia.

 

 

Il loro camminare è guidato da segnali posti dai volontari

 

 

 

 

 

 

 

 

La tappa Terracina-Fossanova prima che la Regione scegliesse il tratto pedemontano passante per La Fiora attraversava il Monumento naturale regionale di Camposoriano che esaltava i camminatori con il suo campo carsico e la ricca vegetazione. Nella stagione opportuna si cammina tra fioriture di orchidee spontanee.

 

 

Oggi il cammino è frequentato anche senza l’ufficialità di un riconoscimento europeo che però va cercato; lo testimoniano le numerose richieste di ospitalità che vengono dirette ai volontari del WWF, che continuano il lavoro portato avanti da Emilio Selvaggi.

 

 

L’impegno iniziale nel Gruppo dei Dodici ha permesso a Oreste Polito, un grande camminatore e guida (ha percorso due volte il cammino Roma-Santa Maria di Leuca), di scrivere in collaborazione con l’archeologa Lucia Deidda una guida molto dettagliata dell’intero cammino.

Questa è la locandina della presentazione della guida nel Palazzo della bonifica.

 

La Via è entrata anche in progetti gestiti dal WWF di alternanza scuola-lavoro per classi di istituti superiori della città che oltre a studiare tutti gli aspetti storici, archeologici e naturalistici del percorso hanno partecipato a camminate come quella da Priverno a Fossanova all’interno della Festa francigena di marzo 2018. Ecco un album di quell’evento.

 

 

Sabato 16 marzo a Fossanova si ripeterà la Festa francigena con un programma che prevede due camminate e un convegno; questo dovrà servire a trovare la soluzione delle difficoltà poste dalla Regione Lazio in merito al tratto Terracina-Monte san Biagio ritenuto pericoloso dalla cava all’Epitaffio.

Ecco il programma di sabato

 

Sabato 9 marzo camminata da Terracina a Fossanova rievocando l’ultimo viaggio di San Tommaso d’Aquino

 

 

IL Gruppo dei Dodici, promotore della Via Francigena del Sud  lungo l’Appia, accompagnerà sabato 9 marzo i camminatori che vorranno ripetere l’ultimo viaggio di San Tommaso da Terracina a Fossanova.

 

 

 

La camminata si svolgerà in piano passando per la pedemontana e chiunque potrà aggregarsi sotto la propria responsabilità al gruppo promotore che partirà da Fondi.

 

La partenza è fissata alle ore nove (precise) dalla Piazza Municipio di Terracina per arrivare nel primo pomeriggio all’Abbazia di Fossanova dove i camminatori potranno partecipare, se vorranno, a riti religiosi o assistere a incontri su temi di teologia.

 

 

Il ritorno si effettuerà con mezzi pubblici.

 

 

 

Il ritorno

La speleologia a Terracina è stata una grande passione (4)

Foto ricordo del 2 luglio 1967 dopo l’avvenuta rimozione dei massi dal Pisco montano (in piedi da sinistra Giacono Tramonti, Giovanni Spezzaferro, Franco Guadagnoli, ing. Marcello D’Onofrio, Franco Tramonti, il geom. Antonio Bassi, Sabatino Guadagnoli               a terra da sinistra Armando Provitali, Luciano Maiello, Piero Targa-alla macchina fotografica Giorgio Silvestri).

 

Il Gruppo Speleologico Anxur durante la sua esistenza, dai primi anni Cinquanta alla metà dei Settanta, ha avuto molte adesioni di tanti nuovi Soci alcuni dei quali molto attivi e altri che intervenivano saltuariamente ma sempre presenti se era necessario il loro aiuto.  Franco Guadagnoli ricorda Riccardo Asfogo,  Luciano Maiello,  Franco Tramonti,  Massimo Cicerani,  Guido Libotte,  Carlo Tramonti,  Eolo Savelli,  Aldo Meconi,  Romolo Campagna,  Emilio Selvaggi,  Don Fausto Frateloreto,  Armando Provitali,  Giancarlo Monti,  Umberto Meconi,  Luigi Cerilli,  Orvinio Frattarelli, Franco Legge, Carmine Ferrigni. Ad essi vanno aggiunti amici e simpatizzanti che a volte si univano alle iniziative del Gruppo.

Da altre fonti si sa che negli anni successivi si avviarono  nell’esplorazione di cavità costituendo la seconda generazione del gruppo Anxur, di cui ereditarono non solo i materiali ma anche lo spirito, molti giovani e giovanissimi chi con maggior impegno e chi con meno: Armandino Faiola, Massimo Faiola, Rosario Celio e Nello Leonardi innanzitutto ma spesso operativi anche Franco Marzullo, Stefano Santucci, Francesco Iannacci, solo saltuariamente Franco Turco, Angelo Mosa e Stefano Pietricola. In tempi più recenti anche Ruggero Bottiglia e Angelo Del Duca si sono inseriti nella tradizione  del Gruppo.

Furono veramente tante le iniziative del Gruppo Anxur, tutte caratterizzate da uno spirito d’avventura misto ad un desiderio di conoscenza.

Continua il suo racconto Franco Guadagnoli

Fu importante la partecipazione, in associazione con lo Speleo Club di Roma e con il supporto di un elicottero dell’Aeronautica Militare, alla esercitazione di una simulazione  di soccorso per un incidente alla Grotta del Monte Tavanese a Sonnino. A noi toccò il  compito di “salire” sul “Tavanese”  dove il nostro socio Maiello recitò la parte dell’infortunato. Episodio questo che rientrava tra le iniziative  fatte da vari Gruppi, negli anni Sessanta,  per la costituzione di un Servizio di Soccorso Speleologico;  realizzato e da anni  ormai pienamente attivo nel Servizio Nazionale.

Non è mancata la partecipazione nella difesa del complesso carsico di Camposoriano nelle varie occasioni di incontri e con una mia dettagliata relazione  presentata al Comune.

Partecipammo anche a convegni (a Perugia) e a corsi di aggiornamento di biologia (a L’Aquila).

E ancora

La realizzazione, a Terracina, di una mostra nella sala Appio Monti per far conoscere la ricerca e  l’attività del Gruppo in campo speleologico, preistorico, le attrezzature costruite dai soci come scale, flash per fotografie, telefoni da usare in grotta, vari accorgimenti tecnici utilizzati per superare  o facilitare certe difficoltà incontrate in alcune esplorazioni.

Nella ricerca preistorica il ritrovamento a Terracina del sito   “Riparo Salvini” e la collaborazione con  l’ Istituto Italiano di Paleontologia Umana,  Ente Morale di ricerca di cui sono Socio da molti anni.  Proprio a cura dell’I.I.P.U. e sotto la direzione del compianto Prof. Amilcare Bietti, negli anni Ottanta, è stato condotto un ampio scavo i cui reperti sono stati e vengono ancora studiati e i risultati pubblicati su riviste specializzate nazionali e internazionali. Nel 1987 fu allestita anche una mostra preistorica  e fu presentata la pubblicazione di sintesi “Riparo Salvini  a Terracina”  ma …questa è tutta un’altra storia.

Il Gruppo si fece conoscere anche fuori provincia. Il  25  Marzo 1967, infatti,  quattro Soci del GS Anxur parteciparono ad una spedizione alla  notissima cavità “Antro del Corchia” nelle Alpi Apuane. Fu richiesto l’aiuto del Gruppo dai colleghi dello Speleo Club di Roma per recuperare tutto il materiale che una loro precedente esplorazione aveva lasciato all’interno della vastissima ed impegnativa cavità’; fu un impegno che durò circa venti ore, compreso il viaggio.

 

Salita in quota con una teleferica spartana, messa a disposizione dai cavatori di marmo, di Luciano Maiello, Franco Guadagnoli e Giorgio Silvestri il 25 marzo 1967 per avvicinarsi all’Antro del Corchia.

 

 

 

Straordinario e probabilmente poco noto in città l’intervento del GS Anxur per la rimozione di materiale franoso dal Pisco Montano.

Dalle parole di Franco

 A causa di un distacco avvenuto a metà della parete Nord-Ovest del “Pisco”,  il  materiale roccioso si era depositato su una cengia sottostante con forte pendenza verso l’esterno della parete e quindi in forte pericolo di smottamento. Poiché alcuni nostri soci “conoscevano bene il Pisco” per essere saliti più di una volta sulla sua cima e senza particolare attrezzatura, per tale occasione fu elaborato un percorso per raggiungere il piano inclinato, sul quale si era fermato  il materiale roccioso, per effettuare una rimozione “guidata”.  Il piano  fu presentato al Commissario Prefettizio (Terracina era senza la Giunta), dopo perplessità e incertezze , grazie anche all’ Ing. Marcello D’Onofrio del Comune che seguiva da tempo la nostra attività, il piano fu accettato e dopo aver superato tutte le lungaggini burocratiche la rimozione fu portata a termine esattamente come prevista il 2 Luglio 1967. 

 

Franco Guadagnoli in uno dei passaggi per attrezzare il percorso nell’intervento sul Pisco montano.

 

 

 

 

 

Sul Pisco montano è visibile l’impronta lasciata dal distacco della frana, meno visibili Giacomo e Franco Tramonti, Franco Guadagnoli, Luciano Maiello, Piero Targa e Giovanni Spezzaferro al lavoro per la rimozione dei massi.

 

 

 

Franco conclude i suoi ricordi con <Un fraterno pensiero  ai tanti  soci che ci hanno lasciato per  “l’ultima esplorazione”.>

 

FOTO di Franco Guadagnoli, Giovanni Spezzaferro, Giorgio Silvestri e Guido Libotte

La speleologia a Terracina è stata una grande passione (3)

In questa storica foto  del 18 ottobre 1959 il Gruppo Anxur nel giorno dell’esplorazione della nuova galleria della Grotta Sabina. (da sinistra Massimo Cicerani, Alberto Legge, Orvinio Frattarelli, Armando Provitali, Luigi Cerilli, Carmine Ferrigni, Dario Tramonti, Franco Guadagnoli, Sandro Spezzaferro, Sabatino Guadagnoli, Carlo Tramonti-alla macchina fotografica Giovanni Spezzaferro).

L’attività del Gruppo Speleologico Anxur si è protratta dai primi anni Cinquanta a metà degli anni Settanta e si è svolta nel complesso dei Lepini, Ausoni, Aurunci. La sede era La Torretta civica, allora inutilizzata, perché mancante della scala di accesso e della scala interna. Come riferisce Franco Guadagnoli, fu escogitata una scala di legno “zoppa” per entrare dalla porta esterna e una scala a pioli interna per poter guadagnare il primo piano. La mancanza della scala interna era utile per testare le scale autocostruite, le prime corde sintetiche e l’uso di nodi più idonei per certe situazioni.

Quando furono sistemate le scale esterna e interna, il Gruppo restò senza sede e le attrezzature, i materiali e l’archivio che si trovavano nei locali si dispersero.

Il  Gruppo è stato sempre molto impegnato nelle esplorazioni di cavità nelle diverse zone della provincia di Latina dovunque fosse una emergenza geologica.

Racconta Franco Guadagnoli:

L’esplorazione alla Voragine “Catauso” nel Comune di Sonnino. Si tratta di un enorme inghiottitoio riportato nelle carte sin dal 1765 ed esplorato per la prima volta dai fondatori del “Circolo Speleologico Romano” nel 1928. Esplorata tante altre volte. Rimane sempre molto impegnativa,  molto tecnica e da intraprendere nei periodi giusti, l’inghiottitoio infatti raccoglie  l’acqua di un bacino di circa 19 Kmq. Una nostra partecipazione, proprio con il CSR, ad una “esplorazione invernale” nel mese di Dicembre  ci impegnò quasi 18  ore consecutive di una giornata piovigginosa all’esterno ma sotto continue cascate entro la cavità.

In occasione di un campo di ricerca di 10 giorni organizzato sulle montagne di Formia nell’estate del 1962, furono esplorate per la prima volta tutta una serie di cavità, pozzi e inghiottitoi tra i quali la “Ciauca degli Spagnoli”, il “Cimmaro delle Donne” e la “Ciauchella”. Quest’ultima oggi è nota come “Abisso della Ciauchella”. Localizzata ed esplorata per la prima volta proprio dal GS Anxur, parzialmente però, per mancanza di attrezzatura. Alla prima esplorazione, infatti, non fu possibile raggiungere il fondo del secondo pozzo che si apriva in un ambiente vastissimo, senza toccare le pareti, in un unico interminabile salto di 85 metri . Superato al secondo tentativo, la cavità continuava ancora e parecchio. In una successiva esplorazione nel 1967,  in collaborazione con lo Speleo Club di Roma, con un impegno di quasi 20 ore,  fu superata ancora una parte della cavità. Di tale cavità è nota oggi la profondità di oltre 290 metri, risultando una delle più profonde del Lazio.

Si potrebbero elencare ancora tante altre cavità esplorate dal GSA come la “Grotta di Pastena”, ovviamente prima della sistemazione a scopi turistici, frequentata spesso per visitare cunicoli inesplorati o per ricerca e studio pipistrelli, e quella degli Ausi nel comune di Prossedi.

 

 

Sabatino Guadagnoli, Carlo Tramonti, Piero Targa, Giacomo Tramonti e Carmine Ferrigni il 5 giugno 1960 nella grotta degli Ausi.

 

 

 

 

 

Settembre 1960, Piero Targa nella Grotta degli Ausi.

 

 

 

 

 

Sabatino Guadagnoli nella grotta “Le vurie” di Sonnino.

 

 

 

 

Vennero esplorate anche le cavità presenti nella zona di Campodimele, alcune delle quali non portate a termine per la presenza di ordigni bellici inesplosi.

 

Nel comune di Terracina un’impresa abbastanza ardua fu l’esplorazione della cavità della “Zì Checca 2^”, profonda quasi 120 metri ma molto tecnica nell’utilizzo delle attrezzature di discesa, tanto da impegnare più tentativi prima di esplorarla completamente.

 

 

Della “Zì Checca 1^” il Gruppo ne tracciò il profilo rilevato durante i giorni del 25 e 26 maggio 1957.

 

 

 

 

Eolo Savelli, Giacono Tramonti, Piero Targa e Alberto Legge sulla base del primo salto della “Zì Checca 1^” a 30 metri di profondità.

 

 

 

 

La grotta Sabina è stata la grande palestra del Gruppo dove i giovani esploratori hanno realizzato l’impresa della scoperta delle nuove diramazioni.

 

 

Sabatino Guadagnoli, Piero Targa e Giacomo Tramonti nella parte della Grotta Sabina nota fino dal 1850.

 

 

 

 

Esplorazione della parte appena scoperta della Grotta Sabina

 

 

Sabatino Guadagnoli

 

 

 

 

 

Franco Guadagnoli

 

 

 

 

 

Luigi Cerilli e Franco Guadagnoli

 

 

 

 

FOTO di Franco Guadagnoli, Giovanni Spezzaferro, Giorgio Silvestri e Guido Libotte