WWF: Con il grande freddo bracconieri scatenati. In questa situazione di emergenza sospendere caccia per tutelare animali selvatici

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IN UMBRIA UN CACCIATORE UCCIDE 24 BECCACCE, RARISSIMA OCA COLLOROSSO IMPALLINATA IN PUGLIA, NEI PRESSI DEL LAGO DI LESINA.

NELL’OASI WWF DI BOSCO ROCCONI IN TOSCANA POLIZIA PROVINCIALE FERMA BRACCONIERI APPOSTATI PER CACCIA A CINGHIALE.

Bracconieri scatenati in questi giorni, con la fauna già provata da temperature rigide e la neve che ne ostacola la ricerca di cibo: grazie alla segnalazione di un attivista arriva la notizia di un carniere di almeno 24 beccacce lungo il torrente Mussino, affluente del Tevere in Umbria, mentre la normativa consente un massimo di 3 capi abbattibili al giorno da ogni singolo cacciatore, e 20 nell’intera stagione. Le beccacce, a causa del freddo e della abbondante neve caduta negli ultimi giorni, assumono spesso comportamenti anomali: si concentrano lungo i corsi d’acqua, cercano cibo in pieno giorno e allo scoperto anziché in bosco, dimora abituale. Divengono così facile preda di bracconieri senza scrupoli: è così che vanno definiti soggetti che compiono questi autentici massacri.

Un’altra triste notizia arriva dal Lago di Lesina, in Puglia, area dove si stanno purtroppo concentrando spesso episodi di bracconaggio: un fotografo naturalista ha osservato un gruppo di cacciatori che ritornavano alle macchine dopo aver abbattuto un esemplare della rarissima Oca collorosso. La notizia è rapidamente circolata in rete e diffusa dagli esperti birdwatchers di EBN Italia.
L’oca collorosso è originaria della Siberia e pochissimi esemplari raggiungono l’area mediterranea negli inverni più rigidi. La popolazione mondiale è stimata in soli 50.000 esemplari circa: si tratta di uno degli anatidi più minacciati del pianeta.
Infine, mercoledì 11 gennaio sono stati sorpresi alcuni cacciatori appostati alla caccia al cinghiale all’interno della riserva naturale e Oasi WWF di Bosco Rocconi, nella Maremma interna (GR). L’operazione ha avuto esito positivo anche grazie alla segnalazione di altri cacciatori locali, che non si sono riconosciuti nei loro colleghi. Nei giorni scorsi il WWF aveva più volte denunciato una situazione intollerabile, che mette a rischio anche l’incolumità delle famiglie in visita all’Oasi. Più di una volta infatti, i visitatori si sono trovati circondati da cinghiali feriti, rincorsi da mute di cani, con il rischio di essere travolti.
Il WWF chiede, in questa situazione di emergenza, con il centro-sud interessato dalla neve (e una nuova perturbazione in arrivo), la sospensione della caccia al fine di tutelare gli animali selvatici in un momento particolarmente difficile per la loro sopravvivenza.
Il WWF invita i cittadini a segnalare simili episodi al telefono antibracconaggio 328.7308288
Roma, 14 gennaio 2017
 

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497  213  –  266  –  332

Cel. 340 9899147 – 329 8315725

Mobilità sostenibile, necessitano le infrastrutture a sostegno dei servizi

Martedì 10 gennaio il comune di Terracina ha approvato una proposta progettuale (DGC-12-2017) dopo aver stipulato una convenzione con i comuni di Sabaudia, Pontinia, Priverno, San felice Circeo e Sonnino per partecipare al bando emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la realizzazione di progetti di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro. La proposta progettuale è del comune di Terracina, comune capofila, e si inserisce tra le iniziative nazionali e comunitarie aventi come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra provenienti dal settore dei trasporti.

I progetti presentati dai comuni, anche consorziati, con popolazione residente di oltre 100.000 abitanti sono finanziati dal Ministero fino ad un massimo del 60% e per un importo non superiore a 1.000.000 €.

Il progetto preparato da Terracina, proposto agli altri comuni e denominato “Share Fresh Air Project”, ha un importo complessivo di 685.005,80 € da ripartire tra i partecipanti.

In tutti i comuni coinvolti dal progetto si faranno iniziative di educazione stradale nelle scuole per l’infanzia per promuovere una gestione della mobilità rispettosa dell’ambiente e della sicurezza anche utilizzando servizi di piedibus. Questo è una sorta di autobus formato da una fila di bambini guidati da due adulti che partendo da un capolinea e effettuando fermate in punti strategici accompagnerà i piccoli fino alla scuola.

A Terracina si realizzeranno iniziative di mobilità condivisa quali il piedibus, car pooling, car sharing, bike sharing, bicibus, bike to work, scooter sharing.

I luoghi di maggiore frequentazione saranno collegati da minibus elettrici le cui stazioni principali di sosta saranno corredate da impianti di ricarica e integrate da postazioni del bike sharing. Quest’ultimo servizio potrà essere esteso anche agli altri comuni collegati al nostro attraverso la rete ciclabile e/o la rete ferroviaria.

 

 

Ad integrazione dei servizi di mobilità condivisa mediante mezzi meccanici o elettrici per i piccoli allievi delle scuole dell’infanzia verrà organizzato il piedibus, iniziativa utile per decongestionare il traffico nelle ore di punta.

L’iniziativa di introdurre tutti questi servizi per ridurre le emissioni climalteranti e migliorare la qualità della vita dei cittadini è lodevole ma nella situazione della nostra città rischia di naufragare. Nel progetto, infatti, viene menzionata una serie di servizi in nome della sostenibilità, ma questi devono essere inseriti nel contesto dell’intera città.

Intanto, i servizi proposti hanno bisogno di infrastrutture indispensabili, una rete stradale congrua innanzitutto.

Chiunque girando per Terracina potrà notare il dissesto del fondo stradale, la mancanza diffusa di marciapiedi (fonte di rischi per il piedibus), le difficoltà di passaggio da Viale Europa a Viale Circe per gli ostacoli presenti nelle traverse (mamme con carrozzine e persone con difficoltà motorie costrette ad effettuare slalom), l’allagamento di molti tratti stradali sotto la pioggia,…

Il bike sharing, il bicibus e il bike to work senza una rete di piste ciclabili sulle quali attivare tali servizi resteranno lettera morta con spreco di denaro prima di tutto e seri rischi per gli utenti se si attivassero.

Ricordiamo che Terracina vanta tutta una serie di delibere sulla mobilità sostenibile (utilizzate anche per ottenere la bandiera blu) e in particolare sulle piste ciclabili, solo in parte attuate e senza costituire rete.

Il sito dell’Agenda 21 le elenca con precisione:

  1. Piano Urbano della Mobilità sostenibile (Del.ni di C.C. n. 28/2003, n. 122/2007, e Del.ne di G.C. n. 94/2014)
  2. Pista ciclabile lungo i fiumi Linea Pio e Mortacino (Del.ne di G.C. n. 635/2004; la pista è stata compiuta nel 2008 e mai restaurata)
  3. Pista ciclabile di Via Pantani da Basso (Del.ne di C.C. n. 90/2005; la pista è stata compiuta nel 2008 e attualmente presenta alcune criticità)
  4. Pista ciclabile sul Lungomare Circe (Del.ne G.C. n. 169/2014, la pista è stata compiuta nel 2015 senza il convogliamento delle acque piovane)
  5. Anello ciclabile per connettere le due piste già realizzate inserito nel Piano Urbano del Traffico (Del.ne di G.C. n. 430/2011), ma ancora da attuare.
  6. “Piano Quadro della Ciclabilità” (Del.ne di G.C. n. 322/2014).

Riteniamo la realizzazione di tali infrastrutture e la rivisitazione dell’intero tracciato viario della città con l’obiettivo di una sua ottimizzazione siano opere urgenti senza le quali i servizi previsti da questo progetto saranno vanificati.

 

 

Riforma Legge Aree Protette: WWF, riaprire confronto con fronte Associazioni per salvare Parchi

SE LA CAMERA NON CAMBIERA’ TESTO RIFORMA SU ALCUNI PUNTI ESSENZIALI POTREMO DIRE ADDIO AI PARCHI ‘NAZIONALI’

“Chiediamo che, nell’aggiornare la Legge 394/91, vera e propria “Piccola Costituzione delle Aree Protette”, si riapra il confronto nel merito con il fronte delle Associazioni e si abbia come obiettivo il mantenimento dell’importante ruolo e funzione di Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, puntando sulle competenze e sull’innovazione, così come si fece con l’approvazione della legge 394: se lo Stato rinuncia alle sue competenze in tema di conservazione della natura rischiamo di tornare indietro di vent’anni nelle politiche di gestione della natura”Lo ha detto la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi nel corso dell’audizione delle Associazioni ambientaliste alla Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati.

Dal patrimonio naturale del Paese non solo dipende la bellezza del nostro paesaggio e la ricchezza della nostra biodiversità ma anche il benessere economico e sociale delle future generazioni: ricordiamo che la Costituzione, in modo chiaro e inequivocabile, attribuisce allo Stato doveri e obblighi, precisi e irrinunciabili, per la conservazione della natura e la tutela degli ecosistemi – continua la Bianchi nel suo intervento -. Nel testo licenziato dal Senato non ci sono solo articoli da rivedere ma anche questioni fondamentali non affrontate come l’insufficienza delle risorse che comportano pericolose compensazioni come il ricorso alle royalties o la questione delle Riserve Naturali dello Stato, le piante organiche insufficienti”.

Il testo del Senato non solo ha sollevato fortissime preoccupazioni da parte di personalità della cultura e del mondo scientifico ma ha spinto tutte le principali Associazioni ambientaliste a predisporre e sottoscrivere il documento unitario ‘Aree protette, tesoro italiano’, chiedendo un radicale ripensamento dell’impostazione della riforma – spiega la presidente de WWF -. Nel tentativo di rendere più snella la Legge sulle Aree naturali protette, il Senato ha, di fatto, indebolito la portata ‘nazionale’ dei Parchi, accentuando l’influenza di interessi locali e logiche estranee alla corretta gestione del comune patrimonio naturale del Paese. Gravi passi indietro sono stati fatti per quanto riguarda la governance degli Enti Parco di cui viene stravolta completamente l’originaria funzione di raccordo e sintesi tra interessi locali e nazionali, tra conservazione e promozione del territorio”.

“Se la Camera non cambierà radicalmente il testo approvato dal Senato, riavviando un proficuo confronto sui problemi, sulle possibili soluzioni e sulla visione per il futuro, il nostro Paese corre il rischio di fare grandi passi indietro in questo campo finendo oltretutto per avere Parchi solo nominalmente “nazionali” e Aree Marine Protette in mano ai soli Enti locali. Le Aree Marine protette devono diventare dei veri e propri Parchi Marini: è inconcepibile che mentre nel mondo si istituiscono Parchi marini straordinari l’Italia continui politiche di retroguardia nella tutela del suo patrimonio marino – conclude Donatella Bianchi -. La tutela dell’ambiente è il presupposto stesso del nostro futuro e sul mantenimento del capitale naturale si basa ogni prospettiva di benessere: le aree naturali protette costituiscono al tempo stesso uno strumento di conservazione e un banco di prova per lo sviluppo sostenibile”.

I punti critici evidenziati dal WWF rispetto al testo approvato al Senato e su cui si chiede di intervenire (come le Associazioni ambientaliste avevano già sollecitato al Senato) sono 1– la governance dei parchi con la mancanza di competenze specifiche per la gestione, la conservazione e la valorizzazione dei beni naturali e ambientali previste per la nomina del presidente e del direttore del parco e il difficile equilibrio nei Consigli direttivi con l’ingresso nella componente riservata allo stato di rappresentanti del mondo agricolo e la scomparsa della componente scientifica; 2-le Aree Marine Protette per le quali, nonostante insistano sull’ambito demaniale ‘per eccellenza’, il mare, non è previsto nessun ruolo nella gestione per lo Stato. Inoltre i loro Enti di gestione vengono trattati come enti di serie B; preoccupa il totale silenzio sul potenziamento della sorveglianza e delle dotazioni organiche dei Parchi drammaticamente insufficienti rispetto agli importanti compiti di difesa e valorizzazione di un patrimonio indisponibile dello Stato; 3-le Riserve Naturali dello Stato che anche quando sono comprese all’interno dei Parchi Nazionali restano in capo al ministero delle Politiche agricole, con una evidente contraddizione gestionale; 4– la gestione della fauna; 5-il Piano del Parco, l’utilizzo dei loghi/marchi del Parco che deve essere omogeneo; 6le royalties che devono confluire in un apposito fondo gestito dal ministero dell’Ambiente, dedicato ad attività di conservazione; 7-il silenzio assenso previsto dall’articolo 12 del testo approvato dal Senato è un punto di estrema delicatezza che rischia di essere sottovalutato visto che come richiamano le considerazioni, più volte ribadite, della Corte di Giustizia Europea l’interesse all’ambiente sia di tale importanza da richiedere sempre un’espressa valutazione da parte delle autorità che dia conto dell’istruttoria svolta; infine, 8– l’istituzione del Parco del Delta del Po rispetto per il quale non era necessario una ulteriore previsione normativa (visto che la legge 394/91 escludeva esplicitamente la possibilità di due parchi nazionali e prevedeva, dopo il 31 dicembre 1993, l’istituzione di un Parco Nazionale). Visto che quel termine è da tempo scaduto si proceda subito all’istituzione di un Parco Nazionale.

Roma, 11 gennaio 2017

Ufficio Stampa WWF Italia

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Il Mediterraneo, un mare di plastica

Recentemente sulla rivista scientifica “Nature Scientific Reports” è apparso un articolo interessante, frutto anche di diversi studiosi italiani, dal titolo “The Mediterranean Plastic Soup: synthetic polymers in Mediterranean surface waters”.

Questo lavoro che arricchisce gli studi sul gravissimo fenomeno dell’inquinamento da plastica del Mediterraneo, fornisce inoltre dati molto interessanti sulla caratterizzazione chimica delle plastiche presenti nel Mediterraneo, fornendo dettagliate informazioni sulla loro abbondanza e distribuzione geografica.

 

Quando andate al mare, giocando con la sabbia vi sarà forse capitato di distinguere delle palline di circa 2,5 mm di diametro di plastica, prevalentemente bianche, ma anche gialle, verdi e nere, se poi cominciate a raccoglierle presto vi riempirete il palmo della mano e vi sembrerà di avere in mano della sabbia, una sabbia molto particolare, che provocatoriamente potremmo chiamare: la sabbia del futuro.

 

 

Purtroppo si parla poco del fatto che i nostri mari stanno accumulando quantità enormi di plastica, il cui 92% è costituito da piccolissimi pezzettini al di sotto dei 5 mm. Non solo sulla spiaggia ma nei fondali e sulla superficie del mare fino a formare enormi isole galleggianti. Il Mediterraneo ha il primato mondiale di essere uno dei mari più inquinati da plastica.

 

imagesNegli oceani si sono formate delle enormi isole galleggianti accumulate dalle correnti, chiamate gyres, la più grandi delle quali è composta da undici milioni di tonnellate di plastica.

 

 

Il 52% di queste particelle è costituito da polietilene (PE), seguono polipropilene (PP) e vernici sintetiche, e derivano soprattutto dallo spezzettamento del packaging monodose.

 

 

Molti forse non sanno che alcuni prodotti cosmetici contengono microgranuli di plastica, come ad esempio dentifricio con microgranuli e creme scrub che finiscono nel lavandino e di conseguenza nei fiumi, laghi e mare.

 

 

 

Pezzettini di plastica più piccoli di 5 mm forse scompaiono ai nostri occhi, ma vengono assorbiti in vario modo dall’ambiente e di conseguenza dagli organismi non solo marini.

Questo ci fa capire che non esistono confini per i rifiuti e che letteralmente stiamo affogando in un mare di plastica!

 

 

Spesso i gabbiani fanno la spola tra siti di alimentazione continentali che spesso sono discariche e siti di nidificazione su isole incontaminate, ed è emblematico vedere che in questi siti si trovano grandi quantità di pezzi di plastica rigurgitati dai gabbiani. VIDEO

 

Cosa possiamo fare noi?

  1. Ridurre l’acquisto di prodotti incartati con plastica, specialmente monodose, oltretutto fa male alla salute;
  2. Non acquistare prodotti con microgranuli che non siano di origine naturale (alcune creme utilizzano noccioli di albicocca o di cocco);
  3. Fare sempre la raccolta separata dei rifiuti;
  4. Non usare piatti e bicchieri di plastica, non è necessario;
  5. Usare materiali naturali in sostituzione di quelli in plastica.

Il coordinamento dei pendolari della linea ferroviaria Roma-Napoli scrive alle Istituzioni

COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI E COMITATI PENDOLARI

DELLA  LINEA ROMA-NAPOLI  (VIA FORMIA)

 Al Presidente della Regione Lazio

Nicola Zingaretti

Al Presidente della Regione Campania

Vincenzo De Luca

All’Assessore Politiche del Territorio e Mobilità della Regione Lazio

Michele Civita

 Al Presidente IV Commissione Trasporti della Regione Campania

Luca Cascane

Al Sindaci dei Comuni interessati

REGIONE LAZIO (MINTURNO, CASTELFORTE, S.COSMA, SPIGNO, FONDI, M.S.BIAGIO, LENOLA, CAMPODIMELE, SPERLONGA, TERRACINA, PRIVERNO, SEZZE, MAENZA, PONTINIA, ROCCASECCA DEI VOLSCI)

REGIONE CAMPANIA (BENEVENTO, CASERTA, CANCELLO e ARNONE, CAPUA, CARINOLA, FALCIANO, MONDRAGONE, SESSA AURUNCA, SPARANISE, VILLA LITERNO)

 

OGGETTO: Orario treni.Tavolo di confronto interregionale. Invito alla partecipazione.

SCRIVENTI

Sono scriventi della presente lettera i seguenti Comitati ed Associazioni della linea Roma­ Napoli: Sezze-Priverno-Terracina-Monte San Biagio-Fondi-Minturno- Comitati civici Sessa Aurunca- Comitato Falciano-Mondragone-Villa Literno-Associazione pendolari Sannio­ Terra di lavoro-Comitati pendolari Terra di Mezzo. Detti Comitati hanno costituito il Coordinamento dei Comitati della linea Roma-Napoli -a cui di seguito si fa riferimento- i cui referenti, sottoscrittori nelle veci di tutti i singoli comitati, sono indicati in calce alla presente.

LE  ASPETTATIVE  E LE CRITICITÀ  DEL NUOVO ORARIO

A un mese dall’entrata in vigore del nuovo assetto orario della linea Napoli-Roma, i comitati dei pendolari -questa volta nelle vesti del neo costituito Coordinamento- tornano a sollecitare l’attenzione delle autorità della Regione Lazio e Campania sulla situazione del trasporto regionale della linea.

Sottolineiamo, certi di trovare in questo piena consonanza con codeste istituzioni Regionali, l’importanza dei collegamenti ferroviari e in particolare di questa linea: si tratta di una linea molto frequentata, strategica per l’economia del Lazio meridionale e del nord della Campania, per la vitalità e la vivibilità dei nostri territori (dove è molto sentita la necessità di spostamento per motivi di lavoro), per il loro sviluppo turistico e culturale e per garantire alle nostre popolazioni pieno accesso a strutture essenziali come quelle sanitarie e universitarie.

La linea ferroviaria è in grado di garantire tutto questo solamente se i collegamenti sono frequenti, agevoli e pensati per connettere in modo capillare tutti i centri di questa regione densamente abitata.

Sono proprio queste condizioni che ci sembrano non essere soddisfatte dal nuovo assetto entrato  in vigore  I’11 dicembre 2016.

Le difficoltà create da tale assetto erano state previste dagli scriventi e fatte presenti nei tavoli di incontro istituzionali che però essendo stati indetti in una fase tardiva troppo prossima all’entrata in vigore dell’orario, non hanno reso possibile apportare i correttivi suggeriti, il che ha significato far applicare l’orario affidandosi unicamente allo bontà della sua progettazione.

Purtroppo già dai primi giorni di attivazione i limiti del sistema sono venuti allo scoperto creando problematiche di mobilità notevolmente superiori a quelle che eventualmente si potevano ravvedere nel vecchio orario. Ne sono da esempio le rotture di carico, la cancellazione dei collegamenti diretti con talune stazioni dove salgono o scendono tanti lavoratori (vedi Pomezia e Torricola), la riduzione del numero di collegamenti per molte stazioni intermedie della linea, cancellazioni di treni in alcuni orari nonostante fossero frequentati.

Paradossalmente  tutto  questo  accade  nonostante  le  Regioni -nella  buona  volontà  di favorire la mobilità su ferro- avessero investito più soldi in questo trasporto e si hanno più treni (come numero complessivo) circolanti sulla linea.

ISTITUZIONE DEL TAVOLO DI CONFRONTO INTERREGIONALE  DEL GIORNO  14 GENNAIO

Per trovare risoluzione ai problemi avanzati, lo scrivente Coordinamento invita le SS.LL. (o loro delegati) al tavolo di confronto che si terrà sabato 14 gennaio alle ore 10.30 a Minturno presso il liceo scientifico “Alberti” a cui, con la presente, sono invitati a partecipare i Sindaci delle amministrazioni locali, alcuni dei quali già coinvolti nelle dinamiche dei precedenti confronti, nonché i rappresentanti dei comitati costituenti il Coordinamento. Oltremodo importante si reputa, su Vostro invito, la presenza di Trenitalia (nelle rappresentanze delle due Direzioni di Lazio e Campania) e di RFI.

LE RICHIESTE DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI: RITORNO AL VECCHIO  ORARIO

Lo scrivente coordinamento ha provveduto, nel corso di una assemblea con tutti i comitati di cui alla presente nota, ad individuare delle proposte condivise per la risoluzione delle problematiche del trasporto sulla linea FL.7; tali proposte che saranno meglio illustrate in occasione nell’incontro del giorno 14, sono di seguito anticipate in sintesi, al fine di consentire alle SS.LL. di rendere più proficuo l’incontro su tal merito:

  1. Ritorno al  vecchio  orario  nei  tempi  tecnici  strettamente   necessari  allo  scopo (auspicabile entro febbraio 2017).

 

ASPETTATIVE

IL Coordinamento dei comitati valuta la qualità dei servizi pubblici e tra questi il trasporto pubblico locale come un importante indice per la vivibilità dei luoghi e un criterio sul quale si misura la civiltà nonché il progresso di una società; pertanto si auspica che le Regioni, avendo nella loro funzione la difesa e lo sviluppo in questo senso del territorio, apprezzino questo lavoro svolto e si rapportino con serenità e disponibilità con questa nascente organizzazione, anche in considerazione del fatto che questa azione costituisce concreto esempio di partecipazione democratica dei cittadini alle scelte amministrative su questione di immediato impatto per la collettività.

 

                           (seguono firme dei responsabili)

9 gennaio 2017

Coordinamento dei Comitati linea Roma-Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Orario treni. Tavolo diconfronto interregionale. Invito alla partecipazione”

 

 

 

 

 

 

 

 

Bracconaggio: primo sequestro nel 2017 per le Guardie WWF in collaborazione con Carabinieri

 

Cominciamo bene!

download-1Oggi nel pavese le Guardie volontarie del WWF, in collaborazione con i Carabinieri, hanno effettuato il primo sequestro del 2017 contro il bracconaggio: sono stati sequestrati al cacciatore fermato un’alzavola da richiamo, perché priva di anello, e un fucile che al momento del controllo conteneva 7 cartucce, dunque irregolare.

 

 

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Quella sequestrata è un’arma molto particolare e costosa, di produzione artigianale che riesce a caricare sino a 8 cartucce. È un fucile semiautomatico-basculante, con la caratteristica di aprirsi come una doppietta. Il serbatoio delle cartucce si trova all’interno del calcio.

 

La Legge 157/92 (che norma l’attività venatoria) all’articolo 13 Comma 1 sancisce che la caccia è consentita con l’uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce. Il fucile in questione, che all’atto del controllo conteneva 7 cartucce, è stato perciò sequestrato dai carabinieri della Stazione di Gravellona Lomellina (Pavia).

Roma, 09 gennaio 2017

 

Ufficio Stampa WWF Italia

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IN NATURA STO BENE: PARCHI PER IL BENESSERE

Il contatto diretto con la natura è fondamentale per una crescita serena di tutti i bambini.

Il 13 gennaio nel Parco del Circeo si terrà un convegno dal titolo In natura sto bene: Parchi per il benessere. E’ organizzato dal Corpo Forestale dello Stato, dal Parco nazionale del Circeo e dalla ASL di Latina.

Incontro al Parco Nazionale del Circeo

sul progetto

 Nonostante…in natura sto bene

Quali prospettive per la ASL, le Scuole e le Aree Protette

 13 Gennaio 2017

Sala Conferenze Centro visitatori del Parco Nazionale del Circeo

via Carlo Alberto, 188, Sabaudia (LT).

A sette anni di sperimentazione e attività del progetto pilota dal titolo “Nonostante… in natura sto bene”, che ha interessato bambini e bambine dai cinque ai dodici anni con disturbi dello sviluppo, e gruppi di classi delle scuole elementari e medie e che ha visto l’ambiente naturale del Parco quale luogo principale di azione; si terrà il secondo incontro, a distanza di tre anni dal primo, per condividere la storia e la metodologia del progetto, le buone pratiche e i risultati ottenuti. Si rifletterà inoltre sulle possibilità e le modalità di diffusione e applicazione di tale esperienza, quindi su eventuali collaborazioni e sinergie.

Collaborano al progetto l’Ente Parco Nazionale del Circeo, l’Azienda USL di Latina con il T.S.M.R.E.E. (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva), il Corpo Forestale dello Stato con l’UTB (Ufficio Territoriale per la Biodiversità) di Fogliano e con il reparto a cavallo e il nucleo cinofilo.

 

PROGRAMMA

Moderatore: dottor Alberto Raponi –  già dirigente T.S.M.R.E.E. (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva)

Ore 8.30- 9.00 Accoglienza e iscrizione dei partecipanti

Ore 9.00- 9.30 Saluti di benvenuto delle autorità

Gaetano Benedetto Presidente Ente Parco Nazionale del Circeo

Dr.  Paolo Cassola Direttore Ente Parco Nazionale del Circeo

Dr. Lino Carfagna Responsabile Dipartimento Salute Mentale ASL Latina

Dr.ssa Anna Di Lelio Dipartimento Salute Mentale, responsabile UOC di Neuropsichiatria infantile USL Latina

Dr.ssa Assunta Lombardi Direzione Aziendale USL responsabile UOC Formazione USL Latina

Dr. Adriano Bruni Commissario Capo dell’UTB (Ufficio Territoriale per la Biodiversità) di Fogliano

 

Ore 9.30-10.30 Attività nel bosco: attraverso i sensi, migliorare la capacità di ascolto “dell’altro” Giovanni Netto, Vanna Casolari, Maria Pantaleone, Emanuela Di Resta, Francesca Gelfusa, Alessandra Noal

Ore 10.30-10.50 Progetto “Nonostante… in natura sto bene”: La nascita e la storia del progetto pilota presso il Parco Nazionale del Circeo, riflessioni sul percorso terapeutico intrapreso.

Dr. Alberto Raponi –  medico già dirigente T.S.M.R.E.E. (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva)

Dr. Giovanni Netto Servizio Educazione Ente Parco Nazionale del Circeo

Vanna Casolari Terapista per Età Evolutiva (TPNEE) T.S.M.R.E.E.  USL Sabaudia

Ore 10.50-11.00 Pausa caffè

Ore 11.00-11.30 “Nonostante…” nel 2016: gli ultimi sviluppi del progetto i risultati dello studio

Dr.ssa Silvia Bedendo Psicologa Dirigente TS.M.R.E.E. ASL Latina

Dr.ssa Francesca Gelfusa Psicologa – Dr.ssa Emanuela Di Resta Psicologa

Ore 11,30 – 12,00 Testimonianze:

  • Il punto di vista della scuola, riflessioni degli insegnanti coinvolti nel progetto:

Istituti Comprensivi: 5°e 12° Circolo di latina, e G. Cesare di Sabaudia (scuola primaria “Silla Noal” B.go san Donato).

  • Il punto di vista della famiglia, riflessioni dei genitori di bambini coinvolti nel progetto

Interventi di genitori dei bambini e bambine che hanno partecipato ai gruppi terapeutici con attività in natura

Ore 12,00– 12,20 Le sinergie e le esperienze in altri territori

Centro diurno Monte San Biagio: una esperienza di positiva collaborazione

Dr.ssa Manuela Pimpinella Psicologa direttrice del centro diurno di Monte San Biagio (LT)

 

Ore 12.20- 13.00 Interventi liberi e Conclusioni:

Progetti e collaborazioni, possibili sviluppi.

Sviluppare progetti di formazione e diffusione nelle scuole, nelle aree protette e nelle USL della Regione

Dr.  Paolo Cassola Direttore Ente Parco Nazionale del Circeo

Dr.ssa Anna Di Lelio Dipartimento Salute Mentale, responsabile UOC di neuropsichiatria infantile

Dr. Giovanni Netto Servizio Educazione Ente Parco Nazionale del Circeo

 

 

Nell’ambito del progetto Nazionale

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Ridateci il vecchio orario ferroviario, appello dei pendolari della linea Roma-Napoli

COMUNICATO STAMPA DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI PENDOLARI DELLA LINEA ROMA-NAPOLI

NASCE IL COMITATO DI RAPPRESENTANZA INTERREGIONALE UNICO.

I disagi che ogni giorno il nuovo orario crea alla mobilità dei pendolari della linea Roma-Napoli non potevano essere più affrontati dai singoli comitati con una ottica di tutela entro i limiti regionali, per questo i comitati pendolari di Minturno, Monte San Biagio, Terracina, Priverno, Sezze Romano facenti parte della regione Lazio, e i comitati  di Sessa Aurunca (comitati civici e pendolari), Falciano-Mondragone-Villa Literno, Associazione pendolari Sannio-Terra di lavoro, Comitati pendolari Terra di Mezzo, appartenenti alla regione Campania, si sono riuniti della giornata di ieri a Minturno. Ne è nata una intesa di coordinamento e condivisione sulle scelte, imminenti e future, interessanti il trasporto sulla linea, con l’obiettivo di salvaguardare il diritto alla mobilità a tutte le decine di migliaia di pendolari che ogni giorno viaggiano sulla linea, evitando quella suddivisione del trasporto regionale per località/tipo di offerta, vero fallimento del modello proposto.

In sede di riunione è stato ribadito che la linea Roma-Napoli è vitale per l’economia del Lazio meridionale e della Campania, oltre che per la vitalità e la vivibilità dei territori, per il loro sviluppo turistico e culturale oltre che per garantire alle popolazioni pieno accesso a strutture essenziali come quelle sanitarie e universitarie.

La linea ferroviaria è però in grado di garantire tutto questo solamente se i collegamenti sono frequenti, agevoli e pensati per connettere in modo capillare tutti i centri di queste regioni densamente abitate.

Sono proprio queste condizioni che ci sembrano non essere soddisfatte dal nuovo assetto entrato in vigore l’11 dicembre 2016. Le difficoltà create dal nuovo modello orario furono previste dagli scriventi comitati e rappresentate nei tavoli istituzionali ma senza ascolto: oggi l’esperienza fatta nel corso di questo primo mese di applicazione dell’orario, dimostra che tali perplessità erano più che fondate.

RITORNO DEL VECCHIO ORARIO.
Sulla base di questi elementi, il coordinamento dei comitati all’unanimità,  ha RIBADITO quanto espresso in precedenti interlocuzioni con Regione Lazio e Trenitalia : l’unico modo per uscire da subito dalla situazione attuale  è ritornare al vecchio orario con l’obiettivo di realizzarlo entro e non oltre febbraio.

Infatti, pur lodando il lavoro e gli investimenti messi in campo dalle rispettive regioni, nonché la volontà di dialogo con le rappresentanze dei pendolari mostrata in questi ultimi giorni, il tutto nel tentativo di risolvere le varie criticità emerse, è evidente che esse possono solamente tamponare talune situazioni ma non possono migliorare il collegamento generale della linea, che resta l’ obiettivo principale.

Il Coordinamento dei comitati ha altresì individuato alcuni piccole migliorie che si potrebbero apportare al vecchio orario già al momento della sua reintroduzione; nella considerazione che il vecchio orario aveva un costo di gestione inferiore, e che anche con le poche varianti suggerite, comunque rimarrebbe tale.

ISTITUZIONE DI UN TAVOLO ISTITUZIONALE DI CONFRONTO INTERREGIONALE.
È apparso evidente che per realizzare tutto ciò occorre realizzare un tavolo di confronto istituzionale tra i responsabili politici e tecnici delle due Regioni : le due Direzioni regionali di Trenitalia, RFI, le istituzioni locali già coinvolte nelle dinamiche del confronto, e il coordinamento dei comitati.
Per snellire le procedure organizzative a carico delle amministrazioni, il coordinamento dei comitati ha predisposto la convocazione alle dette organizzazioni per sabato 14 con luogo Minturno, punto di unione e non di confine del trasporto sulla linea.

ASPETTATIVE.
IL Coordinamento dei comitati valuta la qualità dei servizi pubblici e tra questi il trasporto pubblico locale, come un importante indice di vivibilità e un criterio sul quale si misura la civiltà e l’avanzamento di una società, per cui auspicano che le Regioni, avendo nella loro funzione, la difesa e lo sviluppo in questo senso del nostro territorio, apprezzino questo lavoro svolto e si rapportino con serenità e disponibilità con questa nascente organizzazione, anche in visione del valore di una democratica partecipazione delle popolazioni alle scelte su questioni di loro immediato interesse.


A Terracina i cittadini hanno un ulteriore motivo per non essere contenti, da 52 mesi non arriva più il treno in città.

Oggi a Fondi il Gruppo dei Dodici ha inaugurato il Centro Studi e Informazioni sulla via Francigena dedicando l’aula didattica a Emilio Selvaggi

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Il Gruppo dei Dodici ha aperto un Centro importantissimo per lo sviluppo della via Francigena lungo l’Appia, un cammino ormai giunto al suo decimo anno di frequentazione da parte di numerosi viandanti.

 

 

Il CENTRO, situato nel mezzo del percorso francigeno, è destinato a raccogliere largo interesse ed è aperto a tutti quelli che operano per lo sviluppo della Via. E’ situato a Fondi in via Cesare Augusto, n.10.

Secondo il Gruppo dei Dodici il “CENTRO STUDI E INFORMAZIONI” di FONDI dovrebbe

1) Essere in grado di dare tutte le informazioni relative alla Via Francigena tra Roma a Benevento. Il CENTRO raccoglierà informazioni di ogni tipo e da molte fonti riguardanti alloggi, percorsi, servizi disponibili (es. trasporto bagagli), informazioni per assistenza sanitaria, sicurezza, trasporti, indirizzi di enti e persone specifici delle località, informazioni varie (come cibo per celiaci), orari di trasporti, eventi lungo il percorso, informazioni turistiche varie, ecc.

2) Fungere da polo di attrazione di varie associazioni di camminatori. Se i loro programmi di cammini saranno disponibili, si potrà comunicarli a chi programma di venire nel nostro territorio, in modo che possa scegliere quello più conveniente.

3) Fornire un centro dove vengano chiarite le possibilità di supporto economico da parte delle Istituzioni, Comuni, Regioni, Europa. Si potranno invitare persone esperte a spiegare le possibilità, i bandi e le modalità di accesso ai finanziamenti.

4) Stimolare iniziative comuni sia con altre associazioni (facendole interagire fra loro) sia con altri Enti.

5) Stimolare iniziative culturali, come musica del pellegrinaggio, incontri letterari, racconti di pellegrini di passaggio, biblioteca di pubblicazioni specifiche, ecc.

6) Fornire un luogo d’incontro per operatori economici con iniziative di potenziale interesse del pellegrinaggio.

7) Creare opportunità di lavoro connesse con la Via Francigena.

8) Fornire alloggio occasionale a pellegrini in difficoltà.

Giusta decisione la dedica dell’aula didattica a Emilio Selvaggi, uno dei Dodici fin dall’inizio, e sostenitore del recupero delle tradizioni popolari.

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Momenti della cerimonia di apertura del Centro e della intitolazione dell’aula didattica a Emilio Selvaggi.

Pesticidi in agricoltura, si muove qualcosa?

Sabato 17 Dicembre 2016, alle ore 16,30, a Roma in Via di S. Bonaventura, presso Convento di S. Sebastiano al Palatino, verrà presentato il libro “La Civiltà dell’Orto” di Gian Carlo Cappello.

E’ un saggio sull’agricoltura naturale, quella senza l’utilizzo di sostanze chimiche e mezzi meccanici di lavorazione in alternativa all’agricoltura intensiva, e che introduce anche l’orticoltura sociale. Gli orti urbani erano la norma nella civiltà preindustriale e ora vengono ripresi non solo per un recupero di metodi naturali di produzione ma anche, e coi tempi che corrono soprattutto, per ricostruire connettività sociale tra gli individui.

E’ in corso una ripresa di interesse da parte dell’opinione pubblica nei confronti dei rischi sanitari derivanti dall’uso della chimica in agricoltura e ciò è provato anche dalle decine di migliaia di aderenti al gruppo fb NO PESTICIDI.

Queste posizioni di un ritorno a coltivazioni in cui il ciclo naturale non venga manomesso non sono più patrimonio soltanto dei soliti ambientalisti, ma stanno diventando patrimonio di una fetta crescente di popolazione e hanno avuto una forte giustificazione da parte di un tribunale  che ha condannato un’azienda che irrorava un vigneto in prossimità di un’abitazione costretta a ricevere abbondanti effluvi tossici.

Il tribunale di Pistoia nell’agosto del 2014 sentenziò che l’immissione dei prodotti antiparassitari nella proprietà del confinante con il vigneto “comportava un evidente rischio per la salute di quest’ultimo quale conseguenza dell’inalazione o del contatto con sostanza tossiche. Dette immissioni devono considerarsi intollerabili, prescindendosi dalla valutazione della priorità di un determinato uso, stante la prevalenza – sulla base dei principi costituzionali – del diritto alla tutela della salute rispetto alle esigenze della produzione.”

pesticidi_elicotteroIn precedenza in Italia c’era stato il contrasto dei cittadini veneti residenti nell’area del prosecco contro l’uso degli elicotteri nell’irrorazione dei fitofarmaci sui vigneti.

 

I cittadini sostenuti da un europarlamentare della zona ne fecero una battaglia decisa ottenendo la condizione che gli elicotteri non potessero agire entro i 50 metri dalle strade e dalle abitazioni. Clamoroso fu il caso di un pranzo in trattoria finito sotto una nuvola di pesticidi.

Il Veneto secondo i dati ISPRA 2012 è al primo posto con i suoi 10,6 kg per ettaro di principi attivi e subito dopo il Trentino con 10,2 kg per ettaro di superficie agricola. Sono le due Regioni che lottano per ottenere la maglia nera in questa classifica assurda. Nel Trentino, poi, in alcuni casi si può irrorare fino a 5 metri dalle abitazioni!

Il WWF sulla questione è stato sempre vigile e qui su questo blog sono apparsi post sul tema fin dal 2012, l’anno dell’apertura.

Guarda un pò, i pesticidi inducono il cancro (solo in Francia?)

Piano d’Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi. Il WWF chiede il divieto d’uso al 2020

A proposito di pesticidi in agricoltura, come stiamo in provincia di Latina?

A primavera privati e Istituzioni fanno a gara a chi presenta l’erba più gialla.

Insetticidi in aree antropizzate, i rischi per l’uomo in un convegno del C.N.R. a Roma il 7 marzo

24 e 25 giugno: si discute la Politica Agricola Comune (PAC) della UE, prenderà la strada della sostenibilità ambientale ed economica?

Salviamo l’agricoltura, scriviamo al Parlamento europeo.

Troppa chimica in agricoltura; dobbiamo rinunciare al prosecco?

A Terracina si sta muovendo qualcosa, ci auguriamo che la questione venga presa nella giusta valutazione che è quella della salute pubblica e non si scada nella solita contrapposizione tra parti politiche. L’obiettivo deve essere un regolamento comunale che abbia al centro la tutela della salute dei cittadini e degli operatori agricoli.