WWF: “LAZIO SOTTOSCACCO CON UN PIANO INADEGUATO E INVESTIMENTI COSTOSI SU DISCARICHE E INCENERITORI”
RIFIUTI
Nel Lazio l’ecotassa tra le più basse d’Europa, per un introito di 42 mln euro l’anno. In discarica e negli inceneritori l’85% dei rifiuti prodotti, pari 2 mln e 800mila tonnellate annue
L’appello al Ministro Clini: parta dal caso Lazio per rivedere le politiche di gestione dei rifiuti nel nostro Paese, puntando su meccanismi di sostegno e disincentivazione fiscale ed economica
In coda: in 5 punti le proposte del WWF per uscire da un’emergenza voluta e il caso Napoli
Da almeno quindici anni nella Regione Lazio sembra non si possa avere altra scelta che quella di investire su impiantisca da combustione e realizzazione di discariche.
Un sistema che secondo la ricostruzione presentata oggi dal WWF, sulla base dei dati estratti da diverse fonti, si rivela significativamente costoso e con un risultato in termini di benefici ambientali ed economici addirittura dannoso.
Da un confronto con gli altri stati europei in Italia i disincentivi fiscali sullo smaltimento sono molto bassi e non riescono a disincentivare tale pratica. Anche per questi motivi si continuano a programmare nuovi impianti di trattamento termico e discariche. Per quanto riguarda il Lazio l’ammontare dell’ecotassa è ferma ai valori del 1997, ciò fa si che nella nostra regione vengano smaltiti circa l’85% dei rifiuti prodotti pari a 2 milioni e 800 mila di tonnellate annue .
Questo quadro è aggravato dal fatto che i cosiddetti impianti di termovalorizzazione beneficiano di appositi incentivi, mentre per quelli di riciclaggio non vi è alcuna previsione di sostegni finanziari diretti o indiretti.
Il WWF ritiene che il costo dell’ecotassa dovrebbe essere aumentato, al fine di disincentivare smaltimento ed incenerimento, vincolando inoltre la destinazione dell’ammontare realizzato al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio.
Solo così si riuscirà a invertire la rotta verso il recupero dei materiali, verso cioè la Società del riciclaggio a cui l’Europa ci chiama.
Sottrarre le incentivazioni per l’impiantisca da combustione, destinandoli alla raccolta differenziata darà modo di programmare la progressiva uscita dalla dipendenza delle discariche e degli inceneritori, contribuendo, inoltre, all’abbassamento dei costi del sistema in generale e soprattutto sulle tariffe applicate ai cittadini.
“A pochi mesi dalla approvazione del Piano Regionale sui Rifiuti, –– dichiara Vanessa Ranieri presidente WWF Lazio – pubblicato lo scorso 14 marzo, insomma, si ha già la convinzione che lo stesso non solo non possa portare quei benefici legati alla corretta pianificazione, prevista dalla gerarchia dei rifiuti comunitaria, ma addirittura ad una sicura condanna da parte della Comunità Europea avendo lo stesso di fatto puntato sulla realizzazione degli impianti per la produzione di CDR e sulla combustione dello stesso. Si aprano immediatamente i siti di compostaggio senza i quali è impensabile prevedere l’avvio di una serie puntuale raccolta differenziata porta a porta.
Convertire gli attuali TMB in siti di compostaggio potrebbe essere una scelta di facile realizzazione nel breve termine. A Roma, per esempio, abbiamo solo l’impianto di Maccarese che riceve il 35% dell’organico raccolto nella Capitale, destinando al Nord il rimanente, con enormi costi gestionali che erroneamente vengono imputati al sistema porta a porta”, conclude Ranieri.
“Siamo molto interessati alle azioni che assumerà il Ministro Clini . Infatti potrebbe partire dal caso del Lazio per rivedere le politiche di gestione dei rifiuti nel nostro Paese. Spetta allo Stato introdurre meccanismi di sostegno e di disincentivazione fiscale ed economica, che sono il migliore strumento a disposizione delle Amministrazioni per cambiare i modelli di gestione. Come è successo in altri stati europei, potrebbe avvenire anche nel nostro Paese. – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia – Lo studio, che presentiamo oggi, sfata molti miti, a cominciare da quello che una maggiore raccolta differenziata costa di più. Infatti, i costi unitari di gestione dei rifiuti sono più alto dove è più basso il livello di differenziazione. Inoltre, dimostra come nel Lazio esistono già oggi risorse sufficienti per sostenere la raccolta porta a porta, la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti. E’ dunque solo una questione di volontà.”
In conclusione il WWF chiede alle Amministrazioni di agire subito secondo le cinque priorità per far uscire questa regione dalle finte logiche emergenziali.
LE PROPOSTE WWF: 5 PUNTI PER USCIRE DA UN’EMERGENZA VOLUTA. Cinque i punti di immediata applicazione che farebbero uscire la regione da questa situazione di emergenza voluta.
1. Si deve immediatamente attivare un programma di prevenzione con precisi obiettivi e relative scadenze.
2. Si deve raggiungere il 65% di raccolta differenziata spinta utilizzando il sistema porta a porta.
3. Si deve sostenere l’attività di riciclaggio attraverso il finanziamento di impianti di compostaggio, ma soprattutto curarne l’effettiva loro realizzazione;
4. Si deve aumentare l’ecotassa, per disincentivare il trattamento termico e lo smaltimento.
5. Vincolare l’ecotassa al sostegno delle attività di prevenzione e di riciclaggio.
‘PORTA A PORTA’ A NAPOLI: ALTO GRADIMENTO IN 6 QUARTIERI. Uscire dall’emergenza rifiuti con la raccolta differenziata ‘porta a porta’ è possibile. Lo dimostra proprio l’esperienza di sei quartieri di Napoli (Bagnoli, Colli Aminei, Rione Alto, Ponticelli, Chiaiano e San Giovanni a Teduccio), premiata dal WWF Italia come una delle 9 buone pratiche italiane nell’ambito del concorso “ City Challenge – Reinventiamo le città”, lanciato in occasione di Earth Hour 2012 (31 marzo). Ma a promuovere il ‘porta a porta’ a Napoli, realizzato dal WWF Ricerche e Progetti, sono stati innanzitutto i cittadini, come testimoniano i risultati dell’indagine del Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, volta a misurare la soddisfazione dei circa 150mila cittadini coinvolti e condotta su un campione di 602 intervistati , tra il 20 dicembre 2011 e il 23 gennaio 2012, secondo la quale il 77,8% degli intervistati è rimasto complessivamente soddisfatto del servizio: l’ 8% in più dell’anno scorso. Il dato più eclatante riguarda la ritrovata fiducia dei cittadini in Asia e nel Comune di Napoli: salita dal 29,3% del 2010 al 47,3%. Venti punti in più.
Ulteriori documenti, distribuiti oggi in conferenza stampa su cd, possono essere richiesti all’ufficio stampa del WWF
Roma, 28 marzo 2011
Raccolta differenziata:Regione Puglia commissaria Comuni pigri, quando si muoverà la Regione Lazio?
Non sono riusciti a varcare la soglia del 15% della raccolta differenziata
20 marzo 2012
(ANSA) – BARI, 20 MAR – Su proposta dell’assessore all’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro la giunta regionale pugliese ha adottato un provvedimento di nomina di commissari ad acta per 46 comuni pugliesi che non riescono a varcare la soglia del 15% in materia di raccolta differenziata dei rifiuti e che non hanno presentato proposte relative ad interventi per il potenziamento dei servizi dedicati a valersi sui fondi PO Fesr 2007-2013. Lo ha reso noto lo stesso assessore regionale al termine della riunione odierna della giunta regionale.
”Nel 2010, con delibera di giunta nr. 2989, – sottolinea Nicastro – avevamo messo a disposizione dei comuni non capoluogo 23milioni di euro per dare uno stimolo forte ai sistemi di raccolta nell’ottica di una differenziata spinta, all’interno di una serie di iniziative volte a migliorare il dato regionale”. ”Con successivi provvedimenti – spiega ancora Nicastro – abbiamo piu’ volte riaperto i termini, registrando tuttavia l’inerzia di alcuni comuni che non sono riusciti ad attingere alle risorse per concorrere proficuamente agli obiettivi regionali. Nonostante, l’esempio di nuove realtà virtuose come Rutigliano e San Severo, abbiano confermato che il risultato sia possibile e a portata di mano”.
”Il provvedimento di oggi – sottolinea Nicastro – e’ un ulteriore tentativo, parallelamente ad una ulteriore deroga dei tempi per l’accesso ai fondi, di responsabilizzare gli enti locali, di avviare con loro una interlocuzione diretta individuando nei vertici delle loro strutture tecniche l’interfaccia per gli uffici regionali”.
31 marzo 2012 Torna l’Ora della Terra
31 marzo 2012 alle ore 20.30 torna l’Ora della Terra, il più grande evento globale del WWF.
Il mondo si spegne per un’ora: città, monumenti, singole abitazioni.
Un gesto simbolico contro i cambiamenti climatici ma anche l’impegno, concreto, di ognuno per la sostenibilità ambientale.
In provincia di Latina hanno aderito finora i Comuni di Latina, Sezze, Terracina e Ventotene.
Il capoluogo spegnerà le luci di Piazza del Popolo, il comune lepino spegnerà le luci di Piazza del Duomo, la cittadina tirrenica lascerà al buio per un’ora il tempio di Monte sant’Angelo e l’isola del sole spegnerà le luci del centro storico.
RIFIUTI NEL LAZIO La sentenza di Palazzo Spada è allarmante
Un’altra discarica e un altro inceneritore in più
C’è chi pensa “sia solo un caso” che proprio a valle dell’incontro voluto dal Ministro Clini sulla situazione laziale dei rifiuti spunti a sorpresa la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato che riforma la sentenza del TAR Lazio con cui erano state accolte le istanze del WWF, dei cittadini, dei comitati, dei comuni limitrofi in relazione alla richiesta di dichiarare illegittime le autorizzazioni per la realizzazione dell’impianto di gassificazione di Albano con annessa discarica.
Ricordiamo che il parere sulla valutazione d’impatto ambientale rilasciato ai termini di legge era risultato negativo, avendo accolto la Regione Lazio, tra le altre, anche le osservazioni proposte dalla nostra associazione.
In seguito per converso secondo un iter processuale che a tutt’oggi riteniamo forzato l’impianto ricevette il parere favorevole: una fortuna per i proponenti quantificabile in ben cinquecento milioni di euro, tanto quanto chiese il Coema, società proponente, come risarcimento alla Regione Lazio a seguito del parere negativo assunto, salvo poi ottenerne la conversione in positivo.
Il Coema all’epoca formato da Pontina Ambiente, Ama e Acea si proponeva come la possibile sintesi politica per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti, cioè quel meccanismo basato su discariche e inceneritori vocato evidentemente per convenienza imprenditoriale verso la combustione di carta e plastica con alto potere calorifico, quelle stesse materie che dovrebbero essere indirizzate alla filiera per il recupero attraverso il riuso, riciclo e riutilizzo.
“Un allarmante precedente giurisprudenziale – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio – quello sancito da Palazzo Spada, che vede qualificare un legittimo provvedimento finale di rigetto ‘quale privo del carattere della definitività dovendo valere, nella sostanza, come preavviso di rigetto’. Da oggi in poi ogni parere di valutazione di impatto ambientale potrà avere quella aleatorietà che certo non garantirà un giudizio sereno in merito ai reali effetti sull’ambiente di un determinato impianto. Siamo preoccupati in riferimento al quadro complessivo sulla discussione della gestione dei rifiuti, per la forzata ostinazione a perseverare in direzioni sbagliate e contrarie a qualsiasi principio comunitario ma soprattutto di buon senso, in spregio a quello che è il volere della collettività, che ben conosce il valore della conservazione dell’ambiente e la garanzia che esso rappresenta per la salute e la qualità della vita. Usiamo quei cinquecento milioni di euro per aprire subito siti di compostaggio, per avviare la raccolta differenziata spinta, per incentivare le filiere e le imprese ad esse collegate, introduciamo la cauzione sugli imballaggi. Alla fine di tutto ciò a cosa potrà mai servire un inceneritore?”.
Roma, 23 marzo 2012
22 marzo Giornata Mondiale dell’Acqua
WWF: “AGRICOLTURA E FILIERE PRODUTTIVE:
ECCO LA ‘ZONA ROSSA’ PER LA TUTELA DELL’ORO BLU”
L’uomo si appropria del 54% d’acqua dolce disponibile sul Pianeta (meno dell’1% del totale)
In Italia oltre il 60% è usato dall’agricoltura. 50 Oasi WWF su 120 tutelano ecosistemi d’acqua dolce
Come incidere positivamente su filiere produttive e comportamenti individuali:
il caso Mutti e il carrello della spesa virtuale su www.improntawwf.it
Il 28 marzo il WWF lancia il ‘Water Risk Filter’, strumento per mappare i bacini idrici mondiali e valutarne i rischi connessi alle filiere produttive come siccità e inquinamento
Ecosistemi d’acqua dolce (fiumi, laghi ecc.) ‘stressati’ dall’agricoltura, in primis dalla filiera agroalimentare con cibi (soprattutto carne bovina, latticini e cereali) che arrivano sulle nostre tavole dopo cicli produttivi ad alto consumo di acqua: è la ‘zona rossa’ su cui cittadini, imprese, investitori ed istituzioni devono incidere per ridurre i rischi di una crisi idrica globale. E’ quanto rileva il WWF, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, che ricorre oggi 22 marzo, ricordando come l’oro blu sia uno dei temi portanti della propria campagna “Food, Water and Energy for all, for ever” lanciata in vista del Summit mondiale per lo Sviluppo Sostenibile Rio + 20.
Su un totale di 1,4 miliardi km³ di acqua disponibile sul Pianeta, solo il 2,5% (35 milioni di km³) è costituito da acqua dolce (fiumi, laghi, ghiacciai ecc.), di cui solo meno dell’1% è potenzialmente utilizzabile dall’uomo per le proprie necessità vitali, che invece si appropria del 54% di tutta l’acqua dolce accessibile, di cui il 70-80% nel mondo – in Italia circa il 60% – viene usato per l’irrigazione delle colture.
Il resto del 2,5% di acqua dolce sul totale di risorse idriche mondiali è così distribuito: per circa il 70% (24 milioni di km³) è ‘imprigionata’ sotto forma di neve e ghiacci permanenti nelle regioni montuose, antartiche e artiche; per il restante 30% (0,7% delle risorse idriche totali) è confinata in depositi sotterranei (falde, umidità del suolo, acquitrini, permafrost, etc.) mentre solo lo 0,3% (105mila km³) è acqua superficiale di laghi e fiumi.
Una fotografia, quella scattata dal WWF Italia, che restituisce un’emergenza ambientale e sociale: gli ecosistemi d’acqua dolce, infatti, non solo forniscono l’habitat per la sopravvivenza di numerosissime specie ma consentono anche lo stoccaggio e la fornitura di acqua potabile per soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione umana.
ECOSISTEMI E SPECIE D’ACQUA DOLCE A RISCHIO: LE OASI WWF COME ESEMPIO DI TUTELA. In Italia e in Europa le specie a rischio degli ecosistemi d’acqua dolce sono soprattutto la lontra, per quanto riguarda i mammiferi, il Carpione del Garda e il Carpione del Fibreno, per i pesci; la Moretta Tabaccata e il Cavaliere d’Italia, per gli uccelli d’acqua. I Boschi ripariali (salici, ontani ecc.) sono quelli più minacciati.
Il WWF Italia da sempre attraverso le proprie Oasi protegge alcuni dei più importanti ecosistemi d’acqua dolce: sono 50 le Oasi WWF, su un totale di 120, che tutelano ecosistemi d’acqua dolce e le loro specie, come ad esempio le Oasi di Burano (Toscana), Orbetello (Toscana), Le Bine (Lombardia), le Saline di Trapani (Sicilia), e Valle Averto (Veneto).
L’IMPRONTA IDRICA ‘NASCOSTA’ NEL CIBO: FINO A 5MILA LITRI A PERSONA AL GIORNO. Più che dal prelievo di acqua potabile, l’impatto principale sulla risorsa idrica in termini di consumi deriva dalle attività agricole e industriali. Se infatti da un lato si registra un fabbisogno idrico giornaliero pro capite di 2-4 litri, dall’altro ci sono altre forme di consumo dell’oro blu, tra cui l’acqua ‘nascosta’ nei prodotti che utilizziamo, a cominciare da quelli alimentari.
Per produrre il cibo che una persona mangia ogni giorno sono necessari da 2mila a 5mila litri di acqua. Ogni alimento che entra a far parte della nostra dieta, infatti, ‘risucchia’, attraverso la filiera produttiva che lo ha portato nel nostro piatto, una quantità d’acqua necessaria a coltivarlo o ad allevarlo (nel caso di derivati animali).
Alcuni consumi alimentari cibi incidono più di altri: in primis i cereali, che rappresentano il 27% dell’impronta idrica media individuale (pari a 1385 m³ d’acqua l’anno), seguiti da carne (22%) e latticini (7%).In particolare, per quanto riguarda la carne, la più impattante è quella bovina: infatti mentre per produrre un kg di carne di pollo sono necessari circa 4.300 litri di acqua e per un kg di carne di maiale circa 6mila, per un kg di carne bovina sono necessari ben 15.500 litri.
Le differenze tra le impronte idriche dei diversi Paesi sono quindi strettamente connesse alle diverse scelte alimentari: negli Stati Uniti, ad esempio, dove il consumo di carne bovina – uno dei prodotti più insostenibili dal punto di vista idrico – è di 43 kg a testa l’anno, 4 volte e mezzo la media globale, l’impronta idrica interna individuale è di 2.842 metri cubi annui. In Italia, dove il consumo complessivo di carne pro capite è intorno ai 90 kg l’anno, di cui ¼ è carne bovina, l’impronta del cittadino medio raggiunge i 2.303 metri cubi annui.
“Seppur rinnovabile, l’acqua dolce è una risorsa limitata e vulnerabile che può diventare sempre più scarsa. La crisi idrica non è più solo un’emergenza limitata alle regioni più povere del Pianeta ma è un problema globale che coinvolge sempre più aree del mondo”, spiega Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità del WWF Italia. “Per contrastare la crescente pressione sulle risorse idriche mondiali è fondamentale: ridurne i consumi attraverso una dieta sana e sostenibile, che preveda un minor consumo di prodotti ad elevata intensità idrica, come la carne; orientare i processi produttivi delle industrie, soprattutto agricole; ridurre gli sprechi sia a livello di filiera (1/3 del cibo prodotto a livello globale diventa rifiuto prima di raggiungere le tavole) che nel frigo di casa”.
COME RIDURRE L’IMPRONTA IDRICA: DAL CASO MUTTI AL CARRELLO DELLA SPESA VIRTUALE: Cittadini, imprese, investitori ed istituzioni possono ridurre la propria impronta idrica cambiando e promuovendo abitudini alimentari e strategie in grado di incidere sui processi produttivi per una riduzione dei consumi d’acqua.
Per quanto riguarda i processi produttivi, un caso-studio italiano di calcolo della propria impronta idrica e di riduzione del consumo di acqua in agricoltura è rappresentato da Mutti, leader di mercato nella produzione di concentrato, passata epolpa di pomodoro. E’ la prima azienda in Italia, e tra le poche al mondo, ad aver calcolato i consumi di acqua della propria produzione, dalla coltivazione del pomodoro al prodotto finito, avvalendosi del supporto scientifico del WWF e del Dipartimento per l’Innovazione dei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali dell’Università della Tuscia (Viterbo). Questo progetto sperimentale, che non si basa su dati di letteratura ma su un effettivo calcolo dell’impronta idrica dell’intera filiera, ha preso in esame la quantità di acqua immagazzinata in ogni prodotto Mutti. Dato che l’83% dell’impronta idrica di Mutti è dovuta alla coltivazione del pomodoro, è agli agricoltori che Mutti rivolge maggiormente la sua attenzione, con una campagna di sensibilizzazione e di supporto per razionalizzare l’uso delle risorse idriche impiegate per la
coltivazione.
La riduzione dell’impronta idrica del 3%, annunciata nel novembre 2011, potrà essere ottenuta riducendo dell’11,5% l’acqua per l’irrigazione (componente blu), riducendo del 30% i fertilizzanti a base di fosforo, azoto e potassio (componente grigia) oppure combinando le due precedenti misure. La metodologia utilizzata per il calcolo dell’impronta idrica è quella del Water Footprint Network (WFN), la più autorevole rete mondiale che riunisce istituti di ricerca, agenzie governative, ONG e settore privato per promuovere l’utilizzo sostenibile, equo ed efficiente delle risorse idriche mondiali.
Tra le cose che invece può fare il cittadino, sia come utilizzatore del servizio idrico che come consumatore, c’è il calcolo della propria impronta idrica attraverso il carrello della spesa virtuale sul sito del WWF Italia www.improntawwf.it , che permette così di essere consapevoli di quanto ‘oro blu’ mettiamo nel nostro piatto con la scelta dei nostri prodotti alimentari.
Coming soon: Il WWF ha previsto per il 28 marzo il lancio del “Water Risk Filter”, uno strumento di valutazione dei rischi connessi all’approvvigionamento idrico da parte delle aziende che mapperà i bacini idrici a livello globale e che potrà essere utilizzato da investitori e grandi aziende per analizzare l’esposizione a minacce quali la scarsità idrica o l’inquinamento delle acque che impattano sulla catena di fornitura.
PER APPROFONDIRE: “IMPRONTA IDRICA, scenari globali e soluzioni locali”REPORT WWF ITALIA (Novembre 2011)
http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/report%20impronta%20id
rica_Muttifinale.pdf
FAI e WWF: il consumo del suolo approda in Senato
Presentati oggi in audizione alla Commissione Ambiente del Senato i dati e le proposte del dossier sul consumo del suolo “Terra Rubata”
Il dossier FAI-WWF sul consumo del suolo “Terra Rubata” approda al Senato. Il WWF Italia e il FAI – Fondo Ambiente Italiano hanno presentato oggi in audizione alla Commissione Ambiente del Senato i dati e le proposte contenute nel dossier sul consumo del suolo “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare”.
I rappresentanti delle due associazioni – Stefano Ficorilli dell’Ufficio legale WWF Italia, Gaetano Benedetto, Direttore delle Politiche Ambientali del WWF Italia, Costanza Pratesi e Daria Ballarin dell’Ufficio Ambiente e Paesaggio del FAI – hanno rinnovato l’esigenza che la Pubblica Amministrazione adotti nuove misure per l’arresto del consumo del suolo e applichi quelle già esistenti.
Nel corso dell’audizione parlamentare, infatti, alla domanda della Commissione Ambiente se per il riutilizzo delle aree urbanisticamente degradate sia sufficiente la legislazione vigente, i rappresentanti delle due associazioni ambientaliste hanno risposto che è assolutamente possibile. Basterebbe infatti applicare i Piani paesaggistici previsti dal codice del Paesaggio del 2004, mai completamente realizzati, senza bisogno di fare ricorso a una nuova normativa.
Tra i nuovi interventi normativi – hanno aggiunto FAI e WWF – ci sarebbe invece l’introduzione di meccanismi fiscali che da un lato garantiscano un più severo regime di tassazione sull’utilizzo di nuove risorse territoriali e, dall’altro, individuino agevolazioni sul riuso di territorio o sul suo riutilizzo mediante un minor consumo di suolo.
Roma, 20 marzo 2012
DONATORI DI ENERGIA IN BICICLETTA CERCASI PER ACCENDERE L’ORA DELLA TERRA
31 MARZO, dalle 20.30: L’ORA DELLA TERRA
All’evento di Castel Sant’Angelo, a Roma, il PALCO A PEDALI dei TETES DE BOIS per il concerto-spettacolo gratuito “Goodbike” sarà alimentato da 128 biker reclutati sul web
OSPITI D’ECCEZIONE: ELISA E NICCOLO’ FABI
AL VIA LA PIATTAFORMA WEB
PER CONDIVIDERE LA PROPRIA “SFIDA” PER IL PIANETA
Il form per partecipare al concerto con la propria bici, le novità
e gli appuntamenti per l’Ora della Terra in tutta Italia su www.wwf.it/oradellaterra
Il WWF cerca ‘donatori di energia’ in bicicletta per il grande evento centrale dell’Ora della Terra, la campagna globale contro il cambiamento climatico e per un futuro sostenibile, che la sera del 31 marzo spegnerà simbolicamente le luci di migliaia di monumenti e luoghi simbolo in tutto il mondo. A Roma, nella suggestiva cornice di Castel Sant’Angelo, il pubblico sarà protagonista del concerto-spettacolo dei Tetes de Bois, “Palco a Pedali-Goodbike”, il primo eco-spettacolo al mondo in cui l’energia elettrica che illumina il palco e lo fa suonare viene interamente generata dalle biciclette di 128 ‘donatori di energia’ reclutati sul web, dando vita a un viaggio nel mondo della bicicletta tra immagini, canzoni, racconti e poesia, che per l’occasione sarà dedicato all’Ora della Terra. Ospiti d’eccezione, Elisa e Niccolò Fabi, che con la loro musica saranno accanto al WWF per testimoniare l’impegno per fermare il cambiamento climatico e per un modello di vita più sostenibile, anche in vista del Summit per la Terra di Rio+20 a giugno. La serata è gratuita e aperta a tutti.
Da oggi su www.wwf.it sono aperte le prenotazioni per far parte dei 128 biker che con le loro biciclette renderanno possibile l’evento.
COMINCIA A PEDALARE!
Successo della seconda Domenica degli ingombranti a Terracina
L’iniziativa era attesa da tempo
Decine di macchine si sono avvicendate nel piccolo piazzale di fronte al campo di calcetto di San Silviano per consegnare oggetti ingombranti, elettrodomestici, piccoli e grandi, e apparecchiature elettroniche.
Anche i cittadini che si sono recati alla messa domenicale hanno approfittato per liberarsi di materiali non più utilizzati. Tornati a casa hanno caricato la propria auto o la motoape o addirittura un furgoncino per venire a conferire materiali accumulati da tempo nelle cantine o nei giardini.
Alla fine della mattinata si sono contati circa seicento oggetti consegnati (ingombranti, oggetti metallici, frigoriferi, lavatrici, televisori, piccoli elettrodomestici, legname, lampade); di questi quasi un centinaio, ancora utilizzabili, sono stati prelevati da cittadini interessati.
Ovviamente, l’iniziativa ha riscosso il plauso dei cittadini che si sono informati sulla data della prossima Domenica degli ingombranti, mentre alcuni si sono prenotati presso l’operatore dell’azienda per il ritiro a domicilio di altri oggetti.
Eppur si muove? Parte la raccolta domiciliare dei rifiuti nella parte alta di Terracina
Stamani il sindaco Nicola Procaccini ha presentato in conferenza stampa il progetto di raccolta porta a porta dei rifiuti urbani nel centro storico alto.
saranno coinvolti 470 nuclei famigliari
lunedì 19 marzo inizierà la distribuzione del kit contenente brochure/calendario, secchio, sacchetti biodegradabili per l’organico, buste gialle per carta e cartone, buste celesti per plastica vetro alluminio
il nuovo metodo di raccolta comincerà lunedì 2 aprile mentre i cassonetti stradali verranno portati via qualche giorno dopo.
Dopo anni di attesa sembra arrivata l’ora di una inversione di rotta nella gestione dei rifiuti a Terracina; per questo e nel timore che possano commettersi errori che potrebbero rivelarsi irreversibili i rappresentanti del WWF Litorale Pontino presenti hanno fatto alcune raccomandazioni.
Innanzitutto, la comunicazione. Conferenze stampa e articoli sui giornali non bastano e nemmeno la consegna puntuale del kit è sufficiente, occorre incontrare i cittadini nei luoghi di aggregazioni tipo la parrocchia, il centro anziani o altro luogo per presentare il progetto e rispondere a tutte le domande e osservazioni che sicuramente verranno numerose in una fase di cambiamento, a dir poco, epocale.
Il monitoraggio dell’intera operazione, compresa l’indicazione degli impianti di riciclo cui vanno conferiti i materiali differenziati, sarà la garanzia del suo successo che la renderebbe esportabile in altre zone della città. Su questo aspetto il WWF ha insistito chiedendo di evitare altre sperimentazioni, oltretutto dispendiose, di raccolte stradali ma di portare a regime l’iniziativa in corso per poi estenderla ad altri quartieri altrettanto ben delimitati.
L’interruzione della nuova modalità di raccolta allo scadere degli impegni ( si prevede un arco di tempo che non supererà la fine dell’anno) assunti con il Comune da parte dell’azienda che attualmente gestisce il servizio deve essere evitata assolutamente. Non si potrà tornare al cassonetto stradale pena il disorientamento totale di cittadini ormai avviati su una pratica virtuosa di gestione dei rifiuti.
A margine della conferenza stampa sono stati comunicati da parte di un responsabile della società Servizi Industriali alcuni dati sulla raccolta differenziata (stradale) che nel mese di febbraio si sarebbe attestata sul 14% su base mensile. Il sindaco, da parte sua, ha fatto intravvedere positivi sviluppi per un impianto di compostaggio nell’area delle Morelle.
I cittadini sicuramente sono pronti a diventare protagonisti di questa piccola rivoluzione mentre il WWF, come sempre, nella propria autonomia è disponibile a dare un contributo per la migliore riuscita dell’iniziativa.



























