Lo hanno aperto anche d’estate, figurati se lo tengono chiuso d’inverno lo sgrigliatore di Badino!

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La spiaggia di Terracina non è isolata e lontana dal centro abitato ma è una delle linee urbanistiche della città. La spiaggia non chiude d’inverno come le attività balneari che vi si svolgono frenetiche durante l’estate, nelle belle giornate fuori stagione viene frequentata come un qualunque viale e in quanto tale non può essere la sede di rifiuti lungo tutto il suo sviluppo.

 

 

 

 

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In questi giorni lo spettacolo che offre la spiaggia è veramente avvilente, ai rifiuti tipici del mare d’inverno si sono aggiunte tonnellate di tronchi di alberi, potature, erbe dei campi, carogne di animali….da Porto Badino fino all’Hotel L’Approdo.

 

 

 

 

E’ l’effetto del sollevamento dello sgrigliatore di Badino che è stato posto in quella sede proprio per fermare gli scarti vegetali e non solo (spesso vi arrivano carogne di ogni tipo) in modo da non consentir loro di arrivare a mare.

Il Consorzio di bonifica che lo gestisce è tenuto a raccogliere tutti i materiali che si fermano sulla griglia in modo che le acque anche in presenza di una piena possano defluire a mare senza rischi di tracimazione.

Il Consorzio, quindi, non può appellarsi come ha sempre fatto nel passato all’obbligo di tenere i terreni all’asciutto se non rispetta l’altro obbligo di raccogliere i materiali che vengono fermati dallo sgrigliatore.

Oltre tutto il mancato intervento a monte della griglia verrà a pesare sulle tasche dei cittadini terracinesi in quanto si dovrà incaricare una ditta per la rimozione di tutti i rifiuti arrivati sulla spiaggia.

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Stamani si presentava così lo sgrigliatore di Badino. Sollevato quasi del tutto di fronte ad uno specchio d’acqua mai visto così pulito.

Non è raccolta differenziata quella stradale!

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A Terracina è in fase di avvio la raccolta differenziata (quella stradale fatta finora di differenziata aveva soltanto il nome in quanto la modalità di raccolta non garantisce quantità e qualità dei materiali da riciclare).

 

 

Viene distribuito ai cittadini un piccolo manuale in cui sono presenti le indicazioni su cosa inserire nei vari contenitori del kit consegnato.

 Molti cittadini ci stanno chiedendo se vale la pena sottoporsi a questa piccola rivoluzione di abitudini se c’è il dubbio sulla destinazione finale dei materiali separati. Proprio per confortare chi si pone questi dubbi in buona fede e non per giustificare un proprio comportamento oggi inaccettabile, chiediamo all’amministrazione comunale e all’azienda che effettuerà il servizio di rendere pubbliche le destinazioni finali dei materiali raccolti separatamente.

Nell’attesa invitiamo tutti i cittadini a seguire le indicazioni impartite.

Siamo all’ultima chiamata per una gestione virtuosa dei rifiuti!

Per soddisfare la curiosità di tanti che si pongono la domanda sulla natura dei materiali con i quali sono prodotti gli oggetti di uso quotidiano suggeriamo di visitare la pagina di Wikipedia contenente i codici di riciclaggio introdotti con la Direttiva europea 94/62/CE.

Ricordiamo a quei cittadini che ancora seguono il pessimo malcostume di abbandonare i rifiuti ingombranti sul territorio che oltre ad utilizzare le isole ecologiche settimanali possono prenotare il prelievo presso la propria abitazione telefonando al numero verde 800/72 20 30.

Sostieni il WWF, pensa al tuo futuro

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In 50 anni il WWF ha portato avanti battaglie che hanno fatto la storia: il Programma Tigre (1973), il Programma Lupo (1973), Programma TRAFFIC (dal 1976), il Progetto “Il Mare deve vivere” (1979), il Programma Orso (1992) il Programma Balene (1996); solo per citarne alcune.

Oltre 5 milioni di persone in tutto il mondo, con il loro aiuto, permettono al WWF di portare avanti le sue sfide: più di 1300 progetti, dall’Italia all’Artico, dall’Africa alla Cina.

Ma le minacce continuano, da ogni fronte: la deforestazione, il bracconaggio e il commercio illegale di specie vegetali e animali, i cambiamenti climatici.

Oggi anche il tuo contributo è importante per difendere la Vita del nostro Pianeta, per salvare migliaia di specie animali e vegetali che rischiamo di perdere per sempre.

Il nostro futuro è il tuo futuro.

A Terracina il WWF esiste dalla seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso, con poche forze ha contribuito a tener vivo il dibattito sulle questioni ambientali e di tutela del territorio e si è prodigato nell’educazione ambientale nelle scuole.

Sinteticamente e limitandoci all’anno appena trascorso, l’attività svolta dal WWF Litorale Pontino durante il 2013 si è allineata con continuità con quella dell’anno precedente, dividendosi tra le iniziative del WWF regionale e nazionale e quelle tipiche della mission di tutela del territorio.

Per le prime l’associazione ha partecipato all’Ora della Terra coinvolgendo più di un comune del territorio pontino ( Terracina, Sezze, Ponza, Itri, SS. Cosma e Damiano), dove i sindaci hanno spento i loro monumenti più significativi, e alla Giornata delle Oasi che però non ha potuto svolgersi con successo completo per le pessime condizioni meteorologiche.

Le attività locali sono state molteplici e tutte inserite nella mission dell’associazione.

Così, la gestione sostenibile dei rifiuti ha visto il WWF LP protagonista insieme ad altre due associazioni terracinesi di una raccolta di firme contro un appalto troppo generoso nei confronti del privato e della proposizione di una mozione in consiglio comunale per la costruzione di un impianto di compostaggio di qualità.

L’adesione alla Giornata nazionale del camminare è stata l’occasione per sollecitare l’amministrazione comunale ad attivarsi per un restauro dei parchi pubblici.

Non sono state trascurate le acque, interne e marine, per il monitoraggio delle quali l’associazione ha partecipato ai lavori del tavolo comunale sulle acque voluto dal Comune e dall’Agenda 21.

Il parco della Rimembranza gestito in convenzione dalla nostra associazione è stato protagonista di una nuova edizione estiva di Ecosuoni, una rassegna di concerti preceduti di volta in volta da una conferenza su temi ecologici. Questi gli argomenti trattati: acqua pubblica, api-sentinelle ambientali, requisiti per la bandiera blu, inquinamento elettromagnetico-noMuos, archeologia della Rimembranza, ecosostenibilità delle feste popolari tradizionali.

Il parco per la sua vicinanza alla collina ogni anno all’apertura della caccia viene devastato dai cinghiali che vi trovano rifugio. Anche quest’anno si è verificato l’evento per cui l’associazione ha iniziato dei lavori per la chiusura con rete metallica del lato da cui entra la fauna selvatica, lavori che continueranno nel 2014 . Ovviamente, i lavori sono eseguiti da volontari e i materiali sono frutto dei pochi interventi comunali, delle donazioni di privati e di contributi pervenuti all’associazione.

Questi contributi sono venuti nel 2013 soprattutto dal corso di apicoltura biologica organizzato in collaborazione con DNApilab che ha ceduto all’associazione parte delle quote di iscrizione al corso stesso.

Il parco è anche la sede dell’accoglienza ai viandanti della via Francigena del sud che ogni anno a primavera passano per Terracina per raggiungere Roma.

Per il trasporto sostenibile l’associazione, oltre a chiedere piste ciclabili e isole pedonali, si è interessata della gestione dei bus interni per favorirne l’uso e soprattutto del treno che è venuto a mancare, si spera temporaneamente, per una frana caduta sulla linea.

C’è poi questo sito/blog https://wwflitoralepontino.wordpress.com che durante l’anno ha più che raddoppiato le visite raggiungendo a fine 2013  i 22 mila visitatori; i temi più trattati sono stati in ordine decrescente sostenibilità, territorio, ambiente, rifiuti, trasporti, raccolta differenziata,…

Molti interventi sono stati ripresi dalla stampa locale.

Iscriviti al WWF Litorale Pontino, entrerai in un’associazione impegnata a fermare e far regredire il degrado del pianeta, e a costruire un futuro in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura.

Ridateci il treno!

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Nubi all’orizzonte sul ripristino della tratta ferroviaria Terracina-Fossanova.

 

 

 

Martedì 28 gennaio doveva tenersi l’ultimo incontro in Regione prima di passare alla gara di appalto per i lavori di messa in sicurezza del Monte Cucca da dove 16 mesi fa si staccò la frana causa di tanti disagi per chi usa il treno per lavoro o studio o anche per turismo.

La riunione è stata rimandata a data da destinarsi per la sostituzione del direttore Raniero De Filippis recentemente inquisito dalla Magistratura. Il sostituto per l’ordinaria amministrazione non basta occorre attendere la nomina del nuovo direttore.

Inoltre, trapelano voci secondo le quali ci siano delle difficoltà a reperire la somma necessaria per l’effettuazione dei lavori.

Siamo alla farsa!

FOTOI-PHONE 010 Cerchiamo di ricostruire i fatti.

Nel settembre del 2012 cadono dei sassi da Monte Cucca che producono danni alla linea ferroviaria e in parte, molto in parte, alla strada Frosinone-mare che in quel tratto corre parallela ai binari.

Il Comune si attiva riuscendo a farsi attribuire dalla Regione, presidente Polverini, la somma di 400 mila € con i quali si affidano i lavori ad una ditta che li conclude all’inizio della primavera del 2013.

La società che gestisce la linea. RFI, pare non coinvolta nella progettazione dell’intervento, non riconosce la completa messa in sicurezza della montagna e si rifiuta di riaprire la linea. Perdiamo, così, tempo e denaro!

 

Negli stessi mesi in Regione c’è il cambio di compagine al vertice e la nuova amministrazione ricuce i rapporti con RFI e stipula con questa un accordo che prevede la progettazione dell’intervento da parte delle rete ferroviaria e il finanziamento a carico dell’Ente regionale.

Termini1In città nasce un Comitato allargato per la difesa del treno che viene ricevuto dall’assessore regionale ai trasporti ma per tenere alta l’attenzione sulla questione porta in giro, fino a Termini, uno striscione.

Il crono programma viene rispettato e ad ottobre 2013 il progetto è pronto e ai primi di dicembre la conferenza dei servizi non trova grandi opposizioni.

Si arriva, così, al 28 gennaio in cui il firmatario per conto della Regione dell’accordo, Raniero De Filippis, è fuori gioco e il sostituto ancora non è stato individuato, occorrerà attendere qualche altra settimana per avere il nuovo dirigente. Ma non finisce qui perchè secondo alcune voci pare sia intervenuto un altro funzionario della Regione negando il finanziamento dell’opera.

Fino a quando si potrà giocare in questo modo sui beni e sui servizi pubblici, in particolare sui trasporti per i quali il treno ha una sicura e comprovata sostenibilità ambientale?

L’amministrazione comunale deve attivarsi presso l’assessore regionale per il rispetto dell’accordo firmato a luglio 2013.

 

 

Il WWF Lazio denuncia l’ultimo colpo di coda del gestore di Malagrotta

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RIFIUTI:

in Regione approda a sorpresa il nuovo progetto di “capping”.

Si fermino i progetti, approvato e proposto!

“Come sospettavamo ormai da mesi, avevamo la sensazione che vi fosse una sostanziale diversità tra il progetto di capping previsto per la chiusura di Malagrotta approvato nel 2008 e ciò di cui parlavano le amministrazioni – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio

Come ormai tradizione, proprio negli ultimi giorni che solitamente danno l’addio all’anno vecchio, il gruppo E Giovi è sempre stato molto attivo con le innumerevoli società ad esso riconducibili: ricordiamo le istanze di valutazione d’impatto ambientale proposte dal COEMA per l’inceneritore di Albano del 27.12.2007, nonché negli stessi giorni il deposito dell’istanza di VIA per l’impianto di pirolisi a Civitavecchia. Anche questa volta a sorpresa è approdato negli uffici regionali un nuovo progetto di ‘capping’ proposto dal gestore di Malagrotta, in sostituzione di quello già approvato: un vero e proprio colpo di coda avvenuto nell’ultimo giorno dell’anno appena salutato! Da anni le richieste da parte di chi gestisce la discarica più grande d’Europa ruotano attorno al progetto cd di ‘capping’, cioè di copertura degli oltre quarant’anni di smaltimento dei rifiuti, con degli alberi. Negli anni anche le somme richieste dal privato hanno subito variazioni e ad oggi sembrerebbero ridimensionate a soli, si fa per dire, cento milioni di euro, che ad avviso della parte privata dovrebbero essere corrisposti dalla collettività.

La Giunta Regionale ha già impegnato dieci milioni di euro! Tutto ciò per rendere, parrebbe di capire, più piacevole il paesaggio, che oggi, invece, ci ricorda quotidianamente la gestione dei rifiuti solidi urbani e assimilati di Roma, Ciampino, Fiumicino e la Città del Vaticano, nonché dei fanghi da depurazione, di circa mezzo secolo.

In realtà l’impegno di spesa potrebbe essere giustificato laddove avvenisse, e qualora fosse possibile, un ripristino ambientale nel senso dell’eliminazione o riduzione degli effetti negativi per l’ambiente, (inteso come complesso di aria, suolo e acqua), nonché per la salvaguardia della salute umana.

Il motivo, invece, per cui si chiederebbe all’Amministrazione di intervenire con così tanti soldi, ci sembra di capire sia finalizzato alla realizzazione di un cd ‘sandwich’ multistrato, sembrerebbe realizzato con ciò che avanza dalla separazione dei materiali nel cassonetto stradale negli impianti di TMB, dai residui della combustione dell’inceneritore e da inerti cd ‘igienizzati’, all’estremità del quale posizionare un po’ di alberi.

Nel nuovo progetto c’è anche la novità del ‘biostabilizzato’. D’altra parte essendo venuta meno la possibilità di formare uno strato con i residui della combustione dell’inceneritore, tale carenza è stata prontamente ripensata dal gestore con strati di FOS unita a terreno vegetale ed offerta come proposta in sostituzione di quella approvata. Per la chiusura della discarica, infatti, sono offerte ben due opzioni sulle attività all’interno del progetto di cd capping, presentato, che vedrebbero livellare il sito attraverso l’utilizzo della ‘fos’, cioè quella frazione organica che avanza dalla separazione della spazzatura, che non può essere bruciata e che, una volta resa palabile, sarebbe di difficile collocazione, assieme eventualmente agli inerti igienizzati, prodotti proprio all’interno dell’area di Malagrotta.

In tutta questa complessa ma anche paradossale vicenda, ciò che appare ancora più incredibile risiede verosimilmente nel fatto che l’area sarà comunque in attività ancora per lunghi anni, ricevendo negli impianti di TMB il famigerato cassonetto stradale, essenziale per la progettazione e la realizzazione del materiale che dovrà comporre gli strati del capping!

Altro che chiusura di Malagrotta! Ecco, quindi, il venir meno dell’interesse ad aprire siti che possano ospitare esclusivamente la frazione umida per il compostaggio, ed ecco l’impossibilità di far decollare la raccolta differenziata spinta, nemica assoluta del cassonetto.

Insomma a pensar male si potrebbe essere indotti a ritenere che la discarica di Malagrotta, più che a una chiusura con conseguente ripristino ambientale, si stia preparando a rimanere in vita più di prima ricevendo i propri rifiuti a spese della collettività, ma anche che l’approvazione ed il finanziamento del progetto di ‘capping’ sia l’oggetto di una transazione più che di un tentativo di risanamento della porzione estesa della Valle Galeria.

OCCORRE UNO STUDIO E LA CARATTERIZZAZIONE DEI SUOLI SECONDO LA LEGGE

Il Codice dell’Ambiente è molto chiaro sulla definizione di bonifica e su quello di ripristino ambientale, operazioni alle quali la legge attribuisce il significato di eliminazione delle sorgenti dell’inquinamento e comunque della riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti in armonia e con i principi e con le norme comunitarie, con particolare riferimento al principio del ‘chi inquina paga’. Ebbene non ci sembra che nel progetto di capping approvato, né in quello proposto nei giorni scorsi dallo stesso gestore emergano eliminazioni o riduzioni degli effetti negativi che possono generarsi nella vita di una discarica e nella sua gestione post mortem. Se le nostre sensazioni fossero fondate nessun impegno di spesa a carico della collettività dovrà essere impiegato per quel progetto.

download (1)“Noi crediamo che se accertata l’esistenza del danno ambientale il responsabile sia obbligato a risarcire la collettività, non ritenendo accettabile che ancora una volta avvenga il contrario – conclude Ranieri – Presidente Zingaretti, si faccia garante insieme al Sindaco Marino della salute dei cittadini e della tutela dell’ambiente, denunciando subito al Prefetto la possibilità che il territorio su cui insiste la discarica di Malagrotta sia stato colpito da un danno ambientale, chiedendo di partecipare al procedimento di adozione delle misure di precauzione, di prevenzione e di ripristino ambientale, obbligando così il Ministero ad intervenire ai sensi dell’art. 309 Codice dell’Ambiente.”

 

Roma, 24 gennaio 2014

Informazioni stampa: Cesare Budoni cell. 349-6040937

Un Centro visite della LIPU è stato vigliaccamente distrutto: il WWF esprime la propria solidarietà

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 Il WWF esprime solidarietà per il vergognoso attentato subito dalla Lipu a Castel di Guido, dove la notte del 21 gennaio è stato dato alle fiamme il Centro visite dell’Oasi.

 

Non si tratta purtroppo di un caso isolato, negli ultimi tempi sorte analoga è toccata all’Oasi WWF di Vanzago (Milano), nei mesi scorsi oggetto di gravi atti di vandalismo. Evidentemente c’è chi esprime così, vigliaccamente, il proprio dissenso per beni pubblici, perché tutti possono fruirne, cercando probabilmente di fare il gioco di interessi privati.
E’ purtroppo l’ennesima riprova del malanimo di cacciatori, bracconieri e degli speculatori nei confronti di chi generosamente e volontariamente si batte per la tutela degli animali, della natura e della legalità”  ha commentato Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia.

“Non basta incendiarci un Centro visite per farci paura. Nessuna intimidazione, nessuna vigliaccata, nessuna violenza avrà mai il sopravvento” ha detto  Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu.

Per saperne di più ecco il sito della LIPU.

Raccolta differenziata al rallentatore a Terracina

Dopo qualche incomprensione iniziale è partita la raccolta dei rifiuti con il nuovo sistema a Borgo Hermada  mentre nel centro città da oggi inizia la distribuzione del kit di contenitori.OCR0007

Non si conosce il calendario degli incontri con i cittadini necessari per dare suggerimenti per la riduzione dei rifiuti e spiegazioni sui vari passaggi della raccolta porta a porta e neanche si ha notizia delle necessarie riunioni con gli amministratori di condomini per i quali è prevista la raccolta di prossimità.

Non è stato distribuito un elenco di oggetti comuni con la relativa destinazione nei diversi contenitori. In provincia di Roma, per esempio, fu dato ad ogni famiglia un “centalogo” contenente in ordine alfabetico oggetti della vita quotidiana di una famiglia con l’indicazione del contenitore in cui collocarli dopo l’uso.

Inoltre, non si conosce se viene detta ai cittadini la destinazione finale dei materiali raccolti per evitare che prenda piede la solita diceria messa in moto generalmente da parte di persone non dotate di uno spiccato senso civico ” a che serve differenziare, tanto poi mischiano tutto”.

Il WWF Litorale Pontino è già intervenuto sulle manchevolezze dell’avvio del nuovo sistema di gestione e oggi sollecita l’amministrazione e la ditta appaltatrice perché alzino il livello della comunicazione anche utilizzando il volontariato disponibile in città.

Nello stesso tempo invita i cittadini a seguire le indicazioni che verranno date e le norme del regolamento comunale (ancora inedito!)  affinché anche la nostra città superi questo passaggio epocale nella gestione dei rifiuti urbani.

La carica dei 600, tanti sono stati i soci venuti a Roma ieri per l’assemblea nazionale di rifondazione del WWF Italia

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Un’assemblea intensamente partecipata, animata da tanti giovani e meno giovani portatori di un’esperienza di vita vissuta in difesa dell’ambiente con il panda nel cuore, ha ieri confermato la volontà di far continuare a vivere l’associazione in Italia.

Occorreva procedere ad un cambiamento abbastanza robusto dello statuto per allinearsi alle indicazioni del WWF Internazionale che vede nell’organizzazione democratica territoriale dell’associazione italiana un incentivo a consumo di risorse utilizzabili altrove.

Tanti soci attivi che in questi anni si sono spesi sul territorio tutelandolo anche con qualche rischio personale, pur di salvare il logo-panda, la cui proprietà è del WWF Internazionale e che non avrebbe esitato a ritirarlo, hanno votato il nuovo statuto e subito dopo seguendo le nuove norme i primi sei componenti del Consiglio nazionale.

Le preoccupazioni maggiori espresse da molti attivisti si possono sintetizzare nel rischio di un allentamento del controllo del territorio in seguito alla soppressione delle strutture territoriali che dovranno trovare una opportuna aggregazione ad un livello geografico più ampio.