Una mattinata nel centro storico di Terracina seguendo la raccolta dei rifiuti porta a porta

Non si conoscono ancora i risultati del nuovo sistema di raccolta dei rifiuti nel centro storico di Terracina; non sono note le quantità dei rifiuti differenziati destinati al riciclo né il gradimento dei cittadini della piccola rivoluzione in corso.

Un giro tra le strade e i vicoli del centro alle otto di mattina è servito a raccogliere alcune impressioni. Qualcuno lamenta il comportamento degli extracomunitari (non si sa se sono stati adeguatamente informati) restii ad accettare le nuove norme ma anche l’atteggiamento di autoctoni che preferiscono portare il sacchetto indifferenziato in altre parti della città dove si trovano i cassonetti stradali.

C’è pure chi non ha accettato lo spostamento dei cassonetti da via Posterula e continua a depositarvi i rifiuti ma anche chi ha fatto un uso creativo di bottiglie di plastica per decorare la porta della propria attività.

Obiettivamente, però, occorre notare che le strade appaiono abbastanza pulite (alle otto c’è stato già un primo passaggio degli operatori) e i sacchetti con il materiale (il giovedì, carta e multimateriale) depositati con ordine vicino alle porte delle abitazioni.

I passaggi degli operatori vanno avanti fino a tarda mattinata e questo lascia alla vista dei passanti, cittadini o turisti, lo spettacolo dei sacchetti esposti ovunque. Come in altri centri storici italiani probabilmente anche in quello di Terracina sarebbe opportuno adottare il metodo del cassonetto mobile tipo quello del Carretta caretta o altro.

Terracina tiene alta la media degli abusi edilizi in Italia

Allarme Fai e Wwf «Dal ’48 in Italia oltre duecento abusi al giorno»

I tre condoni edilizi in Italia sono arrivati uno ogni 9 anni: 1983, 1994, 2003, e proprio dopo altri 9 anni, in questi giorni stava per essere emanato il quarto condono.

I condoni hanno interessato i piccoli abusi edilizi, le sopraelevazioni, la realizzazione di intere lottizzazioni ed edifici residenziali o produttivi.

Questa è la sintesi dell’Italia abusiva come appare nel dossier 2012 «Terra rubata. Viaggio nell’Italia che scompare» realizzato dal Fai e dal Wwf.

DOMANDE DI CONDONO PRESENTATE AI SENSI DELLE TRE SANATORIE

Arco temporale

N. anni

N. totale abusi

N. abusi/anno

N. abusi/giorno

1948-1983

35

3.900.000

111.500

305

1984-1994

10

300.000

30.000

82

1995-2009

16

400.000

25.000

68

4.600.000

75.400

207

Terracina tiene alta la media nazionale degli abusi come frequentemente viene riportato dalla stampa.

abusiterracina

40 anni, quasi, per abbattere un abuso; se vi sembran pochi!

Oggi, a 36 anni dalla costruzione è stata abbattuta la lottizzazione messa su a Quarto caldo nel Parco nazionale del Circeo.

E’ una bella giornata per l’ambiente e la legalità, anche se il tempo ha voluto sottolineare con vento e pioggia la drammaticità dell’operazione.

Le costruzioni furono da subito contrastate da cittadini  di San Felice Circeo e i lavori vennero interrotti. Le motivazioni dell’opposizione dei coraggiosi cittadini nel tempo vennero fatte proprie da diverse associazioni culturali e ambientaliste, tra queste ultime WWF e Legambiente, e da partiti politici.

Questo è solo un piccolo simbolico passo, occorre andare avanti  affrontando quanto è stato costruito fuori dalle norme e soprattutto monitorando seriamente il territorio per prevenire altri abusi per i quali è sempre pronto in Parlamento qualcuno disposto a proporre condoni edilizi.

Multa salata e deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia da parte dell’UE per la mancata bonifica delle discariche

56 milioni di multa all’Italia e deferimento alla Corte di Giustizia per la mancata bonifica di centinaia di discariche. 

Tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi anni alla guida del Paese hanno fatto crescere lo scandalo delle discariche abusive, alcune delle quali contenenti rifiuti pericolosi, costringendo la Comunità europea ad un intervento pesante nei nostri confronti.

Quasi tutte le Regioni italiane sono sotto accusa; questa è infatti la distribuzione delle discariche illegali non bonificate:

Abruzzo 37
Basilicata 5
Calabria 43
Campania 51
Emilia-Romagna 3
Lazio 32
Liguria 6
Lombardia 4
Marche 2
Molise 2
Piemonte 1
Puglia 15
Toscana 6
Umbria 1
Veneto 11
Friuli-Venezia Giulia 2
Sicilia 24
Sardegna 10
TOTALE 255

 

Il ritardo dell’Italia nell’adeguarsi alla normativa europea in termini di gestione dei rifiuti è sotto gli occhi di tutti; il ventesimo posto su 27 Stati membri occupato dall’Italia per quanto riguarda la gestione dei rifiuti parla da solo.

La Giornata “Biodiversamente” alla Rimembranza di Terracina rimandata ad una prossima domenica

A Terracina pioggia, vento e freddo costringono il WWF Litorale Pontino ad annullare la manifestazione odierna Biodiversamente dedicata alle Alpi, riserva d’acqua dell’Europa.

Il parco della Rimembranza, però, è pronto a far da cornice con i suoi colori autunnali alla mostra fotografica sulle Alpi in una delle prossime domeniche.

La mostra, intanto, può essere richiesta dalle scuole che vogliono far conoscere agli allievi il patrimonio di biodiversità presente nell’arco alpino.

MENO RIFIUTI – PIÙ BENESSERE in 10 mosse

 L’Associazione dei Comuni virtuosi indica la strada

per una gestione sostenibile dei rifiuti.

Premessa

– La produzione dei rifiuti è destinata ad aumentare a livello mondiale
– L’Italia si colloca tra i paese membri meno performanti nella gestione dei rifiuti in Europa
– Il Rapporto rifiuti Urbani 2012 dell’ISPRA non presenta miglioramenti di rilievo
– La roadmap europea indica come indispensabile un uso efficiente delle risorse
– La maggior parte dei comuni italiani non ha raggiunto gli obiettivi di raccolta differenziata ( 60%) previsti per legge al 2011
– Il riciclo eco efficiente, motore di un’economia green che crea nuovi posti di lavoro e riduce la dipendenza dalle importazioni di materie prime ed energia

Appello al mondo della produzione e della grande distribuzione 

-Gli Enti locali non dispongono di risorse per affrontare aumenti dei costi di gestione dei rifiuti e per finanziare programmi di miglioramento della RD

-La prevenzione dei rifiuti e la produzione ecocompatibile di prodotti e imballaggi inclusa la loro piena riciclabilità ( ma anche le possibilità di riuso riparazione, ecc, insite nei beni) è un processo che viene determinato dalla fase di progettazione e quindi dalle aziende

-La migliore delle raccolte differenziate possibile che gli enti locali possono realizzare deve fare i conti con i limiti di progettazione ed ecodesign dei materiali e oggetti raccolti. Il riciclaggio, ad esempio, è un processo industriale che richiede un flusso continuo di materiali idonei reperibile alla fonte e uno sbocco di mercato garantito.

-E’ necessario un gioco di squadra da parte di tutti i portatori di interesse per ridurre gli sprechi e le diseconomie, abbassare i costi gestionali dei processi e recuperare risorse per il benessere comune.

  Il decalogo

10 AZIONI PER L’INDUSTRIA UTILIZZATRICE DI PACKAGING E LA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA DA METTERE IN PRATICA SENZA INDUGI E PROMUOVERE CON UN’APPROPRIATA COMUNICAZIONE

1) Sostituire tutti gli imballaggi non riciclabili, che impediscono un riciclo efficiente o che compromettono  la qualità del riciclo con imballaggi riciclabili andando verso l’impiego di monomateriali (o imballaggi di più materiali, tra di loro facilmente separabili e per i quali esista una filiera del riciclo). Inoltre nell’impiego di materiali teoricamente riciclabili o compostabili come ad esempio il PLA (o acido Poli-lattico) va verificato se la filiera di raccolta esistente al momento sul territorio nazionale è in grado di gestire il materiale senza disfunzioni e se lo stesso può essere effettivamente compostato o riciclato con metodologie meccaniche o chimiche. Stessi accorgimenti sono applicabili dal mondo della grande distribuzione organizzata (GDO) per il packaging dei prodotti a marca propria e nei confezionamenti dei prodotti alimentari che avvengono nei punti vendita.

2) Ridurre il peso degli imballaggi con l’eliminazione dei doppi imballaggi e componenti accessori all’imballaggio superflui e la messa in commercio di prodotti iperconcentrati o allo stato solido. Tra i doppi imballaggi (o packaging secondario) di cui si può fare a meno ci sono le confezioni di cartoncino che contengono dentifrici o altri prodotti di detergenza per il corpo e gli involucri impiegati per avvolgere le due confezioni di caffè macinato utilizzati da molte marche note, sostituibili con una grafica dell’imballaggio primario che evidenzi l’impossibilità di un acquisto separato delle 2 unità.  Alcuni componenti accessori dell’imballaggio, oltre a complicare conferimento e riciclaggio quando non separabili, costituiscono uno spreco evitabile come ad  esempio  tappi e fascette per richiudere le confezioni ma anche i manici dei flaconi. Si può tranquillamente tornare a fare a meno dei tappi a vite o a linguetta applicati a contenitori in tetrapack soprattutto quando termosaldati e difficilmente separabili. Esistono in commercio soluzioni riutilizzabili  che possono assolvere alle stesse funzioni garantite dalle parti accessorie (come clip e mollette per richiudere le confezioni al posto delle fascette). Ripensare le formulazioni dei prodotti in particolare nel settore della detergenza dove il principale ingrediente è l’acqua e mettere a disposizione prodotti iperconcentrati o in forma solida si possono evitare tonnellate di plastica, ridurre i viaggi dei camion e le emissioni di Co2 complessive dovute alla produzione, distribuzione e riciclo del packaging.

3) Sostituire o eliminare negli imballaggi quelle componenti che ne impediscono o complicano il riciclaggio come le etichette  sleeves  e  l’uso di additivi, coloranti e composti esterni. Le  etichette sleeves che rivestono tutto  il contenitore creano enormi problemi quando sono di diverso materiale plastico rispetto al contenitore che rivestono.  Per motivi tecnici ed economici vengono scelte in PVC in molti casi e applicate su contenitori in PET. Questa pratica compromette il riciclaggio sin dalle prime fasi di selezione. A causa della sleeve in PVC il contenitore in PET non viene riconosciuto dai lettori ottici degli impianti di selezione automatica e viene scartato finendo in discarica o negli inceneritori visto anche l’insostenibilità economica della selezione e  rimozione manuale dell’etichetta.  Se le bottiglie di plastica delle bevande fossero tutte di PET trasparente la riciclabilità sarebbe ottimale (evitando selezioni per colore e massimizzando il valore del materiale riciclato) ed è per questo motivo che in Giappone è consentito produrre solo bottiglie trasparenti.

4) Ottimizzare l’impiego dei materiali e del design dei contenitori ai fini di un riciclo efficiente. Una nota marca  ha lanciato una nuova confezione  basica senza manico e in PET per un suo detersivo comunicando i motivi della scelta.  Una riduzione dell’eterogeneità delle plastiche con l’utilizzo di polimeri più pregiati ai fini del riciclo è stata perseguita recentemente da aziende leader della GDO in Canada dove per il confezionamento in house verranno usati contenitori e vaschette termoformate in PET invece che in PVC . Questa decisione ha non solamente sottratto il pvc alle discariche e soprattutto dagli inceneritori (il pvc è il precursore delle famigerate diossine) ma sta condizionando anche le decisioni sul packaging che le aziende di marca stanno prendendo.

5)Promuovere l’uso di contenitori a rendere (anche in plastica infrangibile)


6)Utilizzare ove possibile materiale riciclato
 per realizzare il packaging al posto di materia vergine.

7) Adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell’imballaggio stesso. Sulla base di questo grado di riciclabilità potrebbe essere fissato il livello di contributo ambientale che tale imballaggio deve pagare al sistema di raccolta.

8) Nei punti vendita della GDO: favorire la nascita di circuiti specifici a “filiera breve” raccolta-riciclo-riprodotto, anche con sistemi a cauzione come avviene ad esempio in molte catene GDO centro europee.


9) Nei punti vendita della GDO:  eliminare l’imballaggio eccessivo e ridurre il consumo di sacchetti monouso per l’ortofrutta.
 Per quanto riguarda alcuni prodotti alimentari confezionati in loco (ad es i formaggi) è possibile ridurre l’imballaggio alla sola pellicola eliminando i vassoi in polistirolo. Nel settore ortofrutta si può ridurre il consumo di sacchetti monouso mettendo a disposizione dei clienti una soluzione riutilizzabile come i retini in cotone o poliestere proposti dalla campagna Porta la Sporta con l’iniziativa Mettila in rete.

10) Nei punti vendita della GDO: favorire un cambio di abitudini che spinga i cittadini consumatori al riutilizzo di contenitori portati da casa  e all’adozione di prodotti con parti intercambiabili adatti all’uso multiplo in quanto unica strategia possibile ed efficace per ridurre il consumo usa e getta. Per quanto riguarda i prodotti acquistabili sfusi con contenitori riutilizzabili del settore detersivi e detergenti per la casa e la persona è stato  rilevato da negozi specializzati in prodotti sfusi che, quanto più ampio è l’assortimento a disposizione dei clienti, tanto maggiore diventa lo smercio con questa modalità. La GDO può guidare le scelte dei consumatori dalle versioni usa e getta a versioni adatte all’uso multiplo mettendo a disposizione e valorizzando queste ultime. Partendo da un oggetto usato quotidianamente come lo spazzolino da denti va notato che l’offerta di modelli con testine intercambiabili è quasi inesistente o poco visibile. Solamente la Coop ha in assortimento un modello di spazzolino con testine intercambiabili a marca propria (realizzato in Italia) in tutti i punti vendita. Tutti i modelli di spazzolini presenti in assortimento sugli scaffali delle maggiori insegne della GDO sono spazzolini monouso che per lo più  arrivano dalla Cina, tranne un unico modello che non è però capillarmente diffuso nei punti vendita.

FIRMA LA PETIZIONE

Si riparla dell’impianto di via Morelle a Terracina: compost di qualità o cdr di qualità?


Sull’impianto di via Morelle ci sono progetti segreti?

Ogni tanto sulla stampa appare qualche notizia che mette in discussione una gestione sostenibile dei rifiuti come quando riferisce che nel revamping dell’impianto è prevista la produzione di combustibili solidi secondari oltre al compost della frazione organica.

La tentazione è forte e nasconde la sfiducia da parte di chi ha questi progetti di veder realizzati gli obiettivi (nemmeno quelli fissati dalle norme) di raccolta differenziata.

La gestione dei rifiuti si può definire “sostenibile” se è improntata alla riduzione degli stessi e al recupero dei materiali utilizzati nella costruzione degli oggetti per reinserirli nel ciclo delle merci, lasciando così alle generazioni future sufficienti risorse.

Nel nuovo appalto viene previsto l’acquisizione di transponder probabilmente da inserire nei cassonetti per il riconoscimento dell’utenza ai fini del passaggio alla tariffa puntuale, la vera tariffa applicabile ad un servizio.

Chi l’ha introdotto già in Italia viaggia su livelli altissimi di raccolta differenziata con grande soddisfazione dei cittadini che pagano bollette leggere e che nel tempo tendono a decrescere.

Il Consorzio Priula, per esempio, ha raggiunto performances ragguardevoli di raccolta differenziata servendo oltre 200.000 abitanti.

Con tale livello di differenziazione la produzione di rifiuto secco non riciclabile, sul cui cassonetto è applicato il transponder, è arrivata a bassissimi livelli; di conseguenza la tariffa che viene calibrata sul numero degli svuotamenti di questo cassonetto è scesa anch’essa.

Non si cada, quindi, nella tentazione di fare dell’impianto di via Morelle un ibrido tra produzione di compost e di cdr, lo si riservi  soltanto al compost di qualità pena la compromissione di quella parte positiva che pure il nuovo bando contiene.

L’associazione Caponnetto mette il dito nella piaga: le gare di appalto delle amministrazioni pubbliche

Associazione per la lotta contro le illegalità e le mafie

“Antonino Caponnetto”

Proposta per un concreto impegno negli enti locali per la prevenzione                                                                                                                                ed il contrasto alla corruzione e alle infiltrazioni del crimine organizzato e mafioso.

La lotta alla criminalità ed alla corruzione deve essere impegno imprescindibile di ogni singola amministrazione.

_proposta