Cibo in spazzatura, spreco di natura

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Sprechi alimentari: un’emergenza etica, economica ma anche ambientale

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1.226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2e e il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono. La responsabilità è dei consumatori, che spendono in media 316 € euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato, ma anche di un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola.

Nei paesi ricchi la maggior quota di sprechi – oltre il 40% dello spreco totale – si concretizza a livello della distribuzione e soprattutto dei consumi ossia quando il cibo è ancora perfettamente consumabile, mentre nei paesi in via di sviluppo le perdite e gli sprechi maggiori si concretizzano a livello agricolo e di prima trasformazione, soprattutto a causa dell’inadeguatezze strutturale della filiera.

Nei vari passaggi che vanno dalla produzione al consumo, lo spreco arriva fino al 50% del cibo: pari a circa 179 kg pro capite come media europea, senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesce rigettate in mare. Il tutto, mentre ancora 79 milioni di persone in Europa vivono al di sotto della soglia di povertà, con un 15% dei cittadini che percepisce un reddito inferiore al 60% del reddito medio del paese di residenza.

Nell’industria, parte delle perdite è strettamente correlata alla natura del prodotto e risulta necessaria per esempio per trasformare la derrata da agricola ad alimentare. In altri casi invece, lo spreco è connesso all’attività gestionale dell’impresa che vanno dall’organizzazione della produzione e/o commercializzazione all’attività di marketing: si generano sprechi quando il packaging risulta difettato o danneggiato, per cambi di immagine, lancio di nuovi prodotti, prossimità della data di scadenza, residui di promozioni, etc. È stato stimato come il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora utilmente recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana.

La ricetta consiste nel migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili, aiuta a ridurre il costo del cibo e ne aumenta la possibilità di accesso. Ciò determinerebbe una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, sia in termini ambientali e sociali.

Connessi agli sprechi alimentari ci sono sprechi “diretti” della filiera (industria alimentare e grande distribuzione organizzata) e “indiretti” (fertilizzanti, fitosanitari, energia, acqua).

 Lo spreco alimentare ha conseguenze non solo etiche, economiche, sociali ma anche sanitarie e ambientali, dal momento che le enormi quantità di cibo non consumato contribuiscono fortemente al riscaldamento globale e alle carenze idriche.

Per ogni kg di cibo si emettono in media 4,5 chilogrammi di CO2 : ne consegue che le 89 milioni di tonnellate di cibo sprecate in Europa producono 170 milioni di tonnellate di CO2eq l’anno. Oltre alla CO2 in quanto la decomposizione dei rifiuti alimentari produce metano, gas a effetto serra 21 volte più potente del biossido di carbonio.

Oltre alla CO2, enormi quantità d’acqua sono necessarie a produrre il cibo che mangiamo ogni giorno. In particolare, la produzione di carne necessita di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Per ottenere un chilo di mele sono necessari 820 litri, per un kg di mais 1.220 litri di acqua, per un chilo di riso 2.500 litri, per un chilo di pollo 4.300 litri, per un chilo di maiale 5.990 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua.

A determinare numeri così elevati sono le 3 componenti dell’utilizzo idrico individuate dal calcolo dell’impronta idrica: l’acqua piovana, l’acqua di falda e l’acqua che torna inquinata all’ambiente.

elicotteroProseccoNel caso della carne, oltre al consumo diretto d’acqua per esempio per dissetare gli animali, bisogna considerare quanta acqua è servita per far crescere soia, foraggio e cereali e per il resto della filiera incluso il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di deiezioni prodotte e i fertilizzanti e pesticidi che inquinano fortemente le risorse idriche.

 

fruits_and_vegetables_volunteering_at_organic_farms-300x225Per risparmiare davvero acqua è fondamentale diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

 

Ridurre gli sprechi di prodotti commestibili consentirebbe un più efficiente utilizzo dei terreni, una migliore gestione delle risorse idriche oltre a ricadute benefiche su tutto il comparto agricolo a livello mondiale.

Per saperne di più è possibile scaricare dal sito del WWF Italia il report

QUANTA NATURA SPRECHIAMO? Le pressioni ambientali degli sprechi alimentari in Italia

http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/report_quanta_natura_sprechiamo_ottobre_2013.pdf

 

Mettere in sicurezza il territorio, proposte WWF per una risposta immediata ai rischi di calamità

vedutapiave3_vajont2013_fotosbragonzi Il WWF suggerisce alle istituzioni un Piano in quattro mosse che consenta di dare una risposta immediata per garantire condizioni minime di sicurezza ai Comuni e alla popolazioni a rischio a costi contenuti visto che il ripetersi di eventi estremi, amplificati dall’incuria e dal dissesto territoriale, è ormai diventata quotidiana emergenza e che la programmazione degli interventi per la manutenzione del territorio e per l’adattamento ai cambiamenti climatici, che pur devono essere avviati al più presto, implica interventi con un orizzonte a 20 anni, con un impegno di risorse a 40 anni.

1.    Preallerta delle popolazioni residenti
La comunicazione delle previsioni meteorologiche estreme non può fermarsi negli uffici delle Istituzioni. Occorre codificare standard operativi per cui le popolazioni residenti interessate possano essere messe a conoscenza per tempo del potenziale pericolo e quindi adottare comportamenti idonei.

2.    Inedificabilità assoluta nelle pertinenze fluviali

In attesa di regole più strutturali e di una vera riforma urbanistica che dal dopo guerra non è mai arrivata, è necessario vincolare le aree più esposte all’effetto dei cambiamenti climatici e tra queste certamente coste e sponde dei fiumi. In Italia il tasso medio di urbanizzazione negli ultimi 50 anni è passato dall’1,9% al 7,5%,

3.    Pianificazione territoriale integrata
Si deve arrivare finalmente ad un processo di co-pianificazione tra lo Stato e le Regioni (idrogeologica. sismica, paesaggistico-naturalistica e agricola). E’ necessario che questa co-pianificazione, definita in coerenza anche con la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici (che il Governo sta preparando).

4.    Prevenzione fatta dai cittadini
I cittadini possono adottare una serie di azioni preventive soprattutto in occasione di ristrutturazione delle abitazioni.Come gli interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici .

Il WWF ricorda che le misure descritte evidentemente non sostituiscono gli interventi di messa in sicurezza già individuati e in attesa di finanziamenti, o avere influenza sulla frequenza o sull’intensità degli eventi disastrosi, ma possono però, a costo contenuto, favorire il buon governo del territorio e limitare significativamente i rischi per le popolazioni.

Il tutto in attesa che questo Paese possa trovare il modo per porre rimedio allo scempio compiuto in decenni di speculazioni edilizie attraverso interventi che vanno ben oltre quelli dell’assetto idrogeologico, ma necessariamente dovranno prevedere delocalizzazioni, riqualificazioni, recuperi ambientali, abbattimenti, insomma interventi che restituiscano quella bellezza e qualità che ha fatto la nostra storia e che stiamo sempre più perdendo.

Gli stati generali della Green Economy a Ecomondo coniugano l’economia con l’ambiente

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In questi giorni si sono tenuti a Rimini gli Stati Generali della Green Economy con una grande partecipazione di studiosi, operatori economici, ambientalisti, cittadini.

 

 

Nei due giorni si sono alternati i ministri Orlando (Ambiente) e Zanonato (Sviluppo economico)

Il Consiglio Nazionale della Green Economy ha illustrato alla presenza del ministro Orlando un pacchetto di misure per un GREEN NEW DEAL  che  si articola in 10 punti

  1. Attuare una riforma fiscale ecologica che sposti il carico fiscale, senza aumentarlo, a favore dello sviluppo degli investimenti e dell’occupazione green.
  2. Attivare programmi per un migliore utilizzo delle risorse europee e per sviluppare strumenti finanziari innovativi per le attività della green economy.
  3. Attivare investimenti che si ripagano con la riduzione dei costi economici, oltre che ambientali, per le infrastrutture verdi, la difesa del suolo e le acque.
  4. Varare un programma nazionale di misure per l’efficienza e il risparmio energetico.
  5. Attuare misure per sviluppare le attività di riciclo dei rifiuti.
  6. Promuovere il rilancio degli investimenti per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.
  7. Attuare programmi di rigenerazione urbana, di recupero di edifici esistenti, di bonifica, limitando il consumo di suolo non urbanizzato.
  8. Investire nella mobilità sostenibile urbana.
  9. Valorizzare le potenzialità di crescita della nostra agricoltura di qualità.
  10. Attivare un piano nazionale per l’occupazione giovanile per una green economy.

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Il ministro Orlando in un lungo intervento ha condiviso completamente l’impostazione generale del pacchetto di misure.

 

 

Questi i passaggi  più apprezzati dalla platea

  • la mancata prevenzione nella gestione dei rifiuti, del dissesto idrogeologico e della depurazione delle acque genera un debito per il futuro
  • occorre introdurre l’ambiente nel PIL
  • l’economia come sempre poggia sull’edilizia ma questa non potrà occupare altro suolo se non dopo aver riutilizzato tutto il costruito esistente
  • si farà carico di un incontro dei ministri dell’ambiente e del lavoro della Comunità Europea

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Nel pomeriggio in una tavola rotonda tra assessori regionali all’ambiente  è intervenuto per la Regione Lazio Fabio Refrigeri.  L’assessore ha riferito tra l’altro che la nostra Regione sta approntando in collaborazione con ENEA e ANCI il piano energetico regionale, che è stata definita la stazione unica appaltante per gli acquisti che dovranno essere ispirati al green public procurement (GPP) e che è stato regolamentato il Codice degli appalti.

 

 

In una successiva tavola rotonda riservata alle associazioni ambientaliste il WWF Italia è stato rappresentato da Gaetano Benedetto.

Il presidio ospedaliero Terracina-Fondi non deve essere sciolto, va invece potenziato

 La prevenzione primaria delle malattie si realizza evitando l’inquinamento di acqua, aria e terra e con un’alimentazione naturale.

Un ambiente sano garantisce la buona salute dei cittadini.

Se alle malattie indotte da cattivo uso dell’ambiente in cui viviamo si aggiungono i traumi di qualunque origine viene fuori la necessità della presenza sul territorio di presidi ospedalieri pronti ad alleviare le sofferenze dei cittadini.

Nella provincia di Latina esistono tre presidi geograficamente indicati Nord, Centro e Sud. Gli ospedali Alfredo Fiorini di Terracina e San Giovanni di Dio di Fondi costituiscono il presidio Centro e sono come due padiglioni di un unico ospedale.

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Ora un atto dirigenziale dell’ASL intende smembrare tale presidio accorpando il Fiorini all’ICOT di Latina (struttura privata) e il San Giovanni di Dio al Dono svizzero di Formia impoverendo in maniera drastica un presidio sanitario per un ambito territoriale di oltre 150 mila abitanti che di estate superano il doppio.

La reazione a tale decisione è partita da Fondi dove si è costituito un comitato pro-ospedale molto attivo e a cui sta facendo seguito in questi giorni un’altrettanto forte iniziativa da parte di cittadini terracinesi sollecitati dagli operatori sanitari, i primi a cogliere la gravità di questa disaggregazione in un momento in cui si stavano realizzando miglioramenti nel servizio rivolto ai cittadini.

Si è formato anche a Terracina un comitato in difesa del presidio Centro che nella sua prima riunione ha inviato alla Regione una richiesta di incontro a sostegno del proprio no allo scioglimento di tale struttura sanitaria. Nel secondo incontro tenuto ieri nei locali dell’ospedale Fiorini è stato emesso questo comunicato:

Come preannunciato, il giorno 31 ottobre, alle ore 16,30, si è riunito per la seconda volta, il comitato per la difesa del presidio ospedaliero centro, nel quale dopo ampio dibattito, si è deciso:
• Che, l’esecutivo sarà composto di sei persone, di cui almeno due provenienti dalla società civile;
• Che, temporaneamente vengono nominati i seguenti primi quattro componenti dell’esecutivo: Bernardi Antonio, Giovanni Colandrea, Pernarella Agostino, Genosini Celestino, gli altri due saranno individuati, nominati e integrati nella prossima riunione;
• Di promuovere una petizione popolare indirizzata al Presidente della Giunta Regionale del Lazio e al nuovo Direttore Generale della ASL, quando sarà sostituito Renato Sponsilli, per chiedere, tra l’altro, di non approvare la proposta del Direttore Generale in carica, con la quale, di fatto, si sancisce lo scioglimento del presidio ospedaliero centro e di migliorare i reparti e servizi esistenti;
• Di provvedere ad una prima raccolta di firme, per mercoledì 6 novembre dalle ore 9, presso l’ospedale di Terracina e per giovedi 7 novembre, dalle ore 9, presso il mercato settimanale.

Il WWF Litorale Pontino invita tutti i cittadini a sottoscrivere la petizione e, dopo aver stampato il modulo seguente, a farsi promotori nel proprio ambiente della raccolta delle firme :

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Mondiali offshore a Terracina, incrociamo le dita per il nostro mare.

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Le gare si svolgeranno in un tratto di mare che contiene un Sito di Interesse Comunitario (SIC) a tutela della residua Posidonia.

 

 

 

 

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Speriamo che il campo di gara non si sovrapponga all’area della prateria di Posidonia soprattutto per il posizionamento delle boe.

 

 

 

 

 

 

 

da uno studio del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo – Università della Sapienza di Roma

 Posidonia oceanica, è una pianta superiore, presente solo nel Mediterraneo, costituita da radici, foglie, fiori e frutti. Essa forma vaste praterie sottomarine che si sviluppano lungo il litorale costiero fino a circa 40 m di profondità. Le praterie di Posidonia hanno un ruolo fondamentale nell’ecosistema del bacino mediterraneo. Esse sono uno dei produttori primari di ossigeno e di sostanze organiche, inoltre sono fondamentali per la sopravvivenza di numerose specie di vegetali ed animali, costituendo il riparo ideale per questi organismi marini che trovano tra le sue foglie condizioni ottimali per la riproduzione e l’alimentazione. Le praterie di Posidonia inoltre, stabilizzando il substrato, attenuano i fenomeni erosivi del mare sulle coste e stabilizzano i fondali.

Tra Terracina e il promontorio del Circeo è presente un’estesa prateria di Posidonia. La prateria mostra un’area a maggiore densità (più di 150 fasci mq) nelle acque antistanti il promontorio del Circeo, la foce del fiume Sisto e tra Terracina e Torre Canneto. Queste tre aree sono circondate da aree con Posidonia a densità minore (compresa tra 50 e 150 fasci mq).

Si tratta evidentemente di valori di densità piuttosto modesti, equivalenti ad una condizione di semi – prateria. La maggior parte dell’area però è occupata da una prateria che si presenta estremamente rarefatta, con densità inferiore a 50 fasci mq e con ampie zone di “matte” morta.

La situazione osservata ha consentito agli Autori di proporre alcune delle probabili concause della regressione osservata, quali l’aumento della sedimentazione e conseguente diminuzione della trasparenza, elevata presenza di nutrienti, bassi valori di salinità, ecc. che contribuiscono all’avvio dei fenomeni regressivi, anche se questi da soli non possono spiegare un così ampio degrado. L’azione della pesca a strascico svolta illegalmente in tutta l’area, come indicato dagli autori e come risulta da successivi studi (Ardizzone e Migliuolo, 1982; Ardizzone e Pelusi, 1984) sembra aver avuto un ruolo fondamentale nell’accelerare la regressione della prateria di Posidonia oceanica.

L’attuale distribuzione delle praterie appare essere profondamente cambiata rispetto a quanto riportato nei lavori precedentemente descritti. La prateria posta di fronte al promontorio del Circeo è quella che sembra essere la meno modificata durante gli anni, probabilmente perché localizzata più al largo rispetto alle altre, e quindi meno influenzata dagli apporti di acque continentali, ma anche grazie alla presenza di substrati rocciosi che hanno probabilmente limitato l’azione della pesca a strascico illegale.

La prateria centrale, quella compresa tra Capo Circeo e Terracina, presenta la regressione più importante, evidente soprattutto con l’arretramento del limite inferiore Questo tratto di costa è stato soggetto a pesanti cambiamenti sia della linea di costa che della pressione antropica (ricordiamo l’importante arretramento della linea di costa registrato in questa area già a partire dagli anni ’60), con influenze negative tanto sulla qualità delle acque quanto sulla granulometria del fondale.

Vajont anno zero, il WWF Italia invita a ripensare il governo del territorio

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Il Piave, il fiume sacro per la Patria, come punto di partenza per un governo nuovo del territorio dove avviare  un progetto partecipato di riqualificazione fluviale, ambientale e paesaggistica, che il WWF Italia propone nel dossier ‘Vajont anno zero: 1963-2013. Consumo del suolo e rischio idrogeologico, un territorio da ripensare’ pubblicato in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia del Vajont.

Ecco il Dossier vajontannozero_wwf

Il WWF Lazio pulisce la foce dell’Arrone

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22 E 29 SETTEMBRE, GIORNATE DI PULIZIA IN OASI WWF
IL WWF LAZIO CERCA SOCI VOLONTARI DISPONIBILI PER DARE UNA MANO NEL CORSO DI DUE GIORNATE DI PULIZIA, PREVISTE PER IL 22 SETTEMBRE PRESSO L’OASI WWF BOSCO FOCE DELL’ARRONE, e IL 29 PRESSO IL VILLAGGIO DEI PESCATORI.

L’EVENTO SARÀ IN COLLABORAZIONE CON I RESIDENTI DEL VILLAGGIO, E L’ASSOCIAZIONE DEL VILLAGGIO PESCATORI. L’APPUNTAMENTO È ALLE ORE 9.00 PRESSO L’OASI WWF BOSCO FOCE DELL’ARRONE, LATO VIA SILVI MARINA (FREGENE NORD). IN ALLEGATO LA LOCANDINA DELL’INIZIATIVA CON TUTTI I RIFERIMENTI DEI REFERENTI DELL’OASI. locandina_pulizia_villagio_Arrone

VI RICORDIAMO CHE PER PRESTARE ATTIVITA’ DI VOLONTARIATO E’ NECESSARIO ESSERE IN REGOLA CON L’ISCRIZIONE AL WWF E AVER COMPILATO E FIRMATO IL MODULO DI DICHIARAZIONE DEL VOLONTARIO, DISPONIBILE ANCHE PRESSO L’OASI IL GIORNO STESSO.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!
WWF Lazio
Via Po n.25/c
00198 Roma
Tel.06.84497206

 

Il mare di Terracina: l’estate sta finendo…è tempo di bilanci.

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Quest’anno a settembre vorremmo fare un bilancio consuntivo, e proporne subito uno preventivo per il prossimo anno, per quanto riguarda la qualità dell’acqua del mare e della spiaggia e conseguentemente le ricadute che possono esserci sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e naturalmente anche su una fetta cospicua della nostra economia.

Sono questi, da settembre a dicembre, i mesi in cui si può ragionare serenamente del perché il mare è sempre sporco e perché la bandiera blu viene concessa un pò a tutti tranne che a Terracina.

La conferenza stampa tenuta dall’Amministrazione a metà di una stagione di proteste, di denunce sulla stampa e in rete e soprattutto di una teoria infinita di segnalazioni da parte di cittadini con relativo intervento della Capitaneria di Porto e Arpa, ha messo in luce una disarmante debolezza delle argomentazioni con le quali è stato dichiarato che il mare di Terracina è eccellente a fronte di una serie di analisi fornite dall’Arpa e accolte acriticamente.

 Esistono delle criticità nelle analisi eseguite e delle inadempienze da parte di chi ha eseguito i prelievi che avrebbero dovuto far riflettere chi invece ha sbandierato l’eccellenza del nostro mare. Andiamo per ordine. Già nel mese di giugno, e poi a seguire nei successivi luglio e agosto, l’Arpa ha eseguito analisi microbiologiche e chimiche su campioni di acqua di mare prelevati dalla Capitaneria di porto su segnalazioni di cittadini che lamentavano scie di sporcizia, escrementi, schiuma marrone o bianca. Dall’esame dei referti consegnati si evidenziano alcune criticità e anomalie: il verbale di sopralluogo non è uniforme e quindi non fornisce elementi utili ad una sintesi di risultati attendibili; alcune schede di verbale sono molto particolareggiate, seguono lo schema proposto dal DM 30 marzo 2010, per cui chiedono temperatura del mare, condizioni climatiche, trasparenza, presenza di rifiuti, di chiazze oleose e molto altro; altri moduli, invece, oltre allo spazio per il nome degli operatori riportano solo uno spazio vuoto che l’addetto riempie “a piacere”. In tutti i verbali, tuttavia, compare la nota che “ non si evidenzia nulla di quello che era stato segnalato dai richiedenti l’intervento”. E’ stata rispettata la normativa stabilita dal Decreto Ministero della Salute 30 marzo 2010 e D.lgs116/08 Art. 6 c. 3 per i quali il punto di monitoraggio e’ fissato, all’interno di ciascuna acqua di balneazione, dove si prevede il maggior afflusso di bagnanti o il rischio più elevato di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione? e il Punto di campionamento?  L’Allegato V (previsto dall’articolo 6)  afferma: Laddove possibile, i campioni devono essere prelevati 30 centimetri sotto la superficie dell’acqua e in acque profonde almeno 1 metro.

La norma riporta quindi l’obbligo di prelevare praticamente a riva, laddove si bagnano i bambini; testimoni invece ci hanno riferito che gli addetti della Capitaneria si sono fatti accompagnare dai bagnini con il pattino per fare il prelievo alle boe salvo poi registrare “prelievo effettuato in prossimità della battigia”. Se quanto riferito risponde a verità, il frutto di questa superficialità è stato che solo in alcuni casi i risultati erano vicini ai limiti ammessi. Già soltanto questo doveva mettere in sospetto i nostri amministratori anche perché, e questa è l’altra criticità, la nostra amministrazione era stata invitata (10 gennaio 2013) e sollecitata (27 marzo 2013)  dalla Dirigente del Settore Ecologia e Ambiente della Provincia di Latina ad effettuare una serie di verifiche importanti quali il censimento delle zone urbanizzate ma prive di fognature, censimento dei frantoi, autorizzazioni allo scarico di acque reflue per gli insediamenti civili e tutte quelle attività in grado di incidere sulla degradazione delle acque di balneazione. Purtroppo, nulla di tutto questo è stato sottoposto a verifica da parte del Comune di Terracina, e l’amministrazione quindi non aveva elementi per rispondere alle richieste dei cittadini e si è dovuta aggrappare invece ad analisi che si sono rilevate inattendibili.

Questo purtroppo il consuntivo, ma noi vorremmo proporre ottimisticamente un bilancio preventivo all’Amministrazione:

  • dare seguito e applicazione ai suggerimenti dei cittadini legittimati nel “tavolo permanente per il ciclo delle acque” e previsto dalla legge (D.lgs116/08  Art. 14. Le autorità competenti, ciascuna per quanto di competenza, incoraggiano la partecipazione del pubblico all’attuazione del presente decreto e assicurano che siano fornite al pubblico interessato opportunità di informarsi sul processo di partecipazione, e di formulare suggerimenti, osservazioni o reclami, in particolare per la preparazione, la revisione e l’aggiornamento delle acque di balneazione di cui all’articolo 6, comma 1. Le autorità competenti tengono conto delle informazioni acquisite.)

  • istituire un tavolo con le forze dell’ordine che sono preposte alle verifiche e ai controlli, GdF, Capitaneria di Porto, CFS, Carabinieri, ed altri Enti coinvolti, Acqualatina, Consorzio di Bonifica.

  • dialogare continuamente con i cittadini e gli operatori del settore proprio in questi mesi prima della prossima stagione balneare.

  • tenere pulite le spiagge libere e invitare i gestori degli stabilimenti a non disperdere in mare o sulle spiagge libere i materiali raccolti durante la pulizia giornaliera del tratto di arenile a loro affidato.

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Creare quindi una vera e propria “cabina di regia” operativa e non virtuale, perché solo affrontando questo annoso e grave problema in modo organico, sistematico  e puntuale si possono ottenere buoni risultati, non ultimo la tanta sospirata “BANDIERA BLU”.

 E visto che siamo in tema di buoni propositi, facciamo presente all’amministrazione, alla ditta incaricata della raccolta dei rifiuti e, soprattutto, agli operatori balneari, che  in questi giorni in cui i bagnanti lasciano le spiagge rimangono sulla sabbia decine e decine di  giochi di plastica che alla prima mareggiata prenderanno il largo per finire nello stomaco di pesci, delfini e tartarughe causandone la morte. Chiediamo quindi che già da ora l’amministrazione si attivi  per chiedere alla ditta incaricata di ritirare questo materiale raccolto dagli operatori balneari, previo accordo, o lasciato sulle spiagge libere.

 

 

 

La Bandiera Blu, il sogno di una città nel quarto Venerdì di Ecosuoni 2013 alla Rimembranza di Terracina

Proseguono gli appuntamenti della Rassegna Ecosuoni 2013, manifestazione promossa dall’Associazione Canto di Eea e dal  WWF Litorale Pontino e patrocinata dal comune di Terracina, dalla provincia di Latina e dal Parco del Circeo.

Venerdì 2 agosto alle ore 20.30 nella splendida cornice del Parco della Rimembranza in via San Francesco Nuova 42 bis a Terracina avrà luogo il quarto  incontro tra cultura ambientale, concerti,  mostre d’arte e aperitivi.

La serata si apre con un seminario tenuto dal tenente di vascello e comandante della Capitaneria di porto di Terracina Leonello Salvatori, che avrà come argomento il mare; in particolare si parlerà della bandiera Blu e dei requisiti  richiesti per ottenerla.

Il seminario vedrà la partecipazione di Andrea d’Onofrio, presidente del consorzio turistico Terracina d’Amare; l’importanza di avere un mare pulito si riflette ovviamente sull’offerta e sulla domanda turistica!

Seguirà un concerto di musica classica, che avrà come protagonisti i componenti dell’ensemble Canto di Eea: Caterina Bono al violino, Gabriele Politi alla viola, Paolo Andriotti al violoncello e Giuseppe Megna al flauto.

Ensemble Canto di Eea

I quattro musicisti proporranno musiche di W.A. Mozart e brani di autori del Novecento meno conosciuti, ma non meno interessanti: la Serenata del compositore israeliano Paul Ben-Haim ed il Trio del compositore messicano Manuel M. Ponce conosciuto soprattutto come autore per chitarra.

L’Ensemble “Il Canto di Eea” nasce nel 2001 nell’ambito dei corsi di specializzazione di musica da camera presso il conservatorio S. Cecilia di Roma.

I componenti del gruppo, accomunati dal desiderio di approfondire diversi generi musicali, offrono un repertorio che spazia dalla musica del ‘600 sino ai nostri giorni, toccando anche ambiti Jazzistici e Folklorici.

Il gruppo ha al suo attivo diverse partecipazioni: 49° festival di Nuova Consonanza presso l’American Academy in Rome nel 2012, convegno “L’Industria Pe(n)sante” 2011 presso la facoltà di architettura di Roma 3 con registrazione in diretta streaming; rassegna “Domenica di Carta 2010” presso la Biblioteca Nazionale di Roma, la Stagione da camera 2009 dell’Arts Academy di Roma; Piemonte in musica 2009 presso Palazzo Taffini di Savigliano (Cn); il festival di musica contemporanea “Invenzioni 2008” in collaborazione con il Freon Ensemble presso la sala concerti SMPT; Villa Bonelli in Musica 2007 (RM); i Concerti del Conservatorio presso la sala Accademica del Conservatorio di Roma; la stagione di musica da camera “Musica  e Musica 2007” presso la SPMT di Roma .

La maggior parte dei musicisti del gruppo collabora con l’Orchestra Roma Sinfonietta sotto la direzione del Maestro Ennio Morricone, realizzando colonne sonore per film e sceneggiati ed effettuando tournèe in tutto il mondo, dal Giappone al continente americano.

I componenti dell’ensemble hanno  al loro attivo collaborazioni con varie formazioni cameristiche: il Freon Ensemble, il Concerto Italiano, l’Ensemble Algoritmo, e partecipazioni con formazioni orchestrali: L’accademia S. Cecilia di Roma, Orchestra del  Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra Regionale di Roma e del Lazio, Orchestra da camera di Trento, i Pomeriggi Musicali di Milano, Orchestra Filarmonica e Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, Orchestra RAI di Torino.

Chi vorrà potrà visitare la mostra d’Arte Naturale curata dal Gruppo 12, un collettivo di artisti nato a Roma nel 2012 con l’intento di rinnovare l’arte contemporanea italiana.

Gli artisti, durante la settimana passata in residenza, hanno creato appositamente per la rassegna Ecosuoni  opere  con i materiali naturali recuperati all’interno  del parco.

Le sculture di arte naturale rimarranno come presenze silenziose all’interno del parco, entreranno a far parte del ciclo naturale, modellandosi ai venti e agli agenti esterni.

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Gruppo12: Laura Giovanna Bevione, Francesca Checchi, Domenico Cornacchione,  Simone De Santis,  Antonella Nardi, Daniela Polese, Pietro Sabatelli, Giuliana Silvestrini e Patrizia Mocetti. Sito Gruppo12.wix.com/

Al termine della serata sarà offerta una degustazione di vini e prodotti tipici sotto la meravigliosa pergola che offre una veduta panoramica della città di Terracina e del litorale.

Per tutta la durata della rassegna si potrà visitare la mostra di disegni a cura dell’artista Andrea Farano.

L’ingresso prevede un contributo simbolico di 7 euro per gli adulti, in parte destinato all’acquisto dei materiali necessari per i lavori all’interno del Parco.