Ancora carbone, non ce lo meritiamo.

 

Il WWF l’aveva definita, qualche giorno fa, una decisione “gravissima”. Stiamo parlando della riapertura della centrale a carbone di Genova, richiesta dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico.

 

 

 

Oggi su Il Secolo XIX, il principale quotidiano ligure, è intervenuta con un articolo la Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi: Mentre la Cina annuncia lo stop a 85 centrali a carbone (nuove) in Italia siamo di fronte a una scelta assurda, che dilaziona la chiusura di centrali vecchie, inefficienti, altamente inquinanti e del tutto ininfluenti rispetto alla sicurezza energetica del Paese” scrive la Presidente del WWF.

 
Per il WWF si tratta di un ritorno al passato, tanto più perché l’Enel stesso ne aveva previsto la chiusura. Far pagare con i soldi dei contribuenti, ovvero con le bollette, le centrali in assoluto più inquinanti e nocive, per la salute e l’ambiente, desta non poche perplessità. Anche perché si tratta di impianti che hanno una potenza irrilevante, a fronte di una potenza efficiente netta installata in Italia di circa 117.000 MW.

 

 
Per fare un esempio – scrive ancora Donatella Bianchi su Il Secolo XIX – , il picco di domanda del febbraio 2012, quando l’Italia venne colpita da una ondata di freddo intenso aveva previsto la potenza massima richiesta di 53 GW. Ma allora perché riaprire la centrale di Genova? Il Ministero dello Sviluppo Economico si appella a maggiori esigenze di approvvigionamento dalla Francia e minore energia prodotta da centrali nucleari importata: viene da chiedersi, però, perché l’eventuale esigenza di maggiori esportazioni in Francia non possa essere soddisfatta dalla sovraccapacità delle nostre centrali, con un margine di riserva di almeno 20mila MW. Si possono usare le centrali a ciclo combinato (gas) meno inquinanti e molto più efficienti di una obsoleta degli anni ’50. E ancora, che fine faranno i piani di chiusura di altre centrali, come quella della Spezia, prevista per il ’21? Genova ha il diritto/dovere di investire sulla qualità della vita dei suoi cittadini, sulla sicurezza e sul diritto alla salute, così come di garantire occupazione e sviluppo puntando sulla sostenibilità ambientale“.

 

 
L’Italia ha più volte ribadito il sostegno all’Accordo di Parigi sul clima e l’impegno a fare la propria parte: il carbone è il primo combustibile fossile di cui possiamo (e dobbiamo) fare a meno in tempi brevi.

Alternanza scuola-lavoro con il WWF, a Terracina e nel capoluogo

unnamedIl WWF Italia ONG-ONLUS è accreditato per la formazione di docenti e altri soggetti in base al PROTOCOLLO D’INTESA (prot. 8922 del 3.8.2016) firmato con il MIUR. Secondo la legge 107/2015 tutti gli studenti delle scuole superiori di secondo grado hanno l’obbligo di svolgere tirocini formativi in strutture ospitanti dove possano svolgere attività lavorative. E’ per questo che la nostra associazione si è proposta nelle scuole proprio in veste di ente formatore.

 

 L’offerta è stata accolta con entusiasmo dal Dirigente Scolastico del liceo L. Da Vinci di Terracina ma soprattutto dagli studenti: in 100 hanno scelto la nostra associazione!

 

Le attività in cui saranno impegnati gli studenti saranno quelle che quotidianamente impegnano i volontari del WWF

  • Organizzazione di visite guidate all’interno del parco della Rimembranza per scuole e gruppi di visitatori esterni
  • Censimento e cura delle piante e animali presenti nel parco (aggiornamento)
  • Attività di ricerca in campo ambientale e naturalistico
  • Organizzazione di eventi programmati a livello nazionale (Earth hour, Giornata delle Oasi)
  • Organizzazione eventi di natura ambientale (escursioni, giornate dedicate all’ambiente)
  • Raccolta di dati per lo studio degli ambienti naturali
  • Organizzazione di eventi volti alla promozione dell’associazione e del volontariato.

 

L’associazione inoltre realizza attività di tutela ambientale o di ricerca su invito di amministrazioni o altri Enti sempre nel rispetto della propria mission.

Gli studenti quindi di volta in volta svolgeranno il lavoro di botanici e zoologi, entomologi e ornitologi; si occuperanno di mobilità sostenibile studiando urbanistica; saranno guide naturalistiche conoscendo le bellezze naturali del parco regionale dei Monti Ausoni e del Parco Nazionale del Circeo; studieranno la geologia e la biologia della costa con rilevazioni e monitoraggi per saggiare il livello di naturalità e il livello di degrado dovuto alla presenza antropica; applicheranno le moderne tecniche di comunicazione per presentare gli eventi nazionali e internazionali alle quali l’associazione aderirà. Diventeranno esperti di storia, archeologia e biologia dei cammini storici e di fede percorrendole e studiandole fino a diventare guide per chi vuole percorrerle queste strade; infine applicheranno la scienza statistica al rilevamento di dati relativi alla gestione dei rifiuti sul nostro territorio.

Tutte le attività saranno naturalmente precedute da alcune ore di formazione, anche in lingua, e seguite dalla elaborazione dei risultati per la comunicazione finale. In tutto il percorso gli studenti saranno seguiti da tutor interni ed esterni esperti delle varie discipline.

 

 Anche altre scuole, a Terracina e a Latina, hanno espresso l’intenzione di realizzare questi percorsi formativi in collaborazione con il WWF Litorale Laziale.

Rifiuti elettrici ed elettronici, che fare?

Capita spesso, per rottura o anche per l’obsolescenza programmata dalle aziende produttrici, di dover sostituire una lampadina, un interruttore, una stampante non più funzionante, un cellulare fuori uso,  un frigorifero o un altro elettrodomestico.

Cittadinanzattiva e ECODOM, il primo Consorzio italiano per il recupero e riciclaggio elettrodomestici, hanno pubblicato una Guida per aiutare i cittadini nella gestione di tale rifiuti.

Tra i tanti tipi di rifiuti che “produciamo” ogni giorno (e dai quali rischiamo ogni tanto di finire sommersi) ci sono anche i RAEE. Piccoli e grandi elettrodomestici, computers, cellulari, televisori, lampadine a risparmio energetico, ma anche orologi, radiosveglie, videogiochi … tutte le apparecchiature che funzionano con la corrente elettrica quando (prima o poi) smettono di funzionare e devono essere gettate via diventano RAEE, cioè Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. La quantità di RAEE che ogni cittadino italiano “produce” (cioè butta via) ogni anno è impressionante: quasi 13 kg a testa, che in totale fanno circa 800.000 tonnellate all’anno. Sembrano numeri esagerati: proviamo però a dare un’occhiata dentro casa. Secondo una recente indagine, ogni famiglia italiana ha in garage, in cantina, negli armadi o in fondo ai cassetti otto apparecchiature elettriche/ elettroniche non funzionanti o comunque non più utilizzate: condizionatori portatili e boiler, pianole e video-registratori, TV a tubo catodico, friggitrici, macinacaffè, tostapane …in totale sono circa 200 milioni di pezzi, quasi un quinto di tutte le apparecchiature utilizzate.”

“L’obiettivo di questa guida- continua Arienti, il direttore generale di ECODOM-è spiegare per quali motivi i RAEE devono essere oggetto di una raccolta differenziata, esattamente come già facciamo per la plastica, la carta, il vetro”.
“Da un lato, perché i RAEE contengono sostanze inquinanti, che devono essere estratte con tecnologie appropriate e correttamente smaltite; dall’altro, perché questi rifiuti possono davvero rappresentare un’importante miniera di materie prime da riutilizzare: da quelle più comuni come il ferro, l’alluminio, la plastica, il rame, fino a quelle più preziose o strategiche, come l’oro, il palladio, il cobalto, la grafite. Ricavare queste materie prime dai RAEE richiede meno energia e ha un impatto ambientale inferiore rispetto all’estrazione delle stesse dalle miniere”.

 

Invitiamo i cittadini a seguire i consigli della Guida che si può scaricare cliccando sull’immagine.

WWF: Con il grande freddo bracconieri scatenati. In questa situazione di emergenza sospendere caccia per tutelare animali selvatici

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IN UMBRIA UN CACCIATORE UCCIDE 24 BECCACCE, RARISSIMA OCA COLLOROSSO IMPALLINATA IN PUGLIA, NEI PRESSI DEL LAGO DI LESINA.

NELL’OASI WWF DI BOSCO ROCCONI IN TOSCANA POLIZIA PROVINCIALE FERMA BRACCONIERI APPOSTATI PER CACCIA A CINGHIALE.

Bracconieri scatenati in questi giorni, con la fauna già provata da temperature rigide e la neve che ne ostacola la ricerca di cibo: grazie alla segnalazione di un attivista arriva la notizia di un carniere di almeno 24 beccacce lungo il torrente Mussino, affluente del Tevere in Umbria, mentre la normativa consente un massimo di 3 capi abbattibili al giorno da ogni singolo cacciatore, e 20 nell’intera stagione. Le beccacce, a causa del freddo e della abbondante neve caduta negli ultimi giorni, assumono spesso comportamenti anomali: si concentrano lungo i corsi d’acqua, cercano cibo in pieno giorno e allo scoperto anziché in bosco, dimora abituale. Divengono così facile preda di bracconieri senza scrupoli: è così che vanno definiti soggetti che compiono questi autentici massacri.

Un’altra triste notizia arriva dal Lago di Lesina, in Puglia, area dove si stanno purtroppo concentrando spesso episodi di bracconaggio: un fotografo naturalista ha osservato un gruppo di cacciatori che ritornavano alle macchine dopo aver abbattuto un esemplare della rarissima Oca collorosso. La notizia è rapidamente circolata in rete e diffusa dagli esperti birdwatchers di EBN Italia.
L’oca collorosso è originaria della Siberia e pochissimi esemplari raggiungono l’area mediterranea negli inverni più rigidi. La popolazione mondiale è stimata in soli 50.000 esemplari circa: si tratta di uno degli anatidi più minacciati del pianeta.
Infine, mercoledì 11 gennaio sono stati sorpresi alcuni cacciatori appostati alla caccia al cinghiale all’interno della riserva naturale e Oasi WWF di Bosco Rocconi, nella Maremma interna (GR). L’operazione ha avuto esito positivo anche grazie alla segnalazione di altri cacciatori locali, che non si sono riconosciuti nei loro colleghi. Nei giorni scorsi il WWF aveva più volte denunciato una situazione intollerabile, che mette a rischio anche l’incolumità delle famiglie in visita all’Oasi. Più di una volta infatti, i visitatori si sono trovati circondati da cinghiali feriti, rincorsi da mute di cani, con il rischio di essere travolti.
Il WWF chiede, in questa situazione di emergenza, con il centro-sud interessato dalla neve (e una nuova perturbazione in arrivo), la sospensione della caccia al fine di tutelare gli animali selvatici in un momento particolarmente difficile per la loro sopravvivenza.
Il WWF invita i cittadini a segnalare simili episodi al telefono antibracconaggio 328.7308288
Roma, 14 gennaio 2017
 

Wwf Italia

Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497  213  –  266  –  332

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Mobilità sostenibile, necessitano le infrastrutture a sostegno dei servizi

Martedì 10 gennaio il comune di Terracina ha approvato una proposta progettuale (DGC-12-2017) dopo aver stipulato una convenzione con i comuni di Sabaudia, Pontinia, Priverno, San felice Circeo e Sonnino per partecipare al bando emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la realizzazione di progetti di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro. La proposta progettuale è del comune di Terracina, comune capofila, e si inserisce tra le iniziative nazionali e comunitarie aventi come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra provenienti dal settore dei trasporti.

I progetti presentati dai comuni, anche consorziati, con popolazione residente di oltre 100.000 abitanti sono finanziati dal Ministero fino ad un massimo del 60% e per un importo non superiore a 1.000.000 €.

Il progetto preparato da Terracina, proposto agli altri comuni e denominato “Share Fresh Air Project”, ha un importo complessivo di 685.005,80 € da ripartire tra i partecipanti.

In tutti i comuni coinvolti dal progetto si faranno iniziative di educazione stradale nelle scuole per l’infanzia per promuovere una gestione della mobilità rispettosa dell’ambiente e della sicurezza anche utilizzando servizi di piedibus. Questo è una sorta di autobus formato da una fila di bambini guidati da due adulti che partendo da un capolinea e effettuando fermate in punti strategici accompagnerà i piccoli fino alla scuola.

A Terracina si realizzeranno iniziative di mobilità condivisa quali il piedibus, car pooling, car sharing, bike sharing, bicibus, bike to work, scooter sharing.

I luoghi di maggiore frequentazione saranno collegati da minibus elettrici le cui stazioni principali di sosta saranno corredate da impianti di ricarica e integrate da postazioni del bike sharing. Quest’ultimo servizio potrà essere esteso anche agli altri comuni collegati al nostro attraverso la rete ciclabile e/o la rete ferroviaria.

 

 

Ad integrazione dei servizi di mobilità condivisa mediante mezzi meccanici o elettrici per i piccoli allievi delle scuole dell’infanzia verrà organizzato il piedibus, iniziativa utile per decongestionare il traffico nelle ore di punta.

L’iniziativa di introdurre tutti questi servizi per ridurre le emissioni climalteranti e migliorare la qualità della vita dei cittadini è lodevole ma nella situazione della nostra città rischia di naufragare. Nel progetto, infatti, viene menzionata una serie di servizi in nome della sostenibilità, ma questi devono essere inseriti nel contesto dell’intera città.

Intanto, i servizi proposti hanno bisogno di infrastrutture indispensabili, una rete stradale congrua innanzitutto.

Chiunque girando per Terracina potrà notare il dissesto del fondo stradale, la mancanza diffusa di marciapiedi (fonte di rischi per il piedibus), le difficoltà di passaggio da Viale Europa a Viale Circe per gli ostacoli presenti nelle traverse (mamme con carrozzine e persone con difficoltà motorie costrette ad effettuare slalom), l’allagamento di molti tratti stradali sotto la pioggia,…

Il bike sharing, il bicibus e il bike to work senza una rete di piste ciclabili sulle quali attivare tali servizi resteranno lettera morta con spreco di denaro prima di tutto e seri rischi per gli utenti se si attivassero.

Ricordiamo che Terracina vanta tutta una serie di delibere sulla mobilità sostenibile (utilizzate anche per ottenere la bandiera blu) e in particolare sulle piste ciclabili, solo in parte attuate e senza costituire rete.

Il sito dell’Agenda 21 le elenca con precisione:

  1. Piano Urbano della Mobilità sostenibile (Del.ni di C.C. n. 28/2003, n. 122/2007, e Del.ne di G.C. n. 94/2014)
  2. Pista ciclabile lungo i fiumi Linea Pio e Mortacino (Del.ne di G.C. n. 635/2004; la pista è stata compiuta nel 2008 e mai restaurata)
  3. Pista ciclabile di Via Pantani da Basso (Del.ne di C.C. n. 90/2005; la pista è stata compiuta nel 2008 e attualmente presenta alcune criticità)
  4. Pista ciclabile sul Lungomare Circe (Del.ne G.C. n. 169/2014, la pista è stata compiuta nel 2015 senza il convogliamento delle acque piovane)
  5. Anello ciclabile per connettere le due piste già realizzate inserito nel Piano Urbano del Traffico (Del.ne di G.C. n. 430/2011), ma ancora da attuare.
  6. “Piano Quadro della Ciclabilità” (Del.ne di G.C. n. 322/2014).

Riteniamo la realizzazione di tali infrastrutture e la rivisitazione dell’intero tracciato viario della città con l’obiettivo di una sua ottimizzazione siano opere urgenti senza le quali i servizi previsti da questo progetto saranno vanificati.

 

 

Riforma Legge Aree Protette: WWF, riaprire confronto con fronte Associazioni per salvare Parchi

SE LA CAMERA NON CAMBIERA’ TESTO RIFORMA SU ALCUNI PUNTI ESSENZIALI POTREMO DIRE ADDIO AI PARCHI ‘NAZIONALI’

“Chiediamo che, nell’aggiornare la Legge 394/91, vera e propria “Piccola Costituzione delle Aree Protette”, si riapra il confronto nel merito con il fronte delle Associazioni e si abbia come obiettivo il mantenimento dell’importante ruolo e funzione di Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, puntando sulle competenze e sull’innovazione, così come si fece con l’approvazione della legge 394: se lo Stato rinuncia alle sue competenze in tema di conservazione della natura rischiamo di tornare indietro di vent’anni nelle politiche di gestione della natura”Lo ha detto la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi nel corso dell’audizione delle Associazioni ambientaliste alla Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati.

Dal patrimonio naturale del Paese non solo dipende la bellezza del nostro paesaggio e la ricchezza della nostra biodiversità ma anche il benessere economico e sociale delle future generazioni: ricordiamo che la Costituzione, in modo chiaro e inequivocabile, attribuisce allo Stato doveri e obblighi, precisi e irrinunciabili, per la conservazione della natura e la tutela degli ecosistemi – continua la Bianchi nel suo intervento -. Nel testo licenziato dal Senato non ci sono solo articoli da rivedere ma anche questioni fondamentali non affrontate come l’insufficienza delle risorse che comportano pericolose compensazioni come il ricorso alle royalties o la questione delle Riserve Naturali dello Stato, le piante organiche insufficienti”.

Il testo del Senato non solo ha sollevato fortissime preoccupazioni da parte di personalità della cultura e del mondo scientifico ma ha spinto tutte le principali Associazioni ambientaliste a predisporre e sottoscrivere il documento unitario ‘Aree protette, tesoro italiano’, chiedendo un radicale ripensamento dell’impostazione della riforma – spiega la presidente de WWF -. Nel tentativo di rendere più snella la Legge sulle Aree naturali protette, il Senato ha, di fatto, indebolito la portata ‘nazionale’ dei Parchi, accentuando l’influenza di interessi locali e logiche estranee alla corretta gestione del comune patrimonio naturale del Paese. Gravi passi indietro sono stati fatti per quanto riguarda la governance degli Enti Parco di cui viene stravolta completamente l’originaria funzione di raccordo e sintesi tra interessi locali e nazionali, tra conservazione e promozione del territorio”.

“Se la Camera non cambierà radicalmente il testo approvato dal Senato, riavviando un proficuo confronto sui problemi, sulle possibili soluzioni e sulla visione per il futuro, il nostro Paese corre il rischio di fare grandi passi indietro in questo campo finendo oltretutto per avere Parchi solo nominalmente “nazionali” e Aree Marine Protette in mano ai soli Enti locali. Le Aree Marine protette devono diventare dei veri e propri Parchi Marini: è inconcepibile che mentre nel mondo si istituiscono Parchi marini straordinari l’Italia continui politiche di retroguardia nella tutela del suo patrimonio marino – conclude Donatella Bianchi -. La tutela dell’ambiente è il presupposto stesso del nostro futuro e sul mantenimento del capitale naturale si basa ogni prospettiva di benessere: le aree naturali protette costituiscono al tempo stesso uno strumento di conservazione e un banco di prova per lo sviluppo sostenibile”.

I punti critici evidenziati dal WWF rispetto al testo approvato al Senato e su cui si chiede di intervenire (come le Associazioni ambientaliste avevano già sollecitato al Senato) sono 1– la governance dei parchi con la mancanza di competenze specifiche per la gestione, la conservazione e la valorizzazione dei beni naturali e ambientali previste per la nomina del presidente e del direttore del parco e il difficile equilibrio nei Consigli direttivi con l’ingresso nella componente riservata allo stato di rappresentanti del mondo agricolo e la scomparsa della componente scientifica; 2-le Aree Marine Protette per le quali, nonostante insistano sull’ambito demaniale ‘per eccellenza’, il mare, non è previsto nessun ruolo nella gestione per lo Stato. Inoltre i loro Enti di gestione vengono trattati come enti di serie B; preoccupa il totale silenzio sul potenziamento della sorveglianza e delle dotazioni organiche dei Parchi drammaticamente insufficienti rispetto agli importanti compiti di difesa e valorizzazione di un patrimonio indisponibile dello Stato; 3-le Riserve Naturali dello Stato che anche quando sono comprese all’interno dei Parchi Nazionali restano in capo al ministero delle Politiche agricole, con una evidente contraddizione gestionale; 4– la gestione della fauna; 5-il Piano del Parco, l’utilizzo dei loghi/marchi del Parco che deve essere omogeneo; 6le royalties che devono confluire in un apposito fondo gestito dal ministero dell’Ambiente, dedicato ad attività di conservazione; 7-il silenzio assenso previsto dall’articolo 12 del testo approvato dal Senato è un punto di estrema delicatezza che rischia di essere sottovalutato visto che come richiamano le considerazioni, più volte ribadite, della Corte di Giustizia Europea l’interesse all’ambiente sia di tale importanza da richiedere sempre un’espressa valutazione da parte delle autorità che dia conto dell’istruttoria svolta; infine, 8– l’istituzione del Parco del Delta del Po rispetto per il quale non era necessario una ulteriore previsione normativa (visto che la legge 394/91 escludeva esplicitamente la possibilità di due parchi nazionali e prevedeva, dopo il 31 dicembre 1993, l’istituzione di un Parco Nazionale). Visto che quel termine è da tempo scaduto si proceda subito all’istituzione di un Parco Nazionale.

Roma, 11 gennaio 2017

Ufficio Stampa WWF Italia

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Il Mediterraneo, un mare di plastica

Recentemente sulla rivista scientifica “Nature Scientific Reports” è apparso un articolo interessante, frutto anche di diversi studiosi italiani, dal titolo “The Mediterranean Plastic Soup: synthetic polymers in Mediterranean surface waters”.

Questo lavoro che arricchisce gli studi sul gravissimo fenomeno dell’inquinamento da plastica del Mediterraneo, fornisce inoltre dati molto interessanti sulla caratterizzazione chimica delle plastiche presenti nel Mediterraneo, fornendo dettagliate informazioni sulla loro abbondanza e distribuzione geografica.

 

Quando andate al mare, giocando con la sabbia vi sarà forse capitato di distinguere delle palline di circa 2,5 mm di diametro di plastica, prevalentemente bianche, ma anche gialle, verdi e nere, se poi cominciate a raccoglierle presto vi riempirete il palmo della mano e vi sembrerà di avere in mano della sabbia, una sabbia molto particolare, che provocatoriamente potremmo chiamare: la sabbia del futuro.

 

 

Purtroppo si parla poco del fatto che i nostri mari stanno accumulando quantità enormi di plastica, il cui 92% è costituito da piccolissimi pezzettini al di sotto dei 5 mm. Non solo sulla spiaggia ma nei fondali e sulla superficie del mare fino a formare enormi isole galleggianti. Il Mediterraneo ha il primato mondiale di essere uno dei mari più inquinati da plastica.

 

imagesNegli oceani si sono formate delle enormi isole galleggianti accumulate dalle correnti, chiamate gyres, la più grandi delle quali è composta da undici milioni di tonnellate di plastica.

 

 

Il 52% di queste particelle è costituito da polietilene (PE), seguono polipropilene (PP) e vernici sintetiche, e derivano soprattutto dallo spezzettamento del packaging monodose.

 

 

Molti forse non sanno che alcuni prodotti cosmetici contengono microgranuli di plastica, come ad esempio dentifricio con microgranuli e creme scrub che finiscono nel lavandino e di conseguenza nei fiumi, laghi e mare.

 

 

 

Pezzettini di plastica più piccoli di 5 mm forse scompaiono ai nostri occhi, ma vengono assorbiti in vario modo dall’ambiente e di conseguenza dagli organismi non solo marini.

Questo ci fa capire che non esistono confini per i rifiuti e che letteralmente stiamo affogando in un mare di plastica!

 

 

Spesso i gabbiani fanno la spola tra siti di alimentazione continentali che spesso sono discariche e siti di nidificazione su isole incontaminate, ed è emblematico vedere che in questi siti si trovano grandi quantità di pezzi di plastica rigurgitati dai gabbiani. VIDEO

 

Cosa possiamo fare noi?

  1. Ridurre l’acquisto di prodotti incartati con plastica, specialmente monodose, oltretutto fa male alla salute;
  2. Non acquistare prodotti con microgranuli che non siano di origine naturale (alcune creme utilizzano noccioli di albicocca o di cocco);
  3. Fare sempre la raccolta separata dei rifiuti;
  4. Non usare piatti e bicchieri di plastica, non è necessario;
  5. Usare materiali naturali in sostituzione di quelli in plastica.

Il coordinamento dei pendolari della linea ferroviaria Roma-Napoli scrive alle Istituzioni

COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI E COMITATI PENDOLARI

DELLA  LINEA ROMA-NAPOLI  (VIA FORMIA)

 Al Presidente della Regione Lazio

Nicola Zingaretti

Al Presidente della Regione Campania

Vincenzo De Luca

All’Assessore Politiche del Territorio e Mobilità della Regione Lazio

Michele Civita

 Al Presidente IV Commissione Trasporti della Regione Campania

Luca Cascane

Al Sindaci dei Comuni interessati

REGIONE LAZIO (MINTURNO, CASTELFORTE, S.COSMA, SPIGNO, FONDI, M.S.BIAGIO, LENOLA, CAMPODIMELE, SPERLONGA, TERRACINA, PRIVERNO, SEZZE, MAENZA, PONTINIA, ROCCASECCA DEI VOLSCI)

REGIONE CAMPANIA (BENEVENTO, CASERTA, CANCELLO e ARNONE, CAPUA, CARINOLA, FALCIANO, MONDRAGONE, SESSA AURUNCA, SPARANISE, VILLA LITERNO)

 

OGGETTO: Orario treni.Tavolo di confronto interregionale. Invito alla partecipazione.

SCRIVENTI

Sono scriventi della presente lettera i seguenti Comitati ed Associazioni della linea Roma­ Napoli: Sezze-Priverno-Terracina-Monte San Biagio-Fondi-Minturno- Comitati civici Sessa Aurunca- Comitato Falciano-Mondragone-Villa Literno-Associazione pendolari Sannio­ Terra di lavoro-Comitati pendolari Terra di Mezzo. Detti Comitati hanno costituito il Coordinamento dei Comitati della linea Roma-Napoli -a cui di seguito si fa riferimento- i cui referenti, sottoscrittori nelle veci di tutti i singoli comitati, sono indicati in calce alla presente.

LE  ASPETTATIVE  E LE CRITICITÀ  DEL NUOVO ORARIO

A un mese dall’entrata in vigore del nuovo assetto orario della linea Napoli-Roma, i comitati dei pendolari -questa volta nelle vesti del neo costituito Coordinamento- tornano a sollecitare l’attenzione delle autorità della Regione Lazio e Campania sulla situazione del trasporto regionale della linea.

Sottolineiamo, certi di trovare in questo piena consonanza con codeste istituzioni Regionali, l’importanza dei collegamenti ferroviari e in particolare di questa linea: si tratta di una linea molto frequentata, strategica per l’economia del Lazio meridionale e del nord della Campania, per la vitalità e la vivibilità dei nostri territori (dove è molto sentita la necessità di spostamento per motivi di lavoro), per il loro sviluppo turistico e culturale e per garantire alle nostre popolazioni pieno accesso a strutture essenziali come quelle sanitarie e universitarie.

La linea ferroviaria è in grado di garantire tutto questo solamente se i collegamenti sono frequenti, agevoli e pensati per connettere in modo capillare tutti i centri di questa regione densamente abitata.

Sono proprio queste condizioni che ci sembrano non essere soddisfatte dal nuovo assetto entrato  in vigore  I’11 dicembre 2016.

Le difficoltà create da tale assetto erano state previste dagli scriventi e fatte presenti nei tavoli di incontro istituzionali che però essendo stati indetti in una fase tardiva troppo prossima all’entrata in vigore dell’orario, non hanno reso possibile apportare i correttivi suggeriti, il che ha significato far applicare l’orario affidandosi unicamente allo bontà della sua progettazione.

Purtroppo già dai primi giorni di attivazione i limiti del sistema sono venuti allo scoperto creando problematiche di mobilità notevolmente superiori a quelle che eventualmente si potevano ravvedere nel vecchio orario. Ne sono da esempio le rotture di carico, la cancellazione dei collegamenti diretti con talune stazioni dove salgono o scendono tanti lavoratori (vedi Pomezia e Torricola), la riduzione del numero di collegamenti per molte stazioni intermedie della linea, cancellazioni di treni in alcuni orari nonostante fossero frequentati.

Paradossalmente  tutto  questo  accade  nonostante  le  Regioni -nella  buona  volontà  di favorire la mobilità su ferro- avessero investito più soldi in questo trasporto e si hanno più treni (come numero complessivo) circolanti sulla linea.

ISTITUZIONE DEL TAVOLO DI CONFRONTO INTERREGIONALE  DEL GIORNO  14 GENNAIO

Per trovare risoluzione ai problemi avanzati, lo scrivente Coordinamento invita le SS.LL. (o loro delegati) al tavolo di confronto che si terrà sabato 14 gennaio alle ore 10.30 a Minturno presso il liceo scientifico “Alberti” a cui, con la presente, sono invitati a partecipare i Sindaci delle amministrazioni locali, alcuni dei quali già coinvolti nelle dinamiche dei precedenti confronti, nonché i rappresentanti dei comitati costituenti il Coordinamento. Oltremodo importante si reputa, su Vostro invito, la presenza di Trenitalia (nelle rappresentanze delle due Direzioni di Lazio e Campania) e di RFI.

LE RICHIESTE DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI: RITORNO AL VECCHIO  ORARIO

Lo scrivente coordinamento ha provveduto, nel corso di una assemblea con tutti i comitati di cui alla presente nota, ad individuare delle proposte condivise per la risoluzione delle problematiche del trasporto sulla linea FL.7; tali proposte che saranno meglio illustrate in occasione nell’incontro del giorno 14, sono di seguito anticipate in sintesi, al fine di consentire alle SS.LL. di rendere più proficuo l’incontro su tal merito:

  1. Ritorno al  vecchio  orario  nei  tempi  tecnici  strettamente   necessari  allo  scopo (auspicabile entro febbraio 2017).

 

ASPETTATIVE

IL Coordinamento dei comitati valuta la qualità dei servizi pubblici e tra questi il trasporto pubblico locale come un importante indice per la vivibilità dei luoghi e un criterio sul quale si misura la civiltà nonché il progresso di una società; pertanto si auspica che le Regioni, avendo nella loro funzione la difesa e lo sviluppo in questo senso del territorio, apprezzino questo lavoro svolto e si rapportino con serenità e disponibilità con questa nascente organizzazione, anche in considerazione del fatto che questa azione costituisce concreto esempio di partecipazione democratica dei cittadini alle scelte amministrative su questione di immediato impatto per la collettività.

 

                           (seguono firme dei responsabili)

9 gennaio 2017

Coordinamento dei Comitati linea Roma-Napoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Orario treni. Tavolo diconfronto interregionale. Invito alla partecipazione”

 

 

 

 

 

 

 

 

Bracconaggio: primo sequestro nel 2017 per le Guardie WWF in collaborazione con Carabinieri

 

Cominciamo bene!

download-1Oggi nel pavese le Guardie volontarie del WWF, in collaborazione con i Carabinieri, hanno effettuato il primo sequestro del 2017 contro il bracconaggio: sono stati sequestrati al cacciatore fermato un’alzavola da richiamo, perché priva di anello, e un fucile che al momento del controllo conteneva 7 cartucce, dunque irregolare.

 

 

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Quella sequestrata è un’arma molto particolare e costosa, di produzione artigianale che riesce a caricare sino a 8 cartucce. È un fucile semiautomatico-basculante, con la caratteristica di aprirsi come una doppietta. Il serbatoio delle cartucce si trova all’interno del calcio.

 

La Legge 157/92 (che norma l’attività venatoria) all’articolo 13 Comma 1 sancisce che la caccia è consentita con l’uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce. Il fucile in questione, che all’atto del controllo conteneva 7 cartucce, è stato perciò sequestrato dai carabinieri della Stazione di Gravellona Lomellina (Pavia).

Roma, 09 gennaio 2017

 

Ufficio Stampa WWF Italia

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IN NATURA STO BENE: PARCHI PER IL BENESSERE

Il contatto diretto con la natura è fondamentale per una crescita serena di tutti i bambini.

Il 13 gennaio nel Parco del Circeo si terrà un convegno dal titolo In natura sto bene: Parchi per il benessere. E’ organizzato dal Corpo Forestale dello Stato, dal Parco nazionale del Circeo e dalla ASL di Latina.

Incontro al Parco Nazionale del Circeo

sul progetto

 Nonostante…in natura sto bene

Quali prospettive per la ASL, le Scuole e le Aree Protette

 13 Gennaio 2017

Sala Conferenze Centro visitatori del Parco Nazionale del Circeo

via Carlo Alberto, 188, Sabaudia (LT).

A sette anni di sperimentazione e attività del progetto pilota dal titolo “Nonostante… in natura sto bene”, che ha interessato bambini e bambine dai cinque ai dodici anni con disturbi dello sviluppo, e gruppi di classi delle scuole elementari e medie e che ha visto l’ambiente naturale del Parco quale luogo principale di azione; si terrà il secondo incontro, a distanza di tre anni dal primo, per condividere la storia e la metodologia del progetto, le buone pratiche e i risultati ottenuti. Si rifletterà inoltre sulle possibilità e le modalità di diffusione e applicazione di tale esperienza, quindi su eventuali collaborazioni e sinergie.

Collaborano al progetto l’Ente Parco Nazionale del Circeo, l’Azienda USL di Latina con il T.S.M.R.E.E. (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva), il Corpo Forestale dello Stato con l’UTB (Ufficio Territoriale per la Biodiversità) di Fogliano e con il reparto a cavallo e il nucleo cinofilo.

 

PROGRAMMA

Moderatore: dottor Alberto Raponi –  già dirigente T.S.M.R.E.E. (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva)

Ore 8.30- 9.00 Accoglienza e iscrizione dei partecipanti

Ore 9.00- 9.30 Saluti di benvenuto delle autorità

Gaetano Benedetto Presidente Ente Parco Nazionale del Circeo

Dr.  Paolo Cassola Direttore Ente Parco Nazionale del Circeo

Dr. Lino Carfagna Responsabile Dipartimento Salute Mentale ASL Latina

Dr.ssa Anna Di Lelio Dipartimento Salute Mentale, responsabile UOC di Neuropsichiatria infantile USL Latina

Dr.ssa Assunta Lombardi Direzione Aziendale USL responsabile UOC Formazione USL Latina

Dr. Adriano Bruni Commissario Capo dell’UTB (Ufficio Territoriale per la Biodiversità) di Fogliano

 

Ore 9.30-10.30 Attività nel bosco: attraverso i sensi, migliorare la capacità di ascolto “dell’altro” Giovanni Netto, Vanna Casolari, Maria Pantaleone, Emanuela Di Resta, Francesca Gelfusa, Alessandra Noal

Ore 10.30-10.50 Progetto “Nonostante… in natura sto bene”: La nascita e la storia del progetto pilota presso il Parco Nazionale del Circeo, riflessioni sul percorso terapeutico intrapreso.

Dr. Alberto Raponi –  medico già dirigente T.S.M.R.E.E. (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva)

Dr. Giovanni Netto Servizio Educazione Ente Parco Nazionale del Circeo

Vanna Casolari Terapista per Età Evolutiva (TPNEE) T.S.M.R.E.E.  USL Sabaudia

Ore 10.50-11.00 Pausa caffè

Ore 11.00-11.30 “Nonostante…” nel 2016: gli ultimi sviluppi del progetto i risultati dello studio

Dr.ssa Silvia Bedendo Psicologa Dirigente TS.M.R.E.E. ASL Latina

Dr.ssa Francesca Gelfusa Psicologa – Dr.ssa Emanuela Di Resta Psicologa

Ore 11,30 – 12,00 Testimonianze:

  • Il punto di vista della scuola, riflessioni degli insegnanti coinvolti nel progetto:

Istituti Comprensivi: 5°e 12° Circolo di latina, e G. Cesare di Sabaudia (scuola primaria “Silla Noal” B.go san Donato).

  • Il punto di vista della famiglia, riflessioni dei genitori di bambini coinvolti nel progetto

Interventi di genitori dei bambini e bambine che hanno partecipato ai gruppi terapeutici con attività in natura

Ore 12,00– 12,20 Le sinergie e le esperienze in altri territori

Centro diurno Monte San Biagio: una esperienza di positiva collaborazione

Dr.ssa Manuela Pimpinella Psicologa direttrice del centro diurno di Monte San Biagio (LT)

 

Ore 12.20- 13.00 Interventi liberi e Conclusioni:

Progetti e collaborazioni, possibili sviluppi.

Sviluppare progetti di formazione e diffusione nelle scuole, nelle aree protette e nelle USL della Regione

Dr.  Paolo Cassola Direttore Ente Parco Nazionale del Circeo

Dr.ssa Anna Di Lelio Dipartimento Salute Mentale, responsabile UOC di neuropsichiatria infantile

Dr. Giovanni Netto Servizio Educazione Ente Parco Nazionale del Circeo

 

 

Nell’ambito del progetto Nazionale

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