Elezioni 2013: dite qualcosa di ambientalista

18/2/2013 – Eco telegramma alla politica in sette punti di un cartello di 13 associazioni nazionali

 

ecotelegramma400Un ECO-telegramma alla politica che in questa campagna elettorale ha sostanzialmente taciuto su temi di enorme importanza per la vita degli italiani e per lo stesso sviluppo economico del Paese: ambiente, territorio, energia e nuova occupazione creata dalla green economy. Su questi temi le associazioni della società civile, così come gli imprenditori legati all’idea di innovazione verde, hanno tentato di chiamare a discutere e a dire la loro tutte le forze politiche, hanno elaborato ‘agende’ e ‘appunti’. Ma di fatto questi temi sono rimasti fuori dal main stream politico: i partiti hanno delegato ai settori di riferimento, si sono pronunciati a mezza bocca sulle richieste delle associazioni, mentre a far discutere sono stati come sempre gli schieramenti, le personalità, le alchimie pre e post elettorali. Oggi un cartello di 14 associazioni e aziende chiede ai partiti e ai candidati premier di “dire qualcosa di ambientalista” e manda un ECO-telegramma con 7 punti a tutte le forze politiche cui domanda un impegno nell’ultima settimana della campagna elettorale.

 

 

A presentare in una conferenza stampa questa sfida alla politica è un gruppo consistente di organizzazioni che operano in ambiti diversi:  assieme a LAST MINUTE MARKET, l’associazione contro lo spreco che ha promosso l’ECO-telegramma, ci sono le associazioni ambientaliste che hanno elaborato nelle scorse settimane l’”Agenda ambientalista per la Ri/Conversione ecologica del Belpaese” (CLUB ALPINO ITALIANO, FONDO AMBENTE ITALIANO, FEDERAZIONE PRO NATURA, GREENPEACE, LEGAMBIENTE, TOURING CLUB e WWF); SLOWFOOD che ha lanciato gli “Appunti per le politiche alimentari”; LIBERA E GRUPPO ABELE di Don Ciotti che hanno raccolto 120 mila firme di cittadini per la petizione contro la corruzione “Riparte il futuro”; associazioni e imprenditori di grande peso nel campo dell’economia sostenibile: APER (che raccoglie centinaia di aziende  e ha elaborato un documento con “26 Azioni per lo sviluppo delle rinnovabili”), ALCE NERO (la cooperativa di agricoltori e apicoltori che rappresenta uno dei più affermati marchi del biologico italiano) e EATALY (una delle eccellenze del made in Italy nel campo dell’alimentazione di qualità).

“Ai candidati premier, ai leader di partito, crisi ambientale si aggrava assieme a quella economica stop Politica si occupa solo di alleanze stop Prossima settimana di campagna elettorale è ultima occasione per dire quello che farete per ambiente e green economy stop  Ed ecco su quali priorità  stop”, scrivono in forma telegrafica gli organizzatori alle segreterie di partito proponendo sette punti di capitale importanza su cui si dovrebbe appuntare l’attenzione nelle ultime battute della campagna elettorale.
  1.  la battaglia contro la corruzione che sottrae enormi risorse materiali e morali al paese,
  2. l’ obiettivo 100%  rinnovabili,
  3. mobilità sostenibile,
  4. conservazione della biodiversità e delle aree protette,
  5. valorizzazione dell’agricoltura biologica e a basso impatto ambientale,
  6. recupero del patrimonio edilizio invece che consumo di suolo,
  7. lotta agli sprechi, oltre all’ampliamento della raccolta differenziata e al riciclo dei rifiuti.

 Si tratta – sottolineano gli organizzatori nel testo dell’eco-telegramma – di “impegni chiari contro lo spreco di ambiente, territorio energia e futuro da prendere già nel primo anno di governo”. Primi interventi che un nuovo esecutivo dovrebbe avviare in fretta, che partono dal patrimonio di idee e proposte che sono state avanzate nelle varie agende elettorali 

 

Il nuovo progetto di trattamento dei rifiuti nell’area di via Morelle a Terracina, chi l’ha visto?

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Nel comunicato stampa del 29 gennaio 2013 il   Sindaco annuncia un protocollo di intesa con la Provincia di Latina per la realizzazione di un progetto da realizzare nel sito di Morelle parlando “genericamente” di un sito da ottimizzare e da utilizzare per migliorare il ciclo della raccolta dei rifiuti.

Partendo dall’esistente, almeno quello che è possibile sapere, l’impianto si chiama così perché era realmente un impianto di trattamento dei rifiuti per produrre compost; la chiusura però, necessaria per adeguamenti normativi di sicurezza, è stata provvidenziale per interrompere la produzione di un compost non più rispondente ai moderni criteri di sostenibilità ambientale.

Si poteva, e il WWF aveva fatto una ricerca in merito, utilizzare di nuovo l’impianto, per produrre compost di qualità,  riattivandolo con delle modifiche tecniche non esageratamente onerose.

Attualmente non possiamo più essere sicuri che questa cosa sia realizzabile visto il tempo che è passato, ma le nostre conoscenze in tema di trattamento dei rifiuti ci fanno pensare che se si ipotizza la costruzione di un impianto la cui progettazione prevede il concorso di un privato e della provincia, sicuramente non si sta parlando di una semplice piattaforma di transito al conferimento.

Sempre nel fumoso comunicato si parla di “recupero energetico” e di “frazione umida”. Le due cose non necessariamente sono legate ma lo potrebbero nel caso di un impianto di produzione energetica alimentato a biomasse. Orbene, le biomasse possono essere sfalci vegetali o addirittura vegetazione prodotta allo scopo, ma non è il nostro caso, che vengono bruciati per produrre energia e naturalmente anche CO2; oppure si parla di biomasse come frazione umida dei rifiuti da cui però non si ricava direttamente energia bensì metano per digestione anaerobica, e il metano solo quando viene bruciato producendo CO2 produce energia; forse non è neanche questo il nostro caso visto che il nostro Comune ha approvato il piano d’azione di Agenda 21 Locale secondo cui le emissioni di gas, causa dei cambiamenti climatici, sono banditi.

detail-inceneritoreE poi dov’è la frazione umida se siamo a livelli vergognosamente bassi di raccolta differenziata?  Da dove e come pensano di ricavare energia? L’espressione “recupero d’energia” ci preoccupa alquanto soprattutto alla luce della Direttiva europea sui rifiuti (2008/98 CE, recepita in Italia con il D.Lgs205/2010) dove l’elemento fondante è la prevenzione della produzione dei rifiuti, e dove nella scala di priorità, oltre alla prevenzione intesa come la non produzione di rifiuti, c’è il riuso, il riciclaggio, il recupero di materia e infine lo smaltimento. Nel comunicato stampa invece si accenna alla RD come opportunità per generare “un certo recupero d’energia”.

Si osserva che la direttiva europea indica la priorità nel recupero di materia e non di energia. Esclusa quindi la discarica, gli altri sistemi come inceneritori, centrali a biomasse/biogas e gli impianti di biodigestione anaerobica alimentate con la forsu non sono praticabili perché insostenibili, inutili e dannosi per l’ambiente e la salute e vengono costantemente proposti su tutto il territorio nazionale solo per godere di generosi incentivi economici. I rifiuti vanno ridotti e non possono essere considerati fonte rinnovabile, e nemmeno classificati furbescamente come materie “assimilate”. E non è nemmeno ipotizzabile un impianto misto con produzione di compost e altri trattamenti su altre frazioni finalizzati alla produzione di energia.

In conclusione, quindi, vorremmo che l’amministrazione, che ha stretto con la Provincia un protocollo d’intesa e che dovrebbe avere in materia idee abbastanza chiare, esplicitasse le proprie intenzioni evitando di delegare alla Provincia anche la scelta della tipologia di impianto da realizzare, comportamento che ci appare gravemente lesivo del diritto all’informazione e all’autodeterminazione dei cittadini. Richiesta quindi di trasparenza e  condivisione con i cittadini, nelle diverse articolazioni di associazioni e comitati, che non possono essere tenuti all’oscuro su interventi progettuali importanti che riguardano il futuro del proprio territorio legato inscindibilmente al futuro della salute e dell’economia. 

“RIPRENDIAMOCI IL TRENO”, oggi in molte città italiane si manifesta per il rilancio di questo mezzo sostenibile di trasporto; a Terracina abbiamo qualche motivo in più da far valere.

“RIPRENDIAMOCI IL TRENO”, IL 16 FEBBRAIO IN TUTTE LE STAZIONI

 Stiamo perdendo un patrimonio di infrastrutture che era stato edificato in oltre un secolo e che aveva contribuito ad unire l’Italia, anche perché gran parte delle risorse è destinata alla TAV. Per questo oggi, 16 febbraio 2013, ci sarà una giornata di mobilitazione in tutte le stazioni d’Italia, per rilanciare le ferrovie (bene comune) su standard europei.

 

 

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Il WWF litorale pontino anche se in modo virtuale partecipa alla manifestazione riproponendo lo striscione esposto tempo fa presso la stazione di Terracina.

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Admiror, paries, te non cecidisse ruina, qui tot scriptorum taedia sustineas

Mi meraviglio, o muro, che tu non sia crollato in rovina, tu che sostieni tanti slogan elettorali. (traduzione di Luca Canali)

Questo graffito si trova all’interno degli scavi di Pompei nella Basilica e ripetuto integralmente nel Teatro grande e parzialmente nell’Anfiteatro.

Quindi la storia è vecchia, ci sono sempre stati abusivi nella propaganda elettorale e anche chi ha denunciato questo abuso.

Le campagne elettorali in Italia si susseguono con grande ritmo e sono state disciplinate da numerose leggi:

– Legge 25 marzo 1993, n. 81 (elezione diretta del Sindaco e del Consiglio Comunale);
– Legge 4 aprile 1956, n. 212 (norme per la disciplina della propaganda elettorale);
– Legge 10 dicembre 1993, n. 515, artt. 1,6,17,18,19 e 20 (disciplina delle campagne
elettorali per le elezioni politiche);
– Legge 22 febbraio 2000 n. 28 (disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di
informazione durante le campagne elettorali e per la comunicazione politica).

Nonostante siano passati più di duemila anni e siano state emanate norme precise che nel permettere l’esercizio della comunicazione democratica salvaguardano il decoro delle città, si assiste ancora alla diffusione di propaganda elettorale piratesca.

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A Terracina molti cittadini sulla rete e su youtube stanno reagendo negativamente a questa pratica di ricoprire qualunque spazio, dai cassonetti ai muri, dalle recinzioni di cantieri alla segnaletica delle fermate dei bus,……

Le affissioni abusive sono sanzionate con l’applicazione di sanzioni amministrative e le spese per la rimozione sostenute dal comune per defiggere la propaganda abusiva sono a carico, in solido, dell’esecutore materiale e del committente responsabile.

La suprema Corte di cassazione, però, ha specificato (Sezioni civili: I Sezione, 20 luglio 2001, n. 9935) che il committente, se risponde sempre dei contenuti della propaganda, non è automaticamente responsabile per l’affissione dei manifesti, salvo che non sia provato un rapporto diretto d’incarico dato da lui agli attacchini per l’affissione vietata.

 

IMG_0401Quindi, certamente le autorità devono vigilare anche se sarà molto difficile cogliere sul fatto gli esecutori materiali di queste infrazioni.

Oltre tutto esse potrebbero anche utilizzare le norme  contenute nel D.Lgs. n. 507 del 1993 che tutelano, oltre all’interesse finanziario del Comune, anche l’ambiente, il decoro urbano, l’igiene, ….. e disciplinano il normale sistema di affissioni pubblicitarie, sia sotto il profilo fiscale (e dei diritti da percepire) sia sotto quello amministrativo.

I cittadini, in questi casi non volendo limitarsi a utilizzare il contro slogan del graffito pompeiano possono vigilare e denunciare abusi e, comunque, non votare i partiti e i candidati imbrattatori della propria città, che almeno in questa fase non mostrano un gran rispetto della legge.

Il presidente onorario del WWF Italia, Fulco Pratesi, sul folle uso dello smaltimento nella gestione dei rifiuti

di Fulco Pratesi, presidente onorario WWF Italia 

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Non raccoglierò l’invito rivoltomi a visitare la discarica di Peccioli, per il semplice motivo che non servirebbe a farmi cambiare opinione sulla necessità di superare il sistema attuale di gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. La mia contrarietà (e quella dell’associazione che rappresento), al perpetrarsi della logica dello smaltimento, travalica le modalità di gestione dei singoli impianti e il danno immediato che da questi deriva.

Sono molto più profondi di ciò che generalmente si pensa i danni provocati all’ambiente, e dunque alla fonte stessa del nostro sostentamento e del nostro benessere, dalla produzione di rifiuti così come la conosciamo da ormai mezzo secolo. La proliferazione d’impianti di smaltimento, o il mantenimento dell’assetto attuale, non fanno altro che nascondere un’emergenza  meno evidente, ma non per questo meno pericolosa del cosiddetto “effetto Napoli”. Nascondono  il danno provocato dal consumo sconsiderato di risorse naturali e alimentano la convinzione, di cittadini e amministratori pubblici, che non si debba o non si possa fare alcunché per modificare lo stato delle cose.

E non favoriscono un percorso  virtuoso di riduzione dei contenitori, degli imballaggi  e degli scarti a monte, e di raccolta differenziata, riciclaggio e compostaggio a valle, che riducano al minimo la necessità di scaricare sul territorio i prodotti dei nostri eccessivi consumi.

Vi è poi un ulteriore danno, a livello della comunità locale che ospita la discarica di Peccioli, che non viene adeguatamente sottolineato. Fondare sostanzialmente l’economia di un territorio su un impianto destinato a esaurire la propria funzione in tempi certi e puntare l’intera posta sulla scommessa che tale funzione possa invece essere estesa (per l’ennesima volta) è una forma di azzardo alla quale non vorremmo mai assistere. Anche perché, molti lo dimenticano, i costi latenti e differiti nel tempo, specifici di una discarica, si evidenziano proprio nel momento in cui viene meno la sua redditività.Di questo sono convinto, così come sono convinti i tanti attivisti del WWF che su base volontaria dedicano parte del proprio tempo alla difesa di un patrimonio collettivo. Non si tratta di poesia, benché la poesia abbia di per sé un valore non trascurabile. Si tratta di semplice lungimiranza.

Immagini di discariche

Bocciato il decreto Clini: il combustibile da rifiuti non può essere bruciato nei cementifici

La commissione parlamentare ambiente ha bocciato il decreto Clini che avrebbe consentito di sottrarre alla nozione di rifiuto il Combustibile Solido Secondario (l’ex CDR) per superare lo scoglio dei parametri molto restrittivi da rispettare quando viene bruciato in impianti dedicati o meno.

In pratica è stato annullato il progetto di bruciare il CSS nei cementifici.

Per non perdere la memoria sui rischi sanitari che corrono le popolazioni residenti nei pressi di impianti in cui i rifiuti subiscono processi a caldo (incenerimento, gassificazione, pirolisi, pirodistilgasogeno,……) guardiamo questa scheda prodotta in un convegno da un ente pubblico, l’ARPA Piemonte.

Arpa Piemonte, impatti sulla salute (1)

Condono edilizio: una provocazione contro il Paese

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Scherza con il fuoco chi parla di condoni edilizi: il solo annuncio provoca una corsa all’abuso. Ne sappiamo qualcosa in provincia di Latina e a Terracina in particolare.

Più che una boutade quella di Berlusconi sul condono edilizio è una provocazione contro il Paese, sostiene il WWF Italia. Berlusconi in Italia è il padre di due condoni edilizi su tre oltre che di una sanatoria paesaggistica e ha dunque  responsabilità importanti e ben definite che si sono trasformate in veri e propri sfregi del Paese.

Il condono di ‘necessità’ infatti, pur non condivisibile sotto il profilo giuridico, aveva forse qualche ragione nella sua prima edizione quella voluta da Craxi nel 1985.
Dopo di allora l’abusivismo è stato legato a operazioni speculative  o a realizzazione di opere in aree vincolate.

 

La prassi dei condoni in Italia ha tolto ogni certezza rispetto ad una efficace persecuzione dell’illecito penale costituito dalla realizzazione di immobili abusivi.  Ancora oggi sono centinaia di migliaia le pratiche ancora aperte sui condoni edilizi precedenti.L’abusivismo non si è mai fermato e si costruisce contando che, dati i tempi biblici della giustizia, prima o poi arrivi un condono. Questo è un fenomeno non più legato alla povertà ma piuttosto alle imprese edili che aumentano abusivamente le volumetrie assentite, con vari escamotage come ad  esempio la realizzazione di sottotetti poi trasformati in attici oppure di terrazzi che poi diventano vani aggiunti o volumi di servizio poi destinati ad  altro uso.Il Popolo della libertà nell’ultima legislatura si era già reso protagonista di proposte di condono soprattutto relative alla regione Campania. Proposte che, qualora approvate, avrebbero fatto venire meno migliaia di ordini di abbattimento esecutivi e migliaia di procedimenti giudiziari in corso, insomma lo stato che nega se stesso perché mentre un organismo cerca di applicare la legge un altro lavora per eluderla.

 

Il quarto ventilato condono, la cui articolazione sarebbe tutta da vedere, metterebbe poi seriamente a rischio territori delicatissimi quali i parchi perché questi erano stati esclusi dal terzo condono e le pressioni per aprire i termini della sanatoria in queste aree di pregio sono fortissime.

Al di la di tutto ciò Berlusconi si sta assumendo la responsabilità della corsa all’abuso che sempre avviene al solo annuncio di interventi di condono. E che accelera man mano che questi sembra possano realizzarsi.
CONSUMO DEL SUOLO

Elezioni 2013: l’ambiente non è entrato nei programmi elettorali

Sette importanti associazioni propongono un’Agenda per la Ri/conversione ecologica del Belpaese

sostenibilita terra e frecceIl nuovo modello economico basato su un’economia verde e rigenerativa deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo e Parlamento, valorizzando gli elementi di forza (parchi, biodiversità, patrimonio culturale, sistema della qualità), garantendo la sicurezza e l’efficienza dell’approvvigionamento energetico e favorendo l’internalizzazione dei costi ambientali per evitare che le minacce ambientali mettano a rischio anche gli asset di forza del Paese. E’ indispensabile che finalmente si costruisca anche in Italia un Patto che sia basato su un nuovo paradigma che consideri come inscindibili la dimensione ecologica e quella economica e sociale dello sviluppo.

Per fare in modo che questa impostazione assuma centralità nel dibattito elettorale che trascura i temi ambientali, sette tra le più importanti associazioni ambientaliste (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF) hanno condotto un’analisi dei programmi  delle agende dei vari partiti e coalizioni individuando 6 gravi carenze e hanno redatto un proprio documento“Elezioni nazionali 2013: Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese”, in cui vengono presentate 80 proposte su 12 filoni principali per la riconversione.

Le Associazioni ambientaliste hanno compiuto una lettura approfondita dei Programmi e delle Agende delle varie coalizioni e partiti in lizza nelle Elezioni 2013 accorgendosi che in nessuno di questi c’è la consapevolezza della centralità della sfida che si pone al nostro Paese, anche nel contesto dei problemi globali, né delle azioni innovative necessarie per perseguire l’obiettivo.

Dai programmi elettorali per le Elezioni 2013 le associazioni ambientaliste rilevano che:

1. non assume centralità la grave crisi provocata dai cambiamenti climatici che impone scelte radicali di azzeramento delle emissioni in tutti settori e nel modello produttivo, nonché nelle strategie di adattamento;

2. non emerge una consapevolezza sui servizi ecosistemici garantiti dalla tutela della biodiversità;

3. non ci si pone con urgenza la questione degli indirizzi della nuova politica industriale e della riconversione post-industriale;

4.non si affronta il problema di come calcolare e valutare la ricchezza della nazione attraverso la declinazione di nuovi indicatori di benessere che superino il PIL;

5. non si fa cenno a come si pensi di intervenire per adeguare il corpus dei diritti e dei delitti ambientali;

6. non ci si sofferma sulla cronica e ormai patologica inadeguatezza della governance ambientale, dipendente in buona parte dalla progressiva liquidazione del Ministero dell’ambiente avvenuta negli ultimi 5 anni. Si aggiunga che anche per settori che fanno parte del patrimonio consolidato della nostra economia, dell’offerta data dal nostro Sistema Paese  – beni culturali, turismo e agricoltura – nei programmi non si aprono nuove frontiere, né si assume la necessità di interventi coordinati e complessivi di rilancio..

Nel documento proposto dalle associazioni ambientaliste vengono forniti invece i dati essenziali per inquadrare la situazione attuale e illustrare proposte dettagliate su 12 argomenti chiave per il futuro sostenibile del Paese:

New “Green Deal”: la speranza per il futuro dell’Italia;

Biodiversità: ricchezza della nazione;

Il patrimonio costituito dai beni culturali;

Domanda di mobilità e infrastrutture;

Salute e ambiente nelle scelte industriali;

Consumo di suolo e Governo del territorio;

Difesa del suolo e adattamento ai cambiamenti climatici;

Contenuti verdi della filiera agroalimentare;

Turismo: sostenere le vocazioni del territorio;

Governare l’ambiente;

Diritto all’ambiente: tutela costituzionale e penale;

Andare oltre il PIL: nuovi  indicatori di sostenibilità.

Nel descrivere le 80 proposte per la Ri/Conversione ecologica del Paese, le associazioni ambientaliste fanno riferimento a dati precisi e hanno individuato 28 priorità, tra le quali si segnalano:

 l’esigenza di redigere una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse per i settori di produzione dell’energia elettrica, dei trasporti, dell’industria e dei servizi che sostengano  la Green Economy (nel 2012 il 40% delle assunzioni complessive, pari a 241 mila addetti, di tutte le imprese italiane nell’industria  e nei servizi, sono state in aziende che investono in tecnologie green);
• fissare l’Obiettivo del 100% Rinnovabili procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, non costruendo nuove centrali a carbone ed olio combustibile e rinunciando a ogni piano di trivellazioni petrolifere off shore;
 integrare la Strategia nazionale sulla biodiversità (l’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità) approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici;
• garantire fondi sufficienti al funzionamento dei parchi terrestri e delle aree marine protette e organizzare la Terza conferenza nazionale delle aree protette;
• procedere ad una Programmazione integrata dei beni e delle attività culturali (l’Italia, con  47 siti inclusi nella Lista dei patrimoni dell’umanità vanta il primato mondiale UNESCO), sollecitando la piena collaborazione tra Stato e Regioni prevista dal Titolo V della Costituzione;
• definire un Piano nazionale della mobilità che superi il Primo Programna delle infrastrutture strategiche (lievitato in maniera incontrollata tra il 2001 e il 2012 dai 125,8 miliardi di euro ai circa 375 miliardi di euro attuali) e abbia come priorità l’intervento organico nelle aree urbane, il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia in particolare per le merci e la riduzione delle emissioni di gas serra;
• redigere una Strategia nazionale per gli interventi di bonifica prioritariamente nei 57 Siti di Bonifica Nazionali – SIN sui 2.687 esistenti in Italia, perché offrono anche una opportunità di lavoro, di sviluppo della ricerca scientifica  e di reindustrializzazione.
• elaborare una nuova legge di Governo del territorio, che aggiorni la disciplina urbanistica ferma al 1942  e pervenire ad una normativa sul consumo del suolo (nei prossimi 20 anni si rischia una riconversione urbana delle aree libere in Italia di 75 ettari al giorno) che consenta, anche attraverso meccanismi fiscali, di disincentivare lo sviluppo disordinato fuori delle aree già edificate e di pregio paesaggistico;
 definire un Piano pluriennale di adattamento ai cambiamenti climatici, che prevede, secondo il Ministero dell’ambiente,  uno stanziamento complessivo in 20 anni di 41 miliari di euro, e rilanciare i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) per contrastare il rischio alluvioni e frane/smottamenti (il rischio idrogeologico riguarda l’82%, 6.633, Comuni italiani;
• utilizzare il 50% dei finanziamenti europei della politica Agricola Comune destinate allo sviluppo rurale per misure ambientali, puntando anche a raddoppiare entro il 2018 la Superficie Agricola Utilizzata (che ammonta a circa 13 milioni di ettari che costituiscono il 40% del territorio italiano)  per l’agricoltura biologica e, nel frattempo, ridurre l’impatto dei prodotti chimici quali i pesticidi e impedire la coltivazione di OGM;
• varare un Piano della Qualità per il settore turistico (che nel 2011 a livello internazionale ha prodotto 31 miliardi di euro di entrate, con un saldo commerciale positivo di 10 miliardi di euro), analogo a quello redatto in Francia e in Spagna, che valorizzi i beni culturali e ambientali,
• interrompere i tagli al Bilancio del ministero dell’ambiente, ultimo tra i dicasteri con portafoglio, portando il bilancio dagli attuali 450 milioni di euro (nel 2009 il bilancio del Ministero ammontava a 1,2 miliardi di euro) ad almeno700 milioni di euro per garantire in particolare gli interventi per la difesa del suolo;
 introdurre tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente e garantire un’adeguate tutela penale dell’ambiente con l’individuazione di specifiche fattispecie delittuose, tra cui il disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, associazione a delinquere, anche di stampo mafioso, finalizzata ai crimini ambientali;
• andare oltre al PIL avviando un processo istituzionale che porti all’utilizzo ufficiale dei nuovi Indicatori di progresso e di benessere elaborati nel 2012 da ISTAT e CNEL.

Le Associazioni ambientaliste hanno chiesto incontri a tutte le parti politiche in causa e documenteranno su un “Diario elettorale”, pubblicato sui propri Siti WEB, che sono frequentati da milioni di persone, il successo dell’iniziativa e le risposte sui punti salienti delle singole proposte.

 

Storica vittoria per i nostri mari!

6/2/2013 – Il parlamento Europeo ha votato, 502 voti a 137, in favore del Regolamento Base della Riforma comune della pesca, la pietra angolare di una riforma che permetterà la ricostituzione degli stock ittici, oltre alla creazione di posti di lavoro e delle basi solide per una pesca sostenibile nell’Unione Europea, mettendo fine a 30 anni di cattiva gestione del mare e della pesca.

Image“Oggi qualcosa di veramente eccezionale è successo– ha detto  Marco Costantini Responsabile Mare WWF Italia. – il Parlamento europeo ha votato a favore di una riforma forte della pesca per garantire la sostenibilità della pesca nell’UE. Si tratta di un vero e proprio trionfo soprattutto in questi tempi di crisi e nonostante la forte opposizione da parte dei politici che hanno seguito gli interessi dell’industria  insostenibile . Tutti volevano questa riforma: i cittadini, l’industria e i pescatori. I membri del Parlamento europeo li  hanno ascoltati  e hanno usato i loro nuovi poteri per  fare la differenza. Ora è chiaro, dopo questo voto, che si tratta di una priorità politica dell’UE  dare stabilità a lungo termine alle comunità di pescatori, alle imprese del settore e all’ambiente marino da cui dipendono.
Gli oceani, i pesci e quelli che dal  pesce sostenibile dipendono  oggi hanno vinto metà della battaglia. Ora spetta ai ministri della pesca  votare a favore di questo regolamento di base. Sarà una battaglia dura ma speriamo che i governi nazionali ascolteranno il forte messaggio che arriva oggi dal Parlamento spazzando  via gli interessi costituiti per assicurare un futuro a lungo termine e  sostenibile per i nostri oceani e l’economia della pesca in Europa ” .

Un grazie speciale va ai cittadini europei che hanno chiesto ai deputati di fermare la bancarotta degli oceani attraverso: 23.000 disegni spediti alla campagna  ‘Paint a fish – Dipingi un pesce’ ,30.000 email inviate ai parlamentari europei e ben 150.000 firme raccolte su una petizione .

E per chi la riforma la vuole subito in tavola, la guida tascabile WWF “Sai che pesci pigliare”  offre tutti i consigli per comprare solo pesce sostenibile applicando dal basso il cambiamento che può salvare i nostri mari.
Approfondimenti sul mare e la pesca si trovano sulla piattaforma WWF dedicata a un Mediterraneo di qualità http://mediterraneo.wwf.it/