“Garage story”, un’iniziativa di Ecodom, il Consorzio italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici

“Nelle case di ogni famiglia italiana ci sono in media 8 elettrodomestici – tra grandi e piccoli – non funzionanti o non più in uso, per un totale di circa 200 milioni di pezzi. Un vero e proprio “tesoro” nascosto (e dimenticato) nei cassetti, in garage o in cantina. Ma perché i loro proprietari non se ne disfano in maniera corretta attuando la raccolta differenziata, consegnandoli alla più vicina isola ecologica o al negoziante (nel momento in cui acquistano un elettrodomestico nuovo) oppure chiedendone il ritiro a domicilio all’azienda di igiene urbana del proprio Comune? ”

270520123007 A Terracina i cittadini dovrebbero chiamare il numero 0773/723857 per il ritiro a domicilio. Qualche anno fa il WWF organizzò le Domeniche degli ingombranti che per molti cittadini fu l’occasione per svuotare le cantine in particolare degli elettrodomestici accatastati nel corso degli anni. 

 

 

 

Perché Garage Story secondo Ecodom
“Dopo aver fotografato questo fenomeno attraverso l’indagine commissionata alla Ispos, con il Progetto “Garage Story”, Ecodom ha voluto indagarne le ragioni e ribadire come da esso derivi un duplice effetto negativo: un rischio ambientale, perché – come ben sappiamo – i RAEE possono contenere sostanze inquinanti e dunque vanno raccolti in maniera differenziata e trattati da parte di impianti specializzati; un danno economico per il nostro Paese, in quanto dal trattamento dei RAEE si possono ricavare quantità importanti di materie prime, peraltro con un “costo energetico” molto più basso di quello connesso all’estrazione di materie prime vergini”.

Per saperne di più Brochure GarageStory  e  IndagineDoxaGarageStory

 

Altre varianti urbanistiche a Terracina; andiamo avanti così, continuiamo a farci del male!

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Per salvare la natura e le bellezze paesaggistiche d’Italia dalla progressiva cementificazione che le sta cancellando, il WWF, nell’ambito dell’Iniziativa “RiutilizziAMO l’Italia”, invita tutti i cittadini ad aderire all’appello “No al consumo di suolo, SÌ al riuso dell’Italia”. Una sfida che punta alla riqualificazione delle aree e dei manufatti dismessi, disincentivando il consumo di nuovo territorio. 


L’appello chiede l’introduzione di strumenti normativi e fiscali che consentano di ri-utilizzare prioritariamente aree abbandonate, dismesse o degradate. Questi strumenti potranno favorire, grazie alla partecipazione dei cittadini e alla collaborazione tra le diverse Amministrazioni pubbliche, il raggiungimento dell’obiettivo del cosiddetto “Bilancio consumo di Suolo: Zero” (che può anche prevedere l’eventuale occupazione di nuovi suoli, solo se vincolata al recupero naturalistico di altre aree definite in un’ottica sovralocale e senza effetti di aumento speculativo degli standard urbanistici).
L’espansione urbanistica a “macchia d’olio” va immediatamente bloccata: il perimetro urbano deve essere contenuto e delimitato, preservando così nel contempo il valore della città e della campagna.
Per evitare che il territorio diventi un’immensa, ininterrotta periferia sub-urbana di nuclei dispersi di scarsa qualità edilizia e senza servizi, che soffocano la natura e deturpano il paesaggio. Riutilizzare l’Italia sarà possibile se crescerà il numero e l’impegno delle Amministrazioni pubbliche consapevoli del loro ruolo essenziale nel governo sostenibile del territorio.

A Terracina, invece, si continua ad andare avanti a forza di varianti urbanistiche che intaccano le residue porzioni di territorio. Non è proprio possibile reperire aree degradate e già impegnate da manufatti dismessi per insediare attività commerciali o civili abitazioni?

Il cemento-amianto presente sul territorio è un problema serio, lo stiamo ignorando

0101dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità le relazioni presentate nel corso del convegno:

“Il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contenenti Amianto: situazione italiana Presentazioni”

Il Convegno si è tentuto presso l’ ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ – Aula Pocchiari – il 12 dicembre 2013

Le Presentazioni della giornata

Allegati

Pubblicato il 12-12-2013 in Presentazione , aggiornato al 13-12-2013

Ad ogni apertura della caccia i cinghiali scendono nel parco della Rimembranza

Non è un teorema ma da anni i cinghiali puntualmente scendono a valle all’apertura della caccia.

La Rimembranza diventa un’oasi di sicurezza per questi animali braccati, che, ahinoi, non si limitano a dare pace alla loro ansia ma vanno cercando come alimentarsi sollevando paletti e estraendo tuberi.

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Fino all’anno scorso passavano sotto il muro del giardino del vecchio ospedale dove c’era un passaggio che successivamente è stato chiuso.

 

 

Nell’impossibilità di entrare sono andati alla ricerca di un varco e l’hanno trovato nella parte orientale, dove il parco confina con una villa privata. Qui la recinzione esistente che ha diversi decenni sulle spalle ha ceduto in più punti e pur ricoperta da una fitta vegetazione lascia passare animali abituati a scavare.

Tutti gli sforzi dei volontari ora sono indirizzati a chiudere questo lato del parco. Innanzitutto, è stato necessario estirpare la vegetazione che ha ricoperto la rete preesistente. Successivamente, notata la fragilità estrema della rete si sta procedendo a posizionarne una nuova sostenuta da paletti metallici.

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I volontari si sono messi al lavoro da qualche giorno per mettere in sede quasi 40 metri di rete.

 

 

 

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Il materiale necessario a costruire la recinzione in parte è stato fornito dal Comune ma il grosso è stato acquistato con la donazione arrivata al WWF Litorale Pontino dagli organizzatori del corso di apicoltura biologica.

 

Mentre ancora si perde tempo nell’avviare la raccolta differenziata, oggi arriva in Consiglio comunale a Terracina la mozione sulla destinazione dell’area di via delle Morelle

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Finalmente oggi pomeriggio il Consiglio comunale di Terracina dovrà dire la sua sulla proposta presentata in Commissione Ambiente da WWF Litorale Pontino, il Sestante e l’ASCOM in merito alla destinazione dell’area di via delle Morelle.

Dopo aver fatto chiarezza sulla famigerata convenzione che affidava ogni decisione alla Provincia e restituendo così al Comune il diritto di non subire passivamente decisioni prese altrove, l’Amministrazione comunale oggi si trova di fronte ad una mozione che servirà a dare un indirizzo sull’utilizzo dell’area.   La sosterrà?

La mozione indica come destinazione naturale dell’area un impianto di compostaggio di qualità e il suo reinserimento nel Piano regionale dei rifiuti.

Ecco la  mozione impianto morelle

Un milione di tonnellate di cemento-amianto nel Lazio. Ne bonifichiamo 15 mila all’anno. Ci vorranno 60 anni per liberarcene!

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Oggi a Roma si è tenuto presso l’Istituto Superiore di Sanità il convegno  “Il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto: situazione italiana”.

Sono stati presentati dati allarmanti sulle quantità di materiali contenenti amianto non ancora raccolti e messi in sicurezza; la stima si aggira intorno a 30 milioni di tonnellate.

Oltretutto ci sono intere Regioni (tra cui il Lazio) che non hanno nemmeno le discariche adatte.

A vent’anni dall’approvazione della legge 257 che mise fuori produzione e fuori commercio l’amianto, ancora non ci siamo attrezzati per uscire dall’incubo del mesotelioma, il tumore associato soprattutto all’esposizione all’amianto.

Pochi comuni e qualche provincia si sono attivati per affrontare con determinazione questo problema!

Nella sessione poster del convegno è stata illustrata l’iniziativa della provincia di Modena che in tre anni ha bonificato 794 siti di civili abitazioni (circa 300 tonnellate di cemento-amianto) con una procedura incentivante a costi quasi nulli per i cittadini.

A Terracina si dorme nonostante la presenza di tonnellate di cemento-amianto presente sul territorio tra coperture di capannoni e abitazioni, tettoie, tubi e contenitori!

Tutte le relazioni del convegno tra breve saranno scaricabili dal sito www.iss.it/amianto

Mentre sui territori si dorme, non solo a Terracina, l’Istituto Superiore di Sanità si preoccupa dell’esposizione all’amianto

0101L’Istituto Superiore di Sanità terrà a Roma il convegno:

Il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto: situazione italiana

Il convegno si terrà presso l’Istituto Superiore di Sanità- Aula Pocchiari

Oggetto del convegno sarà il Progetto Amianto, primo passo di un Piano Nazionale Amianto.

Presentazione del Progetto:

“Recenti documenti italiani in merito alle problematiche dell’esposizione ad amianto e delle patologie conseguenti includono: il rapporto della Seconda Conferenza di Consenso sul Mesotelioma Maligno della pleura (24-25 Novembre 2011), il rapporto finale (2012) del Gruppo di Studio costituito con DM 8 aprile 2008, il Quaderno 15 del Ministero della Salute (Stato dell’arte e prospettive in materia di contrasto alle patologie asbesto-correlate) ed il 4° Rapporto del ReNaM. Tra i molti documenti internazionali di valutazione del rischio connesso all’esposizione ad amianto è particolarmente rilevante ed aggiornata la Monografia n. 100C della Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (2011).
Lo stato dell’arte sulle conoscenze scientifiche sui rischi da amianto è stato esaminato nella II Conferenza Governativa Amianto, (Venezia, 22-24 novembre 2012), dove si sono confrontate tutte le componenti interessate, per poter giungere ad una proposta di piano operativo comprensivo delle linee di azione per le diverse problematiche individuate.
Conseguentemente è in corso di elaborazione definitiva un PIANO NAZIONALE AMIANTO che definisce le linee di azioni da intraprendere a breve e medio termine.

Il Progetto Amianto, finanziato dal Ministero Salute e coordinato dall’ISS, costituisce una prima attuazione di detto Piano Nazionale Amianto; esso cercherà di dare alcune risposte a problematiche ancora aperte, quali:
– Il rischio connesso all’esposizione non professionale ed ambientale residua dopo il bando dell’amianto;
– Le metodologie più efficaci per la sorveglianza sanitaria ed epidemiologica
– Sistemi innovativi di diagnosi e cura delle malattie correlate all’esposizione ad amianto
– Cooperazione con i paesi in cui l’uso dell’amianto è ancora consentito

Il Progetto si compone di 4 Unità Operative (UO) che affronteranno le tematiche ambiente, epidemiologia, diagnosi e cura.”

Il WWF Litorale Pontino parteciperà.

Il riciclo nell’anno della crisi, luci e ombre dell’Italia del riciclo

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Oggi a Roma è stato presentato il Rapporto “L’Italia del riciclo 2013” che ha registrato come la crisi economica nel 2012 abbia attaccato anche il settore del riciclo.

E’ il quarto anno che la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e la FISE UNIRE  (Federazione Italiana Imprese Recupero) presentano il quadro nazionale delle attività di recupero dei materiali presenti nei rifiuti.

In sintesi, ecco come si sono comportati i diversi settori nel 2012:

  • CARTA    cala la raccolta differenziata, crescono riciclo ed export
  • VETRO     il 71% degli imballaggi in vetro avviati a riciclo
  • PLASTICA  cresce il riciclo. Raccolta differenziata: primato al Veneto, fanalino di coda la Calabria
  • LEGNO     in calo raccolta (-14%) e recupero (-2%)
  • ALLUMINIO  la raccolta di imballaggi in alluminio cresce del 10%
  • ACCIAIO      cala l’immesso al consumo, ma cresce il riciclo degli imballaggi
  • RAEE       dalla Direttiva RAEE 2 nuove sfide al sistema di gestione dei rifiuti tecnologici
  • PILE e ACCUMULATORI    obiettivo di raccolta raggiunto
  • OLI MINERALI ESAUSTI   l’89% viene rigenerato
  • OLI GRASSI VEGETALI e ANIMALI   crescono raccolta e riciclo (+2%)
  • FRAZIONE ORGANICA e FANGHI   confermato primo settore di recupero materiale dei Rifiuti Urbani in Italia
  • RIFIUTI INERTI DA COSTRUZIONE e DEMOLIZIONE   recupero di rifiuti speciali C&D al 65%
  • TESSILE   raccolta differenziata vicina a quota 100mila tonnellate annue
  • VEICOLI FUORI USO   tasso di reimpiego e riciclo prossimo all’obiettivo 2015; non decolla invece il recupero energetico
  • GOMMA   la raccolta effettiva (293.800 ton) supera gli obiettivi di legge

“L’industria del riciclo rifiuti, nonostante l’impatto della crisi dei mercati internazionali e dei consumi, continua a crescere (nel 2012 +2% vs 2011 nel tasso di riciclo imballaggi) e  a sostenere settori industriali (siderurgia, tessile, mobili, carta, vetro) strategici per il nostro Paese. Occorre però promuovere il riciclo dei rifiuti attraverso misure omogenee sull’intero territorio nazionale e ridurre significativamente l’attuale percentuale di smaltimento in discarica (43% dei rifiuti urbani), adeguando il quadro normativo a quanto previsto in sede europea (Direttiva quadro 98/2008/CE) con la reale applicazione della priorità del riciclo di materia rispetto ad altre forme di gestione.”  E’ il commento degli organizzatori.

Cibo in spazzatura, spreco di natura

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Sprechi alimentari: un’emergenza etica, economica ma anche ambientale

Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1.226 milioni di metri cubi di acqua, 24,5 milioni di tonnellate di CO2e e il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono. La responsabilità è dei consumatori, che spendono in media 316 € euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato, ma anche di un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola.

Nei paesi ricchi la maggior quota di sprechi – oltre il 40% dello spreco totale – si concretizza a livello della distribuzione e soprattutto dei consumi ossia quando il cibo è ancora perfettamente consumabile, mentre nei paesi in via di sviluppo le perdite e gli sprechi maggiori si concretizzano a livello agricolo e di prima trasformazione, soprattutto a causa dell’inadeguatezze strutturale della filiera.

Nei vari passaggi che vanno dalla produzione al consumo, lo spreco arriva fino al 50% del cibo: pari a circa 179 kg pro capite come media europea, senza contare gli sprechi a livello di produzione agricola o le catture di pesce rigettate in mare. Il tutto, mentre ancora 79 milioni di persone in Europa vivono al di sotto della soglia di povertà, con un 15% dei cittadini che percepisce un reddito inferiore al 60% del reddito medio del paese di residenza.

Nell’industria, parte delle perdite è strettamente correlata alla natura del prodotto e risulta necessaria per esempio per trasformare la derrata da agricola ad alimentare. In altri casi invece, lo spreco è connesso all’attività gestionale dell’impresa che vanno dall’organizzazione della produzione e/o commercializzazione all’attività di marketing: si generano sprechi quando il packaging risulta difettato o danneggiato, per cambi di immagine, lancio di nuovi prodotti, prossimità della data di scadenza, residui di promozioni, etc. È stato stimato come il 90% di ciò che viene sprecato potrebbe essere ancora utilmente recuperato e utilizzato per l’alimentazione umana.

La ricetta consiste nel migliorare l’efficienza della catena agroalimentare, promuovendo modelli di produzione e consumo più efficienti e sostenibili, aiuta a ridurre il costo del cibo e ne aumenta la possibilità di accesso. Ciò determinerebbe una riduzione degli impatti connessi dallo spreco sia in termini economici, sia in termini ambientali e sociali.

Connessi agli sprechi alimentari ci sono sprechi “diretti” della filiera (industria alimentare e grande distribuzione organizzata) e “indiretti” (fertilizzanti, fitosanitari, energia, acqua).

 Lo spreco alimentare ha conseguenze non solo etiche, economiche, sociali ma anche sanitarie e ambientali, dal momento che le enormi quantità di cibo non consumato contribuiscono fortemente al riscaldamento globale e alle carenze idriche.

Per ogni kg di cibo si emettono in media 4,5 chilogrammi di CO2 : ne consegue che le 89 milioni di tonnellate di cibo sprecate in Europa producono 170 milioni di tonnellate di CO2eq l’anno. Oltre alla CO2 in quanto la decomposizione dei rifiuti alimentari produce metano, gas a effetto serra 21 volte più potente del biossido di carbonio.

Oltre alla CO2, enormi quantità d’acqua sono necessarie a produrre il cibo che mangiamo ogni giorno. In particolare, la produzione di carne necessita di una quantità di acqua maggiore rispetto ad altre produzioni vegetali. Per ottenere un chilo di mele sono necessari 820 litri, per un kg di mais 1.220 litri di acqua, per un chilo di riso 2.500 litri, per un chilo di pollo 4.300 litri, per un chilo di maiale 5.990 litri e per un chilo manzo ben 15.500 litri di acqua.

A determinare numeri così elevati sono le 3 componenti dell’utilizzo idrico individuate dal calcolo dell’impronta idrica: l’acqua piovana, l’acqua di falda e l’acqua che torna inquinata all’ambiente.

elicotteroProseccoNel caso della carne, oltre al consumo diretto d’acqua per esempio per dissetare gli animali, bisogna considerare quanta acqua è servita per far crescere soia, foraggio e cereali e per il resto della filiera incluso il problema dello smaltimento dell’enorme quantità di deiezioni prodotte e i fertilizzanti e pesticidi che inquinano fortemente le risorse idriche.

 

fruits_and_vegetables_volunteering_at_organic_farms-300x225Per risparmiare davvero acqua è fondamentale diminuire i consumi di alimenti animali, privilegiando il consumo diretto di vegetali (cereali, legumi, verdura, frutta, nelle migliaia di possibili ricette appetitose che si possono preparare): come singola azione da compiere è la più potente in assoluto, molto di più di qualsiasi altra azione di risparmio il singolo cittadino possa intraprendere.

 

Ridurre gli sprechi di prodotti commestibili consentirebbe un più efficiente utilizzo dei terreni, una migliore gestione delle risorse idriche oltre a ricadute benefiche su tutto il comparto agricolo a livello mondiale.

Per saperne di più è possibile scaricare dal sito del WWF Italia il report

QUANTA NATURA SPRECHIAMO? Le pressioni ambientali degli sprechi alimentari in Italia

http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/report_quanta_natura_sprechiamo_ottobre_2013.pdf

 

Non serve la biblioteca di Babele a Terracina ma una nuova sede per la biblioteca di base, vero servizio pubblico

 

Dante e Codice« M’inganneranno, forse, la vecchiaia e il timore, ma sospetto che la specie umana – l’unica – stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente  immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. »

 La biblioteca di Babele-Jorge Luis Borges

 

 

Una biblioteca è un servizio finalizzato a soddisfare i bisogni informativi (studio, aggiornamento professionale, svago, eccetera) di una utenza finale individuata secondo parametri predefiniti, realizzato sulla base di una raccolta organizzata di supporti delle informazioni, fisici (libri, riviste, CD,DVD, eccetera) o digitali (accessi a basi di dati, riviste elettroniche, eccetera).

Così viene definita su Wikipedia una biblioteca; è un servizio e quindi un bene comune nell’accezione che viene attribuita in tempi recenti al termine.

Il Codice dei beni culturali risalente al 2004 definì, a sua volta, biblioteca “una struttura permanente che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, comunque editi o pubblicati su qualunque supporto, e ne assicura la consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio”.

Fruizione Negata

 

Una città deve fornire ai propri cittadini tutti i servizi, nessuno escluso, a partire proprio da quelli di base e tra questi si colloca la biblioteca senza la quale una società cristallizzerebbe le differenze sociali permettendo la crescita culturale soltanto a chi grazie al censo possa accedere a tutto quanto viene prodotto in questo ambito.

Ancora oggi la promozione e la valorizzazione non solo dei Libri-beni culturali ma anche di tutta la produzione su carta o sistemi informatici trovano difficile applicazione in Italia (e a Terracina) e spesso questo avviene per la penuria dei finanziamenti ma anche per mancanza di spazi.

Una biblioteca, che si caratterizzi come pubblica, è tenuta a soddisfare due obblighi: il primo è quello di mettere a disposizione dell’utenza, con le modalità più larghe e liberali, le raccolte librarie di cui si trova dotata; il secondo è quello di tutelare quello stesso materiale librario in maniera che non soffra danneggiamenti….(A. Serrai).

Si potrebbe continuare all’infinito a tirar fuori citazioni che mal si adattano alla situazione della biblioteca comunale di Terracina.

Questa, dopo essere uscita da una fase di piccola Atene che la vide protagonista di tante iniziative culturali tra urbanistica, scienze, filosofia, pedagogia…e sociali come centro di aggregazione dei movimenti delle donne, degli studenti e dei lavoratori degli anni ‘60/’70 del secolo scorso, divenuta pubblica è rientrata nel circuito delle biblioteche locali.

Fu in rispetto della legge n.382/1975 sull’ordinamento delle Regioni alle quali vennero trasferite le competenze sulle biblioteche degli enti locali e sullo sviluppo della scuola dell’obbligo e della scolarizzazione.
Come ovunque in Italia la prima incombenza fu quella di procedere alla classificazione decimale del patrimonio librario; successivamente vennero introdotti computer per l’informatizzazione dei cataloghi e per la gestione del prestito e con lo sviluppo del web il servizio si estese anche alla messa a disposizione degli utenti di selezioni tematiche di siti di qualità ed a molte iniziative di alfabetizzazione su internet per gli utenti. E nacque così la rete delle biblioteche che permise da subito l’accesso a libri disponibili in altre città, mentre si procedeva anche alla formazione professionale dei bibliotecari.

Quasi tutti gli operatori attuali, grazie ai quali la biblioteca ha retto di fronte alle difficoltà finanziarie, alla mancanza di spazi per attività culturali, alla penuria di spazi espositivi, hanno seguito tutto l’iter del passaggio istituzionale a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso.

Molte sono state le iniziative culturali che sono partite direttamente dalla biblioteca o dall’esterno ma che venivano ospitate di buon grado. E spesso per realizzare le iniziative è stato necessario utilizzare strutture scolastiche.

Oggi, di fronte alla crescita della domanda culturale differenziata per tipologia di utenza e di richieste di servizi la biblioteca di Terracina con il suo edificio risalente alla metà del secolo scorso non può più assolvere al ruolo che la stessa legge le ha assegnato.

E’ scomparsa la ricca emeroteca che la caratterizzava, ha migliaia di libri chiusi in contenitori depositati in qualche magazzino, ha spazi limitatissimi per attività culturali, non può oggettivamente creare se non sulla carta una rete sul territorio che coinvolga le frazioni.

Eventuali donazioni di fondi librari (e ce ne sono) verrebbero stoccate nei magazzini!

La biblioteca deve tornare ad essere il luogo principe della promozione culturale della città, frazioni comprese, contando su una nuova e adeguata sede.

L’attuale vivace dibattito sulla Casa della cultura ha centrato l’obiettivo quando ha posto alla base di un qualsiasi discorso culturale la ricollocazione della biblioteca comunale in un ambiente spazioso e baricentrale rispetto allo sviluppo urbanistico della città, indicando anche come la riutilizzazione dell’ex mercato coperto delle Arene non possa che essere oggettivamente destinata ad ospitare quella che si configura come il cuore pulsante della stessa Casa.   

L’auspicio che si realizzi prima possibile tutto ciò, anche in parallelo al finalmente avviato uso pubblico di altri spazi cittadini presenti nel centro storico alto, non può essere disgiunto dall’ovvia constatazione che nell’accezione corrente di cultura prenda finalmente un suo ruolo quella che rende coscienti le persone dei limiti dello sviluppo, il cui mancato rispetto porterà alla scomparsa non solo della cultura ma della stessa umanità.