Dopo il grande platano di via De Angelis è stato abbattuto un altro patriarca a Terracina

A Terracina l’anno del dissesto amministrativo sarà ricordato come l’anno dell’abbattimento dei grandi alberi

Dopo il platano affacciato su via Badino nei pressi della scuola Giovanni Paolo II

https://wwflitoralepontino.wordpress.com/2012/06/04/requiem-per-un-vecchio-platano/

in questi giorni è toccata la stessa sorte ad un grande pino di viale Europa

211220123522

 

 

 

 

 

 

 

 

211220123523

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa volta la reazione dei cittadini si è fatta sentire, on line e sulla stampa; speriamo che nel futuro ci si fermi un attimo a riflettere prima di procedere ad abbattimenti e magari l’amministrazione usi questa rapidità di intervento per eliminare le minidiscariche proprio come quella vicino al pino abbattuto.

211220123521

Insomma, dove costa di più la gestione dei rifiuti urbani, a Terracina o a Nettuno?

sent_19

 

 

 

 

 

 

Nettuno

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche il WWF è intervenuto sui costi del nuovo appalto, argomento di solito lasciato ai partiti per evitare strumentalizzazioni di parte, ma che stavolta sta coinvolgendo la cittadinanza in un dibattito nel quale hanno avuto poco spazio elementi oggettivi di valutazione.  L’associazione, quindi, ha voluto procurarsi i dati  riferiti ad una città per molti versi simile a Terracina per una comparazione il più possibile aderente alla realtà e li ha presentati con nessuna intenzione polemica alla riflessione dei decisori politici.

Così, dopo aver acquisito il bando emanato dal comune di Nettuno l’associazione ha elaborato i dati, li ha integrati con i servizi mancanti rispetto a quelli previsti per il comune di Terracina ed è passata ad un confronto come già apparso in un precedente post su questo sito.

Alla pubblicazione sulla stampa locale di notizie ricavate dal post suddetto il Comune di Terracina ha ribattuto con una nota ufficiale di questo tenore:

“Un appalto, mille supposizioni. Tutte sbagliate”

Prosegue da settimane sugli organi d’informazione il balletto di cifre e di forbite analisi riguardanti il bando di gara per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani della Città.
L’ultimo approfondimento è stato prodotto questa mattina con la comparazione tra il servizio di raccolta effettuato a Nettuno e il bando di gara predisposto dal Comune.
Preme rilevare che il bando dell’amministrazione comunale di Terracina non sovrastima alcunché, parte invece da un ammontare  posto a  base d’asta  sul quale  le ditte che partecipano proporranno il loro ribasso. Tanto o poco che sia.
Il paragone poi con la città di Nettuno è improponibile per diversi fattori: 1. Nettuno ha un’estensione territoriale di circa 72 km quadrati, Terracina 135; 2. L’appalto in vigore a Nettuno non contempla gli oneri per lo smaltimento dei rifiuti in discarica; 3. Non prevede alcuna campagna di informazione e sensibilizzazione sulla raccolta, anche differenziata dei rifiuti; 4. Nettuno, per quello che ci consta, avrebbe stipulato un ulteriore contratto aggiuntivo per la distribuzione delle attrezzature occorrenti per lo svolgimento del servizio. Punto non previsto dal bando mandato in appalto.
C’è da rimarcare, infine, che per la gara d’appalto non c’è stato il preventivato e da qualcuno auspicato ingorgo di ditte partecipanti al bando.
Infatti, quelle che hanno presentato domanda sono soltanto quattro.

Terracina, 13 dicembre 2012

La nota del sindaco pare essere stata scritta senza aver letto il documento ma soltanto dopo aver scorso la stampa quotidiana. Clamorose, infatti, sono le osservazioni del sindaco sull’ assenza nell’ analisi sia dei costi della comunicazione che di quelli della discarica che invece erano stati inseriti nel confronto finale tra le due città.

Nello stesso giorno il WWF Litorale Pontino invia al sindaco questa risposta

Salve, la nostra associazione non si presta, dobbiamo continuare ad insistere su questo, ad operazioni di copertura di questa o quella parte politica; anni di presenza in città mostrano il nostro interesse per il bene comune rappresentato dal territorio e dall’ambiente che vi ricade. Rientra in questa ottica anche la nostra posizione sulla gestione dei rifiuti da quando era ancora attivo l’impianto di via Morelle fino ad oggi. Alcune osservazioni sul nuovo bando dei rifiuti le abbiamo espresse pubblicamente in diverse occasioni nella stessa casa comunale e in questi giorni sul nostro sito dove abbiamo comparato l’impostazione della gara in due città per molti versi simili, Nettuno e Terracina. Abbiamo cercato di rendere confrontabili i dati tenendo conto di molti fattori e pur riconoscendo per correttezza la possibilità di averne perso qualcuno per strada vi chiediamo di leggere alla fonte quanto è stato da noi elaborato sul nostro sito.

Intanto, da Nettuno arrivano altre informazioni che allargano il distacco tra  le due cittadine laziali a scapito di Terracina non solo nei costi ma anche nel merito della gestione.

-L’affidamento della comunicazione e coordinamento consegna dei kit ha un importo complessivo a base di gara: € 118.240,00 oltre IVA (qui HO SBAGLIATO DI 18.000 €), gli obiettivi di raccolta differenziata sono quelli dell’art 205 del D.lgs 152/2006 quindi ancora più alti di quelli presenti nel bando ed entro il 2013 copriranno tutto il territorio con il nuovo servizio, quindi già dal primo anno si potrebbe arrivare a superare il 50 %.
– Nella gara del servizio c’è anche la realizzazione, allestimento e gestione del Centro di Raccolta Comunale (COME PER TERRACINA) struttura essenziale per l’economicità del servizio domiciliare ma non è contemplato l’acquisto dei contenitori e la rimozione dei cassonetti stradali  (QUESTO COSTO NON ERA STATO PREVISTO, MA  NEMMENO  I CONTRIBUTI DELLA PROVINCIA DI ROMA E  QUELLI DEL CONAI ERANO STATI INSERITI NELL’ELABORAZIONE PER IL CONFRONTO).
– Nettuno è tra i Comuni che stanno svolgendo il progetto Compostiamo della Provincia di Roma (hanno avuto le compostiere gratuitamente dalla Provincia e saranno interessati da una campagna d’informazione e assistenza tecnica specifica sull’argomento sempre gratuita per il Comune) e questo potrebbe comportare una riduzione ulteriore delle spese per il recupero della frazione organica e del suo ritiro.
– Inoltre è stato previsto per tutta la durata dell’appalto (5 anni) un SERVIZIO INFORMATIVO TELEFONICO DENOMINATO “NUMERO VERDE” E SERVIZIO INFORMATIVO FRONT OFFICE DENOMINATO “ECOSPORTELLO” che permetterà di continuare la campagna di sensibilizzazione nel tempo, strumento importante per migliorare ulteriormente la qualità dei materiali raccolti in quanto si riesce a porre attenzione agli errori di conferimento maggiormente frequenti e di conseguenza i contributi CONAI potrebbero aumentare.
– Prima della pubblicazione della gara poi è stato fatto un bellissimo lavoro d’indagine territoriale utilizzando dei giovani ragazzi diplomati o laureati che sono stati selezionati con pubblicazione di avviso pubblico; formazione e selezione tra di essi di un gruppo ristretto che ha svolto fisicamente il lavoro (penso sia stato l’unico Comune a fare una cosa del genere!). La progettazione è stata fatta internamente dagli uffici comunali ma va comunque considerato come costo da affrontare il primo anno.

Le Alpi, uno degli ultimi grandi spazi naturali d’Europa

logo-alpi

 

Le Alpi sono uno degli ecosistemi montani più intensamente sfruttati al mondo. Nonostante ciò, rappresentano una delle aree più selvagge e ricche di biodiversità in Europa.

Le Alpi – una delle ultime aree rimaste con grandi spazi naturali nell’Europa centro-meridionale – sono remote ma al tempo stesso vicine. Tolgono il respiro. Ci incantano. Sono una delle ultime roccaforti della natura. Una delle catene montuose più estese e più alte al mondo, le Alpi formano un arco che va da Nizza a Vienna, coprono otto diversi Paesi e qui vivono oltre 14 milioni di persone.

 
Ma neanche i suoi picchi sono immuni dagli effetti dell’urbanizzazione e dei cambiamenti climatici.

Per conservare la ricchezza naturale delle Alpi, si è reso necessario un nuovo approccio alla conservazione.
WWF Italia, WWF Austria, WWF Francia, e WWF Svizzera da anni lavorano insieme grazie al coordinamento del Programma Alpi Europeo (European Alpine Programme – EALP), con l’obiettivo di attuare una strategia transfrontaliera per la conservazione della natura.

Per saperne di più clicca qui.

La fragilità del territorio italiano ha bisogno di atti concreti del Governo

6ASSOCIAZIONI
Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici: le sei maggiori associazioni ambientaliste indicano le tre priorità di intervento

L’Italia fragile dei precari equilibri idrogeologici, sottoposta ai fenomeni meteorologici estremi provocati o amplificati dai cambiamenti climatici ha bisogno di atti concreti che dimostrino nei fatti un cambiamento di rotta.

CAI – Club Alpino Italia, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Legambiente, Touring Club Italiano e WWF, chiedono che il Governo in carica, che si dice attento agli impegni e agli scenari internazionali, nella riunione pre-CIPE del 18 dicembre,in preparazione della riunione del Comitato del 21 dicembre, faccia propria la proposta del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio di approvazione di una Delibera in cui venga assunto l’impegno di dotare l’Italia di una Strategia Nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, già adottata da 13 Paesi membri dell’unione Europea su 27, basata su precise priorità di intervento.

Dopo l’esito deludente dei negoziati di Doha è importante che l’Italia proceda al più presto alla definizione di una sua Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, che secondo le sei maggiori associazioni ambientaliste italiane, che hanno inviato le loro osservazioni al Governo sulla bozza di Delibera CIPE, dovrà:

 

 a)mettere in campo un’efficace politica di gestione del territorio per la mitigazione del rischio idrogeologico, procedendo al più presto all’aggiornamento  delle mappe di pericolosità e del rischio alluvioni e  dei Piani di Assetto Idrogeologico e all’applicazione delle direttive europee su acque (2000/60) e alluvioni (2007/60), a partire dalla costituzione delle Autorita’ di distretto;

b) lanciare un chiaro segnale di stop a nuovo consumo di suolo e all’edificazione nelle aree a maggiore vulnerabilità e anche delocalizzazioni nelle situazioni a maggior rischio (come già previsto dai Decreti legge “Sarno” del 1998 e “Soverato” del 2000);

c) privilegiare gli interventi di rinaturalizzazione e riqualificazione fluviale e dei versanti, in un quadro più ampio di tutela della biodiversità e di riconoscimento del valore dei servizi garantiti dagli ecosistemi.

 

Dopo l’Italia del Riciclo pubblicato anche il Rapporto Nazionale del Riutilizzo

home formazione

 

 

 

 

L’Occhio del Riciclone ha reso pubblico il terzo Rapporto Nazionale del Riutilizzo 2012

Il riutilizzo è uno dei passi essenziali per una gestione corretta dei rifiuti e nello stesso tempo uno dei cardini di una società avviata sulla strada di una certa sobrietà nei consumi per risparmiare risorse per le future generazioni.

Un capitolo del Rapporto

“I NUMERI DEL RIUSO

Non esistono ancora dati quantitativi che abbiano la rilevanza statistica per essere proiettati su una scala nazionale, però dal 2004 a oggi Occhio del Riciclone ha potuto esaminare i flussi merceologici di 22 centri di raccolta di 21 comuni del centro e del nord Italia. In alcuni di essi é stato possibile testare strumenti di valutazione del peso e del volume delle merci riusabili. In tutti i casi osservati alle merci riusabili é stato attribuito un valore al dettaglio, e per ogni località é stato stimato il potenziale commerciale di un impianto di preparazione al riutilizzo.

La stima del peso si fonda sulla rilevazione del peso di un paniere di beni rappresentativo di ciascuna delle 32 sottocategorie merceologiche adottate da Occhio del Riciclone, mentre il sistema di stima del volume si fonda sull’attribuzione diretta oggetto per oggetto di 5 differenti classi di ingombro, e in base all’osservazione di campioni statisticamente rilevanti. Il valore al dettaglio delle merci é stato misurato sui prezzi della piazza locale ed é stato attribuito a ogni singolo oggetto osservato, considerando nel computo finale esclusivamente le merci riusabili il cui valore di mercato giustifica le operazioni di selezione, igienizzazione, stoccaggio, eventuale riparazione e distribuzione all’ingrosso (con l’eccezione di alcune frazioni specifiche per le quali si é reputato preferibile ipotizzare la vendita al dettaglio).

I Comuni di Anguillara e Ciampino (Provincia di Roma) hanno rispettivamente 16.000 e 36.000 residenti e dispongono di un centro di raccolta ciascuno. Il loro potenziale di riutilizzo é pari al 46% e al 56% dei conferimenti e a 230.000 euro e 367.000 euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2007).

Nei sei centri di raccolta della città di Roma (“isole ecologiche”) le elaborazioni mostrano un potenziale di riutilizzo pari al 63% dei conferimenti, ovvero a 5.104 tonnellate e 13 milioni e mezzo di euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2005). Roma ha 2.700.000 residenti.

I due centri di raccolta monitorati a Udine, città di circa 100.000 abitanti, hanno mostrato un potenziale annuo di riutilizzo pari al 53,5 % dei conferimenti, ovvero a 638 tonnellate e circa un milione e mezzo di valore al dettaglio (rilevazioni del 2010).

I 5 centri di raccolta del Circondario Empolese Valdelsa, i cui 11 Comuni totalizzano circa 170.000 abitanti, mostrano un potenziale di riutilizzo pari a 878 tonnellate, 22.541 metri cubi e 1.658.000 euro di valore al dettaglio (rilevazioni del 2011).

I 7 centri di raccolta gestiti dalla Cooperativa Insieme nella Provincia di Vicenza (che totalizza circa 680.000 abitanti ma dispone di un numero maggiore di centri di raccolta comunali) hanno un potenziale di riutilizzo pari a 1.730 tonnellate, 32.000 metri cubi e 2.800.000 euro di valore al dettaglio; il 42% di questo potenziale é espresso dalla sola Ricicleria Ovest di Vicenza (rilevazioni del 2011). Se nessuno dei beni riusabili conferiti nelle riciclerie di Insieme fosse riutilizzato (ma in realtà la Cooperativa riesce a riusarne una quantità considerevole), questa frazione impiegherebbe solo 15 anni a riempire, senza compattazione, l’ampliamento di 500.000 metri cubi previsto per la discarica locale di Grumolo delle Abbadesse (meno del suo tempo di ammortamento fiscale). Il volume annuale dei beni riusabili in buono e medio stato conferiti nelle riciclerie gestite dalla Cooperativa Insieme é pari al volume di quattro piscine olimpioniche della profondità di 6 metri.

É doveroso segnalare anche la ricerca compiuta dalla società SCS a Ivrea. L’analisi compiuta a Ivrea, citata da Guido Viale nel libro “La Civiltà del Riuso” (Laterza, 2010) non può fornire percentuali di effettiva riusabilità né stime di valore, ma si riferisce a un campione di oggetti frutto di un tempo di osservazione molto ampio. Gli oggetti riusabili catalogati dalla SCS nel corso di un anno di osservazione presso 6 ecocentri sono 10.150. “La categoria generale che compare con maggior frequenza è quella dei Raee (3.544 conferimenti), seguita da oggetti di legno, prevalentemente mobili (2.808), da altri ingombranti, soprattutto imbottiture (2.052), e da oggetti genericamente in ferro (1.207).

Ma le merci riusabili presenti nel flusso dei Rifiuti Urbani non sono solo quelle conferite nei centri di raccolta. La maggior parte degli oggetti di piccole e medie dimensioni é infatti conferito presso i cassonetti stradali o nel contenitore del secco indifferenziato dove vige il sistema porta a porta; dove c’é il porta a porta, naturalmente, si registra un incremento dei conferimenti nei centri di raccolta degli oggetti di medie dimensioni o grandi dimensioni rispetto ai sistemi di raccolta stradale dove spesso vengono posizionati impropriamente al lato dei cassonetti o al loro interno. In un accurato lavoro di rilevazione compiuto nel 2008 con i rovistatori di cassonetto della città di Roma, Occhio del Riciclone ha potuto dimostrare l’esistenza, nei cassonetti della Capitale, di almeno 33 milioni di oggetti ogni anno del valore di almeno un euro ciascuno.

La rilevazione fatta sui centri di raccolta e i cassonetti stradali di Roma indica che la frazione riusabile, in termini di peso, ammonta a non meno del 3% del totale dei rifiuti urbani includendo gli assimilati, e ben si adatta alle stime compiute in altri paesi europei secondo le quali il potenziale di riuso dei rifiuti urbani si assesterebbe tra il 5% e il 10% della produzione totale a seconda dei regimi di assimilazione, e che la produzione domestica annuale di riutilizzabile di un individuo europeo medio si aggiri attorno ai 52 kg.

Facendo una proiezione di massima su scala nazionale del valore al dettaglio minimo delle merci riusabili conferite nei Rifiuti Urbani della città di Roma, risulta che in Italia le merci riusabili conferite tra rifiuti hanno un valore non inferiore al miliardo di euro.

……….

Spostando l’attenzione dalle merci riusabili conferite tra i rifiuti a quelle che attualmente già vengono distribuite dal settore dell’usato italiano, occorre innanzitutto prendere atto che ancora non esistono dati esaurienti e complessivi. Secondo le stime compiute dal Comitato Scientifico della Rete ONU il settore dell’usato italiano conta almeno 50.000 operatori e 80.000 persone impiegate. Tale stima é in apparente contraddizione con i dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, che per il 2011 registra 3405 imprese dell’usato senza però considerare alcuni segmenti e in particolare l’ambulantato che, in termini di impiego, rappresenta la parte preponderante del settore. Gli ambulanti dell’usato regolari sono omologati a tabelle merceologiche più generali, mentre quelli irregolari e gli hobbisti sono al di fuori di qualsiasi registro.

Il settore dell’usato evita il conferimento in discarica di ingentissimi volumi di potenziali rifiuti: farne una stima è alquanto problematico, per la scarsità di dati disponibili.

Una stima informale tra i principali attori del settore, fatta all’interno della Rete Onu, concorda che si può parlare di almeno due milioni di metri cubi annui di merci sottratte al conferimento tra i rifiuti e di almeno due miliardi di euro di vendite finali.

Se il settore dell’usato scomparisse da un giorno all’altro le discariche italiane riceverebbero uno tsunami di rifiuti aggiuntivo rispetto ai già molto alti volumi di indifferenziato che già devono sopportare.”

L’intero rapporto si trova qui.

Il dopo Doha non entusiasma per l’inerzia dei governi ma l’UE è preoccupata

            Dati osservati e previsioni giustificano le preoccupazioni                             dell’Unione Europea

 A novembre scorso l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha reso pubblico uno studio sulle conseguenze del cambiamento climatico sul nostro continente che questa mappa sintetizza in maniera eloquente.

climatechangeEU

 

I pericoli che corre l’Europa vanno dallo scioglimento dei ghiacciai all’innalzamento del livello dei mari, dalla desertificazione di vaste zone alla modifica dell’agricoltura,…

Pesanti saranno le conseguenze sulla salute umana e sull’economia dei vari Stati.

Qui una sintesi dello studio.

 

Concluso l’incontro internazionale di Doha sul cambiamento climatico: il mondo è pronto, i suoi leader no!

COP18_MANIFESTAZIONEWWF_400

In un anno in cui gli impatti del cambiamento climatico hanno colpito milioni di persone sia nei paesi ricchi che nei paesi poveri, i negoziatori a Doha hanno fallito nel raggiungere perfino il minimo delle aspettative ai negoziati sul clima.

Ma un ampio gruppo di organizzazioni della società civile si è impegnato a continuare la lotta per un accordo globale entro il 2015, non appena rientrati dai negoziati. 

“Alcuni paesi sviluppati hanno bloccato i negoziati facendo passi indietro rispetto ai loro impegni precedenti e rifiutandosi di prenderne di nuovi. E la cosa peggiore è che era solo una manciata di paesi – come la Polonia, la Russia, il Canada, gli USA e il Giappone” ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima Energia del WWF Italia che ha seguito i negoziati a Doha.

 

  “Ciò che ci dice la scienza,  e ciò che milioni di persone hanno sperimentato quest’anno, è che lottare contro il cambiamento climatico è ora estremamente urgente. Ogni anno è fondamentale e ogni anno in cui i governi non agiscono fa aumentare i rischi per noi tutti.” “La cartina di tornasole di questi negoziati erano: effettivi tagli delle emissioni, impegni finanziari concreti e reali contro il cambiamento climatico e la base per un nuovo accordo globale sia ambizioso che equo entro il 2015.  Invece abbiamo avuto un accordo vergognosamente debole, talmente lontano dalla  scienza che dovrebbe sollevare questioni etiche in chi ne è responsabile.”

Ma la speranza non è per nulla finita. Le comunità e le persone colpite dal cambiamento climatico vogliono sicurezza, disponibilità di cibo e acqua, energia pulita, si oppongono a progetti “sporchi” come il carbone a livello globale, e chiedono un cambiamento reale. 
Qui a Doha, per la prima volta nella storia, le persone hanno marciato per chiedere una vera leadership per affrontare il cambiamento climatico – continua Midulla del WWF Italia.

“Il passo avanti più  significativo a Doha è stato quanto accaduto fuori dai negoziati.
Movimenti sociali, organizzazioni sindacali e società civile hanno unito le proprie forze contro la mancanza di ambizione e urgenza portata al tavolo dai governi. Torneremo a casa e lavoreremo insieme per garantire che i governi agiscano con la velocità e la forza che la crisi climatica richiede. E questo include un accordo equo, ambizioso e vincolante nel 2015.”

 

Nettuno e Terracina, città così simili eppure così diverse per la gestione dei rifiuti urbani

ALLUMINIO

 

 

Nettuno avvia la raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti urbani, un confronto con Terracina

Lunedì 10 dicembre 2012, nella vicina città di Nettuno è partita la raccolta differenziata dei rifiuti con il metodo del porta a porta, inizialmente per circa 25.000 abitanti e successivamente esteso a tutta la popolazione. La città è stata divisa in quattro zone, il Borgo e le aree A, B e C. Nettuno ha una popolazione di circa 47.500 abitanti di poco superiore ai 44.500 di Terracina e un flusso turistico, soprattutto estivo, probabilmente della stessa entità di quello della nostra città; ciò permette di fare un confronto nella gestione dei rifiuti tra queste due realtà laziali molto simili.

L’amministrazione comunale di Nettuno ha chiuso il bando per i servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani differenziati con modalità porta a porta, servizi di nettezza urbana e connessi a fine 2011.

Chi volesse approfondire trova tutto alla pagina

Da una lettura rapida del capitolato si ricava un’impressione di coerenza fra le diverse parti e di aderenza alle nuove normative che spingono verso la società del riciclo.

Vi si legge, infatti, l’organizzazione del servizio dovrà essere funzionale alla massima differenziazione all’origine dei rifiuti riutilizzabili o riciclabili, con l’obiettivo di ridurre il quantitativo di rifiuti urbani da smaltire mediante conferimento in discarica.

Le caratteristiche dell’appalto:

Importo a base di gara complessivo stimato (IVA di legge e ribasso d’asta esclusi) 25.759.316,00 €

Durata e termine: Anni cinque, eventualmente prorogabile ai termini di legge e come descritto all’art 7 del C.S.A.

Modalità di finanziamento: I servizi oggetto dell’appalto sono finanziati mediante fondi propri dell’Ente appaltante, con cofinanziamento della Provincia di Roma ai sensi della DGP. 1645/48 del 21.12.2005.

 Non sfuggirà a nessuno a questo punto il ruolo incentivante della Provincia che è venuto del tutto a mancare nel caso pontino, dove per alcuni anni l’amministrazione provinciale ha distribuito a pioggia milioni di euro senza condizionarne l’erogazione a risultati positivi, né per quanto noto, attraverso un criterio oggettivo di valutazione dei progetti.

Di fronte ad una percentuale di raccolta differenziata molto bassa (3,4 % nel 2008, passata a sotto il 10% nel 2010) ed inferiore alla media provinciale (15,6%), mentre la produzione complessiva pro capite è in linea con il dato generale (529,6 Kg/ab*anno nel 2008), l’amministrazione comunale pone nell’art.4 del capitolato obiettivi consistenti.

ART . 4 OBIETTIVI

L’Amministrazione è impegnata nel raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata, nello specifico :

a) ridurre le quantità di rifiuti da avviare a smaltimento;

b) migliorare la qualità dei rifiuti da avviare a recupero;

c) ridurre le discariche abusive e l’abbandono dei rifiuti;

d) raccogliere in modo differenziato le seguenti percentuali minime di rifiuti urbani:

d).1 almeno il 50% entro il 31/12/2012;

d).2 almeno il 55% entro il 31/12/2013;

d).3 almeno il 65% entro il 31/12/2014 e per gli anni successivi di vigenza dell’appalto fatti salvi

ulteriori obiettivi fissati dalla normativa futura;

Scende anche nel dettaglio imponendo:

In riferimento all’attivazione del servizio di raccolta domiciliare dei rifiuti nel Comune di Nettuno, si dovrà rispettare e/o migliorare la tempistica riportata nell’elaborato che prevede l’attivazione del servizio in due step di ca 25.000 abitanti/cad. 

Alla conclusione del primo mese di raccolta differenziata si presume di arrivare ad una percentuale di rifiuti differenziato del 30%.

Al secondo mese di raccolta differenziata si presume di confermare la percentuale di rifiuti differenziati pari al 40% .

Alla conclusione del terzo mese  si presume che la percentuale di rifiuti differenziati sia del 50%.

L’amministrazione non lascia dubbi sulla proprietà dei rifiuti urbani e si riserva il diritto di indicare, giustamente, gli impianti cui la ditta vincitrice dovrà conferire i materiali.

ART. 31 PROPRIETA’ DEI RIFIUTI E TASSA O TARIFFA

I rifiuti oggetto del presente appalto conferiti al servizio di raccolta ordinario (rifiuti urbani e rifiuti speciali assimilabili) sono di proprietà dell’amministrazione comunale e sono prelevati dalla ditta appaltatrice e conferiti all’impianto di smaltimento / trattamento e/o recupero finale che la stessa amministrazione indicherà nel rispetto della legislazione vigente.

Rimane pertanto a carico dell’amministrazione appaltante l’onere economico relativo agli oneri di smaltimento finale e trattamento dei rifiuti.

Il provento derivante dalla tassa (o tariffa) comunale per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti solidi urbani è di pertinenza del comune ed è riscosso dello stesso, analogamente rimangono di competenza comunale i benefici provenienti dalla raccolta differenziata.

Interessante la capillarità delle disposizioni che non lasciano adito a fraintendimenti di sorta come nell’art. 39 dove si parla della  Raccolta domiciliare e predisposizione raccolta differenziata presso gli edifici pubblici, scuole, stazione fs, parchi comunali, cimitero civile, spiagge pubbliche e private, campeggi.

In conclusione, il capitolato della gara d’appalto per il servizio di gestione dei rifiuti del comune di Nettuno appare abbastanza coerente con la normativa; per i costi occorre considerare che restano fuori della base d’asta la comunicazione e il conferimento negli impianti di smaltimento/recupero, fermo restando che i costi del trasporto fino a 200 km dalla città saranno coperti dall’azienda vincitrice.

Proviamo a compilare una scheda per i costi totali, senza considerare i proventi derivanti dal conferimento dei materiali differenziati e il contributo della Provincia di Roma. Inoltre, non contabilizzeremo la riduzione dei rifiuti nel corso degli anni del contratto.

Quindi, 47.500 abitanti che conferiscono ciascuno 530 kg all’anno producono nei dodici mesi 25.175 tonnellate di rifiuti.

Nel primo anno di applicazione andranno in discarica la metà, 12.587,5 ton e, poiché ipotizziamo che nella composizione del cassonetto il 30% sia costituito di organico, in un impianto di compostaggio 3776.25 ton. Supponendo che il conferimento in discarica costi 120€/ton e nell’impianto di compostaggio 100€/ton, i costi saranno per la prima 1.510.000€ e per il secondo 377.625€. A questi valori aggiungiamo un costo indicativo di 100.000€ per la comunicazione e 5.151.863 € per la base d’asta ottenendo per il primo anno un totale di 7.139.988.

Ecco una tabella per la durata dell’appalto che serve a ricavare il valore del costo totale dei servizi messi a gara dal Comune di Nettuno a parità di condizioni con quelle del Comune di Terracina e, quindi, permettere un confronto omogeneo.

Anno

% RacDiff

Discarica (ton)

Costi Disca.

(120€/ton)

Compost. (ton)

Costi Compost. (100€/ton)

Comuni-

cazione (€)

Base d’asta

Costi Totali

Primo

50

12.587,5

1.510.500

3.776,25

377625

100.000

5151863

7.139988

Secondo

55

11.328,75

1.359.450

4.153,9

415390

5151863

6.926.703

Terzo

65

8.811,25

1.057350

4.909,13

490913

5151863

6.700.126

Quarto

65

8.811,25

1.057.350

4.909,13

490913

5151863

6.700.126

Quinto

65

8.811,25

1.057.350

4.909.13

490913

5151863

6.700.126

Assumendo delle condizioni cautelative, non considerando cioè la possibile riduzione della produzione dei rifiuti nel corso dell’appalto, il fatto che le percentuali di rd potrebbero essere più alte di quelle indicate e i contributi del CONAI e della Provincia di Roma, il costo medio per anno è stimabile in € 6.833.414 che diviso per 47.500, il numero degli abitanti di Nettuno, si ottiene 144 €/ab*anno.

Lo stesso parametro fornisce per Terracina 183 €/ab*anno(8.140.000/44.500)

 Sembra, pertanto, che il valore del servizio nella nostra città sia stato sovrastimato rispetto a una valutazione di mercato. Questo sicuramente avrà il vantaggio di offrire alle aziende partecipanti al bando un incentivo  remunerativo e, quindi, potrebbe attirare anche società solide (situazione non scontata viste le difficoltà in cui versa il Comune di Terracina); altrettanto sicuramente, però, comporterà un onere a carico dei cittadini più elevato di quanto sarebbe stato con una valutazione più attenta.

Mentre a Terracina si discute…arriva il nuovo tributo comunale sui rifiuti

120420122761

 

Dal sito di RETEAMBIENTE

“Sarà operativo dal 1° gennaio 2013 il nuovo tributo comunale su rifiuti e servizi (cd. Tares) previsto dall’articolo 14, Dl 201/2011 (cd. “Salva Italia”) che sostituirà, abrogandole, le precedenti Tarsu, Tia1 e Tia2.

 

I Comuni, unici destinatari del pagamento del nuovo tributo (espressa è l’esclusione dei gestori del servizio), dovranno quindi approvare un nuovo regolamento comunale che stabilisca le regole relative al nuovo tributo, le (eventuali) esenzioni e riduzioni, le scadenze dei pagamenti eccetera, facendo riferimento, quanto alla determinazione del tributo medesimo per l’anno 2013, ancora al Dpr 158/1999 (articolo 14, comma 12, Dl 201/2011), in attesa dell’emanazione del nuovo regolamento.

 

Ricordiamo che la Tares comprende non solo la tassa sulla gestione dei rifiuti ma anche l’imposta sugli altri servizi comunali indivisibili (per esempio illuminazione e gestione delle strade), determinata come maggiorazione di 0,30 euro/mq (elevabile sino a 0,40 euro/mq dai Comuni) sulla tassa rifiuti.”

6/12/2012 – Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf chiedono al Governo di prendere subito posizione contro questa aberrazione legislativa.

fotoFilippoBamberghi_wwf_500«Fermate l’ennesimo, gravissimo, tentativo di “caccia selvaggia”: non concedete la sede legislativa al provvedimento sui “danni fauna”, che invece nasconde una  piena deregulation venatoria, che si vorrebbe far approvare nel chiuso della Commissione Agricoltura della Camera, senza permetterne il passaggio per l’aula di Montecitorio».

Questo è l’appello che Enpa, Lav, Legambiente, Lipu, Wwf rivolgono ai Deputati della XIII Commissione Agricoltura, a cominciare dal presidente, l’onorevole Paolo Russo, contro il testo unificato presentato dall’Onorevole Faenzi. «Con il pretesto di varare la normativa sui danni causati dalla fauna selvatica, un tema all’ordine del giorno da anni, è stato redatto un testo pericolosissimo, che apre ogni maglia legislativa: ancora una volta, si tenta di regalare all’arbitrio delle Regioni e delle Province ogni specie, anche rara e protetta, come gli orsi, i lupi, le aquile, in un esercizio di presunto “controllo” venatorio che non conosce limiti di tempo, né di zone di protezione, come i parchi nazionali e regionali. Tutto questo in barba al principio codificato nel nostro Paese per cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato».

 

«Un copione – proseguono le associazioni – tante volte visto, tante volte bocciato; un esempio di politica stravecchia contro la natura, contro le regole europee e nazionali, contro la scienza, contro la volontà degli italiani, in nome dei consensi sempre più ridotti dell’estremismo venatorio, ormai estraneo al comune sentire».